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fobiasociale.com :: Leggi argomento - Ancora sul tema genitoriale!
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Ancora sul tema genitoriale!
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Timidezza
Autore Messaggio
A_Bittersweet_Life_83
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Registrato: Feb 21, 2008
Messaggi: 99
Residenza: Piemonte

MessaggioInviato: Sat Apr 05, 2008 00:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Capitolo genitori… da dove iniziare… La vita con loro sta diventando sempre più difficile. Solo ora mi rendo conto che in questi anni da universitario ho vissuto bene anche perché sono stato lontano da loro (pur facendo il pendolare).

A volte mi sento come una persona che si è risvegliato da un coma durato 24 anni (troppi). Il cervello, sopito da una vita, incomincia ad ingranare, e incomincio a farmi domande che prima non mi ero mai posto.
Qual’è il risultato della loro educazione? Il figlio perfetto, che ogni mamma vorrebbe avere, che sarei io. Se questo è essere perfetto, beh, che bello schifo.
Ora che uso un po’ di più la testa (o, meglio, incomincio a pensare esclusivamente con la MIA) mi rendo conto che il risultato della loro educazione è un mezzo fallimento.

I primi anni (elementari e medie) sono stati fondamentali. Partire con il piede sbagliato ti costringe ad una rincorsa affannosa, la rincorsa ad una vita normale. Ero timido, troppo educato, troppo gentile, troppo altruista. Mi hanno insegnato a porgere l’altra guancia. In parole povere, un povero coglione senza palle. Io da cagnolino obbediente ho messo in pratica ogni loro insegnamento, secondo me se avessi avuto un po’ più di personalità (anche se parlare di personalità a 10 anni non so se è un discorso che regge) probabilmente ora non sarei qui a scrivere raccontandovi della mia vita (sinora) sprecata.
Non mi hanno mai spinto ad avere nessun hobby, nessun interesse, un ragazzo tutto casa e chiesa. E quando ci provavo, mi trovavo sempre a disagio con gli altri .
E succede ancora adesso. Sono così perché mi hanno insegnato ad esser così, e io non mi sono mai posto dubbi.
Io la mia vera personalità non la conosco ancora.

Poi bisogna aprire il capitolo religione.
Non riesco proprio a trattenermi. Mia mamma con il suo fanatismo religioso mi ha rotto il cazzo. Perché il suo è fanatismo.
Secondo me la fede è porsi in continuazione delle domande, avere dei dubbi: arrivare a 50 anni e pensare che Dio ti punisce se bestemmi è da perfetti idioti.
Io oramai non credo più, perché hanno cercato così tanto con ostinata insistenza di inculcarmi i valori cattolici che ora non me ne frega più niente, non vado più in chiesa, quando ci vado con la testa penso ai fatti miei, la loro insistenza ha prodotto il risultato opposto.

Una precisazione doverosa: quando parlo di “loro” intendo mia mamma e mia nonna. Mio papà è sempre stato al di fuori dell’educazione o, più precisamente, mi avrebbe concesso più libertà. Dico avrebbe perché non l’hanno lasciato fare.
E’ la persona che mi ha dato "quantitativamente" meno segnali d’amore, ma mi rendo conto in questo periodo che è la persona che più di ogni altra mi ha voluto bene “nel modo corretto”, perché non ha mai interferito nelle mie decisioni, perché in fondo ha sempre avuto fiducia in me, e anche se tra noi due non c’è molto dialogo, e i suoi complimenti sono sempre rari (ma so che quando parla con altri di me è fiero e orgoglioso), è la persona alla quale sono più legato.

Non riesco lo stesso a dire la stessa cosa di mia mamma. E’ una persona troppo buona, meriterebbe tutto il bene del mondo, ma è completamente fuori dalla realtà. Mi ha dato troppo, ma mi sono accorto che quel troppo mi ha fatto solo male. Mi ha dato troppo, ma mi ha tolto anche tanto.
Non riesco ad esserle affezionato come forse lei meriterebbe. Lei probabilmente non ha mai ragionato con la sua testa, ha solo accettato il corso del destino, non è certo un esempio di personalità. Questo però non le ha impedito di farsi una bella famiglia (perché in fin dei conti noi siamo una bella famiglia), e penso che in fondo se lo meriti.
Credo che sia troppo buona, prevedo che più avanti la deluderò. Io non sono l’angelo che crede di avere messo al mondo. Lei pensa di conoscermi, ma si sbaglia di grosso.
La mia aggressività sta aumentando sempre più. Non perché io abbia odio nei suoi confronti, non fraintendetemi, ma solo perché probabilmente mi sono rotto i coglioni di dire sempre sì, di accettare che la vita mi scorra davanti e io non stia facendo niente per godermela. Lei non si è mai divertita nella sua vita? Problemi suoi.

La mia vita sociale è pressoché nulla, eppure lei non si preoccupa.
Lei sogna: conoscerò una ragazza (ma dove poi, boh?), la porterò nel mio bel paese, ci sposeremo, faremo una bella famiglia… tutte cazzate, la vita vera è altra cosa.
Se leggesse i miei post su questo forum, probabilmente avrebbe un esaurimento nervoso. E si renderà conto che il suo figlio modello magari fuori appare uno splendore, ma dentro sente l’inferno.
E quando sputerò fuori la verità, perché non potrò tenermi tutto dentro per sempre, per lei non sarà un bel momento.


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Registrato: Jan 20, 2008
Messaggi: 201
Residenza: Il Paradiso che finisce

MessaggioInviato: Sat Apr 05, 2008 03:27 am    Oggetto: Rispondi citando

A_Bittersweet_Life_83 ha scritto:
Secondo me la fede è porsi in continuazione delle domande, avere dei dubbi: arrivare a 50 anni e pensare che Dio ti punisce se bestemmi è da perfetti idioti.



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Nulla ha valore senza attesa.L'attesa è Dio.Non esiste Dio al di là dell'attesa.
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Registrato: Mar 17, 2008
Messaggi: 63
Residenza: lucca

MessaggioInviato: Sat Apr 05, 2008 10:09 am    Oggetto: Rispondi citando

tomorrowWillBeOk ha scritto:
non sono mai riuscito ad abbracciare i miei....
Mi viene come un blocco...


neppure a me. ma neanche loro sono mai riusciti ad abbracciarmi, neppure da piccolo. il fatto e' che io non riesco ad abbracciare nessuno e mostrare il mio affetto agli altri


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muttley
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Registrato: Aug 22, 2007
Messaggi: 651

MessaggioInviato: Sun Apr 06, 2008 11:08 am    Oggetto: Rispondi citando

La mia situazione batte tutte le altre: non riesco a chiamare i miei con l'appellativo di "papà" o "mamma", non credo sia normale. Probabilmente manca da parte mia la volontà di mostrare confidenza nei loro confronti, e a questo si aggiunge il fatto che non ci guardiamo mai negli occhi né io li rendo partecipi di quello che faccio ora che non viviamo più assieme.
Ciò che più mi è stato trasmesso da loro è un senso di negatività e pessimismo nei confronti del prossimo: l'altro è colui che mira ad abbindolarti, a imporre la sua volontà sulla tua e di conseguenza tu ne devi stare lontano. Fin dall'età di 5 anni, quando un coetaneo veniva a giocare a casa mia, terminato il momento dello svago, mio padre veniva da me e mio fratello per spiegarci come quella fosse "casa nostra" e come noi dovessimo "farci rispettare a casa nostra" da "quello lì" perché "a casa nostra" dovevamo comandare noi.
Mia madre ovviamente ha fatto il grosso: non ha mai voluto che amici e coetanei varcassero la soglia di casa, ha costretto me e mio fratello a frequentare una scuola privata insieme nella stessa classe e fino alla laurea mi ha impedito di lasciare il nido famigliare.
Questa stessa negatività mi investe ogni volta che torno a trovarli. Esempio dialogico numero uno:
Madre: che hai fatto ieri sera?
Io: sono uscito con un amico
Madre: dove?
Io: siamo andati a bere qualcosa
Madre: non è con l'alcol che risolverai i tuoi problemi esistenziali

Esempio dialogico numero due:
Padre: quando finisci il corso?
Io: tra un mese
Padre: e poi?
Io: poi ci sarà l'inserimento in azienda
Padre: ma è un azienda seria o poi ti lasciano a casa?
Io: dipenderà da me e dalla loro esigenza di personale, come sempre
Padre: ho capito, vuol dire che non ti prendono

Insomma a casa mia si respira ottimismo come nelle miniere ucraine si respira aria pulita.


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MessaggioInviato: Sun Apr 06, 2008 12:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

muttley ha scritto:



Esempio dialogico numero due:
Padre: quando finisci il corso?
Io: tra un mese
Padre: e poi?
Io: poi ci sarà l'inserimento in azienda
Padre: ma è un azienda seria o poi ti lasciano a casa?
Io: dipenderà da me e dalla loro esigenza di personale, come sempre
Padre: ho capito, vuol dire che non ti prendono

Insomma a casa mia si respira ottimismo come nelle miniere ucraine si respira aria pulita.

ma non e' che abbiamo il solito padre? Very Happy


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Registrato: Aug 22, 2007
Messaggi: 651

MessaggioInviato: Sun Apr 06, 2008 12:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

andreattt ha scritto:
muttley ha scritto:



Esempio dialogico numero due:
Padre: quando finisci il corso?
Io: tra un mese
Padre: e poi?
Io: poi ci sarà l'inserimento in azienda
Padre: ma è un azienda seria o poi ti lasciano a casa?
Io: dipenderà da me e dalla loro esigenza di personale, come sempre
Padre: ho capito, vuol dire che non ti prendono

Insomma a casa mia si respira ottimismo come nelle miniere ucraine si respira aria pulita.

ma non e' che abbiamo il solito padre? Very Happy


Siamo fratellastri e neanche lo sapevamo! Mr. Green


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Registrato: Mar 29, 2008
Messaggi: 77

MessaggioInviato: Mon Apr 14, 2008 21:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Vi racconto la mia esperienza..
Pochi minuti fa stavo facendo un discorso io e mia madre sul figlio della sua migliore amica, nonchè mio amico, che vorrebbe licenziarsi dalla società in cui lavora attualmente per trasferirsi in una'altra città dove vive la sua ragazza. Il ragazzo in questione ha 21 anni, un diploma da informatico (quindi decisamente spendibile nel mondo del lavoro). Mia madre si lamentava perchè secondo lei è da pazzi lasciare un lavoro ben avviato per trasferirsi lontano da casa "per inseguire l'emozione del momento" (sue testuali parole) e che sarebbe giusto andarsene da casa verso i 28-29 anni, quando ormai sei pienamente autosufficiente e non sei più un ragazzino impulsivo. Io ribattevo che secondo me fa benissimo ad andarsene per cogliere l'attimo, e che se per caso la storia d'amore con questa ragazza finisse avrebbe cmq, vista la sua giovane età, la possibilità di tornare a casa.
Questo ragazzo tra l'altro ha 2 genitori piuttosto strani, la madre iperansiosa e protettiva, il padre molto quadrato e originale.
Fatto sta che ho concluso il discorso dicendo che non è più come ai suoi tempi in cui si lavorava e si trovava l'amore in paese, ma ormai i ragazzi d'oggi sono bombardati di continue informazioni e mezzi di comunicazione vari che fanno sì che vogliano provare quante più cose possibili nella vita prima di capire realmente cosa piaccia loro.
Tra l'altro questo discorso è arrivato dopo che io ho detto che mi piacerebbe andare via per qualche mese e che vorrei licenziarmi dal posto in cui attualmente lavoro, in cui sono stressatissimo e mal pagato. Considerando che ho quasi 26 anni, che non ho ancora trovato l'amore, che anche le amicizie ultimamente latitano, che il lavoro fa schifo e che vorrei cercarmi un master per continuare a studiare non mi sembra di fare nulla di male nel voler fare un breve periodo (cmq momentaneamente non superiore ai 6 mesi) all'estero come esperienza di vita. lei tra l'altro mi ha accusato di non darle mai una mano in casa e che lei ha sempre dovuto fare sacrifici per tutti (basti pensare che va tutti i giorni ad accudire al ricovero mia nonna, che 3 anni ha avuto un incidente e che da quel momento è pressochè demente) che sta aspettando il suo momento (a 51 anni) che non è ancora arrivato.
la sua mi è sembrata quasi una supplica per rimanere ancora un pò a casa (tra l'altro sono pure figlio unico), ma alla stesso tempo, non so perchè, mi sembrava che volesse quasi incoraggiarmi a vivere la vita come lei non è mai riuscita a viverla e di inseguire i miei sogni.
Tutto questo per dire che spesso i genitori tendono a limitarci per eccessivo affetto nei nostri confronti, che alla fine sono contenti quando noi possiamo realizzare i nostri sogni, ma che allo stesso tempo spesso provano una sorta di invidia per quello che siamo riusciti a fare e che loro non sono riusciti.
è per questo che consiglio a tutti di non preoccuparsi eccessivamente del giudizio di genitori e parenti, spesso ci vorrebbero tenere stretti a loro, perchè se ce ne andassimo lontano lo vedrebbero come una sorta di scarsa riconoscenza o come un sentore di loro fallimento personale.. ma in realtà, ne sono sicuro, in cuore loro sono realmente felici.


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e di essere un grande uomo
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Messaggi: 875

MessaggioInviato: Mon Apr 14, 2008 21:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Pochi minuti fa stavo facendo un discorso io e mia madre sul figlio della sua migliore amica, nonchè mio amico, che vorrebbe licenziarsi dalla società in cui lavora attualmente per trasferirsi in una'altra città dove vive la sua ragazza. Il ragazzo in questione ha 21 anni, un diploma da informatico (quindi decisamente spendibile nel mondo del lavoro). Mia madre si lamentava perchè secondo lei è da pazzi lasciare un lavoro ben avviato per trasferirsi lontano da casa "per inseguire l'emozione del momento" (sue testuali parole) e che sarebbe giusto andarsene da casa verso i 28-29 anni, quando ormai sei pienamente autosufficiente e non sei più un ragazzino impulsivo. Io ribattevo che secondo me fa benissimo ad andarsene per cogliere l'attimo, e che se per caso la storia d'amore con questa ragazza finisse avrebbe cmq, vista la sua giovane età, la possibilità di tornare a casa.


Stesso iter del mio amico.Lui ha scelto l'amore e si è trasferito.Ha trovato un buon lavoro,sta facendo carriera,ha lasciato il paesino e adesso è felice.

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Registrato: Mar 29, 2008
Messaggi: 77

MessaggioInviato: Mon Apr 14, 2008 22:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

vetro ha scritto:
Citazione:
Pochi minuti fa stavo facendo un discorso io e mia madre sul figlio della sua migliore amica, nonchè mio amico, che vorrebbe licenziarsi dalla società in cui lavora attualmente per trasferirsi in una'altra città dove vive la sua ragazza. Il ragazzo in questione ha 21 anni, un diploma da informatico (quindi decisamente spendibile nel mondo del lavoro). Mia madre si lamentava perchè secondo lei è da pazzi lasciare un lavoro ben avviato per trasferirsi lontano da casa "per inseguire l'emozione del momento" (sue testuali parole) e che sarebbe giusto andarsene da casa verso i 28-29 anni, quando ormai sei pienamente autosufficiente e non sei più un ragazzino impulsivo. Io ribattevo che secondo me fa benissimo ad andarsene per cogliere l'attimo, e che se per caso la storia d'amore con questa ragazza finisse avrebbe cmq, vista la sua giovane età, la possibilità di tornare a casa.


Stesso iter del mio amico.Lui ha scelto l'amore e si è trasferito.Ha trovato un buon lavoro,sta facendo carriera,ha lasciato il paesino e adesso è felice.


sono sempre più convinto che per dare una svolta alla mia vita dovrei imparare a cogliere veramente l'attimo, a "carpe diem". Fino a questo punto della mia esistenza non l'ho mai fatto, ma nelle ultime settimane ho come una sensazione diversa, che essere più impulsivo e meno ragionatore possa realmente portarmi a cambiare la mia vita.
lo so che non sarà facile, ma ho seriamente intenzione di vivere un'esperienza lontano da casa, tanto per iniziare..
Poi se mi troverò bene, potrò andarmene definitivamente di casa, ma perlomeno fatemi provare.. Smile


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Messaggi: 651

MessaggioInviato: Wed Apr 16, 2008 22:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

Oggi stavo riflettendo su una cosa che molto probabilmente è un'ovvietà (gli utenti più sgamati in fatto di scienze psicologiche e logiche mentali potranno infatti irridere alla scontatezza del mio assunto): il rapporto coi genitori costituisce la matrice di tutti i rapporti col prossimo. Io per esempio, subito dopo un'infanzia caratterialmente "quasi normale" sono diventato sempre più freddo e scostante nel rapporto coi miei, di anno in anno diminuiva la confidenza e l'apertura nei loro confronti fino a raggiungere situazioni in cui i dialoghi consistevano unicamente in sparuti mono/bisillabi. Il tutto si è poi trasferito nelle relazioni extrafamigliari, tramutandomi in una persona di poche parole, distaccata e incapace di comunicare calore umano o partecipazione affettiva.
A tutt'oggi alcune cose sono cambiate: le relazioni con il prossimo risultano un tantino meno problematiche ma permane quel senso di estraneità coi miei genitori, ai quali non comunico mai nulla della mia vita privata o delle mie preferenze.


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