Menu
· Home
· Registrazione nel sito
· Presentazione
· Cosa e'?
· Sintomi
· Trattamento
· Diagnosi
· Cause
· Forum
· Chat
· Storie Personali
· Articoli-Notizie
· Messaggi Privati
· Links
· Sondaggi
· Bacheca di Annunci
· Opzioni Personali
· Conttato
Gente Online
In questo momento ci sono, 28 Visitatori(e) e 1 Utenti(e) nel sito.

Non ci conosciamo ancora? Registrati gratuitamente Qui
Login
Nickname

Password

Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti.
fobiasociale.com :: Leggi argomento - La psiche conformista
  FAQFAQ    CercaCerca     ProfiloProfilo    Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 
 
La psiche conformista
Vai a Precedente  1, 2, 3  Successivo
 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Ansia Sociale Forum Generale
Autore Messaggio
HurryUp2
Intermedio
Intermedio


Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 261

MessaggioInviato: Sun Apr 27, 2008 12:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Leofrico ha scritto:

Touchè fratello, qualunque cosa tu abbia detto Smile No aspetta provo ad abbozzare una minima controargomentazione. Per quanto riguarda l'insensatezza della vita tu dici in sostanza che l'uomo deve astenersi dal giudizio in quanto non capace di raggiungere la verità? Si, effettivamente. Però non potendo ovviamente dimostrare nemmeno che ce l'abbia un senso sarebbe relativamente logico comportarsi come se non ce l'avesse. Il che in pratica include tutti i comportamenti possibili.

D'accordo con la premessa, ma non con la conclusione. Ho la sensazione che l'unico modo possibile per dimostrare che l'io non può raggiungere un senso (fare una mappa completa e coerente della realtà) è postulare che esista un senso oggettivo, di conseguenza, se cerchi di essere coerente, non sarà logico comportarsi come se un senso non esistesse, ma cercherai di costruirti una mappa della realtà che sia il più possibile coerente, sacrificando la completezza per la coerenza.
Se non riesco a farmi una mappa completa di tutte le zone del mondo, questo non vuol dire che, per viaggiare, non abbia bisogno di una mappa il più possibile coerente con la realtà e completa.
Non avrebbe alcun senso costruirsi una mappa immaginaria non fedele alla realtà, a meno che non ti interessi viaggiare senza perderti per strada con tutti i problemi che ne derivano.
Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).
Nietzche ha una bassa coscienza etica, perchè ha tentato di demolire l'epistemologia, per innescare il virus dello "spirito dionisiaco" nella società.
L'incompletezza della logica può essere usata per mettere in dubbio la logica stessa, come ha fatto lui per togliere ogni fondamento ontologico alla ragione e alla morale.
La mappa della realtà che ha proposto è falsa.
Leofrico ha scritto:

Concludo con una domanda: a renderci felici è la semplice produzione di determinate sostanze del cervello, la convinzione stessa di essere felici, la soddisfatta volontà di potenza, il rispetto della proprie costruzioni morali o cos'altro? Probabilmente è tutto collegato.

Penso che la domanda mescoli livelli semantici diversi, per esempio il livello biologico con quello simbolico (dove i simboli sono la percezione della realtà codificata dal simbolo dell'io), anch'io penso che siano collegati, ma non in senso causale, ma in senso epi-fenomenico.

Top
Profilo ::
Who_by_fire
Intermedio
Intermedio


Registrato: Oct 26, 2007
Messaggi: 291

MessaggioInviato: Mon Apr 28, 2008 23:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

bardamu ha scritto:
Questo è il classico eccesso di chi non si ritrova nel tempo che vive e lo percepisce come estraneo, rifacendosi nostalgicamente ad un'epoca in cui "era tutto più semplice" e "si viveva lo stesso anche senza certe comodità".
La presunta "psicologizzazione" della società è un fatto collegato con la sua evoluzione in maniera molto più profonda che non un semplice legge economica di domanda e offerta con annessa pubblicità più o meno inconscia. L'individualizzazione estrema tipica della cultura occidentale porta per forza di cose ad una identificazione tra i problemi "individualizzati" e la psiche oggetto della psicologia. La psicologia è la scienza dell'individualità per antonomasia, perchè prende come base, anche nelle sue manifestazioni più collettive come lo studio dei rapporti umani o la psicologia di comunità, nient'altro che l'individuo e il suo cervello, inteso come elemento fisicamente staccato e singolo. E' in tal senso riduzionista, perchè come ideale ha la cura della società attraverso la cura delle sue singole parti, immerse in un contesto collettivo ma sempre valutate singolarmente. E' ovvio quindi che gli elementi di una società che li spinge a considerarsi esclusivamente per sé stessi, si rivolgano come conseguenza naturale a tale scienza per quelle che loro stessi considerano patologie, ma intese non più nel senso antico, come intendeva Galimberti, di "patologie sociali", che riguardano la comunità tutta e vengono percepite da essa come pericoli che minacciano la collettività, bensì in un senso moderno, occidentale, di "patologie dell'individualità". Il non riuscire a reggere l'individualità a cui è chiamato fa di ogni persona un potenziale malato, indipendentemente dalla sua natura. Ieri il malato era chi non riusciva ad essere "uomo sociale", chi non riusciva a sacrificare la propria individualità alla società, oggi è malato chi non riesce ad essere "uomo individuale", nel senso non di pensare, agire e venire percepito per sé, ma di non riuscire ad imporre alla società la propria individualità. L'uomo, ricalcandosi sulle leggi economiche, ha equiparato sé stesso ad un prodotto, rovesciando (o estremizzando) la gerarchia: l'individuo sta un gradino più in alto della società.
Di fronte a queste dinamiche, oltre al successo della psicologia, è facilmente spiegabile il recesso di culture collettive come le religioni, salvo poi recuperarle quando la società stessa viene percepita come in pericolo, quasi come un rigurgito del senso di collettività, ma sempre in difesa dell'individuo. Da qui la radicalizzazione della fede, che diventa assoluta o nulla, perchè appunto funzionale a qualcos'altro, o per lo meno ad un secondo obiettivo: affermare la stabilità sociale per potervi erigere sopra un monumento all'individuo.




Molto interessante!


_________________
Caro Diario,
sono felice solo in mare,
nel tragitto tra un'isola
che ho appena lasciato
e un'altra che devo ancora raggiungere.

Ora siamo diretti ad Alicudi
l'isola più lontana,
l'isola... più selvaggia...
Top
Profilo ::
Chioccioccolata
Avanzato
Avanzato


Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 472

MessaggioInviato: Tue Apr 29, 2008 12:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Ma davvero siamo così vulnerabili che di fronte a ogni incertezza della nostra vita abbiamo bisogno di un´assistenza psicologica? Non è che si va diffondendo anche da noi, come è già diffusa in America, un´etica terapeutica per cui basta che un bambino sia un po´ vivace e turbolento che subito viene etichettato come affetto da un "disturbo da deficit di attenzione con iperattività"?

Concordo.
Citazione:
Che cosa significa questo continuo ricorso al termine "sindrome" da "ansia generalizzata" per dire che uno è preoccupato, da "ansia sociale" per dire che uno è timido, da "fobia sociale" per dire che uno è molto riservato, da "libera ansia fluttuante" per chi non sa di che cosa si preoccupa?

Ridicola e fuorviante la leggerezza con cui Galimberti "spiega" il significato dei vari disturbi.
Citazione:
Infine il "trauma", che non è più considerato come una giusta e fisiologica reazione emotiva a un evento doloroso o sconcertante, ma come il generatore di un progressivo disadattamento alla vita, tale da condizionarla per tutto il suo corso, e quindi bisognoso di assistenza terapeutica.

Shocked Cosa cosa??ma che c'entra?il fatto che il trauma sia una giusta e fisiologica reazione emotiva a un evento doloroso o sconcertante implica che non sia anche il generatore di un progressivo disadattamento alla vita?se un ragazzino viene molestato da un genitore,è "normale" e "sano" che ne rimanga traumatizzato,ma questo trauma gli farà comunque del male,condizionerà comunque in maniera negativa la sua vita.
Citazione:
Troppa psicologia nella vita quotidiana dove si sostiene che la patologizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali risponde all´esigenza di omologare gli individui non solo nel loro modo di "pensare" (a questo ha già provveduto il "pensiero unico" per cui, come già ammoniva Nietzsche: "Chi pensa diversamente, va spontaneamente in manicomio"), ma soprattutto nel loro modo di "sentire".

Qui mi pare che si faccia confusione:un conto è aiutare una persona con un trauma,un disturbo,una malattia perchè la fanno in qualche modo star male,un conto è ritenere una certa cosa "anormale" perchè non si conforma al pensiero comune e cercare di omologarlo.
Citazione:
Allo scopo vengono solitamente impiegati i mezzi di comunicazione che, dalla televisione ai giornali, con sempre più insistenza irrompono con indiscrezione nella parte discreta dell´individuo per ottenere non solo attraverso test, questionari, campionature, statistiche, sondaggi d´opinione, indagini di mercato, ma anche e soprattutto con intime confessioni, emozioni in diretta, storie d´amore, trivellazioni di vite private, che sia lo stesso individuo a consegnare la sua interiorità, la sua parte discreta, rendendo pubblici i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue sensazioni, secondo quei tracciati di spudoratezza che vengono acclamati come espressioni di sincerità, perché in fondo: "Non si ha nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi".
Comportandoci in questo modo ognuno di noi dà un ottimo esempio di quell´omologazione dell´intimo a cui tendono tutte le società conformiste che, interessate a che l´individuo non abbia più segreti e al limite neppure più un´interiorità, alimentano il proliferare incontrollato di interviste, pubbliche confessioni, rivelazioni dell´intimità, come è facile vedere in numerose trasmissioni televisive particolarmente seguite, dove l´invito è quello di collaborare attivamente e con gioia alla pubblicizzazione dei propri sentimenti e della propria interiorità, perché il non farlo sarebbe un sintomo di "insincerità", se non addirittura, e qui anche gli psicologi danno una mano, di "introversione", di "chiusura in se stessi", quindi di "inibizione" se non di "repressione". E inibizione e repressione, recitano i manuali di psicologia, sono sintomi di un "adattamento sociale frustrato", quindi di una socializzazione fallita.

A parte il discorso un pò generalizzato,sono anche d'accordo.Solo che la teoria "patologizzazione di esperienze "normali" Arrow intrusione nell'intimità e negazione di riservatezza Arrow omologazione dell'io e spersonalizzazione" mi sembra MOLTO azzardata.
Insomma,mi sembra che Galimberti sia molto qualunquista e paranoico.
bardamu ha scritto:
Questo è il classico eccesso di chi non si ritrova nel tempo che vive e lo percepisce come estraneo, rifacendosi nostalgicamente ad un'epoca in cui "era tutto più semplice" e "si viveva lo stesso anche senza certe comodità".
La presunta "psicologizzazione" della società è un fatto collegato con la sua evoluzione in maniera molto più profonda che non un semplice legge economica di domanda e offerta con annessa pubblicità più o meno inconscia.

Quoto.


_________________

(Per i distratti:cliccate su www qui sotto e accederete al mio blog)
Top
Profilo ::
Leofrico2
Principiante
Principiante


Registrato: Apr 26, 2008
Messaggi: 13
Residenza: cagliari

MessaggioInviato: Wed Apr 30, 2008 17:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp2 ha scritto:

D'accordo con la premessa, ma non con la conclusione. Ho la sensazione che l'unico modo possibile per dimostrare che l'io non può raggiungere un senso (fare una mappa completa e coerente della realtà) è postulare che esista un senso oggettivo, di conseguenza, se cerchi di essere coerente, non sarà logico comportarsi come se un senso non esistesse, ma cercherai di costruirti una mappa della realtà che sia il più possibile coerente, sacrificando la completezza per la coerenza.
Se non riesco a farmi una mappa completa di tutte le zone del mondo, questo non vuol dire che, per viaggiare, non abbia bisogno di una mappa il più possibile coerente con la realtà e completa.
Non avrebbe alcun senso costruirsi una mappa immaginaria non fedele alla realtà, a meno che non ti interessi viaggiare senza perderti per strada con tutti i problemi che ne derivano.


- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?
- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

Top
Profilo ::
uahlim
Avanzato
Avanzato


Registrato: Aug 02, 2007
Messaggi: 343
Residenza: Alassio (SV), Brusson (AO), Milano

MessaggioInviato: Wed Apr 30, 2008 17:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mah, io ho l'impressione che quando la psichiatra ti prende in cura poi pretende di curare con i farmaci anche situazioni fisiologiche, lo sperimento con il mio problema del disturbo bipolare, adesso anche se ho degli alti e bassi fisiologici che ho avuto anche prima che mi diagnosticassero sto disturbo, lei tende a correggere ste oscillazioni per me fino ad un certo punto normali e da tollerare stoicamente. Adesso si ragiona: c'è il farmaco, perchè devi sopportare il disagio?

Top
Profilo ::
HurryUp3
Principiante
Principiante


Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 00:23 am    Oggetto: Rispondi citando

Leofrico2 ha scritto:

- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?

La scienza sta scoprendo sempre di più che l'energia (che è la sostanza di tutto ciò che è rappresentato dalla realtà) è una forma di informazione.
Quindi tutto è informazione.
L'informazione quindi è il senso della realtà, l'informazione pura (l'unica mappa completa e coerente concepibile).
La coscienza si manifesta come impulso ad acquisire sempre più informazione, l'evoluzione della natura può essere concettualmente concepita come una tendenza alla massima informazione (quindi alla completezza).
Pulsioni come il senso della bellezza, il senso dell'etica, il senso della giustizia, il senso dell'equilibrio e della simmetria, la passione per la filosofia, etc..., possono essere tutte manifestazioni della pulsione ad acquisire informazione.
Quindi non mi sembra improbabile che il senso della realtà debba implicare, da un certo punto in poi, una tendenza a una morale sempre più perfetta.
Abbandonare la morale (il tendere ad essa) significherebbe non essere interessati ad acquisire informazione, e quindi significherebbe allontanarsi dall'essenza della realtà, remare contro di essa, fin quanto possibile.
Non dico che la morale sia una proprietà oggettiva e finale della realtà, ma ritengo plausibile concepire che rappresenti un passo obbligato della realtà.

Leofrico2 ha scritto:

- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

La realtà è informazione. Il cervello umano è programmato per acquisire sempre più informazione (fino a un certo limite, altrimenti cade nella follia). Infatti il cervello umano sviluppa la facoltà dell'analogia, e il pensiero analogico permette alla mente di poter decodificare una gamma elevatissima di informazione, in modo sempre maggiore, facendo salti conoscitivi sempre più ampi.
La consapevolezza dell'incompletezza dei processi cognitivi del cervello, farà sì che il cervello non possa mai sentirsi di avere TUTTA l'informazione, ma di poter solo accrescerla sempre di più. Nel momento in cui il cervello si costruisse un "senso" finale della realtà, andrebbe contro la propria natura, perchè i limiti fisici del cervello non permettono di avere abbastanza informazione da poter dire di aver raggiunto un senso finale della realtà.
Quindi la soluzione non sarà cercarsi un senso alternativo, ma continuare a elaborare le informazioni dell'ambiente in modo continuo, senza sosta, e senza arrivare alla fine.
Leofrico2 ha scritto:

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

Non è dogmatico. La deontologia che il cervello sviluppa per decodificare l'informazione della realtà, costruendosi una mappa incompleta, può essere più o meno coerente. Se è incoerente non da' informazione, ma illusione, e quindi diffondere mappe deontologiche incoerenti implica diffondere mappe non coerenti con la realtà.
La coscienza etica è abbastanza matura quando si intuisce che tutte le coscienze hanno il diritto/dovere di acquisire informazione dalla realtà, per capire sempre di più se' stesse e la realtà, raggiungendo un equilibrio tra tra informazione dinamica (consapevolezza razionale) e informazione potenziale (bagaglio informazionale inconscio).

Top
Profilo ::
Leofrico
Principiante
Principiante


Registrato: Apr 20, 2008
Messaggi: 61
Residenza: Cagliari

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 06:17 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:
Leofrico2 ha scritto:

- Possiamo definire come senso "una mappa completa e coerente della realtà"? Cioè, questa mappa deve per forza portare alla luce un fine e una morale?

La scienza sta scoprendo sempre di più che l'energia (che è la sostanza di tutto ciò che è rappresentato dalla realtà) è una forma di informazione.
Quindi tutto è informazione.
L'informazione quindi è il senso della realtà, l'informazione pura (l'unica mappa completa e coerente concepibile).
La coscienza si manifesta come impulso ad acquisire sempre più informazione, l'evoluzione della natura può essere concettualmente concepita come una tendenza alla massima informazione (quindi alla completezza).
Pulsioni come il senso della bellezza, il senso dell'etica, il senso della giustizia, il senso dell'equilibrio e della simmetria, la passione per la filosofia, etc..., possono essere tutte manifestazioni della pulsione ad acquisire informazione.
Quindi non mi sembra improbabile che il senso della realtà debba implicare, da un certo punto in poi, una tendenza a una morale sempre più perfetta.
Abbandonare la morale (il tendere ad essa) significherebbe non essere interessati ad acquisire informazione, e quindi significherebbe allontanarsi dall'essenza della realtà, remare contro di essa, fin quanto possibile.
Non dico che la morale sia una proprietà oggettiva e finale della realtà, ma ritengo plausibile concepire che rappresenti un passo obbligato della realtà.

Leofrico2 ha scritto:

- Poi se ho ben capito (e probabilmente non è così) tu dici che comportarsi come se il mondo non avesse un senso è concettualmente impossibile e posso anche essere d'accordo... credo. Si può forse solo dargli un altro senso?

La realtà è informazione. Il cervello umano è programmato per acquisire sempre più informazione (fino a un certo limite, altrimenti cade nella follia). Infatti il cervello umano sviluppa la facoltà dell'analogia, e il pensiero analogico permette alla mente di poter decodificare una gamma elevatissima di informazione, in modo sempre maggiore, facendo salti conoscitivi sempre più ampi.
La consapevolezza dell'incompletezza dei processi cognitivi del cervello, farà sì che il cervello non possa mai sentirsi di avere TUTTA l'informazione, ma di poter solo accrescerla sempre di più. Nel momento in cui il cervello si costruisse un "senso" finale della realtà, andrebbe contro la propria natura, perchè i limiti fisici del cervello non permettono di avere abbastanza informazione da poter dire di aver raggiunto un senso finale della realtà.
Quindi la soluzione non sarà cercarsi un senso alternativo, ma continuare a elaborare le informazioni dell'ambiente in modo continuo, senza sosta, e senza arrivare alla fine.
Leofrico2 ha scritto:

HurryUp2 ha scritto:

Se poi queste mappe immaginarie (non fedeli alla realtà) cerchi addirittura di venderle agli altri (persuadendoli che sono la mappa reale della realtà), allora devi essere proprio bastardo dentro (diffondere mappe della realtà incoerenti è segno di bassa coscienza etica).


Addirittura... un pò dogmatico non trovi? Evidentemente no. Peraltro la bassa coscienza etica è evidente.

Non è dogmatico. La deontologia che il cervello sviluppa per decodificare l'informazione della realtà, costruendosi una mappa incompleta, può essere più o meno coerente. Se è incoerente non da' informazione, ma illusione, e quindi diffondere mappe deontologiche incoerenti implica diffondere mappe non coerenti con la realtà.
La coscienza etica è abbastanza matura quando si intuisce che tutte le coscienze hanno il diritto/dovere di acquisire informazione dalla realtà, per capire sempre di più se' stesse e la realtà, raggiungendo un equilibrio tra tra informazione dinamica (consapevolezza razionale) e informazione potenziale (bagaglio informazionale inconscio).


Cazzarola.

Top
Profilo ::
HurryUp
Esperto
Esperto


Registrato: Oct 14, 2007
Messaggi: 553

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 14:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Leofrico ha scritto:

Cazzarola.

Immaginando che, invece che virtualmente, noi stessimo parlando faccia a faccia, e immaginando che tu abbia fatto questo commento con l'espressione del volto che hai nel tuo avatar, ti confesso che le sinapsi della risata farebbero fatica a trattenere il flusso di ioni. Per fortuna ti puoi risparmiare la scena!

Top
Profilo ::
Leofrico
Principiante
Principiante


Registrato: Apr 20, 2008
Messaggi: 61
Residenza: Cagliari

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 17:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp ha scritto:
Leofrico ha scritto:

Cazzarola.

Immaginando che, invece che virtualmente, noi stessimo parlando faccia a faccia, e immaginando che tu abbia fatto questo commento con l'espressione del volto che hai nel tuo avatar, ti confesso che le sinapsi della risata farebbero fatica a trattenere il flusso di ioni. Per fortuna ti puoi risparmiare la scena!


Eh si, combinazione devastante. Anche il volto da solo però è piuttosto ionizzante.

Top
Profilo ::
tsevrah
Esperto
Esperto


Registrato: Jan 30, 2008
Messaggi: 734

MessaggioInviato: Thu May 01, 2008 21:35 pm    Oggetto: Rispondi citando





L'ultima modifica di tsevrah il Wed Jul 09, 2008 16:17 pm, modificato 1 volta
Top
Profilo ::
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Ansia Sociale Forum Generale Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Vai a Precedente  1, 2, 3  Successivo
Pagina 2 di 3

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi

Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
Forums ©

All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest © 2002 by me.