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fobiasociale.com :: Leggi argomento - SEZIONE CINEMA Recensioni e film consigliati
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SEZIONE CINEMA Recensioni e film consigliati
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Autore Messaggio
caliserio
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Registrato: Dec 10, 2007
Messaggi: 255

MessaggioInviato: Sun Apr 20, 2008 19:19 pm    Oggetto: Rispondi citando



L'odio

L'unico sentimento che riesco a provare adesso, contro il mio destino, contro di me, contro il mondo intero.

A parte tutto, un buon film.


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nO MeX pRiVaTi qUi
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muttley
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Registrato: Aug 22, 2007
Messaggi: 637

MessaggioInviato: Thu Apr 24, 2008 20:07 pm    Oggetto: Rispondi citando



Un film che credo tutti i frequentatori di questo forum apprezzeranno. Il protagonista potrebbe benissimo essere uno di noi.


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Remember, George: no man is a failure who has friends.
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-Lilly-
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Registrato: Mar 28, 2008
Messaggi: 285

MessaggioInviato: Sat Apr 26, 2008 12:44 pm    Oggetto: Rispondi citando



NON PENSARCI!

Un chitarrista rock fallito e ammaccato (Valerio Mastandrea) torna dalla Grande Città in cui aveva tentato l’avventura alla casella di partenza: la casa della sua famiglia a Rimini. Dove il fratello, (Giuseppe Battiston) sempre più grasso, gestisce con scarsi successi la fabbrica di famiglia di ciliegie sotto spirito; la sorella (Anita Caprioli) se ne sta sempre sola con i delfini dell’acquario. E i genitori invecchiano apparentemente ignari di tutto, o quasi... Preso in contropiede da una serie di rivelazioni e scoperte famigliari per lui sempre più incredibili, il protagonista si ritrova suo malgrado costretto ad occuparsi assurdamente e a modo suo di tutti...

Voto della critica= l'ho visto ieri sera.. si può vedere..Valerio Mastrandrea x me è bravo..


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"E a che cosa serve un libro", pensava Alice, "senza figure e dialoghi?"
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Redman
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Registrato: Sep 03, 2006
Messaggi: 1768

MessaggioInviato: Mon Apr 28, 2008 19:55 pm    Oggetto: Rispondi citando


La Trama

Chuck Barris ha una doppia vita: di giorno è un celebre conduttore di show televisivi, ideatore del "reality show" (autore di programmi come _The Dating Game_, conosciuto anche in Italia col titolo _Il gioco delle coppie_); di notte si trasforma in uno spietato agente della Cia, con una predilezione per gli omicidi efferati. Ma quando l'amore entra nella sua vita, la situazione è destinata a cambiare...


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Le donne ci guardano per fatti loro...le donne ci ignorano a peso d' oro
Le donne che volano ed io resto qua...per la donna che mi aspetterà...
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-Lilly-
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Registrato: Mar 28, 2008
Messaggi: 285

MessaggioInviato: Tue Apr 29, 2008 12:40 pm    Oggetto: Rispondi citando




Trama
Anni '70, una piccola cittadina nella Germania del sud. Michaela, 21 anni, è cresciuta in una famiglia profondamente religiosa, con un padre gentile ma debole e una madre fredda e distante. Nonostante sia da molti anni affetta da epilessia, Michaela non vede l'ora di andarsene di casa e studiare all'università. Lì, il suo primo assaggio di libertà, lo sbocciare del suo amore per Stefan e la sua amicizia con Hanna vanno ad aprire una crepa nella corazza fatta di fede e famiglia all'interno della quale si è sempre sentita sicura e protetta. Il risultato è un disastro. Non un normale attacco epilettico, ma uno spaventoso susseguirsi di facce e voci...

Voto della critica
Io questo film non sono riuscita a vederlo tutto..mi dispiaceva troppo x la protagonista, e sapendo che è tratto da una storia vera.. è stato anche peggio..
Per quello che ho visto..è un bellissimo film..struggente.. se qualcuno ha il "fegato" di vederlo fino alla fine..mi sappia dire se pensa che meriti!


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calimerlo
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Registrato: Mar 21, 2008
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MessaggioInviato: Tue Apr 29, 2008 18:56 pm    Oggetto: Rispondi citando



Il pasto nudo

film semplicemente delirante

Cronenberg dovrebbero internarlo


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se mi mandate mex privati qui...
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Registrato: Mar 28, 2008
Messaggi: 285

MessaggioInviato: Wed Apr 30, 2008 16:30 pm    Oggetto: Rispondi citando



Thomas in Love

Film del: 2000
Genere: Commedia / Drammatico
Durata: 97 minuti

Trama:
Thomas è agorafobico, ma in realtà è il pretesto per un viaggio nell'animo umano di un protagonista che non si vedrà mai.

Recensione del film:
Pierre Paul Renders, giovane regista belga, analizza la paura del mondo e al contempo quella della solitudine.
Con il suo personaggio, Thomas, che non compare mai, Renders decide di parlare dell’agorafobia in maniera piuttosto originale: fa in modo infatti che lo spettatore diventi esso stesso protagonista, guardando il mondo come lo guarda lui attraverso un videotelefono.
Sullo schermo nient’altro che primissimi piani, lunghi piani sequenza e inquadrature fuori centro e fuori fuoco dei personaggi con i quali Thomas si trova a parlare.


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Amylee17
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MessaggioInviato: Fri May 09, 2008 21:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Come in uno specchio di Ingmar Bergman

:



La trama

Karin, col marito medico Martin, il fratello Minus ed il padre scrittore David, trascorrono le vacanze su un'isola dei mari del Nord. Karin, uscita da una clinica psichiatrica, preoccupa molto Martin, che l'ama e che sa come la donna sia incurabile. Non conosce però le sue periodiche allucinazioni durante le quali Karin si reca in una camera in soffitta e ode alcune voci che le annunciano la venuta di un qualcuno, che ella è convinta essere Dio. David, d'altro canto, pur amando la figlia, è preoccupato dei suoi successi di scrittore e annota i sintomi della malattia di Karin su un diario per poterne eventualmente trarre l'ispirazione per un suo romanzo. Karin scopre questo diario e viene a sapere di essere senza speranza. Ciò provoca in lei un trauma e si confida con Martin, che cerca di consolarla. Durante una gita in barca, fra Martin e David, soli, avviene un colloquio piuttosto violento, durante il quale David comprende e ammette i suoi errori e cerca un riavvicinamento alla famiglia. Karin, intanto, rimasta sola sull'isola con Minus, confida al fratello le sue visioni nonché il fatto che per vivere in questo nuovo mondo ella si allontana sempre più dal marito. Al ritorno di Martin e David, Karin chiede di ritornare in manicomio, distaccandosi per sempre da un mondo nel quale ormai non può trovare piu' pace. La sua decisione provoca peraltro un riavvicinamento fra Minus e il padre, i quali d'ora in poi riusciranno a comprendersi meglio.

Recensione

"Come in uno specchio" inaugura la trilogia dedicata specificatamene al problema religioso, che sarà completata, nel breve arco di due anni, da "Luci d'inverno" e "Il silenzio". Di fatto, questi tre film sembrano prestarsi a un'analisi globale. Troppe sono le analogie sostanziali, troppe quelle formali. Bergman era solito suggerire che i suoi film fossero esaminati singolarmente, ma egli stesso accomunò i tre film nella seguente classificazione: "Trattano di una riduzione. Come in uno specchio: certezza conquistata. Luci d'inverno: certezza messa a nudo. Il silenzio - silenzio di Dio - la copia in negativo. Perciò formano una trilogia".
Si è molto parlato del significato religioso finale delle tre opere viste in successione, e qualcuno si è meravigliato dello strano itinerario. Lo avrebbe preferito inverso, dal dubbio alla certezza. Ma l'apparente incongruenza si spiega accettando una lettura più semplice della trilogia. Bergman non vuol dimostrare qualcosa. Vuole soltanto proporre qualcosa alla riflessione, vuole stimolare alla ricerca. E lo fa di volta in volta presentando personaggi - persone a loro volta in stato di ricerca. Non è né credente è ateo. È solo un uomo desideroso, nel suo cammino di artista, di far partecipare il suo prossimo alle sue meditazioni, alla sua avventura nella foresta del silenzio dell'infinito. [... ...]
Stilisticamente la trilogia rivela la tendenza a circoscrivere sia lo spazio, sia il tempo.
Le vicende si svolgono in ambienti rigorosamente chiusi e in segmenti temporali bevi, ben delimitati. È l'uomo prigioniero delle sue angosce l'oggetto dell'attenzione del regista.
[......]La ricerca dell'infinito avviene su due binari principali e su un binario secondario. I binari principali sono Karin e David. Il binario secondario è Minus. Nessun binario segue il personaggio di Martin, sempliciotto medico positivista, banale, incapace, nonostante la sua apparente gentilezza, di dar risposta all'ansia d'amore che lo circonda. Il binario Karin parte da un presupposto, la malattia mentale, che induce la donna a una sorta di sdoppiamento esistenziale tra la realtà e le sue fantasie. [... ...] Diverso è il percorso di David. All'inizio del film è un uomo che sbaglia tutto. Ha sbagliato a lasciare la famiglia, sbaglia pensando di lasciarla di nuovo. Ha portato regali inutili e poco graditi... Ma David è un peccatore in fase di conversione. [... ...]
Resta da svelare il mistero del titolo. Le parole "come in uno specchio" sono tratte dagli Atti degli apostoli, e più esattamente dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinti, capitolo 13, versetto 12: "Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia". [da Ingmar Bergman di Sergio Trasatti Editrice Il Castoro S.r.l.]


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MessaggioInviato: Fri May 09, 2008 21:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sussuri e grida di Ingmar Bergman

:



Trama

A Stoccolma, agli inizi del Novecento, Agnese sta morendo di cancro nella villa di famiglia; ad assisterla al suo capezzale ci sono le due sorelle, Maria e Karin, e l’amorevole badante Anna. Fra ricordi d’infanzia ed insanabili tensioni familiari Agnese giunge al termine della propria vita, ma la notte successiva il suo spirito tornerà per manifestare il tormento della donna…

Recensione

Presentato in concorso al Festival di Cannes 1973 e candidato all’Oscar come miglior film dell’anno, “Sussurri e grida” è universalmente considerato come uno dei massimi capolavori nella carriera di Ingmar Bergman. Prodotta, diretta e sceneggiata dallo stesso Bergman, che si è ispirato al teatro di August Strindberg, questa pellicola è una delle opere più intime e personali del grande regista svedese, che anche qui sceglie di trattare alcuni dei temi principali della sua produzione: l’ineluttabilità della sofferenza, la complessità delle relazioni interpersonali (in primo luogo quelle familiari) e il difficile confronto fra l’essere umano e la morte. Davanti alla macchina da presa, in un’affascinante esplorazione dei diversi aspetti dell’animo femminile, un gruppo di magnifiche attrici alle prese con un quartetto di personaggi indimenticabili.

Al centro del film c’è la figura di Agnese (Harriet Andersson), che nel suo letto di morte, nel corso di una lenta e dolorosa agonia in attesa della fine, si trova a ripercorrere alcuni episodi del proprio passato e a rimpiangere la felicità dell’infanzia. Attorno ad Agnese, punto focale dell’intera trama, si innesca il conflitto fra le sue due sorelle, accompagnate dai rispettivi mariti: Maria (Liv Ullmann), egocentrica ed ossessionata dalla propria bellezza, e Karin (Ingrid Thulin), una donna fredda ed incapace di qualunque contatto umano. All’atteggiamento insensibile e distaccato delle due sorelle fa da contraltare il personaggio di Anna (Kari Sylwan), la fedele badante che, con silenziosa e sincera devozione, si prende cura della moribonda Agnese accompagnandola nel suo viaggio verso l’aldilà; e infatti, nel finale, sarà lei l’unica ad avere il coraggio di avvicinarsi al cadavere di Agnese, per placarne lo spirito inquieto.

Intensa, angosciosa, a tratti addirittura straziante, la pellicola è contraddistinta da un’eccezionale potenza espressiva e da un acceso simbolismo, quasi sempre declinato in chiave psicanalitica. Bergman mette la propria regia al completo servizio degli interpreti, facendo un largo uso dei primi piani, e gioca in maniera formidabile sui contrasti cromatici per creare un’atmosfera cupa e opprimente, che rispecchia lo stato d’animo dei protagonisti. Non a caso, infatti, tutto il film è ambientato nello spazio circoscritto (e in qualche modo teatrale) della villa di Agnese, nella quale la costante penombra degli interni viene messa in opposizione con il chiarore della neve nelle scene in esterno, quelle che corrispondono ai flashback di Agnese con la madre. Straordinaria la fotografia di Sven Nykvist (premio Oscar), basata sull’utilizzo di pochi colori essenziali e fortemente simbolici: il bianco, il nero e soprattutto il rosso, tonalità dominante nelle stanze della villa (“ho sempre immaginato il rosso come l'interno dell'anima”, ha detto Bergman). Nella colonna sonora, musiche di Chopin e di Bach. Nel 1978, Woody Allen ha preso spunto da “Sussurri e grida” per girare il suo film più bergmaniano, “Interiors”.


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Amylee17
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MessaggioInviato: Fri May 09, 2008 21:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fanny & Alexander di Ingmar Bergman

:



Recensione

“E' una meravigliosa summa dei motivi bergmaniani, la fede e la magia, la paura e il mistero, la malvagità che guida molte vite e il riscatto che si ricerca nella morte, la scommessa con il diavolo, con i simboli mai cancellati dell'immaginazione infantile e dell'istituzione adulta. C'è stato un periodo in cui si considerava Bergman una specie di filosofo cinematografico, un divulgatore di problemi esistenziali, un piccolo prontuario per spettatori mezzo-colti, ma molto ambiziosi: 'Fanny e Alexander' dimostra soprattutto la qualiltà poetica di Bergman, la sua capacità di rendere piana, struggente e necessaria ogni storia. Il riepilogo bergmaniano di questo bellissimo film è in chiave di favola infantile, di un'infanzia rivisitata con gli occhi, le malinconie e il coraggio degli adulti, storia di una famiglia di teatranti agli inizi del secolo, storia di due fratelli, il bambino Alexander, la bambina Fanny, che aprono gli occhi sul mondo tra la finzione dell'arte e le durezze dell'esperienza. Bergman non rinuncia a nulla delle sue paure autobiografiche (tanto è vero che il film comincia con il piccolo Alexander che vede la morte accucciata in salotto), ma aggiunge quella parte lieta di sé, che si vede, per esempio, in 'Sorrisi di una notte d'estate', e aggiunge una nuova filosofia, che supera i dubbi e le angosce esistenziali: gli uomini sono soli, non c'è una realtà fuori dal mondo, la felicità consiste nell'adattarsi alle cose, la felicità è la piccola o grande gioia laica dell'amore e dei sensi."
(Stefano Reggiani, 'La Stampa')


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