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fobiasociale.com :: Leggi argomento - Siamo ancora capaci di pensare liberamente?
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Siamo ancora capaci di pensare liberamente?
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Ansia Sociale Forum Generale
Autore Messaggio
Chioccioccolata
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Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 387

MessaggioInviato: Wed May 14, 2008 14:23 pm    Oggetto: Siamo ancora capaci di pensare liberamente? Rispondi citando

Quanta libertà di pensiero c'è nella nostra società?Non in termini legali o politici,ciò di cui parlo è più ampio e più viscerale:ovvero la capacità,che dovrebbe essere intrinseca,un sostrato nel nostro cervello,di poter creare,modificare,plasmare i pensieri(di qualunque natura siano).
Mi è venuto in mente riflettendo su quanto spesso,in questo forum ma anche altrove,ci si accanisca su argomenti riguardanti la vita sociale e il rapporto con possibili amici o partner,spesso lamentandosi della propria "insufficienza",come ad esempio:"Conta solo l'aspetto fisico,sono patetico perchè stasera son rimasto a casa invece di uscire,le donne escono solo con chi ha il macchinone,l'unica ragazza che si è interessata a me era un cesso,non vado in disco/non mi interesso al calcio quindi la gente dice che son sfigato,se non sei un truzzo palestrato nessuna te la dà"ecc:insomma,sembra un mix fra studio aperto e i film americani per adolescenti.
Ora,non voglio discutere di queste cose per l'ennesima volta,Dio ce ne scampi,nè voglio accusare chi si deve effettivamente confrontare con questo tipo di realtà e quindi comprensibilmente avverte-più di altri-il peso del disagio sociale per non essere come " gli altri".

Per arrivare al succo di ciò che penso,cito il fumetto "Persepolis" di Marjane Satrapi (lo consiglio a tutti,recentemente è uscito anche il film),in cui l'autrice parla soprattutto del suo paese,l'Iran:la dittatura,la repressione,il lavaggio del cervello:
"Il regime aveva capito che una persona che usciva di casa domandandosi:<Avrò i pantaloni abbastanza lunghi?Sarà a posto il foulard?Si noterà che sono un pò truccata?Mi frusteranno?>,non si chiedeva più:<Dov'è andata a finire la mia libertà di pensiero?Potrò mai esprimermi liberamente?Vale la pena continuare a vivere?Che cosa fanno ai prigionieri politici?>".
Questo è quello che,in un altro senso,sta accadendo a noi,sociofobici e non:le regole del gioco non le abbiamo decise noi,il sistema costantemente ci spinge a pensare e a comportarci in un certo modo.

Perchè se i telespettatori sono occupati a ingozzarsi di reality,partite,tragedie,se gli italiani continuano ad essere spaventati da questa o quella "emergenza"o ad essere intortati da chiacchiere,se i giovani si interessano solo a comprare e rimorchiare,se in sostanza la gente vive,pensa e ama nel nulla,non ci sarà spazio per riflessioni,dubbi,curiosità,fantasia,insomma per tutte quelle cose che rappresentano una potenziale minaccia per una società conformista e stagnante come la nostra.

Quindi anche tutte le seghe mentali di cui parlavo prima sono frutto di questo,cioè di di un sistema che ti costringe a ragionare solo su certe cose e solo in un certo modo:ma non vi da fastidio?Non vi fa INCAZZARE che la vostra sensibilità ed energia siano costantemente impegnate in queste sciocchezze?E oltretutto sapere che non l'avete scelto voi,che non avete potere?


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Chioccioccolata
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Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 387

MessaggioInviato: Thu May 15, 2008 16:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scrivo per portare alla luce questo topic visto che,avendolo messo in "off topic",non poteva apparire nella schermata iniziale degli ultimi messaggi del forum finchè redman molto gentilmente non lo ha trasferito in "ansia sociale forum generale".
Se vi interessa,datemi la vostra opinione.


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vetro
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Registrato: Jul 15, 2007
Messaggi: 1025

MessaggioInviato: Thu May 15, 2008 18:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Perche' siamo vittime della frase "Conta l'apparenza" e pian piano ci abbiamo creduto.

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uahlim
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Registrato: Aug 02, 2007
Messaggi: 340
Residenza: Alassio (SV), Brusson (AO), Milano

MessaggioInviato: Thu May 15, 2008 21:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

vetro ha scritto:
Perche' siamo vittime della frase "Conta l'apparenza" e pian piano ci abbiamo creduto.


L'apparenza, o meglio, lo stile, conta.
Ma lo stile uno se lo crea perchè si diverte a crearlo, perchè è un narcisista.

Io ad esempio mi sono inventato il personaggio di uahlim, ed ogni dettaglio ha un suo perchè.

Per esempio mi faccio fare i biglietti da visita da Pettinoli, una bottega artigianale di Milano fondata nel 1881, anno che è un palindromo ed un ambigramma, e uahlim è un ambigramma sul biglietto da visita.

Ho una mia foto fatta a NOZON, paese che è un ambigramma, addirittura su una pagina della wikipedia.

Ma trovato NOZON, mi sono preso la briga di andarci per farci la foto, e con una maglietta con la scritta uahlim.

e LA foto è messa al contrario.

A Poznan, in Polonia, ho aspettato sotto un orologio digitale con la scritta poznan le ore 20:02 per fotografare un ambigramma naturale.


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Chioccioccolata
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Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 387

MessaggioInviato: Thu May 15, 2008 23:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

uahlim ha scritto:
vetro ha scritto:
Perche' siamo vittime della frase "Conta l'apparenza" e pian piano ci abbiamo creduto.


L'apparenza, o meglio, lo stile, conta.

Fra apparenza e stile c'è un'enorme differenza.


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bardamu
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Messaggi: 887
Residenza: Romagna

MessaggioInviato: Thu May 15, 2008 23:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

La miglior risposta possibile alla massificazione culturale è quella propositiva. Non parlare dei modelli culturali che non si condividono, evitando quindi di diffonderli, e proponi i tuoi. Se c'è qualcosa da copiare è l'aggressività culturale: se qualcuno ti parla di reality show e cazzate varie tu digli che hai letto un bellissimo fumetto che parla dell'Iran e della libertà. Chi parla in continuazione di questi modelli per criticarli in realtà ne fa parte, perchè li sfrutta per sentirsi migliore, ma non si accorge che rimane all'interno del sistema che li genera.


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inadatto
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MessaggioInviato: Fri May 16, 2008 09:53 am    Oggetto: Re: Siamo ancora capaci di pensare liberamente? Rispondi citando

Chioccioccolata ha scritto:

Questo è quello che,in un altro senso,sta accadendo a noi,sociofobici e non:le regole del gioco non le abbiamo decise noi,il sistema costantemente ci spinge a pensare e a comportarci in un certo modo.

Perchè se i telespettatori sono occupati a ingozzarsi di reality,partite,tragedie,se gli italiani continuano ad essere spaventati da questa o quella "emergenza"o ad essere intortati da chiacchiere,se i giovani si interessano solo a comprare e rimorchiare,se in sostanza la gente vive,pensa e ama nel nulla,non ci sarà spazio per riflessioni,dubbi,curiosità,fantasia,insomma per tutte quelle cose che rappresentano una potenziale minaccia per una società conformista e stagnante come la nostra.

Quindi anche tutte le seghe mentali di cui parlavo prima sono frutto di questo,cioè di di un sistema che ti costringe a ragionare solo su certe cose e solo in un certo modo:ma non vi da fastidio?Non vi fa INCAZZARE che la vostra sensibilità ed energia siano costantemente impegnate in queste sciocchezze?E oltretutto sapere che non l'avete scelto voi,che non avete potere?

Il tuo alla fine è uno sfogo che in sostanza condivido. Che il sistema attuale proponga solo certi modelli di vita e comportamentali è palese: lo fa per propri interessi. A nessun sistema politico/economico hanno mai fatto piacere persone che sviluppasero una forma di pensiero critico. Nella fase in cui viviamo l'interesse è quello di costruire una massa di persone lobotomizzate dalla TV il cui unico obiettivo sia un consumismo e un edonismo ( sono 2 facce della stessa medaglia) fine a se stesso

alcuni si trovano anche bene in questa situazione e finiscono, ma non per colpe loro secondo me ma solo perchè più deboli, per "conformarsi" a questa visione, alla massa ; d'altronde è sempre molto più faticoso nuotare controcorrente rispetto al lasciarsi trascinare da essa...

Quello che non condivido è che sia così per tutti o che non possa esserci un cambiamento; ci sono persone che da questi modelli si tirano fuori, magari con la maturazione personale, persone che alla visione di una puntata del Grande Fratello preferiscono leggere un libro per dire, che in definitiva sviluppano un modo di pensare che rifiuta il pensiero unico imperante...sono pochi ma ci sono . Ricordiamoci poi che ogni sistema sembra sempre indistruttibile e inviolabile fino ad un attimo prima del crollo definitivo


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Chioccioccolata
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Registrato: Mar 18, 2008
Messaggi: 387

MessaggioInviato: Fri May 16, 2008 11:19 am    Oggetto: Rispondi citando

bardamu ha scritto:
La miglior risposta possibile alla massificazione culturale è quella propositiva. Non parlare dei modelli culturali che non si condividono, evitando quindi di diffonderli, e proponi i tuoi. Se c'è qualcosa da copiare è l'aggressività culturale: se qualcuno ti parla di reality show e cazzate varie tu digli che hai letto un bellissimo fumetto che parla dell'Iran e della libertà. Chi parla in continuazione di questi modelli per criticarli in realtà ne fa parte, perchè li sfrutta per sentirsi migliore, ma non si accorge che rimane all'interno del sistema che li genera.

Vero.

inadatto ha scritto:

Quello che non condivido è che sia così per tutti o che non possa esserci un cambiamento; ci sono persone che da questi modelli si tirano fuori, magari con la maturazione personale, persone che alla visione di una puntata del Grande Fratello preferiscono leggere un libro per dire, che in definitiva sviluppano un modo di pensare che rifiuta il pensiero unico imperante...sono pochi ma ci sono . Ricordiamoci poi che ogni sistema sembra sempre indistruttibile e inviolabile fino ad un attimo prima del crollo definitivo

Certo,non volevo dire che nessuno sfugge al sistema o che questo modello durerà in eterno.
Ciò su cui volevo focalizzarmi maggiormente però era che questo sistema lede in maniera particolare i giovani e ancora di più i sociofobici,facendoli "concentrare" in maniera anomala non solo sui difetti reali,che realmente nuociono a loro stessi,ma anche e soprattutto su quelle cose che,senza il condizionamento della società,non ci sarebbe motivo di ritenere così essenziali.
E quindi il mio non era solo uno sfogo,era proprio una domanda che rivolgevo agli altri sociofobichini.


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MessaggioInviato: Fri May 16, 2008 15:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
questo potere non si applica puramente e semplicemente come un obbligo o un'interdizione, a quelli che "non l'hanno"; esso l'investe, si impone per mezzo loro e attraverso loro; si appoggia su di loro, esattamente come loro stessi, nella lotta contro di lui, si poggiano a loro volta sulle prese che esso esercita su di loro..

Michelle Foucalt

Detto questo la nostra 'resistenza', anche sottoforma di malessere e di disagio di fronte a una società che ci pressa e ci condiziona così fortemente, costituisce già un piccolo spostamento di forze all'interno della microfisica del potere di cui parla Foucalt Shocked anche questa non è proprio farina del mio sacco Rolling Eyes
Quindi se da un lato siamo comunque imbrigliati, dall'altro siamo in una posizione 'favorevole' per pensare al di fuori dei soliti schemi limitati, se non altro perchè le conseguenze delle varie gabbie mentali le sentiamo sulla pelle...
Peso e ridondante come al solito, ma va bene così!!
Cool Wink

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MessaggioInviato: Sat May 17, 2008 08:53 am    Oggetto: Rispondi citando

Mi hai fatto tornare in mente il bellissimo libro della Nafisi, “leggere Lolita a Teheran”, dove l’autrice ci racconta (come anche la Satrapi da te citata) cosa voglia dire vivere sotto una dittatura e come lo scopo di un regime possa dirsi finalmente conseguito quando i limiti imposti all’esterno incominciano lentamente a permeare le coscienze dei singoli, quando le regole esteriori finiscono con l’interiorizzarsi e divenire un tutt’uno indistinto con l’individuo.

Penso anch’io come la Nafisi che – nonostante tutti i limiti imposti da un regime totalitario – ci si possa definire comunque liberi quando ancora si riesce a mantenere intatta in se stessi la capacità di immaginazione; ed infatti l’autrice del libro porterà avanti per alcuni anni un seminario clandestino di letteratura occidentale a casa sua (fuori dai riflettori dell’università dove l’arte occidentale era stata bandita), come a rivendicare appunto il proprio diritto ad una dimensione immaginifica e fantastica che nessuna imposizione esterna avrebbe potuto mai sottrarle.

A volte lì dove la coercizione è più palese è più facile difendersi rispetto a quando questa è camuffata invece da un mix balordo fatto di estrema libertà e bieco individualismo.

Osservo molto i ragazzi con cui ho ogni giorno a che fare: la cosa che più mi atterisce è scorgere in loro la totale assenza del “senso della possibilità”, di un pensiero in grado di scorgere ancora - al di là del proprio stile di vita e dei modelli imperanti - la libertà di scegliere che cosa essere all’interno di una vasta gamma di possibilità. Ciò che distingue l’uomo dall’animale è appunto poter scegliere cosa essere.
Invece è la perentorietà e l’assolutezza con cui vivono sulla loro pelle questi modelli propinati con leggerezza dalla società di massa che più mi atterisce e spaventa.

Una volta messa da parte quell’immaginazione che ha salvato la Nafisi dal soccombere ad una dittatura, una volta eliminata l’idea dell’uomo come unico essere vivente in grado di autodeterminarsi mi chiedo che cosa rimanga loro…vivono nell’ombra di una pseudo-verità posticcia che nemmeno più i valori della cultura e dell’educazione sanno più come spodestare…

Manca in loro l’occasione di darsi allo splendido nonché arduo gioco della scelta, perché a loro non rimane che adeguarsi, pena l’essere tagliati fuori…


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Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
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