...(i am a warrior princess from the other sun.i have traveled long&far,
i have come for the strongest king in your world)..i want somebody
walk up behind me and kiss me on my neck and breathe on my neck....
if you want to feel me better be divine
bring me water for my mind
give me nothing
breathe love in my air
don't abuse me cause these herbs are rare
Registrato: Jan 25, 2006 Messaggi: 1178 Residenza: Oceano
Inviato: Fri Nov 23, 2007 18:57 pm Oggetto:
STEVE VON TILL - If i should fall to the field
Oltre qualsiasi apocalittico sentimento di rabbia e disperazione si colloca il nuovo lavoro solista della sciamanica voce dei Neurosis.
Un affresco intimista in cui l’abbandono e la sofferenza giocano un ruolo drammatico ed evocativo.
Basterebbe citare le iniziali Breathe e To the field, per sancire senz’ombra di dubbio che ci troviamo di fronte all’opera di uno chansonnier maturo, che sa come racchiudere sapientemente le proprie emozioni in una manciata di preziosi minuti.
Già nel primo episodio, As the crow flies, Steve ci aveva insegnato come forgiare brani lenti ma sofisticati e affamati di solenne malinconia.
Stavolta però, il lavoro di cesello investe le tracce con delicate intrusioni di banjo e hammond.
Il risultato è una scheletrica ma efficace trama su cui s’innalza, poderosa e lancinante, la voce di Steve Von Till.
Tra folk, blues e un oscuro mood country, l’autore presta un’attenzione calibrata sul sapore amaro di ballate struggenti e senza tempo, canti d’abbandono, elegie che affondano le proprie radici in suggestioni lontane, nel fascino ancestrale della terra e delle storie che essa narra.
Qui non troverete il rovente magma musicale o la violenta furia hardcore dei primi Neurosis, né la psichedelica inquietudine del loro ultimo album.
No, nell’arco di dieci fragili tracce, viene scandita una serie di funerei rintocchi per chi è caduto al tappeto.
Per chi non potrà più rialzarsi.
In un certo qual modo, queste prove soliste servono a rendere più concrete, a donare uno spessore aggiuntivo, alle uscite della band madre.
Se non temete di esporvi al vento della disperazione, se non avete paura di scoprirvi soli sul nostro pianeta, allora If i should fall to the field fa proprio per voi.
Inviato: Sun Feb 03, 2008 11:54 am Oggetto: Paranoid Park Playlist
Paranoid Park Soundtrack
Nino Rota - "La Porticina Segreta"
Ethan Rose - "Song One"
Robert Normandeau - "La Chambre Blanche"
Francis White - "Walk Through Resonant Landscape #2"
Elliott Smith - "The White Lady Loves You More"
Cool Nuts feat. Six and Aniece - "I Heard That"
Ludwig Van Beethoven - "Symphony No.9, Op 125, Adagio Molto Cantibile"
Cast King - "Outlaw"
Eric Hill - "Guitar Strumming FX"
Nino Rota - "L'Arcobaleno Per Giuletta"
Henry Davies - "Tunnelmouth Blues"
The Revolts - "We Will Revolt"
Ethan Rose - "Song Three"
Bernard Parmegini - ""Dedans Dehors"
Ethan Rose - "Song Two"
Nino Rota - "Il Giarino Della Fate"
Nino Rota - "Rugiada Sui Ranocchi"
Nino Rota - "La Gradisca E Il Pricipe"
Elliott Smith - "Angeles"
Billy Swan - "I Can Help"
Menomena - "Strongest Man In The World"
“Passato alla storia come l'ingegnere del suono del bestseller floydiano "The Dark Side Of The Moon", Alan Parsons ha costituito il suo personale "progetto" attorno a un rock sinfonico, in grado di unire strumenti classici alle più moderne tecnologie elettroniche, sfornando alcuni album interessanti e fornendo un notevole impulso alla evoluzione delle tecniche di registrazione.”
A mio parere, gli imperdibili sono :
I Robot
Eye In The Sky
Ammonia Avenue
Pyramid
Tales Of Mistery And Imagination (1976)
The Turn Of A Friendly Card
Freudiana (1990)
Dei suoi dischi più recenti, salverei solo:
Call of the wild (contenuta in “The Time Machine”, ’99)
Comincia quasi in sordina, per innalzarsi in un flusso cadenzato e struggente.
“Prendete arrangiamenti dimessi e spettrali alla Portishead, conditeli il gusto etereo-onirico dei Cocteau Twins e con il lato più sensuale di Bjork, immergete il tutto in paesaggi sonori morriconiani e in atmosfere jazzy da colonne sonore anni Sessanta, e avrete l’essenza sonora di "Felt Mountain", brillante disco d'esordio dei Goldfrapp.
Oltre a "Lovely Head" — a incantare è soprattutto "Utopia", un’altra melodia struggente condotta dal dolce soprano di Alison attraverso un mare di effetti elettronici, riverberi e dissonanze.
Un’atmosfera incantata, insomma, "come se Alison Goldfrapp, severa dama dallo sguardo assente e dai folti boccoli biondi, non fosse umana, ma creatura mitologica regina delle montagne e dea dei boschi. Una regina dei ghiacci che si aggira per valli sconfinate, monti innevati, distese accecanti di neve, sospesa in aria da ali invisibili; con la sua voce leggera e malinconica che sussurra parole che percorrono spazi infiniti, fino a conquistare la mente, come il canto stregato di una sirena".
Caldamente consigliato anche l'album "Seventh Tree", uscito l'anno scorso.
Cocteau twins
Treasure (1984)
I maestri di quello che proprio a partire da loro verrà definito "dream-pop".
Magia allo stato puro, “Treasure” è dominato dai gorgheggi ammalianti della voce femminile.
Dead Can Dance
Within The Realm Of A Dying Sun (1987)
è il loro disco "gotico" per eccellenza.
“In the wake of adversity” è un piccolo gioiello.
Da non perdere anche l’omonimo album d’esordio.
_________________ I tried living in the real world
Instead of a shell
But before I began
I was bored before I even began.
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