Giovedì ero da solo in casa, all'improvviso mentre ascoltavo musica mi è venuta una sensazione di forte nausea e, siccome sono emetofobo, ho cominciato ad avere sintomi come appunto paura di vomitare, bocca molto asciutta e il cuore a mille, tanto che per calmarmi andavo avanti e indietro per la stanza, sarà stata ansia o attacco di panico ?
non soffro di emetofobia quindi non so se il panico e il tuo disturbo potrebbero essere collegati...
solitamente durante un attacco di panico io non riesco a muovermi di un millimetro, come se fossi paralizzata, per la paura di cadere per terra.
allora si vede che è un disturbo di ansia che comunque ne soffro fin da bambino.
Comunque Leggero anke io a volte quando esco ho la paura o comunque la sensazione che mi venga "su". Io soffro di reflusso gastro-esofageo (associato all'ipocondria) e quando sento lo stomaco brontolare ho come la sensazione di rimettere, ma in realtà non mi è ancora successo da quando soffro di reflusso. Io tendo a correre in bagno quando ho la sensazione.
Giovedì ero da solo in casa, all'improvviso mentre ascoltavo musica mi è venuta una sensazione di forte nausea e, siccome sono emetofobo, ho cominciato ad avere sintomi come appunto paura di vomitare, bocca molto asciutta e il cuore a mille, tanto che per calmarmi andavo avanti e indietro per la stanza, sarà stata ansia o attacco di panico ?
non soffro di emetofobia quindi non so se il panico e il tuo disturbo potrebbero essere collegati...
solitamente durante un attacco di panico io non riesco a muovermi di un millimetro, come se fossi paralizzata, per la paura di cadere per terra.
allora si vede che è un disturbo di ansia che comunque ne soffro fin da bambino.
Comunque Leggero anke io a volte quando esco ho la paura o comunque la sensazione che mi venga "su". Io soffro di reflusso gastro-esofageo (associato all'ipocondria) e quando sento lo stomaco brontolare ho come la sensazione di rimettere, ma in realtà non mi è ancora successo da quando soffro di reflusso. Io tendo a correre in bagno quando ho la sensazione.
anche io ho il reflusso, per un paio di anni davvero è stata dura... ho dovuto smettere di andare a scuola perchè ai tempi ancora non sapevo cosa avevo... e avere acido nells tomaco tutta la mattina non è bello... e se non avevo acido è perchè non mangiavo... quindi in qualsiasi caso stavo male!
ora questo panico l'ho quasi superato totalmente... cerco di farmi trovare "preparato" in caso di situazioni che potrebbero mettermi a disagio e quindi farmi venire ansia ecc ecc! ad esempio prima di uscire aspetto che la digestione sia stata completata... quindi è una sorta di autoconvinzione che anche nel peggiore dei casi NON POSSO star male...
Anch'io lo vedo più come un'attacco di ansia. Non come un'attacco di panico.
Il panico non è star male, sentire dolore o avere paura. Il panico è non capire più niente. Come se ti avessero sparato nel cervello un proiettile esplosivo fatto di paura.
Esplode all'improvviso (nonostante io sia convinto, le poche volte che mi è capitato, di aver sentito un senso forte di incupimento negli attimi precedenti l'attacco; mi pare che questa cosa abbia un nome, ma dovrei cercare info a riguardo..).
È un po' come gonfiare un palloncino: cominci a sentire che si tira troppo, e più si tira più sai che sta per scoppiare da un momento all'altro.
Poi scoppia all'improvviso. BUM!.
Non è vero che quando hai un attacco di panico non capisci più niente.
Questa estate ho avuto un attacco di panico a Barcellona, e ho reagito dissociando la mia personalità, ossia dissociando la mia parte razionale potevo osservare me stesso e tutti i sintomi che provavo (il cuore che batteva forte, il senso di spersonalizzazione propagata su tutto il corpo fisico, etc...), ma nel frattempo avevo dissociato la mia personalità in modo da non perdere l'ancora razionale che mi permettesse di non farmi risucchiare da quelle suggestioni ideoplastiche che avevano preso il controllo del mio corpo.
Certo ci vuole una forza di volontà forte e autonoma per riuscire a dissociarsi durante un attacco di panico, il pensiero dominante deve essere che sono solo suggestioni, e che bisogna lasciargli fare il suo corso distaccandosene e osservandole dal di fuori, auto-tranquillizzandosi.
In quel momento io mi sono messo a razionalizzare quelle suggestioni, analizzandole con un'osservazione diretta, fino in fondo.
Come a dire "in questo momento io sto avendo paura perchè sto sentendo questo determinato stimolo, perchè il mio emisfero destro irrazionale sta creando questa e quest'altra preoccupazione, etc...", ovviamente l'analisi che facevo non era verbale, perchè il cervello può elaborare le informazioni anche senza verbalizzarle (si fa prima, e poi sono più profonde).
Ma mi rendo conto che quelle suggestioni sono talmente forti che a una persona che non ha mai coltivato l'intelletto e la ragione, o che è convinto che la logica sia uno strumento di cui si può tranquillamente fare a meno, possono apparire come spersonalizzanti, può apparire di aver perso il senso della realtà.
Con il filtro che mi hai messo non leggerai questa mia risposta, peggio per te
Anch'io lo vedo più come un'attacco di ansia. Non come un'attacco di panico.
Il panico non è star male, sentire dolore o avere paura. Il panico è non capire più niente. Come se ti avessero sparato nel cervello un proiettile esplosivo fatto di paura.
Esplode all'improvviso (nonostante io sia convinto, le poche volte che mi è capitato, di aver sentito un senso forte di incupimento negli attimi precedenti l'attacco; mi pare che questa cosa abbia un nome, ma dovrei cercare info a riguardo..).
È un po' come gonfiare un palloncino: cominci a sentire che si tira troppo, e più si tira più sai che sta per scoppiare da un momento all'altro.
Poi scoppia all'improvviso. BUM!.
Non è vero che quando hai un attacco di panico non capisci più niente.
Questa estate ho avuto un attacco di panico a Barcellona, e ho reagito dissociando la mia personalità, ossia dissociando la mia parte razionale potevo osservare me stesso e tutti i sintomi che provavo (il cuore che batteva forte, il senso di spersonalizzazione propagata su tutto il corpo fisico, etc...), ma nel frattempo avevo dissociato la mia personalità in modo da non perdere l'ancora razionale che mi permettesse di non farmi risucchiare da quelle suggestioni ideoplastiche che avevano preso il controllo del mio corpo.
Certo ci vuole una forza di volontà forte e autonoma per riuscire a dissociarsi durante un attacco di panico, il pensiero dominante deve essere che sono solo suggestioni, e che bisogna lasciargli fare il suo corso distaccandosene e osservandole dal di fuori, auto-tranquillizzandosi.
In quel momento io mi sono messo a razionalizzare quelle suggestioni, analizzandole con un'osservazione diretta, fino in fondo.
Come a dire "in questo momento io sto avendo paura perchè sto sentendo questo determinato stimolo, perchè il mio emisfero destro irrazionale sta creando questa e quest'altra preoccupazione, etc...", ovviamente l'analisi che facevo non era verbale, perchè il cervello può elaborare le informazioni anche senza verbalizzarle (si fa prima, e poi sono più profonde).
Ma mi rendo conto che quelle suggestioni sono talmente forti che a una persona che non ha mai coltivato l'intelletto e la ragione, o che è convinto che la logica sia uno strumento di cui si può tranquillamente fare a meno, possono apparire come spersonalizzanti, può apparire di aver perso il senso della realtà.
Con il filtro che mi hai messo non leggerai questa mia risposta, peggio per te
Mi preoccupi ogni giorno di più
Avere un attacco di panico...è esattamente perdere il senso della realtà...
e nn si ha la lucidità di ..analizzare il malessere che è in corso...A differenza di un attacco d'ansia...quello di panico è come un fulmine che ti trapassa la mente in un nano secondo...Ho sofferto d ansia da quando sono nata...e nel momento stesso in cui essa sopragiungeva..l'analizzavo..cercando di incanalare il pensiero verso uno stato di autorilassamento...e facendo ciò riuscivo razionalmente a controllarla......Quando invece si è preda di un attacco di panico...l unica lucidità che si possiede è quella di voler fuggire....
_________________ La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall'inquietudine,tende alla serenità
Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere
Mi preoccupi ogni giorno di più
Avere un attacco di panico...è esattamente perdere il senso della realtà...
e nn si ha la lucidità di ..analizzare il malessere che è in corso...A differenza di un attacco d'ansia...quello di panico è come un fulmine che ti trapassa la mente in un nano secondo...Ho sofferto d ansia da quando sono nata...e nel momento stesso in cui essa sopragiungeva..l'analizzavo..cercando di incanalare il pensiero verso uno stato di autorilassamento...e facendo ciò riuscivo razionalmente a controllarla......Quando invece si è preda di un attacco di panico...l unica lucidità che si possiede è quella di voler fuggire....
Sicuramente nella maggior parte dei casi la reazione è quella che descrivi tu, ma non consideri che sono poche le persone come me che sviluppano il lato logico e razionale dell'intelletto applicandolo a ogni esperienza: in questo caso il soggetto reagisce diversamente.
L'attacco di panico ti proietta in uno stato di coscienza in cui non esiste altro che le suggestioni che prendono il controllo della mente, ma c'è sempre una parte della mente che mantiene la capacità di dissociarsi da queste e osservarle.
Più sviluppi quella parte della mente più è facile riconoscerla anche in quelle condizioni.
E quando la usi in quelle condizioni non ho detto che si sta in una condizione piacevole, si sente comunque la sensazione di essere soli e la suggestione che non esista nessun senso in ciò che ci circonda.
Si ha sempre la sensazione di stare in una realtà virtuale, e quindi il disagio non svanisce, ma non si perde la lucidità.
Inoltre si è anche consapevoli che questa volontà non ha il potere di porre fine alle suggestioni di cui si è preda, e di poter solo aspettare che la crisi passi (quindi, non ho parlato di incanalare il pensiero in una sorta di auto-rilassamento, ma solo di mantenere la consapevolezza delle suggestioni).
Quindi tu mi dirai che allora non serve a niente attivare quella parte critica durante l'attacco di panico... sicuramente, per quella crisi del momento non serve a niente, ma in futuro serve, perchè il cervello apprende un modo nuovo di reagire alla crisi.
Spero che con questo tu non insinuerai che quello che ho avuto non sia un attacco di panico, ma fosse solo un attacco di ansia: era un attacco di panico a tutti gli effetti, tanto è vero che se fossi stato una persona emotiva (nel senso... allergico alla logica e alla filosofia) avrei avuto la stessa illusione che mi hai descritto (di stare in una dimensione da cui fuggire).
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