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fobiasociale.com :: Leggi argomento - disturbo evitante di personalità
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disturbo evitante di personalità
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Disturbo evitante di personalità
Autore Messaggio
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Registrato: Nov 06, 2006
Messaggi: 14

MessaggioInviato: Mon Nov 06, 2006 19:25 pm    Oggetto: disturbo evitante di personalità Rispondi citando

Cosa sarebbe di preciso?

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Misanthropicisolation
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Registrato: Oct 16, 2006
Messaggi: 101

MessaggioInviato: Mon Nov 06, 2006 19:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

credo sia quando eviti di andare in posti dove potresti incontrare disagi psicologici , insomma li eviti a ogni costo, e ti chiudi in casa.ma lascio rispondere chi e ne sa piu di me.sperando di non aver detto cazzate.

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knulp
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Registrato: Sep 15, 2006
Messaggi: 322
Residenza: nel deserto

MessaggioInviato: Mon Nov 06, 2006 19:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Le caratteristiche essenziali del Disturbo Evitante di Personalità sono una modalità diffusa di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio degli altri.
I pazienti con disturbo evitante hanno un forte desiderio di stabilire relazioni intime con gli altri a cui si accompagna una costante paura di essere criticati, disapprovati o rifiutati. Considerano le reazioni negative degli altri come giustificate, senza riuscire a formulare ipotesi alternative.
I pazienti evitanti non hanno criteri interiori con cui giudicare se stessi in modo positivo; al contrario, confidano unicamente nella percezione dei giudizi degli altri. Interpretano il rifiuto come causato esclusivamente dalla loro inadeguatezza e questo confermerebbe la loro convinzione di non essere amabili. La prospettiva del rifiuto è talmente dolorosa e inaccettabile che preferiscono tenersi a distanza dalle persone che, avvicinandosi, potrebbero scoprire la loro reale natura (negativa).
Ne consegue la tendenza ad evitare e a fuggire i rapporti con gli altri, soprattutto se essi implicano un certo coinvolgimento emotivo. L’evitamento, se da un lato allevia stati d’animo negativi legati al timore di sentirsi imbarazzato e umiliato in presenza di altri, dall’altro conduce al ritiro in una solitudine vissuta con tristezza. Il paziente evitante, infatti, soffre spesso di depressione. Una volta solo, intraprende attività che momentaneamente lo gratificano e lo proteggono dal contatto interpersonale. Tuttavia, quando prende consapevolezza che questo è il segno dell’incapacità a vivere una vita come gli altri, si deprime profondamente.
Un’emozione centrale del disturbo evitante è la vergogna: le situazioni sociali devono essere evitate perché è lì che le loro inadeguatezze sono esposte alla vista di tutti. I pazienti evitanti possono agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati.
Spesso la diagnosi può essere confusa con quella di fobia sociale, ma il disturbo evitante prevede un sentimento di ansia generalizzato a tutte le interazioni con gli altri e un forte senso di estraneità rispetto al mondo esterno, che in genere non riguarda i social fobici. Gli evitanti si sentono come alieni sulla terra, diversi dagli altri, incapaci di condividere i loro sentimenti, distanti, inferiori; è come se vedessero la vita degli altri scorrere dietro a un vetro, ma si rendessero conto che loro non saranno mai “dentro” a quella vita “normale”.
Il disturbo evitante di personalità non ha un’ottima prognosi, ma risponde abbastanza bene alla terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine (da 1 a 2 anni).

fonte:http://www.ipsico.org/disturbo_evitante_di_personalit%E0.htm


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"cosi' mentre ti aggiri per questi labirinti, non sai mai se insegui uno scopo o fuggi da te stesso, se sei il cacciatore o la sua preda"
Brodskij
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dottorzivago
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Registrato: Dec 20, 2005
Messaggi: 1105

MessaggioInviato: Mon Nov 06, 2006 21:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sembra il mio ritratto, se si toglie la depressione.
Questo mi capita quando sono in luoghi conosciuti e non lontano da casa

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pesco
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Registrato: Jun 07, 2005
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Residenza: Torino

MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 00:14 am    Oggetto: Rispondi citando

la mia psichiatra dice che ho difficoltà a parlare di me...
lei non mi dice mai cosa ho...non vuole forse che io dipenda dai giudizi degli altri

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knulp
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Registrato: Sep 15, 2006
Messaggi: 322
Residenza: nel deserto

MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 07:43 am    Oggetto: Rispondi citando

A volte leggendo le varie patologie psichiatriche è facile identificarsi in una malattia
(che strano mi descrive alla perfezione…sono io…ma come ho anche questa malattia?…sto proprio messo male…)
la realtà dei fatti è ben diversa
un diabete è un diabete (anche se ce ne sono di diversi tipi)
un disagio psichico è qualcosa di più complesso
per far fronte a questa complessità gli psichiatri hanno deciso di “ creare” le malattie affinché questa classificazione rendesse il loro compito più facile nel guarire ( o meglio tentare di guarire) i pazienti,dando delle linee standard da adottare ( ad esempio sui farmaci)
le malattie psichiatriche non sono altro che etichette quindi,e la dimostrazione pratica e che nei vari manuali di riferimento spesso spariscono delle malattie e se ne aggiungono altre…

Quindi più sapere cosa si ha ( questo crea automaticamente uno stigma) forse è cosa buona giusta trovare la via (unica per ciascuno di noi) per stare meglio…

Per curiosità due sono i modelli di classificazione internazionale, formulati su base statistica: quello dell'Organizzazione mondiale della sanità (l'International Classification of Diseases, oggi giunto alla decima revisione, e comunemente indicato con la sigla ICD-10) e quello dell'American Psychiatric Association (Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders, oggi giunto alla quarta edizione, e comunemente indicato con la sigla DSM-IV)


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MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 11:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Sintesi di una teoria degli psicologi cognitivisti circa i fattori sottostanti al DEP.

Mancanza di senso di appartenenza. La persona affetta da DEP si sente impossibilitata a far parte di una cerchia di conoscenti/amici. In tal caso la relazione con un partner NON risolve il DEP perchè è diverso il senso di solitudine che essa attenua.

deficit di monitoraggio: incapacità a distinguere/nominare/collegare al contesto le proprie reazioni emotive. La persona affetta da DEP, interrogata sulle proprie emozioni, le definisce in termini vaghi come "malessere", "disagio", "sofferenza"

deficit di decentramento: incapacità a distinguere la realtà dalle proprie fantasie: la persona affetta da DEP legge la realtà alla luce della sua convinzione di indesiderabilità (fantasia) ed è ossessionata da tale fantasia che poi finisce per generare comportamenti evitanti.

deficit di mastery: incapacità a controllare/smorzare manifestazioni emotive forti che sfociano in reazioni neurofisiologiche (sudorazione, tremore, nodo alla gola, blocco della digestione ecc.)


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Messaggi: 128

MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 12:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

ERRATA CORRIGE:
deficit di decentramento: incapacità nel rapporto interpersonale di assumere la prospettiva dell'altro sotto la pressione delle proprie emozioni. Qualunque comportamento altrui verrà letto alla luce delle proprie convinzioni (che sono: l'altro mi rifiuta perchè sono sfigato, indesiderabile ecc. ecc.).


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MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 12:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

knulp ha scritto:
Quindi più sapere cosa si ha ( questo crea automaticamente uno stigma) forse è cosa buona giusta trovare la via (unica per ciascuno di noi) per stare meglio…


Sì, ok. E quindi?


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MessaggioInviato: Tue Nov 07, 2006 12:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

liveandletlive ha scritto:


deficit di mastery: incapacità a controllare/smorzare manifestazioni emotive forti che sfociano in reazioni neurofisiologiche (sudorazione, tremore, nodo alla gola, blocco della digestione ecc.)


questo è terribile...già uno sta male...

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