Mi spiace ma, dopo aver riletto i vostri interventi (tutti pertinenti) continuo a pensare che l'unico ad aver compreso appieno quel che intendevo dire aprendo la discussione sia Elaphe.
Giova dice: credete che un medico sia in grado di dire "tu sei socio fobico, tu no"? Certo che lo è, se è bravo nel suo lavoro. Ribadisco che, stando a quanto hai scritto, tu sei timido, magari marcatamente timido, ma non fobico. Il molto timido può essere il giovane professore universitario che tossicchia e arrossisce alla sua prima lezione, magari suda anche.
Il fobico a quella lezione non ci va proprio, anzi, costruisce la sua vita in modo da EVITARE (un verbo chiave per chi ha il problema) di trovarsi a dover mai affrontare un pubblico, o un pubblico vasto, o altre situazioni che lo paralizzano (occhio, dico paralizzano, non intimidiscono). Il tipo di timore che si scatena non è di quelli che si vincono dicendo a sè stessi "da oggi si cambia", magari fosse così, se lo dici a me m'icazzo pure, perche stai sottovalutando la mia sofferenza. Certo, ci sono farmaci o, alla peggio, alcool, ma diventare alcolizzati o dipendenti da sostanze chimiche non è il massimo, oltre al fatto che, come più volte asserito in questo forum, non è affatto detto che il problema si risolva così (se fosse, io non ci penserei due volte). Dici: io faccio il buffone, sono ironico, faccio battute, parlo un sacco: ma, dico, li hai letti gli interventi di alcuni utenti qui? Qui c'è gente che non riesce ad uscire di casa, ad andare al supermarket, a tenersi un lavoro! E farebbe carte false per "fare il buffone", se ho capito ciò che intendi.
Quel che intendevo io all'inizio è che l'essere consapevoli che questa è, a tutti gli effetti, una malattia, e io sono pienamente convinto che lo sia, ci porti a isolarci ulteriormente, portandoci a praticare un'introspezione esasperata, chiudendoci in noi più di quanto la nostra indole "paurosa" ci porterebbe a fare: "Oggi al compleanno del collega non ho spiccicato una parola. Eh, sì per forza, sono sociofobico". "Ho l'impressione che la gente per strada mi guardi storto. Si vede che ce l'ho scritto in faccia che sono fobico". Questi sono gli eccessi a cui mi riferivo, il vedere quello che non c'è, ricondurre tutto alla fobia sociale autoisolandosi ancora di più, e cullarsi, magari con una malinconia a volte piuttosto piacevole (direi pericolosamente piacevole) in questo isolamento.
no_fun quando mai ho detto che è facile comportarsi in una certa maniera?
c'è gente che farebbe carte false per uscire di casa? per fare il buffone?
Ripeto io fino ai 14anni ero l'estroversone del gruppo, poi ho avouto un annetto (o nache qualcosa in più) in cui via via senza accorgermene ero diventato quasi il nulla.
Mi sono staccato quasi da ogni sorta di vita sociale...perchè? perchè parlare mi dava pressione, dover dimostrare qualcosa agli altri mi dava pressione, dover interagire con persone (mettiamo anche nuovi compagni di classe che in 3 mesi erano già tutti amiconi, mentre io avevo bisogno dei miei tempi), l'aver paura di sbagliare un'uscita tra ragazzi mi faceva imbarazzare talmente tanto che le parole mi si strozzavano in gola ancora prima di uscire fuori.
Se sei anche solo "timido forte" dire "da oggi si cambia" non basta...come non basta se sei "sociofobico"...quello che serve è la forza di volotnà e la voglia di combattere contro il proprio stesso cervello.
Se sei obeso con 50kg in più dire "da oggi dieta" non basta...devi tirarti su le maniche e non avvicinarti più a quel cavolo di frigo (e basta davvero poco e nemmeno te ne accorgi e quel frigo l'hai già svuotato).
Tremi ad uscire da casa? Io tremavo all'idea di mettermi in discussione con gli altri, aprirmi agli altri.
E allora? Ti svegli la mattina e dici "oggi esco di casa anche tremando, anche se ho la nausea,anche se sbocco per strada...."
Sei sociofobico? Sì. Ma non c'è alcuna barriera fisica che non ti permette di uscire di casa...si tratta solo di sfondar eil tuo cervello (come d'altro canto lo si fa con i farmaci).
Quello che dici tu non è tanto differente dal mio discorso.
Sociofobia una malattia o meno? Fate voi (per me se la mettete così allora lo è anche una timidezza estrema--> per me sono solo condizioni psicologiche invalidanti...)
Il mio concetto di malattia è qualcosa che danneggia fisicamente o psicologicamente un individuo in modo diretto (gli rompe le ossa, gli fa rincitrullire il cervello).
Per me la timidezza estrema e la sociofobia (che comunque non dovrei aver vissuto) sono condizioni psicologiche invalidanti e non malattie. Perchè? perchè le prime sono emozioni,è sensibilità, è paura.
E' come dire che la paura del buio, dell'acqua, dei ragni sono malattie.
Sono malattie? per me no. Sono paure del cervello...ma il cervello in sè non è malato...è sano.
Anche un depresso per me è malato solo dal punto di vista oromonale...a livello psicologico no. Anzi oserei dire che un depresso è la persona più normale di questo mondo. Perchè? Perchè a noi uomini c'è stata data un'arma a doppio taglio: il cervello e il cuore.
Quello che l'attimo prima ti fa toccar ele stelle con un dito e l'attimo dopo ti fa tremare al pensiero che potresti toccare quelle stelle o viceversa non avere più la possibilità.
Un depresso inizia a darsi solo risposte negative, mentre la "normalità" è considerata il darsi risposte solo positive (tanto per istinto di sopravvivenza a costo di prendersi in giro da soli).
Per me è più sano un depresso che tanti (ma dico tanti) ragazzi che trovo in giro il sabato sera che non hanno nemmeno la consapevolezza di vivere: respirano tanto perchè hanno i polmoni che lo fanno per loro e parlano tanto perchè il cervello articola qualcos aper loro.
Un depresso? un depresso invece è "malato" perchè ha raggiunto fin troppa consapevolezza di sè e della vita.
Come hai detto tu per me nella sociofobia vi immergete da soli più di quanto già non è invalidante la condizione psicologica di per seè.
Perchè?Perchè se dici ad un obeso "sei malato", Lui continuerà ad ingozzarsi senza chiedersi se è possibile perdere i chili e magari maledicendo se stesso.
Se gli dici che è una condizione psicologica/fisica, ma che se impara ad abbattere la sua stessa mente è un processo reversibile la situaziona cambia.
Se vai avanti con la convinzione che la tua è una semplice malattia (--> di per sè implica o medicine o te la tieni) allora non vai da nessuna parte: continui a rinchiuderti in casa e stai solo perchè è una malattia.
Se ti svegli al mattino e pensi "malattia o no? anche lo fosse esiste la volontà per andare anche contro il proprio stesso cervello e il proprio stesso cuore a costo di sentire ancora più male" la situazione cambia.
In mezzo alla strada con il senso di nausea? Ottimo...però in mezzo alla strada ci sei...
cosa credi? chi dice qui sul forum di essere guarito dalla sociofobia (ma io metto in mezzo anche la mia timidezza) come credi possa stare meglio?dire di essere "guarito"?
Perchè ha capito semplicemente che quel suo cervello (così nella sua particolarità eccezionale e da conservare come una pietra preziosa) avesse però qualcosa da cambiare volenti o nolenti.
E a piccoli passi e con tanti insuccessi, tanti tremoni,nausee e paure sono andati avanti. E a forza di provarci diventa la normalità. La sociofobia è anche assuefazione/rassegnazione; mentre l'unica arma per uscire è la forza di volontà.
Un sintomo di malattia non significa che devi diventare succube della stessa malattia /condizione psicologica.
Sei obeso? lo stomaco ti dice che sta morendo dalla fame? E allora? finchè non sei tu ad inserire cibo non si sazierà...avrà sempre fame.
Hai la nausea/tremi ad uscire di strada? E allora? Sei tu a voler stare quieto in casa...io prenderei me stesos a 2 mani ed uscirei anche a costo di strisciare per terra e vomitare davanti a tutti, tremando e contorcendomi.
Poi il giorno dopo lo farei ancora e ancora e ancora...
dopo 20 giorni proverei addirittura a rivolger ela parola a qualcuno (per chiedere l'ora ad esempio)...e poi ancora e ancora...e intanto di passi in avanti rispetto a quando si sta a casa si sarebbero fatti (anche con tutti i tremori e la nasuea di sto mondo).
Il mio discorso comunque è quello di Lilly: tu non sei sociofobico o meno a seconda che ti etichetta o meno un medico...lo sei te dentro.
E se ci fai caso la reazione di Lilly è completamente diversa dalla tua (nella sua semplicità).
Lilly nel suo piccolo ha preso se stessa a 2 mani, il suo coraggio,la forza di volontà, la forza di continuare a viver eper qualcosa di valido e qualche piccolo passo l'ha provato a fare...
il mio discorso è questo: io non dico che se ti impegni tempo 2 mesi e sei le'stroversone con il cuore di pieta; dico semplicemente che se ti impegni puoi tentare di imparare a controllar emaggiormente le tue sensazioni creandoti le situazioni (esempio anche un semplice raduno); puoi sentire comunque l'ansia e il blocco, ma intanto un mezzo passettino è già fatto e puoi impegnarti per farne un altro mezzo.
Il mio discorso comunque è quello di Lilly: tu non sei sociofobico o meno a seconda che ti etichetta o meno un medico...lo sei te dentro.
E se ci fai caso la reazione di Lilly è completamente diversa dalla tua (nella sua semplicità).
Lilly nel suo piccolo ha preso se stessa a 2 mani, il suo coraggio,la forza di volontà, la forza di continuare a viver eper qualcosa di valido e qualche piccolo passo l'ha provato a fare...
il mio discorso è questo: io non dico che se ti impegni tempo 2 mesi e sei le'stroversone con il cuore di pieta; dico semplicemente che se ti impegni puoi tentare di imparare a controllar emaggiormente le tue sensazioni creandoti le situazioni (esempio anche un semplice raduno); puoi sentire comunque l'ansia e il blocco, ma intanto un mezzo passettino è già fatto e puoi impegnarti per farne un altro mezzo.
Giova grazie di aver capito..
_________________ "E a che cosa serve un libro", pensava Alice, "senza figure e dialoghi?"
Alice in Wonderland
Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora Vai a Precedente1, 2, 3
Pagina 3 di 3
Non puoi inserire nuovi argomenti Non puoi rispondere a nessun argomento Non puoi modificare i tuoi messaggi Non puoi cancellare i tuoi messaggi Non puoi votare nei sondaggi