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fobiasociale.com :: Leggi argomento - rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO
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rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO

 
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Autore Messaggio
Amylee17
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Registrato: Sep 20, 2006
Messaggi: 320
Residenza: VE

MessaggioInviato: Tue Sep 25, 2007 21:50 pm    Oggetto: rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO Rispondi citando

tutto è più o meno racchiuso nel linguaggio, nella parola, la forma che diamo ad essa e il come esprimiamo un sentimento (o concetto, io intendo citare il sentimento ora, perchè è ciò a cui attribuisco più importanza).
Non faccio particolari riferimenti, ma un pò considerando l "umanità" nella sfera sociale "normale", determinata, carismatica, razionale, con i piedi ben inchiodati per terra, molto attiva ma poco costruttiva in realtà. per nulla espressiva. Per queste (numero troppo esteso ed indeterminato) persone i valori sono: muoversi, darsi da fare, sbrigarsi, agire e reagire :è tutto puntato sull'AZIONE. C'è anche quello che loro chiamano sentimento : "la voglia". E lo scrittore, quell'odioso fabrizio o federico Moccia (quanto valore che attribuisce al sentimento... che è o dovrebbe essere a mio parere la cosa più profonda, intensa che dura oltre l'infinito, invece, guarda un pò l'altro giorno ero in pullman ho visto casualmente una sulla quarantina che si leggeva "ho voglia di te" con il sorriso da entusiasta stampato sulla faccia. "che ribrezzo", il mondo, certa gente, l'estrema maggioranza non dà valore al sintimento perchè è troppo profondo, grande, impegnativo, significativo... ma è alla ricerca delle sensazioni piacevoli di poca durata, è tutto così futile, banale e superficiale. Non importa il valore, importa il prezzo che si deve pagare. E non la qualità, ma la quantità. Quanto più, quanto meglio. Questa è naturalmente un'opinione, semplice idea posta, ma solo un piccolo frammento di quello che penso della gente, questo tengo a precisarlo.
E io? Un pesce fuor d'acqua, che non vuole immergersi dentro, ha paura di annegare in questo squallido e gelido oceano.
Non ho neanche voglia di scrivere, né tanto meno buttare giù le parole una ad una. Ma spero di cuore abbiate la pazienza, la voglia, l’attenzione di ascoltarmi, o meglio leggermi, non dico per un interesse incombente o che siate sospinti da un obbligo al farlo, assolutamente. Scrivo, rivolgendomi a me stessa in gran parte, con un immenso desiderio di essere sentita, percepita in qualche maniera, o semplicemente ascoltata e “recepita” a fine di sentirmi almeno, dico almeno, un po’ meno sola. Tante volte mentre scrivo non chiarisco e non approfondisco i concetti che voglio esprimere in gran parte nelle mie risposte, e mi sento spesso parecchio lasciata in disparte, o inesistente, vacua, eterea, futile e insignificante. Avvilita. Anche qui. Non degno di considerazione. Mi sento disgregata in qualsiasi contesto. Eppure vi percepisco come una famiglia, mi sento come all’interno di una comunità filantropa. Parecchi di voi (forse il 98% calcolando statisticamente) apriranno (l’avranno già aperta, ma torno ad un attimo prima) questa pagina e nel momento in cui “clickeranno” con il mouse
in attesa della schermata, si presenterà a loro (riferendomi sempre a voi) un flash, un lampo di pensiero di ‘quella là’ una certa che si “nomina” (‘emily’-forse?-più o meno..?) (piccola parentesi: Amy è un nome di una cantautrice americana, Lee è il suo cognome, il suo nome completo sarebbe Amy Lynn Lee. ‘Emily’ è solo un nome,e non ha niente a che fare con il mio nick ) << ECCO ancora che viene a introdurre le sue baggianate nel forum.>>------”portiamo pazienza”…. Alternativa----”ignoriamola”.
Niente, lo stesso, voglio esprimermi anche solo minimamente , sicuramente inutilmente, per il puro piacere di dare sfogo ai miei pensieri generalizzati da sentimenti profondi ed emozioni altrettanto intense.
Schiacciare i tasti sul pc è faticoso, scrivere a mano ancor più, esprimermi oralmente quasi impossibile .quel poco di quel tanto che riesco a dire è futile tanto da far pensare all’altro che è “momento passabile, anche seppur doloroso, ma devo farmi forza (cioè auto fabbricarla da sé, ‘manualmente in fabbrica? O con appositi attrezzi? o è una cosa che si impasta, o che altro, si può prefabbricarla?
Spesso resto stupita dalle affermazioni altrui. Talvolta mi chiedo delle spiegazioni.
Sono sempre sospinta da uno scopo in ogni cosa che faccio.
Spesso la gente mi incoraggia.
<< Su, muoviti. Vai a fare due passi all’aria aperta, vai laggiù, vai lassù, fai questo, fai quello. >>
“Non ci riesco. Di fatto, io non ce la faccio.”
Quando dico una cosa, intendo parlare letteralmente, secondo fatti concreti.
<< Ma, non dire così. Provaci. >>
Allora mi sorge questa domanda affermativa.
“Ma cosa differenzia il provare a fare una cosa dal farlo?”
In entrambi i casi svolgi questa determinata azione, eh si perché se non lo fai non puoi dire d’aver provato.”
Non riesco nemmeno a fare due passi fuori di casa, senza un motivo stretto. Non sono esortata dalla volontà, ma dalla motivazione. Se è una forte motivazione, allora sorge la voglia.
Talvolta accade, di tanto in tanto mi muovo, per visitare una libreria, per inoltrarmi in biblioteca oppure al cinema. Per il resto (o meglio per quasi tutto il tempo, quel altro è "il resto"), rimango sdraiata sul letto o sul divano, o seduta, incapace di fare qualsiasi cosa. Gran parte del “denaro” che ho lo impiego nell’acquisto di libri, che non riesco a leggere. Mi limito a stringere tra le mani un libro, sfogliandone le pagine, odorandone il profumo, carezzandolo. E alla fin fine avverto qualche lacrima discendermi sul volto.
Mi sento condannata. Sento di dover passare il resto della mia esistenza segregata nella colpa, compressa fra quattro mura.
Desidero la pena di morte.
Io mi sento in colpa pur sapendo di non avere colpa. Però rimane il fatto che per gli altri, che vogliano ammetterlo o no, sono colpevole.
Non voglio morire perché sono colpevole, ma perché il mio dolore è insopportabilmente ingente. E allora si aggiunge un altro atto di pensiero che incrementa le mie colpe. Sono egoista, non perché lascio un vuoto in famiglia ma perché penso al mio dolore e non a riscontare la mia pena, l’ergastolo.
Che cos’è che ho fatto?
Niente. Appunto. Questa è la mia colpa. Non contribuisco.
Il popolo mi ritiene colpevole.
Impartitemi la condanna a morte!
No, ma allora qui i colpevoli sono loro, non vogliono liberarmi, si deve ritenere che è brava gente. Sad


Cosa vuol dire vivere? Mettere un passo dopo l’altro,fino ad arrivare ad un punto terminale, conclusivo, arrivati qui, ci fermiamo, e ci sorge il quesito: “ed ora, dove m’inoltrerò?” Proseguo a camminare e faccio una sosta, un altro po’ di tragitto e un altro po’ di sosta. E così via… E poi? Vogliamo arrivare, no? Se ci siamo messi in cammino, e chiunque è in cammino, vogliamo raggiungere la nostra direzione.
Se camminiamo, vuol dire che cerchiamo qualcosa, o che perlomeno vogliamo,speriamo di trovare una cosa. Se nutriamo il desiderio di quel “qualcosa” significa che abbiamo delle mancanze, lacune profonde in noi stessi che tramite l’affetto, l’avvicinamento con l’uomo e con la natura, tramite le espressioni percepite dall’altro e/o dagli altri ci si può affinare, tenerci stretti l’affetto, i sentimenti, le emozioni, poiché sono queste ad alleviare le nostre ferite, a mitigare il nostro cuore e il calore ad armonizzare il nostro spirito. La condivisione, la comprensione, la corrispondenza con un individuo è essenziale quanto meno per una sorta di sicurezza (che favorisce la quiete, placandoci in questo senso), punto d’appoggio reciproco, basato sull’onestà totale, sulla fiducia reciproca, ma nessun limite su quel che si vuole esprimere all’altro (quindi anche a sé stessi, ciò che si esprime all’altro, inconsciamente lo si esprime a sé stessi in primo luogo).
Si può essere precisi ed analitici quando ci si esprime descrivendo dettagliamene
un sentimento o un avvenimento, o un pensiero, affinché si verifichi una maggiore rappresentazione congruente, per trasmettere l’esattezza. Purtroppo però questa non verrà mai recepita, per molteplici fattori ed elementi che ci caratterizzano.
Si può anche esprimere un concetto davvero simbolico ed estesissimo, tipo “M’illumino d’immenso”: conciso ma vasto, profondo e significativo. Oppure, si può scegliere di analizzare accuratamente ciò che si vuol esprimere, arricchendo frasi e definendo parole con “miriade” di aggettivi anche più o meno dello stesso significato al fine di rendere un’idea non tanto generica, ma più precisa e dettagliata e "ricca" anche talvolta coinvolgendo il ‘destinatario’ involontariamente e inconsapevolmente. Poi c’è la via di mezzo: né troppo concisi, ma pur sempre efficaci e volenterosi a dar forma a ciò che si esprime, contenendosi al necessario, senza voler ripetersi per così dire, o meglio, chiarire il concetto espresso, senza pretendere che il concetto sia recepito particolareggiatamente, nelle minime sfumature. Per quest’ultimo, basta l’essenziale, per lui è sufficiente dire la parola, senza prenderla alla lettera, senza coglierne il vero significato e cercare di capire se coincide alla pari con la parola appunto.
Concludendo, (NON CONCLUDO MAI, è tanto per dire, per concludere l "inconcluso")
[RELAZIONE TRA sentimento e l'adatta, o meglio, inadatta parola che va a definirlo, quindi, il messaggio che viene / non viene ricepito dall'interlocutore]

Rolling Eyes Alla fine avrete perlomeno letto questo breve "fash" di considerazione, pensiero Question

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MessaggioInviato: Tue Sep 25, 2007 22:18 pm    Oggetto: Re: rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO Rispondi citando

scusami.



L'ultima modifica di fenicenanto il Wed Sep 26, 2007 11:19 am, modificato 2 volte
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MessaggioInviato: Tue Sep 25, 2007 22:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Messaggi troppo lunghi annoiano, specialmente se ostici
Comunque ho letto il messaggio per intero e più volte e mi sembra una enorme circonlocuzione tortuosa per affermare quattro pensieri spiccioli molto ben ricavabili dai vari post degli utenti nelle varie sezioni del forum

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MessaggioInviato: Tue Sep 25, 2007 23:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

ma cosa ho letto? mi sembra la divina commedia


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MessaggioInviato: Wed Sep 26, 2007 11:51 am    Oggetto: Rispondi citando

Sei una poetessa dell'anima e della sua a volte necessaria discesa all'Inferno per ritrovarsi meglio nell'oscurità e poter risalire come una piccola Dante con maggior consapevolezza dell'essere "umani".

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Residenza: Quasi romagna !

MessaggioInviato: Wed Sep 26, 2007 13:15 pm    Oggetto: Re: rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO Rispondi citando

Amylee17 ha scritto:
tutto è più o meno racchiuso nel linguaggio, nella parola, la forma che diamo ad essa e il come esprimiamo un sentimento (o concetto, io intendo citare il sentimento ora, perchè è ciò a cui attribuisco più importanza).
Non faccio particolari riferimenti, ma un pò considerando l "umanità" nella sfera sociale "normale", determinata, carismatica, razionale, con i piedi ben inchiodati per terra, molto attiva ma poco costruttiva in realtà. per nulla espressiva. Per queste (numero troppo esteso ed indeterminato) persone i valori sono: muoversi, darsi da fare, sbrigarsi, agire e reagire :è tutto puntato sull'AZIONE. C'è anche quello che loro chiamano sentimento : "la voglia". E lo scrittore, quell'odioso fabrizio o federico Moccia (quanto valore che attribuisce al sentimento... che è o dovrebbe essere a mio parere la cosa più profonda, intensa che dura oltre l'infinito, invece, guarda un pò l'altro giorno ero in pullman ho visto casualmente una sulla quarantina che si leggeva "ho voglia di te" con il sorriso da entusiasta stampato sulla faccia. "che ribrezzo", il mondo, certa gente, l'estrema maggioranza non dà valore al sintimento perchè è troppo profondo, grande, impegnativo, significativo... ma è alla ricerca delle sensazioni piacevoli di poca durata, è tutto così futile, banale e superficiale. Non importa il valore, importa il prezzo che si deve pagare. E non la qualità, ma la quantità. Quanto più, quanto meglio. Questa è naturalmente un'opinione, semplice idea posta, ma solo un piccolo frammento di quello che penso della gente, questo tengo a precisarlo.
E io? Un pesce fuor d'acqua, che non vuole immergersi dentro, ha paura di annegare in questo squallido e gelido oceano.
Non ho neanche voglia di scrivere, né tanto meno buttare giù le parole una ad una. Ma spero di cuore abbiate la pazienza, la voglia, l’attenzione di ascoltarmi, o meglio leggermi, non dico per un interesse incombente o che siate sospinti da un obbligo al farlo, assolutamente. Scrivo, rivolgendomi a me stessa in gran parte, con un immenso desiderio di essere sentita, percepita in qualche maniera, o semplicemente ascoltata e “recepita” a fine di sentirmi almeno, dico almeno, un po’ meno sola. Tante volte mentre scrivo non chiarisco e non approfondisco i concetti che voglio esprimere in gran parte nelle mie risposte, e mi sento spesso parecchio lasciata in disparte, o inesistente, vacua, eterea, futile e insignificante. Avvilita. Anche qui. Non degno di considerazione. Mi sento disgregata in qualsiasi contesto. Eppure vi percepisco come una famiglia, mi sento come all’interno di una comunità filantropa. Parecchi di voi (forse il 98% calcolando statisticamente) apriranno (l’avranno già aperta, ma torno ad un attimo prima) questa pagina e nel momento in cui “clickeranno” con il mouse
in attesa della schermata, si presenterà a loro (riferendomi sempre a voi) un flash, un lampo di pensiero di ‘quella là’ una certa che si “nomina” (‘emily’-forse?-più o meno..?) (piccola parentesi: Amy è un nome di una cantautrice americana, Lee è il suo cognome, il suo nome completo sarebbe Amy Lynn Lee. ‘Emily’ è solo un nome,e non ha niente a che fare con il mio nick ) << ECCO ancora che viene a introdurre le sue baggianate nel forum.>>------”portiamo pazienza”…. Alternativa----”ignoriamola”.
Niente, lo stesso, voglio esprimermi anche solo minimamente , sicuramente inutilmente, per il puro piacere di dare sfogo ai miei pensieri generalizzati da sentimenti profondi ed emozioni altrettanto intense.
Schiacciare i tasti sul pc è faticoso, scrivere a mano ancor più, esprimermi oralmente quasi impossibile .quel poco di quel tanto che riesco a dire è futile tanto da far pensare all’altro che è “momento passabile, anche seppur doloroso, ma devo farmi forza (cioè auto fabbricarla da sé, ‘manualmente in fabbrica? O con appositi attrezzi? o è una cosa che si impasta, o che altro, si può prefabbricarla?
Spesso resto stupita dalle affermazioni altrui. Talvolta mi chiedo delle spiegazioni.
Sono sempre sospinta da uno scopo in ogni cosa che faccio.
Spesso la gente mi incoraggia.
<< Su, muoviti. Vai a fare due passi all’aria aperta, vai laggiù, vai lassù, fai questo, fai quello. >>
“Non ci riesco. Di fatto, io non ce la faccio.”
Quando dico una cosa, intendo parlare letteralmente, secondo fatti concreti.
<< Ma, non dire così. Provaci. >>
Allora mi sorge questa domanda affermativa.
“Ma cosa differenzia il provare a fare una cosa dal farlo?”
In entrambi i casi svolgi questa determinata azione, eh si perché se non lo fai non puoi dire d’aver provato.”
Non riesco nemmeno a fare due passi fuori di casa, senza un motivo stretto. Non sono esortata dalla volontà, ma dalla motivazione. Se è una forte motivazione, allora sorge la voglia.
Talvolta accade, di tanto in tanto mi muovo, per visitare una libreria, per inoltrarmi in biblioteca oppure al cinema. Per il resto (o meglio per quasi tutto il tempo, quel altro è "il resto"), rimango sdraiata sul letto o sul divano, o seduta, incapace di fare qualsiasi cosa. Gran parte del “denaro” che ho lo impiego nell’acquisto di libri, che non riesco a leggere. Mi limito a stringere tra le mani un libro, sfogliandone le pagine, odorandone il profumo, carezzandolo. E alla fin fine avverto qualche lacrima discendermi sul volto.
Mi sento condannata. Sento di dover passare il resto della mia esistenza segregata nella colpa, compressa fra quattro mura.
Desidero la pena di morte.
Io mi sento in colpa pur sapendo di non avere colpa. Però rimane il fatto che per gli altri, che vogliano ammetterlo o no, sono colpevole.
Non voglio morire perché sono colpevole, ma perché il mio dolore è insopportabilmente ingente. E allora si aggiunge un altro atto di pensiero che incrementa le mie colpe. Sono egoista, non perché lascio un vuoto in famiglia ma perché penso al mio dolore e non a riscontare la mia pena, l’ergastolo.
Che cos’è che ho fatto?
Niente. Appunto. Questa è la mia colpa. Non contribuisco.
Il popolo mi ritiene colpevole.
Impartitemi la condanna a morte!
No, ma allora qui i colpevoli sono loro, non vogliono liberarmi, si deve ritenere che è brava gente. Sad


Cosa vuol dire vivere? Mettere un passo dopo l’altro,fino ad arrivare ad un punto terminale, conclusivo, arrivati qui, ci fermiamo, e ci sorge il quesito: “ed ora, dove m’inoltrerò?” Proseguo a camminare e faccio una sosta, un altro po’ di tragitto e un altro po’ di sosta. E così via… E poi? Vogliamo arrivare, no? Se ci siamo messi in cammino, e chiunque è in cammino, vogliamo raggiungere la nostra direzione.
Se camminiamo, vuol dire che cerchiamo qualcosa, o che perlomeno vogliamo,speriamo di trovare una cosa. Se nutriamo il desiderio di quel “qualcosa” significa che abbiamo delle mancanze, lacune profonde in noi stessi che tramite l’affetto, l’avvicinamento con l’uomo e con la natura, tramite le espressioni percepite dall’altro e/o dagli altri ci si può affinare, tenerci stretti l’affetto, i sentimenti, le emozioni, poiché sono queste ad alleviare le nostre ferite, a mitigare il nostro cuore e il calore ad armonizzare il nostro spirito. La condivisione, la comprensione, la corrispondenza con un individuo è essenziale quanto meno per una sorta di sicurezza (che favorisce la quiete, placandoci in questo senso), punto d’appoggio reciproco, basato sull’onestà totale, sulla fiducia reciproca, ma nessun limite su quel che si vuole esprimere all’altro (quindi anche a sé stessi, ciò che si esprime all’altro, inconsciamente lo si esprime a sé stessi in primo luogo).
Si può essere precisi ed analitici quando ci si esprime descrivendo dettagliamene
un sentimento o un avvenimento, o un pensiero, affinché si verifichi una maggiore rappresentazione congruente, per trasmettere l’esattezza. Purtroppo però questa non verrà mai recepita, per molteplici fattori ed elementi che ci caratterizzano.
Si può anche esprimere un concetto davvero simbolico ed estesissimo, tipo “M’illumino d’immenso”: conciso ma vasto, profondo e significativo. Oppure, si può scegliere di analizzare accuratamente ciò che si vuol esprimere, arricchendo frasi e definendo parole con “miriade” di aggettivi anche più o meno dello stesso significato al fine di rendere un’idea non tanto generica, ma più precisa e dettagliata e "ricca" anche talvolta coinvolgendo il ‘destinatario’ involontariamente e inconsapevolmente. Poi c’è la via di mezzo: né troppo concisi, ma pur sempre efficaci e volenterosi a dar forma a ciò che si esprime, contenendosi al necessario, senza voler ripetersi per così dire, o meglio, chiarire il concetto espresso, senza pretendere che il concetto sia recepito particolareggiatamente, nelle minime sfumature. Per quest’ultimo, basta l’essenziale, per lui è sufficiente dire la parola, senza prenderla alla lettera, senza coglierne il vero significato e cercare di capire se coincide alla pari con la parola appunto.
Concludendo, (NON CONCLUDO MAI, è tanto per dire, per concludere l "inconcluso")
[RELAZIONE TRA sentimento e l'adatta, o meglio, inadatta parola che va a definirlo, quindi, il messaggio che viene / non viene ricepito dall'interlocutore]

Rolling Eyes Alla fine avrete perlomeno letto questo breve "fash" di considerazione, pensiero Question

..Mah... Confused


Ciao again Very Happy
Sai cosa ? è che di solito apro i post e poi rispondo a quelli che mi intrigano di + e comunque me li sento "miei" , bhe come ho aperto il tuo post ho subito cambiato pagina , ma non xchè non mi piacesse , ma xchè troppo lungo da leggere , cioè ti rendi conto ? Mi sento ridicolo solo a dirti queste cose , ma è solo x farti capire come son ignorante e pigro , infatti dopo aver letto il post di Knulp (sul tuo pensare al suicidio) , mi è venuta la curiosità di leggere il tuo post .
Bhe ora che l'ho letto mi ritengo fortunato , xchè mi piace molto quello che hai scritto e mi ci vedo su molte cose ----> questo non te lo dico x farti solievo o darti affetto , ma xchè veramente lo penso , ok ? Wink
Quello che hai scritto sul sentimento è proprio vero , cioè la stra gran parte delle persone non da valore al sentimento , ma vive solo di emozioni futili e poco impegnative , ma vedi ci son persone che come te o me o altri che conoscono il vero valore del sentimento e spesso ci si stà male a relazionarsi con gli altri , xchè alla fine ci si sente diversi , ma il fatto è che noi non dobbiamo stare male x questo xchè non è che siamo inferiori alla massa , anzi ! siamo molto + sensibili e anche + fragili , xrò quello che ti voglio dire è che si può vivere bene ugualmente , cioè la gente non la si cambia e forse non è manco giusto cambiarla xchè ognuno è libero di agire e pensare come meglio , ma però noi possimo cambiare , ma x cambiare non intendo dire che ci dobbiamo mettere alla pari con gli altri , cioè fare come loro , xchè sarebbe come annullarci, ma xrò possimo interagire con gli altri , ma poi vevere la nostra vita con persone come noi che stimiamo . Ti faccio un esempio xchè mi sà che così non si capisce. Io lavoro come spazzino e guido il camion della nettezza urbana e al lavoro o un casino di difficoltà non tanto dovuti alle problematiche del lavoro ma + x la gente con cui lavoro , i cosidetti colleghi , bhe alla fine ci convivo , mi relaziono con loro a volte ci vado anche a mangiare una pizza , ma non x il gusto di uscire con loro ma solo x il quieto vivere , cioè x diciamo così mantenere quel "bel rapporto di amicizia inesistente, non sincera---> falsa fatta di sole apparenze e nient'altro ". Io con le persone che non stimo o non aprezzo mi comporto così , ci stò il giusto x conviverci e quindi non gli dò importanza e non gli dedico + di tanto tempo, mentre con le persone che stimo e aprezzo ci passo le ore + belle della mia vita , c'è nè ho pochi di veri amici , xrò son contento di averceli e son sempre aperto a conoscere nuovi veri amici.
La morale mia è che il mondo è così , non lo si cambia ma possiamo cambiare noi creandoci un nostro "mondo" fatto di cose che ci fan stare bene e circondarci di persone che stimiamo e che ci aiutano a stare bene .
Questo non vuol dire negare o rifiutare tutti gli altri , ma anzi accettare le cose come stanno e cercando comunque di conviverci .
Spesso mi capitava anche con i miei parenti di sentirmi un estraneo e come dici te che mi incoraggiavano a fare una o l'altra cosa o ancor di + la domanda che risuonava sempre era " allora quando ci presenti la tua ragazza ? " e a me mi facevano incazzare , ma incazzare un gran bel pò e poi spesso ci si mettevano anche i miei genitori e allora veramente che scoppiavo , eheheh , ma che vuoi ? in questi casi le cose son solo 2 ----> 1) incazzarsi e quindi le loro parole al posto di aiutare ci fan star ancora + male xchè ci sentiamo incompresi o comunque diversi e la cosa normale è quella di chiudersi in noi stessi.
2) non prendersela e cioè fregarsene di quello che dicono ma non chiudendoci in noi stessi ma cercando di interagire con loro , poi se capiscono bene se no ci si convive . X convivere intendo che x il quieto vivere gli si da importanza e li si stà a sentire , ma non da sottomessi , ma solo x il quieto vivere !
Non so se mi son spiegato ehehh forse ho fatto solo un gran casino ma che dire io in italiano avevo 4 fisso alle superiori e si vede ! ihhihi

Ma cosa differenzia il provare a fare una cosa dal farlo?”

Forse la differenza è minima , ma a me vien da dire questo ---> provare a fare una cosa vuol dire che non si è certi di saperla fare , mentre farla vuol dire che la si sà fare .
Nel primo caso c'è un chè di insicurezza che può essere dovuta alla poca conoscenza della cosa in questione o dal nostro carattere(ansia,timidezza,paura , ecc...) , mentre nel secondo caso (farla) è tutto l'opposto . Però quello che dico è che dire provo a fare una cosa o dire la faccio , alla fine se il risultato è lo stesso allora non ci vedo nessuna differenza ! se non solo il modo come affrontare a fare quella cosa Wink
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MessaggioInviato: Wed Sep 26, 2007 15:14 pm    Oggetto: Re: rilevanza della Parola: espressione-->SENTIMENTO Rispondi citando

Che post lungo! Pensavo di essere io quello che scrive troppo Very Happy Very Happy Very Happy
ci sono 2-3 spunti interessanti davvero..
Amylee17 ha scritto:
il mondo, certa gente, l'estrema maggioranza non dà valore al sintimento perchè è troppo profondo, grande, impegnativo, significativo... ma è alla ricerca delle sensazioni piacevoli di poca durata, è tutto così futile, banale e superficiale. Non importa il valore, importa il prezzo che si deve pagare. E non la qualità, ma la quantità. Quanto più, quanto meglio.

Questo che dici è verissimo, solo che non bisogna generalizzare appunto; ci sono persone che invece danno un valore profondissimo alla parola sentimento, solo che essendo poche , confuse tra la massa , tendono a non essere notate....

Amylee17 ha scritto:

Scrivo, rivolgendomi a me stessa in gran parte, con un immenso desiderio di essere sentita, percepita in qualche maniera, o semplicemente ascoltata e “recepita” a fine di sentirmi almeno, dico almeno, un po’ meno sola. Tante volte mentre scrivo non chiarisco e non approfondisco i concetti che voglio esprimere in gran parte nelle mie risposte, e mi sento spesso parecchio lasciata in disparte, o inesistente, vacua, eterea, futile e insignificante. Avvilita. Anche qui. Non degno di considerazione.

Non qui amylee..te l'assicuro! Qui sei considerata almeno come gli altri credimi!

Amylee17 ha scritto:

Non riesco nemmeno a fare due passi fuori di casa, senza un motivo stretto. Non sono esortata dalla volontà, ma dalla motivazione. Se è una forte motivazione, allora sorge la voglia.
...
Mi sento condannata. Sento di dover passare il resto della mia esistenza segregata nella colpa, compressa fra quattro mura.
Desidero la pena di morte.

non credo proprio che passerai il resto della tua esistenza così "compressa" tra 4 mura...non lo credo per quello che scrivi tu stessa prima! perchè tu dici che sei esortata dalle motivazioni e allora chi ti dice che quelle motivazioni che ora trovi per uscire , andare in libreria o al cinema un domani non le trovi anche per tutti gli altri aspetti della vita?

Amylee17 ha scritto:

Cosa vuol dire vivere?

Sai questa è uan domanda da un milione di dollari come si dice.. Very Happy a volte non è neanche chiaro quale sia il cammino o la strada da seguire , il senso sfugge magari e anche le motivazioni talvolta vengono meno..ma poi penso anche che vivere valga la pensa anche solo per provare delle sensazioni , positive ma anche negative a volte , per emozionarsi , per godere dei quei piccoli o grandi momenti di felicità , legati anche a cose o avvenimenti in apparenza banali, che comuqnue la vita sa regalarci sempre, anche quando ci sembra impossibile che lo faccia. Tutto qui... forse...


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MessaggioInviato: Wed Sep 26, 2007 15:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

lavorare no, eh?


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