Aver riconosciuto nei primi anni 80 la FS come una malattia è stato un traguardo...e la FS purtroppo non è "solo manifestare uno stato di disagio", non si è malati perchè non ci si adegua, a causa dell'ansia o quel che sia, ai comportamenti stereotipati che la società impone. Leggendoti Hurry, credo di aver capito questo.
Un SF non è malato perchè manifesta ansia fuori luogo, ma perchè la sua vita è limitata. E il concetto di malattia va di pari passo con il concetto di limite, con tutte le conseguenze che le limitazioni al vivere comportano.
Invece la nomenclatura "malattia" secondo me ha creato solo confusione, perchè il limite di cui parli è posto dall'ambiente in cui il socialfobico è immerso, non è un giudizio di valore, è una constatazione.
Gli stessi psicologi della pnl, quando devono argomentare il motivo per cui è importante dare una buona prima impressione, usano questa argomentazione, che ora ti copio:
[i]quando facciamo nuove conoscenze, quando ci presentiamo agli altri, conta moltissimo il modo in cui le persone ci schedano nei primi attimi; come ci poniamo, quello che diciamo e il modo in cui lo diciamo lasciano una certa impronta, suscitano certe sensazioni nell’interlocutore, portandolo a farsi un certo profilo di noi.
A livello neurologico, il principio di coerenza ci spinge a prestare attenzione, a scartare e selezionare solo un certo tipo di informazioni: per questo tenderemo a notare ed evidenziare solo gli aspetti di una persona che tendono a confermarci la prima
opinione avuta su di lei, minimizzando o ignorando del tutto le informazioni che invece proverebbero il contrario.
E’ questione di focalizzazione: è più o meno la stessa cosa che ci capita quando, per esempio, dobbiamo cambiare la nostra auto; se c’è un particolare modello di automobile che ci interessa e che stiamo valutando di scegliere, tenderemo a vederla su ogni strada e ad ogni incrocio, quando fino a poco tempo prima non la notavamo neppure. Questo succede non perché sia aumentato il numero di quelle particolari automobili in circolazione, ma perché è cambiata la nostra sensibilità e la nostra attenzione nei suoi confronti: a noi sembra di vederne di più e ovunque, ma succede solo perché siamo più predisposti ad accorgerci della loro presenza, proprio perché il nostro cervello si sensibilizza su ciò che ci interessa maggiormente.
Lo stesso accade con gli altri e con le opinioni che ci facciamo su tutto ciò che ci capita e ci circonda. Piuttosto che rivedere del tutto l’ipotesi che abbiamo formulato su qualcuno e sconfessare il primo giudizio avuto su di lui, la mente umana trova emotivamente meno costoso cancellare o relativizzare alcuni dati informativi in suo possesso su quella certa persona. Questo la dice lunga su quanto sia importante, a volte critico, riuscire a dare da subito il meglio di noi stessi.
Come vedi, l'importanza di avere comportamenti socialmente accettabili non è data dal fatto che questi comportamenti siano condizione necessaria per avere una buona salute ed equilibrio psicologico, ma solo per adattarsi alla prima impressione degli altri.
Questo mostra quanto sia anti-scientifico definirla malattia.
Sarebbe come se dicessi che una donna in una società di misogini è malata perchè i suoi comportamenti non sono accettati.
Noi socialfobici siamo un po' come donne in una società di misogini: nell'analogia noi siamo le donne, e la gente comune sono i misogini, che ci impongono il loro standard di normalità, di comportamenti socialmente accettabili.
Se mai bisognerebbe definirlo disturbo, per indicare un disturbo soggettivo vissuto dal socialfobico in certe situazioni.
Il concetto di limite in malattia è sempre extra-contestuale, non ha importanza dove è come tale limite si manifesta, e la fonte delle limitazioni può essere rappresentata dall'ambiente che ci circonda (limite esogeno) oppure dal nostro corpo (limite endogeno). E non necessariamente debbono essere presenti entrambi, affinché si possa parlare di malattia.
Citazione:
Come vedi, l'importanza di avere comportamenti socialmente accettabili non è data dal fatto che questi comportamenti siano condizione necessaria per avere una buona salute ed equilibrio psicologico, ma solo per adattarsi alla prima impressione degli altri..... Se mai bisognerebbe definirlo disturbo, per indicare un disturbo soggettivo vissuto dal socialfobico in certe situazioni.
Sulla famosa frase "non vi è una seconda occasione per dare un ottima prima impressione"... ci sarebbe molto da discutere, ma finiremo off topic...mi spiace solo che i selezionatori italiani e gli psicologi del lavoro l'hanno decisamente presa alla lettera. Idem per gli studiosi della PNL che hanno più volte dimenticato la genesi multifattoriale della FS.
Perchè non considerare tale disturbo soggettivo (l'adattamento) un sintomo? Se così fosse ( secondo me lo è) non è poi così antiscientifico considerarla una malattia!!
PS cosa intendi per disturbo?
Registrato: Mar 12, 2008 Messaggi: 141 Residenza: il mio piccì
Inviato: Thu Mar 27, 2008 03:32 am Oggetto:
praticamente secondo te Hurry, i sociofobici sono solo un tipo di persone, che i cosiddetti normali non (ri)conoscono e quindi non sanno gestire, ed è questo che causa il loro (dei fobici) malessere.
o qualcosa del genere, grossomodo (spero di non aver distorto troppo il concetto nel riassumerlo).
teoria interessante..
beh, piuttosto del doc che PRIMA ti conferma che hai qualcosa che non va per cause non dipendenti dalla tua volontà (predisposizione biologica, infanzia, attuale contesto sociale), e POI salta fuori che sei TU che devi cambiare andando a fare le terapie...
..piuttosto mi stà più simpatica la tua teoria...
1) il fatto che la fs sia già ''scritta'' nei geni (o nell'infanzia) di una persona, e non dipenda dalla sua volontà, NON significa che sia impossibile uscirne.
2) un sociofobico (se si impegna abbastanza e/o se incontra un contesto ambientale abbastanza favorevole ad un certo punto della sua vita)
potrà certamente ''uscire dalla fobia sociale'', nel senso che ad un certo punto potrà sia superare i sintomi della fs (come eccessiva emotività, paura ecc. ecc. ecc.) sia cambiare in maniera rilevante il suo ''modo di vedere le cose'' (i pensieri che innescano varie reazioni d'ansia, umiliazione ecc. ecc. ecc.)
3) tuttavia, non potrà MAI ''funzionare'' completamente come una persona ''normale'', nel senso che i vari atti sociali/comunicativi richiederanno SEMPRE al sociofobico (o ex sociofobico) una quantità di ''energia'' psicologica e di impegno (e di stress) molto superiore alla norma.
4) Insomma, secondo me ciò che c'è scritto nei geni e ciò che rimane inciso durante l'infanzia di una persona incidono sull'aspetto sociale nel modo seguente: determinano quanto una persona dovrà faticare per ottenere gli stessi risultati socio-comunicativi della media.
5)Il fatto che una persona riesca (o non riesca) ad indirizzare i propri sforzi nella direzione giusta per sentirsi decentemente a posto con se stessa e con gli altri invece dipende da tanti fattori molto complessi: per esempio la motivazione, la gravità della situazione, l'impegno, la voglia di cambiare, il contesto psicologico e/o concreto del momento....ecc.
_________________ And who by fire, who by water,
who in the sunshine, who in the night time,
[...]
who in your merry merry month of may,
who by very slow decay,
[...]
and who shall I say is calling?
Registrato: Mar 09, 2008 Messaggi: 178 Residenza: profondo SUD, male oscuro!
Inviato: Thu Mar 27, 2008 14:12 pm Oggetto: Re: mi sono troppo incazzata leggendo che...
biancaneve ha scritto:
la fobia sociale dipende da disturbi chimici del cervello,che puo' essere ereditata (genetica), e non si combatte quindi "reagendo". L'ho letto sul sito "Depressioneansia.it". Mi piacerebbe sbatterlo in faccia a tutte le persone che nella vita mi avevano quasi convinta che la mia malattia dipendesse solo da me stessa, che dovevo farmi forza e reagire, e che ero la causa stessa dei miei casini. Comunque cosi' chiaramente non l'avevo mai letto che la Fs fosse scritta nei nostri geni, a ben pensarci ho una cugina che ce l'ha, e sta messa pure peggio di me, e anche in famiglia timidezza, depressione e problei psicologici non mancano. Che tristezza mica l'ho scelto io di essere me stessa), a volte mi chiedo chi mi ha messo qui al mio posto, se c'e' qualcuno che ha deciso del mio destino ancor prima che io nascessi, perche' mi piacerebbe prenderlo e strozzarlo...
E' quello che dicono tutti i luminari della psichiatria di fama mondiale. Accettiamo questo squilibrio chimico congenito e riempiamolo "artificialmente", compensiamolo con sostanze che il nostro cervello non produce(purtroppo) o produce in quantità limitatissime, le quali nn consentono un tenore di vita c.d. "normale".
A tal proposito vi consiglio di leggere "E liberaci dal male oscuro" di G.B.Cassano e Serena Zoli che mi ha fatto capire quasi tutto. Nell ultima parte del libro vi sono racconti di gente famosa caduta nell inferno: da Indro Montanelli a Ornella Vanoni passando per Sandra Mondaini etc.
Registrato: Mar 23, 2008 Messaggi: 14 Residenza: Lumbardia(Comm)
Inviato: Thu Mar 27, 2008 17:14 pm Oggetto:
Se è cosi' quello che ho detto prima non vale.Nessuno ci ha capito niente,allora doibbiamo rassegnarci e affrontare le situazioni tanto non cambiera' nulla.
1) il fatto che la fs sia già ''scritta'' nei geni (o nell'infanzia) di una persona, e non dipenda dalla sua volontà, NON significa che sia impossibile uscirne.
2) un sociofobico (se si impegna abbastanza e/o se incontra un contesto ambientale abbastanza favorevole ad un certo punto della sua vita)
potrà certamente ''uscire dalla fobia sociale'', nel senso che ad un certo punto potrà sia superare i sintomi della fs (come eccessiva emotività, paura ecc. ecc. ecc.) sia cambiare in maniera rilevante il suo ''modo di vedere le cose'' (i pensieri che innescano varie reazioni d'ansia, umiliazione ecc. ecc. ecc.)
3) tuttavia, non potrà MAI ''funzionare'' completamente come una persona ''normale'', nel senso che i vari atti sociali/comunicativi richiederanno SEMPRE al sociofobico (o ex sociofobico) una quantità di ''energia'' psicologica e di impegno (e di stress) molto superiore alla norma.
4) Insomma, secondo me ciò che c'è scritto nei geni e ciò che rimane inciso durante l'infanzia di una persona incidono sull'aspetto sociale nel modo seguente: determinano quanto una persona dovrà faticare per ottenere gli stessi risultati socio-comunicativi della media.
5)Il fatto che una persona riesca (o non riesca) ad indirizzare i propri sforzi nella direzione giusta per sentirsi decentemente a posto con se stessa e con gli altri invece dipende da tanti fattori molto complessi: per esempio la motivazione, la gravità della situazione, l'impegno, la voglia di cambiare, il contesto psicologico e/o concreto del momento....ecc.
ma si...in fin dei conti vedetela come una timidezza accentuata.
Se sei timido sei timido e c'è poco da fare...lo diventi vuoi per l'ambiente, vuoi per una tua predisposizione psicologica ecc..ecc...
detto questo nessuno ti vieta piano piano di "violentarti" e mutare.
Alla fin fine magari certe domande, problemi continui a farteli...ma intanto, anche se ciò comporta uno sforzo in più, riesci anche ad esprimerti con estroversione.
Il concetto di limite in malattia è sempre extra-contestuale, non ha importanza dove è come tale limite si manifesta, e la fonte delle limitazioni può essere rappresentata dall'ambiente che ci circonda (limite esogeno) oppure dal nostro corpo (limite endogeno). E non necessariamente debbono essere presenti entrambi, affinché si possa parlare di malattia.
Secondo me è sbagliato associare la FS a una malattia perchè questo termine da' un'accezione statica alla condizione della FS, mentre io penso che non sia una condizione statica.
In pratica, la questione epistemologica è questa:
un disturbo può considerarsi una malattia se e solo se la probabilità di autoguarigione è nulla.
Se esiste una probabilità consistente di indursi un'autoguarigione (non necessariamente superiore al 50%), allora è sbagliato definirla malattia.
Il diabete è una malattia perchè io, con la forza di volontà, non posso aggiustare il pancreas.
Invece io penso che la mente umana abbia accesso alle risorse per superare la FS, sebbene non sempre lo intuisce.
Se ho intuito quali sono le condizioni per provocare l'autoguarigione, il mio esperimento funzionerà, e se funzionerà vuol dire che è arbitrario e immotivato definire malattia la FS.
gio1 ha scritto:
Citazione:
Come vedi, l'importanza di avere comportamenti socialmente accettabili non è data dal fatto che questi comportamenti siano condizione necessaria per avere una buona salute ed equilibrio psicologico, ma solo per adattarsi alla prima impressione degli altri..... Se mai bisognerebbe definirlo disturbo, per indicare un disturbo soggettivo vissuto dal socialfobico in certe situazioni.
Sulla famosa frase "non vi è una seconda occasione per dare un ottima prima impressione"... ci sarebbe molto da discutere, ma finiremo off topic...mi spiace solo che i selezionatori italiani e gli psicologi del lavoro l'hanno decisamente presa alla lettera. Idem per gli studiosi della PNL che hanno più volte dimenticato la genesi multifattoriale della FS.
Perchè non considerare tale disturbo soggettivo (l'adattamento) un sintomo? Se così fosse ( secondo me lo è) non è poi così antiscientifico considerarla una malattia!!
PS cosa intendi per disturbo?
L'adattamento è un concetto troppo fuzzy per poter essere considerato un sintomo di una malattia, ma penso che possa essere considerato un sintomo di un disturbo ansiogeno.
Io, essendo socialfobico, ho la mente più predisposta al ragionamento, ho osservato nelle persone "normali" che non c'è la stessa predisposizione: se i socialfobici fossero la maggioranza della popolazione, con questa logica, i normali potrebbero essere considerati malati.
Non prendo come modello la pnl, ma condivido l'argomentazione che ho citato di uno psicologo di pnl.
In questa argomentazione ha chiarito che il motivo per cui è necessario non mostrarsi ansiosi è un calcolo statistico delle probabilità di adattarsi al giudizio dell'altro (un calcolo fatto per non sottoporre il cervello dell'altro a uno sforzo troppo grande per interpretare le strane reazioni ansiose del sociofobico).
Se avesse detto che, invece, avere le abilità sociali comuni è necessario perchè queste sono una condizione necessaria per la salute del soggetto avrebbe detto una cosa concettualmente diversa, e non sarei stato d'accordo.
ma questo sicuramente, il fatto che da piccola nn mi abbiano mi fatto uscire, ero sempre tappata in casa, mia madre voleva che uscissi solo per andare a scuola e in chiesa, la mia famiglia nn ha mai fatto nulla per farmi migliorare pur vedendo ero soffocata dai problemi e dalla solitudine, chissa' mi chiedo come sarebbe stata se fossi stata cresciuta da gente normale...
credo che sia proprio questa la causa princ d tutto...poi magari sarai anche predisposta.......uguale a me...poi cio messo anche del mio
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