Messaggio Pubblico da Diafobik: "poison break :)"

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La psiche conformista
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Ansia Sociale Forum Generale
Autore Messaggio
Chioccioccolata
Esperto
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Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 542

MessaggioInviato: Tue Apr 29, 2008 12:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Ma davvero siamo così vulnerabili che di fronte a ogni incertezza della nostra vita abbiamo bisogno di un´assistenza psicologica? Non è che si va diffondendo anche da noi, come è già diffusa in America, un´etica terapeutica per cui basta che un bambino sia un po´ vivace e turbolento che subito viene etichettato come affetto da un "disturbo da deficit di attenzione con iperattività"?

Concordo.
Citazione:
Che cosa significa questo continuo ricorso al termine "sindrome" da "ansia generalizzata" per dire che uno è preoccupato, da "ansia sociale" per dire che uno è timido, da "fobia sociale" per dire che uno è molto riservato, da "libera ansia fluttuante" per chi non sa di che cosa si preoccupa?

Ridicola e fuorviante la leggerezza con cui Galimberti "spiega" il significato dei vari disturbi.
Citazione:
Infine il "trauma", che non è più considerato come una giusta e fisiologica reazione emotiva a un evento doloroso o sconcertante, ma come il generatore di un progressivo disadattamento alla vita, tale da condizionarla per tutto il suo corso, e quindi bisognoso di assistenza terapeutica.

Shocked Cosa cosa??ma che c'entra?il fatto che il trauma sia una giusta e fisiologica reazione emotiva a un evento doloroso o sconcertante implica che non sia anche il generatore di un progressivo disadattamento alla vita?se un ragazzino viene molestato da un genitore,è "normale" e "sano" che ne rimanga traumatizzato,ma questo trauma gli farà comunque del male,condizionerà comunque in maniera negativa la sua vita.
Citazione:
Troppa psicologia nella vita quotidiana dove si sostiene che la patologizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali risponde all´esigenza di omologare gli individui non solo nel loro modo di "pensare" (a questo ha già provveduto il "pensiero unico" per cui, come già ammoniva Nietzsche: "Chi pensa diversamente, va spontaneamente in manicomio"), ma soprattutto nel loro modo di "sentire".

Qui mi pare che si faccia confusione:un conto è aiutare una persona con un trauma,un disturbo,una malattia perchè la fanno in qualche modo star male,un conto è ritenere una certa cosa "anormale" perchè non si conforma al pensiero comune e cercare di omologarlo.
Citazione:
Allo scopo vengono solitamente impiegati i mezzi di comunicazione che, dalla televisione ai giornali, con sempre più insistenza irrompono con indiscrezione nella parte discreta dell´individuo per ottenere non solo attraverso test, questionari, campionature, statistiche, sondaggi d´opinione, indagini di mercato, ma anche e soprattutto con intime confessioni, emozioni in diretta, storie d´amore, trivellazioni di vite private, che sia lo stesso individuo a consegnare la sua interiorità, la sua parte discreta, rendendo pubblici i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue sensazioni, secondo quei tracciati di spudoratezza che vengono acclamati come espressioni di sincerità, perché in fondo: "Non si ha nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi".
Comportandoci in questo modo ognuno di noi dà un ottimo esempio di quell´omologazione dell´intimo a cui tendono tutte le società conformiste che, interessate a che l´individuo non abbia più segreti e al limite neppure più un´interiorità, alimentano il proliferare incontrollato di interviste, pubbliche confessioni, rivelazioni dell´intimità, come è facile vedere in numerose trasmissioni televisive particolarmente seguite, dove l´invito è quello di collaborare attivamente e con gioia alla pubblicizzazione dei propri sentimenti e della propria interiorità, perché il non farlo sarebbe un sintomo di "insincerità", se non addirittura, e qui anche gli psicologi danno una mano, di "introversione", di "chiusura in se stessi", quindi di "inibizione" se non di "repressione". E inibizione e repressione, recitano i manuali di psicologia, sono sintomi di un "adattamento sociale frustrato", quindi di una socializzazione fallita.

A parte il discorso un pò generalizzato,sono anche d'accordo.Solo che la teoria "patologizzazione di esperienze "normali" Arrow intrusione nell'intimità e negazione di riservatezza Arrow omologazione dell'io e spersonalizzazione" mi sembra MOLTO azzardata.
Insomma,mi sembra che Galimberti sia molto qualunquista e paranoico.
bardamu ha scritto:
Questo è il classico eccesso di chi non si ritrova nel tempo che vive e lo percepisce come estraneo, rifacendosi nostalgicamente ad un'epoca in cui "era tutto più semplice" e "si viveva lo stesso anche senza certe comodità".
La presunta "psicologizzazione" della società è un fatto collegato con la sua evoluzione in maniera molto più profonda che non un semplice legge economica di domanda e offerta con annessa pubblicità più o meno inconscia.

Quoto.


_________________
E non sarai capace di evitare...la morte maligna!
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Leofrico2
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Registrato: Apr 26, 2008
Messaggi: 13
Residenza: cagliari

MessaggioInviato: Wed Apr 30, 2008 17:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp2 ha scritto:

D'accordo con la premessa, ma non con la conclusione. Ho la sensazione che l'unico modo possibile per dimostrare che l'io non può raggiungere un senso (fare una mappa completa e coerente della realtà) è postulare che esista un senso oggettivo, di conseguenza, se cerchi di essere coerente, non sarà logico comportarsi come se un senso non esistesse, ma cercherai di costruirti una mappa della realtà che sia il più possibile coerente, sacrificando la completezza per la coerenza.
Se non riesco a farmi una mappa completa di tutte le zone del mondo, questo non vuol dire che, per viaggiare, non abbia bisogno di una mappa il più possibile coerente con la realtà e completa.
Non avrebbe alcun senso costruirsi una mappa immaginaria non fedele alla realtà, a meno che non ti interessi viaggiare senza perderti per strada con tutti i problemi che ne derivano.


- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?
- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

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uahlim
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Messaggi: 435
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MessaggioInviato: Wed Apr 30, 2008 17:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mah, io ho l'impressione che quando la psichiatra ti prende in cura poi pretende di curare con i farmaci anche situazioni fisiologiche, lo sperimento con il mio problema del disturbo bipolare, adesso anche se ho degli alti e bassi fisiologici che ho avuto anche prima che mi diagnosticassero sto disturbo, lei tende a correggere ste oscillazioni per me fino ad un certo punto normali e da tollerare stoicamente. Adesso si ragiona: c'è il farmaco, perchè devi sopportare il disagio?

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HurryUp3
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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 00:23 am    Oggetto: Rispondi citando

Leofrico2 ha scritto:

- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?

La scienza sta scoprendo sempre di più che l'energia (che è la sostanza di tutto ciò che è rappresentato dalla realtà) è una forma di informazione.
Quindi tutto è informazione.
L'informazione quindi è il senso della realtà, l'informazione pura (l'unica mappa completa e coerente concepibile).
La coscienza si manifesta come impulso ad acquisire sempre più informazione, l'evoluzione della natura può essere concettualmente concepita come una tendenza alla massima informazione (quindi alla completezza).
Pulsioni come il senso della bellezza, il senso dell'etica, il senso della giustizia, il senso dell'equilibrio e della simmetria, la passione per la filosofia, etc..., possono essere tutte manifestazioni della pulsione ad acquisire informazione.
Quindi non mi sembra improbabile che il senso della realtà debba implicare, da un certo punto in poi, una tendenza a una morale sempre più perfetta.
Abbandonare la morale (il tendere ad essa) significherebbe non essere interessati ad acquisire informazione, e quindi significherebbe allontanarsi dall'essenza della realtà, remare contro di essa, fin quanto possibile.
Non dico che la morale sia una proprietà oggettiva e finale della realtà, ma ritengo plausibile concepire che rappresenti un passo obbligato della realtà.

Leofrico2 ha scritto:

- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

La realtà è informazione. Il cervello umano è programmato per acquisire sempre più informazione (fino a un certo limite, altrimenti cade nella follia). Infatti il cervello umano sviluppa la facoltà dell'analogia, e il pensiero analogico permette alla mente di poter decodificare una gamma elevatissima di informazione, in modo sempre maggiore, facendo salti conoscitivi sempre più ampi.
La consapevolezza dell'incompletezza dei processi cognitivi del cervello, farà sì che il cervello non possa mai sentirsi di avere TUTTA l'informazione, ma di poter solo accrescerla sempre di più. Nel momento in cui il cervello si costruisse un "senso" finale della realtà, andrebbe contro la propria natura, perchè i limiti fisici del cervello non permettono di avere abbastanza informazione da poter dire di aver raggiunto un senso finale della realtà.
Quindi la soluzione non sarà cercarsi un senso alternativo, ma continuare a elaborare le informazioni dell'ambiente in modo continuo, senza sosta, e senza arrivare alla fine.
Leofrico2 ha scritto:

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

Non è dogmatico. La deontologia che il cervello sviluppa per decodificare l'informazione della realtà, costruendosi una mappa incompleta, può essere più o meno coerente. Se è incoerente non da' informazione, ma illusione, e quindi diffondere mappe deontologiche incoerenti implica diffondere mappe non coerenti con la realtà.
La coscienza etica è abbastanza matura quando si intuisce che tutte le coscienze hanno il diritto/dovere di acquisire informazione dalla realtà, per capire sempre di più se' stesse e la realtà, raggiungendo un equilibrio tra tra informazione dinamica (consapevolezza razionale) e informazione potenziale (bagaglio informazionale inconscio).

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MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 06:17 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:
Leofrico2 ha scritto:

- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?

La scienza sta scoprendo sempre di più che l'energia (che è la sostanza di tutto ciò che è rappresentato dalla realtà) è una forma di informazione.
Quindi tutto è informazione.
L'informazione quindi è il senso della realtà, l'informazione pura (l'unica mappa completa e coerente concepibile).
La coscienza si manifesta come impulso ad acquisire sempre più informazione, l'evoluzione della natura può essere concettualmente concepita come una tendenza alla massima informazione (quindi alla completezza).
Pulsioni come il senso della bellezza, il senso dell'etica, il senso della giustizia, il senso dell'equilibrio e della simmetria, la passione per la filosofia, etc..., possono essere tutte manifestazioni della pulsione ad acquisire informazione.
Quindi non mi sembra improbabile che il senso della realtà debba implicare, da un certo punto in poi, una tendenza a una morale sempre più perfetta.
Abbandonare la morale (il tendere ad essa) significherebbe non essere interessati ad acquisire informazione, e quindi significherebbe allontanarsi dall'essenza della realtà, remare contro di essa, fin quanto possibile.
Non dico che la morale sia una proprietà oggettiva e finale della realtà, ma ritengo plausibile concepire che rappresenti un passo obbligato della realtà.

Leofrico2 ha scritto:

- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

La realtà è informazione. Il cervello umano è programmato per acquisire sempre più informazione (fino a un certo limite, altrimenti cade nella follia). Infatti il cervello umano sviluppa la facoltà dell'analogia, e il pensiero analogico permette alla mente di poter decodificare una gamma elevatissima di informazione, in modo sempre maggiore, facendo salti conoscitivi sempre più ampi.
La consapevolezza dell'incompletezza dei processi cognitivi del cervello, farà sì che il cervello non possa mai sentirsi di avere TUTTA l'informazione, ma di poter solo accrescerla sempre di più. Nel momento in cui il cervello si costruisse un "senso" finale della realtà, andrebbe contro la propria natura, perchè i limiti fisici del cervello non permettono di avere abbastanza informazione da poter dire di aver raggiunto un senso finale della realtà.
Quindi la soluzione non sarà cercarsi un senso alternativo, ma continuare a elaborare le informazioni dell'ambiente in modo continuo, senza sosta, e senza arrivare alla fine.
Leofrico2 ha scritto:

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

Non è dogmatico. La deontologia che il cervello sviluppa per decodificare l'informazione della realtà, costruendosi una mappa incompleta, può essere più o meno coerente. Se è incoerente non da' informazione, ma illusione, e quindi diffondere mappe deontologiche incoerenti implica diffondere mappe non coerenti con la realtà.
La coscienza etica è abbastanza matura quando si intuisce che tutte le coscienze hanno il diritto/dovere di acquisire informazione dalla realtà, per capire sempre di più se' stesse e la realtà, raggiungendo un equilibrio tra tra informazione dinamica (consapevolezza razionale) e informazione potenziale (bagaglio informazionale inconscio).


Cazzarola.

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MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 14:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Leofrico ha scritto:

Cazzarola.

Immaginando che, invece che virtualmente, noi stessimo parlando faccia a faccia, e immaginando che tu abbia fatto questo commento con l'espressione del volto che hai nel tuo avatar, ti confesso che le sinapsi della risata farebbero fatica a trattenere il flusso di ioni. Per fortuna ti puoi risparmiare la scena!

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MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 17:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp ha scritto:
Leofrico ha scritto:

Cazzarola.

Immaginando che, invece che virtualmente, noi stessimo parlando faccia a faccia, e immaginando che tu abbia fatto questo commento con l'espressione del volto che hai nel tuo avatar, ti confesso che le sinapsi della risata farebbero fatica a trattenere il flusso di ioni. Per fortuna ti puoi risparmiare la scena!


Eh si, combinazione devastante. Anche il volto da solo però è piuttosto ionizzante.

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MessaggioInviato: Fri May 02, 2008 01:01 am    Oggetto: Rispondi citando

tsevrah ha scritto:
HurryUp3 ha scritto:
mappe non coerenti con la realtà.

Cos' è la realtà ?

Tutto ciò che è. Forse nel nostro inconscio è codificata tutta l'informazione della realtà, e all'io spettano solo i bagliori dell'intuito. Io ho scelto di ascoltare quei bagliori anzichè plagiarmi con il nichilismo o l'ateismo come va di moda adesso
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MessaggioInviato: Fri May 02, 2008 04:14 am    Oggetto: La psiche conformista Rispondi citando

La psiche conformista

Psiche = Struttura dei significati della vita
Conformismo (= Anti-conformismo) = Porre il principio, i parametri regolatori (della vita) fuori di Sé = ALLOnomia (contrapposta ad AUTOnomia)

Psiche Conformista = Struttura ALLONOMA dei significati della vita.

La psiche conformista è l'obiettivo raggiunto di un modello culturale del dominio e dell'asservimento, che concepisce la vita non come valore in sé, ma come valore funzionale verso qualcosa di esterno: famiglia, società, stato, dio.
Un modello culturale secondo il quale il valore è definito esternamente al soggetto.

Per quello che ne so è un invenzione della cultura Kurgan e Indoeuropea, che alcuni millenni fa si è messa a girare per il mondo cercando esseri da dominare e coscienze (anime) da stuprare.

Tutto parte dal mancato rispetto del bambino e dal mancato riconoscimento del suo spontaneo e autonomo processo di conoscenza della realtà, e che la conoscenza è un esperienza/processo soggettivo.

A questo proposito ritengo molto significativi:
- Il bambino è competente di Jesper Juul (Feltrinelli)
- Tutte le opere di Maria Montessori

(e non sono di certo gli unici)

"L'educazione è lo stupro della coscienza individuale." (Microcosmo)

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Messaggi: 22
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MessaggioInviato: Fri May 02, 2008 08:19 am    Oggetto: Rispondi citando

Galimberti mette troppa carne al fuoco ma alcune questioni importanti le solleva, senza però porre delle distinzioni...
spesso la psicologia e la psichiatria più che essere interessate al disagio dell'individuo erano (ma talvolta ancora sono) interessate al disagio che le persone con "problemi mentali" causano agli altri..i manicomi ad esempio sono nati non per curare ma per escludere dal mondo chi per differenti ragioni (sicurezza, morale etc) non era tollerato per i suoi comportamenti manifesti, mentre chi si faceva portatore silente di un disagio poteva anche essere ben inserito.

poi si è cominciato a buttare uno sguardo anche a ciò che accade dentro le persone. Oggi probabilmente si tende all'opposto ad una medicalizzazione estrema della mente e dei sentimenti.
In fin dei conti sono cambiati i parametri della nostra tradizione sociale e con essi il modo di guardare a certi eventi psicologici e ad interpretarli dando loro un significato personale e sociale che prima probabilmente non esisteva (magari prima non erano neppure notati e per questo erano persino inesistenti)..

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