Rendiamoci conto che la mancanza generale di esperienze porta a crearci una conoscenza del mondo di seconda mano, basata sul letto, sentito dire e soprattutto sul "visto ma non vissuto".
L'avevo notato che eri uno sciovinista del comportamentalismo dell'insieme complementare a quello dei socialfobici.
Prevedo che nel 90% delle tue riflessioni sulla comunicazione dirai che i non socialfobici non sono tenuti a conoscere il codice extra-verbale dei socialfobici... intanto abbiamo il postulato che l'esperienza del socialfobico è sempre di seconda mano (mi chiedo, rispetto a quale sistema di riferimento). Mi chiedo anche perchè la tua mente sia così affine a quel sistema di riferimento, vabbè non ti rompo più
ma ke caz....io veramente spero ke tu fai così x skerzare o provocare, xkè se davvero fai così sempre io nn so ke dire...
_________________ La natura non è una madre amorevole, bensì una matrigna ke gode nel far soffrire i propri figli - Giacomo Leopardi
L'avevo notato che eri uno sciovinista del comportamentalismo dell'insieme complementare a quello dei socialfobici.
Prevedo che nel 90% delle tue riflessioni sulla comunicazione dirai che i non socialfobici non sono tenuti a conoscere il codice extra-verbale dei socialfobici... intanto abbiamo il postulato che l'esperienza del socialfobico è sempre di seconda mano (mi chiedo, rispetto a quale sistema di riferimento). Mi chiedo anche perchè la tua mente sia così affine a quel sistema di riferimento, vabbè non ti rompo più
Rompi pure, non c'è problema. Forse non hai letto con attenzione l'ultima risposta che ti ho dato nel topic "Alcune cose che ho capito". L'esperienza del sociofobico è di seconda mano quando si basa su luoghi comuni preesistenti, che vengono assunti per colmare il vuoto di capacità critica personale, che si sviluppa tramite l'esperienza e/o un'analisi fatta con mente aperta. Non ho mai detto che ogni esperienza di ogni sociofobico è sempre di seconda mano, stai distorcendo (capziosamente?) le mie parole. Nel 100% delle mie riflessioni dirò che il fatto che un non sociofobico conosca il codice extra-verbale di un sociofobico non giustifica quest'ultimo da una totale passività espressiva, adagiata sulla propria situazione. Vuoi una metafora (o isomorfismo, come lo chiami tu)? In campo linguistico una cosa che si avvicina alle mie idee è il concetto di pidgin, di lingua comune fra persone che parlano lingue diverse. La sola competenza passiva di una lingua non porta a comprenderla veramente, ma solo a tollerarla. Vuoi essere tollerato o capito davvero?
_________________ Il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male.
Fobiasociale.com 2.0: La nostra debolezza è la nostra forza. Il dolore è l'inchiostro più brillante che ci è concesso.
L'esperienza del sociofobico è di seconda mano quando si basa su luoghi comuni preesistenti, che vengono assunti per colmare il vuoto di capacità critica personale, che si sviluppa tramite l'esperienza e/o un'analisi fatta con mente aperta.
Sono d'accordo, tranne che per una cosa: sostituirei quell'operatore logico "e/o" con il solo "e", dato che l'operatore "e/o" implicherebbe che la capacità critica possa essere sviluppata anche solo con l'esperienza senza l'analisi fatta sull'esperienza (questo lapsus mi genera l'impressione di quello sciovinismo di cui parlavo).
bardamu ha scritto:
il fatto che un non sociofobico conosca il codice extra-verbale di un sociofobico non giustifica quest'ultimo da una totale passività espressiva, adagiata sulla propria situazione. Vuoi una metafora (o isomorfismo, come lo chiami tu)? In campo linguistico una cosa che si avvicina alle mie idee è il concetto di pidgin, di lingua comune fra persone che parlano lingue diverse. La sola competenza passiva di una lingua non porta a comprenderla veramente, ma solo a tollerarla. Vuoi essere tollerato o capito davvero?
Questo argomento l'ho superato da tempo: la reclamazione del diritto del codice extra-verbale del socialfobico di essere appreso dagli altri viene sempre rilanciata con questo alibi (con l'insinuazione infondata che il socialfobico voglia adagiarsi in un codice extra-verbale formalmente povero), l'alibi non è giusto, dato che i socialfobici sono interessati ad avere un'espressività normale e non sono a loro agio in un linguaggio espressivo povero: la critica riguarda solo il fatto di non vedere accolto il loro codice in partenza, provvisoriamente.
Ho intenzione di leggere con attenzione la tua ultima risposta su "alcune cose che ho capito", proprio per non dare una risposta sbrigativa ho rimandato la replica.
Registrato: Jan 24, 2008 Messaggi: 336 Residenza: Emilia Romagna
Inviato: Thu Mar 20, 2008 15:55 pm Oggetto:
HurryUp2 ha scritto:
Sono d'accordo, tranne che per una cosa: sostituirei quell'operatore logico "e/o" con il solo "e", dato che l'operatore "e/o" implicherebbe che la capacità critica possa essere sviluppata anche solo con l'esperienza senza l'analisi fatta sull'esperienza (questo lapsus mi genera l'impressione di quello sciovinismo di cui parlavo).
Davvero non è sciovinismo, io non aspiro a snaturarmi e a diventare altro da ciò che sento di essere perchè idealizzo le persone estroverse. Voglio solamente esprimere ciò che dentro di me sento di essere e che reprimo o censuro per colpa di certe paure ben definite. In quella "o" sta la differenza fra noi due, la questione dell'irrazionalità di cui discutevamo nell'altro post.
HurryUp2 ha scritto:
Questo argomento l'ho superato da tempo: la reclamazione del diritto del codice extra-verbale del socialfobico di essere appreso dagli altri viene sempre rilanciata con questo alibi (con l'insinuazione infondata che il socialfobico voglia adagiarsi in un codice extra-verbale formalmente povero), l'alibi non è giusto, dato che i socialfobici sono interessati ad avere un'espressività normale e non sono a loro agio in un linguaggio espressivo povero: la critica riguarda solo il fatto di non vedere accolto il loro codice in partenza, provvisoriamente.
Beh, ma allora siamo d'accordo. In teoria lo so anch'io che gli estroversi giudicano gli introversi in base al loro sistema espressivo senza sforzarsi di comprendere che quello sociofobico è "altro" e non semplicemente una versione inferiore del loro modo di comunicare. Alcune (poche) persone (quelle che tu definisci intelligenti), lo fanno, ma è una capacità che va al di là dei limiti della maggior parte delle persone e che soprattutto non condiziona il fatto di trovarle interessanti o meno e quindi di volerle conoscere. Alla luce di questo io e te partiamo dalle stesse idee, poi però io cerco di scendere a patti con l'imperfezione umana (e anch'io sono umano, ovviamente)...tu no, in nome della giustizia e verità assoluta.
_________________ Tutto ciò che si può dire lo si può dire chiaramente. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
Ciao Chioccioccolata ( che strano nick a proposito...)
Modestamente.è la fusione fra chiocciola,cioccolata,e una parola di mia invenzione,"acchiocciolato",cioè qualcosa che è rannicchiato e avviluppato su e dentro se stesso(come una chiocciola appunto).
_________________ E non sarai capace di evitare...la morte maligna!
Ciao Chioccioccolata ( che strano nick a proposito...)
Modestamente.è la fusione fra chiocciola,cioccolata,e una parola di mia invenzione,"acchiocciolato",cioè qualcosa che è rannicchiato e avviluppato su e dentro se stesso(come una chiocciola appunto).
Bello, mi piacciono le costruzioni etimologiche, denotano creatività
In teoria lo so anch'io che gli estroversi giudicano gli introversi in base al loro sistema espressivo senza sforzarsi di comprendere che quello sociofobico è "altro" e non semplicemente una versione inferiore del loro modo di comunicare. Alcune (poche) persone (quelle che tu definisci intelligenti), lo fanno, ma è una capacità che va al di là dei limiti della maggior parte delle persone
Lo so benissimo, ma io intanto su internet divulgo tutte queste informazioni, sollecitando la gente comune a rifletterci e infine capirle: così non avranno più l'alibi di dire che va al di la' dei loro limiti, e quando non potranno più usare quell'alibi... chissà... forse giustificheranno la loro discriminazione con la verità (cioè "non me ne importa niente dell'etica della carità interpretativa"): allora sì che sarà tutto più chiaro.
bardamu2 ha scritto:
e che soprattutto non condiziona il fatto di trovarle interessanti o meno e quindi di volerle conoscere.
Questa non è una giustificazione, perchè il diritto di essere accettati socialmente non presuppone dover essere percepiti interessanti o meno, è questione di dignità sociale, qualcosa che deve venire prima.
bardamu2 ha scritto:
Alla luce di questo io e te partiamo dalle stesse idee, poi però io cerco di scendere a patti con l'imperfezione umana (e anch'io sono umano, ovviamente)...tu no, in nome della giustizia e verità assoluta.
Io vengo a patti, ma se il patto è "se esce testa vinco io, se esce croce tu perdi" il patto è una beffa, perchè perdi sempre tu, allora, se tu riesci a scendere a patti in queste condizioni, vuol dire che o non hai una mente abbastanza acuta da notare la beffa, oppure che hai una mente intelligente ma uno stomaco di ferro, tale da permetterti di sopportare l'ingiustizia.
Questa non è una giustificazione, perchè il diritto di essere accettati socialmente non presuppone dover essere percepiti interessanti o meno, è questione di dignità sociale, qualcosa che deve venire prima.
Le persone comunque cambiano, e spesso nel loro atteggiamento verso linguaggi diversi sono in assoluta buona fede. Per poterle fare riflettere e stabilire quella parità di cui parliamo, è necessario guadagnarsi la loro fiducia e farci conoscere, quindi scendere, solo inizialmente (quindi alla lunga sono d'accordo con te), a compromessi. Io sono più tollerante. Forse perchè nella mia vita sono stato discriminato di meno, non so, più che altro ero io ad autoescludermi.
HurryUp ha scritto:
Io vengo a patti, ma se il patto è "se esce testa vinco io, se esce croce tu perdi" il patto è una beffa, perchè perdi sempre tu, allora, se tu riesci a scendere a patti in queste condizioni, vuol dire che o non hai una mente abbastanza acuta da notare la beffa, oppure che hai una mente intelligente ma uno stomaco di ferro, tale da permetterti di sopportare l'ingiustizia.
Il patto spesso è "All'inizio ti lascio vincere, poi però la smettiamo di giocare". Quella che tu chiami ingiustizia, io la chiamo limite umano. Fa parte della tolleranza verso il prossimo. Riesco a tollerare proprio perchè fortunatamente non sono tutti così, e perchè so che molti sono in buona fede, non perchè abbia uno stomaco di ferro.
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