Ho visto che si è parlato di cartoni animati con location montane...a me però non sono mai piaciuti quelli come Heidi o il famigerato Là sui monti con Annette (dove il cielo è sempre blu? Sui monti in svizzera che piove sempre?), mentre era di gran lunga meglio l'esoticissimo Pepero. Chi se lo ricorda?
_________________ Remember, George: no man is a failure who has friends.
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Inviato: Mon May 05, 2008 15:47 pm Oggetto:
OT un po’ folle e lungo sui cartoni (scusate ma ho una passione per quelli per "fanciulle"!!):
Ma infatti, caro Bardamu, sia la famigerata Heidi che la meno nota e spigolosa Annette (quanto mi piaceva il suo caratteraccio!) non si negano un’esperienza formativa in città; fuoriescono dal guscio protettivo del villaggio (che rappresenta il noto) per conoscere spazi, dimensioni e modi di pensare a loro sconosciuti.
In realtà, a guardare bene, in Heidi la città assume semplicemente la funzione ideologica atta a riconfermare la superiorità indiscussa della natura sul mondo cittadino, utile soltanto a riportare la nostra eroina a una ri-conferma delle sue precedenti sicurezze. Insomma, quello con la dimensione urbana non si trasforma in incontro realmente destabilizzante, come avrebbe potuto invece essere!
Questa crociata a favore della natura, però, nasconde un retrogusto – seppur apparentemente “europeizzato” – di derivazione nipponica, ed è proprio in ciò che Heidi rivela la sua anima fortemente scintoista (parla con gli alberi, o sbaglio??).
In Annette, invece, il discorso è più sfumato: la città è anche il luogo dove si spalancano quelle possibilità che il piccolo centro non può offrire. La guarigione del fratellino di Annette può avvenire solo in città, dove la medicina e il progresso offrono ciò che le piccole realtà, pur apparentemente idilliache, (anche se non prive di minacce),non possiedono ancora.
Ciao Muttely, dovresti forse riguardare questi cartoni con uno spirito diverso, forse senza pensare troppo al fatto che sono rivolti ad un pubblico femminile! Per me questi come Anna dai capelli rossi, heidi, Lucy may, ecc. sono i cartoni più introspettivi e più vicini ad una narrazione di tipo romanzesco….Anna dai capelli rossi è di una poesia unica…vale la pena riscoprirlo
_________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
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Inviato: Mon May 05, 2008 16:07 pm Oggetto:
Pride3 ha scritto:
clizia ha scritto:
Poi, dicono, che tra i mestieri che stanno scomparendo ci sarebbero appunto quelli artigianali, di falegnameria ecc.
Mmmhh...pare che siano disponibili decine di migliaia di posti di lavoro in questo settore (credo,soprattutto in Brianza).
clizia ha scritto:
Magari, se ci offrissimo noi "fobici" non sarebbe difficile essere assunti , perchè dicono che non c'è troppa competizione in questo settore del lavoro, no?
Ti ringrazio di cuore carissima Clizia,ma declino l'offerta.
Ah si? declineresti l'offerta in falegnameria magari per un posto in banca come promotore finanziario?
Appena laureata mi contattarono da una banca (non dico quale, ma è molto famosa!!) per un colloquio di gruppo...dopo quel colloquio (con tanto di test psicologici a dir poco assurdi) in quel posto così leccato e pieno di gente precisina, arrampicatrice (me lo dice un'amica che invece ci lavora!) fui felice di esere stata scartata, visto che non mi hanno più richiamata. Appena uscita da quel posto così asettico e così "anti-cliziano", mi sentii quasi come Dante all'uscita dall'inferno, quando al lettore e in cuor suo sospira: " e quindi uscimmo a riveder le stelle"...così io dissi a me stessa: "e quindi uscii a riveder il sole!"...mi sembrava di non vedere un albero da 100 anni..volevo abbracciarmene uno...e dire che non sono una tipa così espansiva!
Falegname, falegname, dà retta a me, è meglio!! Vita più genuina, meno alienante...un sano lavoro fisico!!...
fare il liutatio è bello, però, dai....
E questo RU scrive qui??? Mica ho capito...."e che aiuto ce può ddà"??
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Cali, la pensione come l'hanno avuta i nostri predecessori (padri, nonni e trisavoli) noi non l'avremo mai. Questo è sempre bene ricordarselo! Inizia l'era della previdenza integrativa. E comunque d'ora in poi si lavorerà finché si campa, probabilmente la fatal sorte ci toccherà mentre siamo in ufficio intenti a scartabellare sul pc o a telefonare al signor billy baboo da Singapore per ricordargli di rispettare un ordine d'acquisto.
.
a maggior ragione forse è ora che inizi a portare a casa la pagnotta, se no in futuro potranno anche essere guai seri per te...
a meno che sei ricco
sei ricco?
mi fai un prestito?
Cali, la pensione come l'hanno avuta i nostri predecessori (padri, nonni e trisavoli) noi non l'avremo mai. Questo è sempre bene ricordarselo! Inizia l'era della previdenza integrativa. E comunque d'ora in poi si lavorerà finché si campa, probabilmente la fatal sorte ci toccherà mentre siamo in ufficio intenti a scartabellare sul pc o a telefonare al signor billy baboo da Singapore per ricordargli di rispettare un ordine d'acquisto.
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a maggior ragione forse è ora che inizi a portare a casa la pagnotta, se no in futuro potranno anche essere guai seri per te...
a meno che sei ricco
sei ricco?
mi fai un prestito?
Sono ricco interiormente, va bene lo stesso?
x Clizia: non è che cartoni come Heidi & company non mi piacessero per un fatto di "gender", ma per il semplice motivo che li trovavo troppo carichi, grondanti di una retorica melassosa. In realtà amavo molto certi anime prettamente femminili, in modo particolare quelli sulle maghette. Una volta ho pure portato a termine la visione dell'intera serie di Candy che, nei suoi momenti meno "calcati", era veramente un cartoon meritevole. Detto questo il mio anime preferito di sempre rimane Conan il ragazzo del futuro, e lì non ce n'è più per nessuno!
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Ma infatti, caro Bardamu, sia la famigerata Heidi che la meno nota e spigolosa Annette (quanto mi piaceva il suo caratteraccio!) non si negano un’esperienza formativa in città; fuoriescono dal guscio protettivo del villaggio (che rappresenta il noto) per conoscere spazi, dimensioni e modi di pensare a loro sconosciuti.
In realtà, a guardare bene, in Heidi la città assume semplicemente la funzione ideologica atta a riconfermare la superiorità indiscussa della natura sul mondo cittadino, utile soltanto a riportare la nostra eroina a una ri-conferma delle sue precedenti sicurezze. Insomma, quello con la dimensione urbana non si trasforma in incontro realmente destabilizzante, come avrebbe potuto invece essere!
Questa crociata a favore della natura, però, nasconde un retrogusto – seppur apparentemente “europeizzato” – di derivazione nipponica, ed è proprio in ciò che Heidi rivela la sua anima fortemente scintoista (parla con gli alberi, o sbaglio??).
In Annette, invece, il discorso è più sfumato: la città è anche il luogo dove si spalancano quelle possibilità che il piccolo centro non può offrire. La guarigione del fratellino di Annette può avvenire solo in città, dove la medicina e il progresso offrono ciò che le piccole realtà, pur apparentemente idilliache, (anche se non prive di minacce),non possiedono ancora.
Si certo, sono cartoni animati che portano avanti il discorso della natura benigna contrapposta all'urbanizzazione maligna, tutto molto Rousseau. Ed in effetti l'immagine che mi sono fatto di te per quello che leggo qua è quella di una ragazza che ha una visione fortemente romantica della vita, ottocentesca direi.
Io dal canto mio sono molto più novecentesco nel considerare la dimensione sociale e tecnologica dell'uomo, non irrinunciabile, ma necessaria alla comprensione, per poter poi essere messa da parte con coscienza. Conoscere per poter dimenticare. Non riuscirei a vivere con la sensazione di non comprendere il mio tempo e di volermene proiettare al di fuori, mi sembrerebbe una rinuncia, un abbandono. Non escludo in futuro di poter avere il tuo stesso desiderio di una vita ritirata in mezzo alla natura (il mio mito De André se ne andò in Gallura), ma il mio fine è la comprensione di me stesso tramite il tutto e se la natura può insegnarmi qualcosa deve farlo necessariamente in relazione alla città. Sarà che sono cresciuto in campagna, e quindi la capisco meglio della città, ma dalla mia visione della natura cerco di togliere tutte le strutture mentali che siamo soliti applicarvi, siano esse benigne alla Rousseau o maligne alla Leopardi, e di vederla per ciò che è, per quanto possibile. La vita nei campi è faticosa e logorante, è il non-pensiero, o la semplificazione di esso, per quanto la vita dell'uomo urbanizzato è fatta di pensiero abnorme, stratificato, spesso eccessivo. Vorrei trovare un punto di equilibrio fra queste due forme, ma quello che lo sarebbe dal punto di vista geografico, la periferia, come hai giustamente fatto notare tu, in realtà non corrisponde né alla natura né ad una stimolante società.
A me di cartoni animati "da fanciulle" piaceva -E' quasi magia Johnny- (che ho scoperto poi essere stato tagliuzzato e censurato ampiamente nella versione italiana)
_________________ Il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male.
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