Registrato: May 29, 2005 Messaggi: 17 Residenza: Italia
Inviato: Sun May 29, 2005 19:59 pm Oggetto:
insider ha scritto:
Ma perché non puoi accettare di risultare
Sei in un circolo vizioso. Come pensi di uscirne?
Tutto vero ciò che dici. Non so assolutamente come uscirne, ma di sicuro non accettando il fatto di essere terrorizzato (non esagero) ogni volta che suona un telefono... Comunque ora devo uscire, ci penso meglio e ti riscrivo domani...
Registrato: May 29, 2005 Messaggi: 17 Residenza: Italia
Inviato: Sun May 29, 2005 22:28 pm Oggetto:
insider ha scritto:
Puoi cominciare ad uscirne solo accettandoti come sei. Perseverando non fai che alimentare il problema, l'ansia, l'inadeguatezza. Sarà sempre peggio. Non c'è una alternativa all'accettarsi e prima o poi ci arriverai. Che ti piaccia o no dovrai farlo. Potresti anche scoprire che un altro tipo di vita possa essere altrettanto soddisfacente.
Insider, per prima cosa ti ringrazio per i tuoi utilissimi consigli. Ma non credo ci sia "solo" quel tipo di approccio. Mi spiego meglio: a un malato di diabete diresti "accettati per quello che sei, non ti curare...". Non credo; credo piuttosto che certi aspetti del nostro carattere fanno parte di noi finchè saremo su questo mondo, ma se il disagio è TROPPO forte, configurabile addirittura come malattia psicologica, allora un intervento correttivo ulteriore rispetto al "sono fatto così" sia dovuto. Ma poi scusa... io 4 anni fa avevo il TERRORE di salire su un aereo, anche solo per fare MI - Roma, adesso è una delle cose che mi piacciono di più del mondo. C'è voluto tempo, carattere, forza di volontà, serate trascorse a pensare al mio problema anzichè uscire a bene con gli amici, capacità di superare le cadute... bla bla bla, ma alla fine ce l'ho fatta. E poi, ripeto, io ERO il classico casinista espansivo finchè non mi sono presi i casini ansiosi, perchè non posso ragionare in termini di "guarirò, ce la farò, sarò di nuovo 'me stesso' "? Forse sbaglio, ma perchè non sperare?
Io ho quasi 21 anni e mi riconosco un po' cio' che dici....fino ad un anno fa avevo anch'io una paura tremenda di sollevare la cornetta del telefono,ora lo faccio senza problemi e riesco a parlare tranquilla e rilassata anche con gli estranei....ma come te non riesco affatto a pensare di dover spiccicare una sola parola in pubblico(intendo gia' davanti a piu' di 7-8 persone),io frequento un'associazione cattolica,faccio parte del coro,canto discretamente ma invidio da morire le mie coetanee o anche ragazzine piu' piccole,anche delle scuole medie, che ogni tanto scelgono a turno di cantare da soliste sull'altare e ricevono tantissimi complimenti....eppure cosa mi manca?...ho una bella voce,sono intonata,mi faccio insomma rabbia da sola....
Purtroppo non e' cosi' semplice....ieri per esempio e' stato il Corpus Domini e ieri sera abbiamo detto una messa lunghissima di tre ore (compresa la lunghissima processione per tutta la citta'),noi del coro con l'uniforme bianca e nera,la chiesa era stracolma e c'erano persino i fotografi...la mia amica che e' andata sull'altare a cantare il salmo e che non si emoziona facilmente ieri sera invece ha detto di essersi emozionata in una maniera bestiale....mi sentivo male io al posto suo....il punto e' che il ragazzo che ci prepara come un po' tutti ci tenie in modo particolare a come cantiamo,io non potrei mai andare li' sopra e fare una figuraccia,magari mi scordo proprio che devo dire o mi blocco(mi conosco troppo da questo punto di vista...)lui,infatti ha detto di andare solo a che se la sente,non obblighera' mai nessuno ad andare senza la sua volonta',anche perche' chi sceglie di andare deve prima fare le prove e poi lui decide se e' il caso o meno....
Registrato: May 29, 2005 Messaggi: 17 Residenza: Italia
Inviato: Mon May 30, 2005 11:06 am Oggetto:
insider ha scritto:
Partirei col dire che il paragone col diabete non mi sembra molto calzante. Il diabete è una malattia organica che se trascurata può portare a conseguenze molto gravi, inclusa la morte. Di ansia sociale invece non mi risulta sia mai morto nessuno. E non è una differenza di poco conto.
Ho letto con estrema attenzione tutto il tuo messaggio, ricco di spunti molto intelligenti e di grande esperienza. Ma continuo a non essere completamente d’accordo: il paragone con il diabete può essere eccessivo, non lo metto in dubbio, ma in termini di conseguenze può (e ti assicuro che è così) non essere troppo diverso. Un esempio: come ti dicevo io soffro di DAP, un problema assolutamente invalidante che procura limitazioni che vanno BEN oltre la timidezza o la difficoltà d’interfacciarsi con le persone. Io sono rimasto chiuso in casa in preda ai DAP, svenendo in continuazione e non riuscendo a uscire da un letto per 6 mesi. Secondo te, non avrei scambiato immediatamente la mia condizione con un diabete? Poi, una mattina (dopo un numero impressionante di visite psichiatriche e neurologiche, sempre in casa) mi sono detto: “ADESSO INIZIA LA RISALITA” con grinta e determinazione. Sono uscito, ho avuto DAP a ripetizione ovunque e in ogni condizione, ho iniziato dopo un mese a riprendere la macchina, poi l’autobus, poi il treno, poi l’aereo, poi mi sono trasferito, adesso vivo da solo a 200 km dai miei. È stata durissima, ma un miglioramento netto c’è stato. Allora ti chiedo: cosa sarebbe successo se io, nelle condizioni pietose in cui ero, avessi solo per un attimo pensato “sono fatto così, pazienza, è un disagio psicologico, si può vivere anche in questo modo…?”. Avrei alimentato la depressione e sarei – forse – in un centro di igiene mentale a fare muffa…
Questo per dirti che da ogni condizione psicologica c’è possibilità di fuga e di guarigione, basta intraprendere la giusta via che non sempre è il solo carattere e non sempre è la sola psicoterapia. Bisogna imparare a ragionare in modo diverso, a piccoli passi e poco per volta, magari con l’aiuto di qualcuno che ti faccia capire che sbagli e che puoi “crescere”. Io, ti assicuro, non posso e non voglio fare un ragionamento del tipo “sono fatto così”, perché è la cosa che critico alle persone che preferiscono coesistere con quello che hanno invece di mettersi in discussione per un bene (molto) migliore. Io ho mia madre che ha paura di tutto (avrò pur preso da qualcuno , che ha difficoltà a fare qualsiasi cosa e non riesce a uscire dal suo “micro-mondo” di sicurezza che si è creata nel corso degli anni. Bene, se le dici “prova a fare qualcosa, vai a parlare con qualcuno, mettiti in discussione, cerca di migliorare…” ti risponde “sono fatta così!”, precludendosi di fatto la possibilità di migliorare anche solo di un briciolo. E non ti dico che “ridere” poi quando mio padre le propone una vacanza al mare raggiungibile con 1 ora di aereo…
Poi non metto in dubbio il fatto che, una volta raggiunta una discreta condizione, si possa smettere di lottare e accettare quello che si è, felici del progresso fatto. Ma fino a quando le limitazioni sono COSI’ forti, così violente e pressanti (ragazzi, si parla di TERRORE a tirare su una cornetta… e io dovrei accettarlo????), continuo a lottare e a perseguire il mio fine. Ce l’ho fatta una volta, perché non posso ripetere? Cosa hanno di diverso gli altri? Hanno geni diversi e hanno percorso una storia diversa, ma non vedo perché non potrei – una volta realizzato ciò – parificarmi a loro… Per ora mi tengo il mio lavoro facendo salti mortali e spero domani di avere il Physique du role, impegnandomi notte e giorno per migliorare ed essere più forte, maturo e sicuro. Ce la farò? Non lo so, magari è tempo perso e sacrifici inutili, ma almeno in questo modo coltivo dei sogni e delle speranze che mi fanno andare avanti, che mi hanno permesso di passare da una condizione quasi vegetale ad avere una vita mia, ad essere in grado di badare a me stesso e a programmare i miei giorni. Per chi non riusciva a uscire da un letto, ti assicuro che è un progresso incredibile… e vuoi che non ce la faccia ora a superare un po’ di fobia sociale? Madddaaiii… )) Solo un problema, che poi è ciò che mi ha portato qui: come?????
Registrato: May 29, 2005 Messaggi: 17 Residenza: Italia
Inviato: Thu Jun 02, 2005 12:47 pm Oggetto:
insider ha scritto:
Poi tu ti giudichi molto male secondo me. Enfatizzi solo i tuoi disagi e problemi, ma se non avessi avuto capacità e coraggio non saresti dove sei. Alla fine sono convinto che ti siano capitati meno episodi negativi di quelli positivi, ma chissà perché si guardano sempre e solo le cose negative.
Scusa per la risposta piuttosto "tardiva" ma al lavoro sono stati giorni molto pesanti. Ora siamo d'accordo: il mio punto fermo nasce dalla considerazione (per me, certezza) secondo cui si può cambiare, si possono fare progressi, si possono superare tanti limiti e preoccupazioni. Invece incontro tante persone che, parlandone, ti dicono l'esatto contrario ("sei come sei, tanto vale accettarsi"), forse per questioni di comodità o di mancanza di voglia di mettersi in discussione. Sta di fatto che io sono sicuro di poter cambiare, di potermi ancora (alla tenera età di 30 anni) costruire un carattere molto, molto migliore e più vicino (diciamo così) all'ideale che vorrei raggiungere.
Probabilmente hai ragione sul giudizio che ho di me stesso: non guardo gli aspetti positivi (che però so esserci) e mi soffermo a lungo sui limiti, ritenendoli per ora invalicabili. Il fatto è che sono troppo distante dal "modello psicologico" che vorrei essere, per cui mi abbatto facilmente... ma ce la farò!
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