Scritto da Bruno Pacciardi il 2 Giugno 2009
Dopo che su questo blog avevamo cercato di fare un po’ di chiarezza su quanto i farmaci che inibiscono selettivamente la ricaptazione di serotonina siano differenti tra loro
http://www.neurofarmacologia.net/02/...-tutti-uguali/
ecco che sull’argomento si pronuncia l’autorevole rivista “Lancet”. In un recente articolo un gruppo di autori italiani ed internazionali hanno analizzato una mole impressionante di dati, revisionando 117 lavori con un totale di quasi 26 mila pazienti. Lo scopo del lavoro era di confrontare tra loro l’effetto di dodici antidepressivi di nuova generazione. I ricercatori hanno valutato sia l’efficacia dei farmaci nel trattamento della depressione maggiore sia la tollerabilità dei medesimi registrando quanti pazienti interrompevano i trattamenti e per quale motivo. I loro risultati indicavano chiaramente che escitalopram (Cipralex, Entact), sertralina (Zoloft, Tatig), mirtazapina (Remeron, Mirtazapina), venlafaxina (Efexor, Faxine) erano significativamente più efficaci di duloxetina (Cymbalta, Xeristar), fluoxetina (Prozac, Fluoxeren, Fluoxetina), e paroxetina (Eutimil, Seroxat, Sereupin, Daparox, Dapagutt, Paroxetina) e che la reboxetina (Edronax, Davedax) era il composto significativamente meno efficace rispetto a tutti gli altri farmaci testati. I dati ancora più interessanti tuttavia riguardavano la tollerabilità di questi farmaci. Da questo punto di vista infatti escitalopram e sertralina avevano dimostrato il miglior profilo di accettabilità da parte dei pazienti, con una percentuale di interruzione dei trattamenti significativamente inferiore a quella di tutte le altre medicine prese in esame. Gli autori concludevano quindi che esistono differenze clinicamente importanti tra gli antidepressivi comunemente prescritti sia in termini di efficacia che in termini di tollerabilità (Cipriani et al 2009). Riportiamo volentieri quanto pubblicato su importanti riviste scientifiche internazionali che confermano quanto sia poco sensato confondere una medicina con un’altra anche nell’ambito di una stessa classe farmacologica. I dati sopra riportati mettono in rilievo un tema particolarmente importante: la necessità di partire dalla tollerabilità del farmaco e dall’accettabilità di quest’ultimo nell’impostazione di un trattamento antidepressivo. Con le molecole che abbiamo oggi a disposizione esiste la possibilità di impostare trattamenti antidepressivi che non solo abbiano efficacia, ma che abbiano anche e soprattutto una buona tollerabilità da parte dei pazienti.