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Terapia ideale
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Trattamenti e Terapie
Autore Messaggio
dereshishishishishi
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Registrato: Jun 05, 2008
Messaggi: 49

MessaggioInviato: Fri Jun 13, 2008 18:58 pm    Oggetto: Re: Terapia ideale Rispondi citando

HurryUp ha scritto:
Parto da una domanda particolare: è possibile creare un'ideale terapia autogestita, con la sola guida dell'intelligenza e dell'intuito? L'intuito mi dice di sì, e ho scelto di raccogliere in questo topic tutte le intuizioni che mi portano a questa conclusione, e anche le intuizioni su come dovrebbe essere impostata una ipotetica terapia ideale.

Parto da un'intuizione della mentalità comune, sempre intuita dall'uomo comune, tale da spingerlo a codificarla in un proverbio: l'unione fa la forza.

L'intuizione fa sentire che unendosi si possono realizzare cose che da soli non si potrebbero realizzare.
Ma che cosa succede poi? Che le persone con cui interagiamo ci deludono, i contatti sociali deludono, e questo fa dubitare del proverbio "l'unione fa la forza".

In effetti il proverbio è incompleto: l'unione, la collaborazione, non è l'unica condizione necessaria per far nascere quella forza capace di realizzare gli obiettivi irraggiungibili. Occorre anche essere uniti da una comune volontà di base.
Avere una volontà unica in comune permette di far fruttare quell'unione.
Ma darsi una volontà unica può portare a limitare la spontaneità dell'unione, renderla un'unione formale, artefatta.

Ma se si riuscisse a trovare una volontà comune che non nasca da un artificio, da un calcolo opportunista, ma che nasca invece da un'intuizione, o una serie di intuizioni, che portano spontaneamente ad avere una volontà comune di base, il problema sarebbe risolto, e l'unione sarebbe realizzabile in modo spontaneo e sentito.

Una simile intuizione sembra impossibile, perchè la varietà di personalità porta a pensare che non possa esserci un'intuizione che porti a riconoscerci in una stessa volontà.

Questo problema è però superabile pensando al fatto che, al della diversità degli stati mentali individuali, tutti quanti intuiamo la stessa logica.
Infatti la logica è una sola, e se porta a conclusioni diverse è perchè O si parte da presupposti contrastanti, O perchè non ci si preoccupa di essere coerenti.
Ma se tutti provassimo ad essere coerenti, ci accorgeremmo che la logica ci porterebbe alle stesse conclusioni, e le diverse inclinazioni individuali, le diverse credenze individuali, non disturberebbero l'unità del gruppo che avesse preso consapevolezza dello strumento della logica.

Non ci sarebbe mai incomprensione e incomunicabilità, se ci fosse questa consapevolezza, perchè per ogni incomprensione ci sarebbe sempre la reale possibilità di risalire, attraverso l'analisi logica, alle cause dell'incomprensione, e anche se questa analisi non porterebbe a conciliare i due punti di vista contrastanti, almeno però porterebbe i due soggetti a capire, con chiarezza, quali sono i motivi che li spingono ad avere due punti di vista diversi, cosicchè alla fine del discorso non concludano dicendo "noi non ci capiamo, non c'è niente da fare", ma concluderebbero dicendo "noi arriviamo a conclusione diverse, ma non siamo in realtà in disaccordo, perchè, se adottassimo i presupposti e le credenze dell'altro, capiremmo senza sforzo che giungeremmo alle sue stesse conclusioni".

Quindi, una cosa importante è la consapevolezza dell'utilità della padronanza della logica.

Cos'è che può ostacolare la volontà di usare questo strumento?

Intanto, un motivo può essere avere un'idea sbagliata della logica.
Se infatti si pensa la logica come qualcosa che vada in conflitto con il sentimento, non si ha in mente quella logica di cui sto parlando: si sta pensando a un'idea di logica in se' negativa, e quindi farebbe bene a rifiutarla come strumento di comunicazione.
La logica di cui parlo è una logica in cui trova spazio il sentimento, cioè una logica passiva, che ha solo il compito di descrivere passivamente ciò che il soggetto prova, come una mappa descrive passivamente un territorio, ma non per ridurre il territorio a un pezzo di carta, ma solo per descriverlo e illustrarlo agli altri.

Un'altro motivo per cui si può rifiutare lo strumento della logica è pensare che questa debba far abbandonare l'ironia, dato che la logica somiglia più a una cosa seria, che non da' spazio all'ironia.
In realtà l'ironia è indispensabile alla logica, senza questa con la logica non si va da nessuna parte.
Dal punto di vista del soggetto, l'ironia è indispensabile per mantenerlo in uno stato di serenità attraverso l'uscita da stati mentali perennemente seri.
Dal punto di vista della logica, l'ironia è quello strumento che serve a non far abbattere il soggetto che non abbia ancora un'idea chiara di cosa sia la logica.

Mettiamo che il soggetto si faccia un'idea sbagliata della logica, cioè una logica fredda e in conflitto con il sentimento. A questo punto, qual è l'unica via d'uscita da questo errore? E' l'ironia, che lo fa uscire da una concezione così deleteria della logica.
Così, fino a quando il soggetto non ha la padronanza della logica, l'ironia gli verrà in soccorso per non farlo sentire immerso in un clima freddo, di vuota serietà.
Ma anche quando avesse appreso la vera concezione della logica, l'ironia non sarà abbandonata, perchè servirà a tenere sempre sveglia la consapevolezza della parte istintiva ed emotiva del soggetto, cosa che è facile perdere restando sempre in uno stato mentale rigorosamente analitico, anche quando si è acquisita la giusta interpretazione della logica.

Una volta raggiunta questa consapevolezza, e la volontà di usare la logica come mezzo di comunicazione, può partire la vera e profonda maturazione del gruppo.
Infatti, a questo punto base di partenza, si lavora per sviluppare il proprio intuito, sempre di più, arrivando progressivamente ad accumulare intuizioni sempre più profonde e numerose.

Come mai avviene questo?
Semplice: basta pensare a come avviene la crescita progressiva dell'intuizione.
L'intuito cresce progressivamente attraverso la continua associazione di idee.
Prendiamo una similitudine che mostra quello che dico:
tenete aperto solo l'occhio destro, poi tenete aperto solo l'occhio sinistro.
Le due immagini che il cervello elabora sono diverse tra di loro, tant'è vero che, se si potessero fotografare, non sarebbero sovrapponibili: sono due immagini diverse.
Se poi si aprono entrambi gli occhi e si osserva lo stesso oggetto, l'immagine che ne risulta è, a sua volta un'immagine diversa.
Ma la cosa interessante è che l'immagine nuova non è equivalente alla somma delle due immagini monoculari: è un'immagine che proviene dalle informazioni portate da entrambi gli occhi, ma trascende la somma di quelle informazioni: è un'immagine più completa, dalla prospettiva più chiara.

La stessa cosa avviene attraverso l'associazione di idee: mettiamo che le due immagini monoculari siano due idee, due affermazioni su uno stesso oggetto: associando queste due idee simultaneamente (guardando con entrambi gli occhi aperti) si ottiene un'idea nuova che, prima, non c'era: prima c'erano solo quelle due idee incomplete (le immagini monoculari).

Analogamente, per far crescere la propria coscienza intuitiva, bisogna accumulare più idee possibili sul problema che si vuole risolvere, e poi fare, tra queste idee, tutte le associazioni possibili, in tutte le possibili disposizioni: in questo modo, come accade per il processo analogo della vista, si intuiranno nuove idee più illuminanti di quelle raccolte, che prima ancora non erano state intuite.

Una volta raccolte queste idee (ma la raccolta di idee è un processo che non ha limiti, che non cessa), queste si mettono in comune nel gruppo.
Così, quel processo individuale di associazione di idee, può essere fatto collettivamente, incrementando ulteriormente il bagaglio intuitivo dei soggetti.

Il risultato? Le intuizioni crescono progressivamente a dismisura, il livello di maturazione intellettuale del gruppo diventa sempre più alto, la meta-comunicazione diventa sempre più facile.

Anche l'effetto placebo che ne risulta non è da sottovalutare.

Ecco quindi dove possono arrivare gli individui attraverso i loro mezzi e la loro intelligenza. Ma pochi se ne rendono conto, e quei pochi che lo sanno non lo divulgano, così la soluzione più ragionevole sembra sempre rivolgersi a uno psicologo.
Ma se da soli, con la propria intelligenza, le persone possono unirsi sotto un'unica volontà e superare loro stessi in modo gratuito, lo psicologo non è forse la soluzione più ragionevole ed economica.
L'investimento migliore, a mio avviso, sarebbe creare le condizioni per questo ideale gruppo autogestito.
Ma anche questo si può solo intuire, se non l'avete intuito provate a fare un po' di associazioni di idee, e nel vostro intimo capirete se l'intuizione di cui parlo è giusta Smile

Ora non mi resta che comunicare le eventuali altre intuizioni che mi vengono in mente su come potrebbe essere impostata questa terapia ideale gratuita

Perchè semplicemente non gustarsi una tazza di tè, e lasciare andare tutto il resto? Smile

Più si pensa, si rimugina e più la fobia viene fuori. Essendo io fobico non ho l'ipocrisia di poterlo spiegare, ma chi non lo è, come uahlim e altri che se la godono, ce lo hanno spiegato! L'ansia probabilmente se ne va lasciandola perdere, non dandoci importanza. Ciao.


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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 02:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Per Sveva

ti rispondo citandoti per maggiore chiarezza.
_Sveva_ ha scritto:
Ho letto tutto...sn stata brava... Cool

Comunque detto ciò...trovo questo topic stupendo....Un valido spunto per un accurata riflessione....Di certo creare un gruppo di ascolto e di condivisione sarebbe interessante, ma che questo venga sostituito a una terapia individuale con un esperto non sono concordante..per il semplice fatto che ...anche in un gruppo dovrebbe essere presente una persona che possa valutare i pensieri partoriti da ogni individuo con un certo distacco...e con una certa padronanza delle forme di "riabilitazione" verso un atteggiamento piu salutare ed equilibrato nei confronti della vita ...Perchè se ciò non avvenisse penso che si creerebbe il caos....

Questa osservazione la condividerei se non tenessi conto del fatto che il tipo di gruppo di cui sto parlando è composto da individui che hanno raggiunto un livello di comunicazione maturo, in cui non può esserci incomunicabilità.
Non è un tipo di gruppo in cui tu vai con l'idea di portare, nel gruppo, una specie di maschera, o comunque un'immagine artefatta di come sei, mentre fuori, da uno psichiatra, parleresti delle tue cose intime: nel gruppo (ovviamente non da subito, perchè niente si raggiunge senza applicazione), ci si va con la sensazione di poter comunicare tutto, e l'unica regola che ci si impone è quella di usare un linguaggio comune, basato sulla logica e sulla coerenza nel comunicare le tue idee.

Ma essendo questo linguaggio comune il fine da raggiungere, e non la condizione, penso anch'io che al di fuori il soggetto possa cercare di risolvere attraverso uno psicologo i suoi conflitti interiori, ma questo psicologo dovrebbe, da parte sua, avere la stessa impostazione del gruppo, cioè stimolare il paziente a superare autonomamente i suoi problemi.

Poi comunque alla base dell'intuizione che giustifica l'idea di questo gruppo c'è l'intuizione che si possa superare se' stessi attraverso le sole proprie facoltà interiori e la propria intelligenza: chi non crede di avere in se' questa forza neanche sarà attratto dall'idea di partecipare a questo gruppo, perchè l'idea su cui si fonda verrà scartata a priori.
Ecco, la condizione necessaria per partecipare è credere di avere le possibilità di superare se' stessi e essere interessato a farlo usando la propria intelligenza: questa condizione non viene posta dal gruppo, ma dal soggetto stesso, perchè se non crede di avere questa forza, neanche sarà interessato a questa idea, anzi gli apparirà assurda, e seguirà la strada migliore per lui.
_Sveva_ ha scritto:

In fondo ognuno di noi è qui perchè ha delle problematiche più o meno simili...scaturite da meccanismi sbagliati che comportano diversi malesseri più o meno radicati....e limitanti...Dunque per quanto la forma logica di un pensiero possa individuarne la causa ..,allo stesso tempo con minor semplicità ne apprende il meccanismo "d'uscita"...

E' vero, ma come ho detto, sarà interessato a partecipare solo chi crede, con l'intuito e con la ragione, che il meccanismo di uscita sia possibile da trovare, e sia disposto ad usare tutti i suoi mezzi per cercarlo: attraverso la continua introspezione, fatta in modo sempre più coerente e consapevole (grazie anche alla stimolazione delle facoltà analitiche e dell'intelligenza fatta nel lavoro intellettuale del gruppo) diventa sempre più facile intuire i meccanismi di uscita.
L'obiettivo è affinare l'intuito dei partecipanti, e l'intuito, se costantemente stimolato con la guida della ragione, cresce in modo esponenziale, in modo che il soggetto, prima, non può lontanamente immaginare (al massimo lo può... intuire Smile ).
_Sveva_ ha scritto:

Siamo comunque persone da un vissuto diverso..e da un carattere diverso...perciò la terapia che possa essere di beneficio per una..non è allo stesso tempo una "riuscita" per un altra....

Infatti ognuno verrebbe considerato un caso diverso. Lo scopo del gruppo non sarebbe mica cercare La Soluzione Unica valida per tutti. Ognuno lavorerebbe per trovare la propria soluzione, e il dialogo servirebbe principalmente per raccogliere dall'esterno delle intuizioni che poi ognuno, individualmente, elaborerà per se', intuendo la propria personale via d'uscita, e poi eventualmente chiedere collaborazione in qualcosa agli altri membri. In fondo l'unico ruolo del gruppo è solo quella di avere uno scambio da cui trarre energie positive e arricchimento intellettuale, oltre a questo non si va, il lavoro resta individuale, ma non solitario.
_Sveva_ ha scritto:

è un pò come essere sui banchi di scuola..cè chi apprende con maggior facilità una materia e chi a fatica ne comprende la logica...,è anche una questione di attitudine alle cose....non basta la volontà per imparare....

Se quelli che hanno capito di più sono disposti a spiegare con chiarezza e abnegazione le cose che altri hanno capito di meno, nessuno potrà sentirsi indietro.
Inoltre, se c'è un argomento difficile, tu non sai quanto sia possibile renderlo facile attraverso le analogie: pensa all'analogia delle due immagini monoculari che ho usato per spiegare il processo delle associazioni di idee che stimolano l'intuito: grazie a quella analogia ho reso il concetto più chiaro che se l'avessi provato a spiegare in modo tecnico, senza ricorrere all'analogia.
Con le analogie è possibile fare dei ponti tra un concetto che non conosci e un concetto che conosci, e questo ti facilita l'apprendimento del concetto che non conosci, perchè lo potresti mettere in riferimento a quel concetto analogo, e questa tecnica dell'analogia per l'apprendimento funziona sempre, e se non funziona è sempre possibile trovare numerose altre analogie per rendere un concetto sempre più chiaro, finchè alla fine, inevitabilmente, lo capisci (e poi non dimentichiamo che le persone che sceglieranno di partecipare saranno sempre persone intenzionate in partenza a questo genere di applicazione, quindi avranno comunque facilità nell'apprendimento).
_Sveva_ ha scritto:

Poi qui,a differenza di un gruppo di studio, convivono persone con problematiche di un certo spessore....Non è facile ad esempio aiutare un depresso a comprendere tutti i passaggi logici di un discorso...per il semplice fatto...che chi è assalito da questa patologia ha un enorme difficoltà di apprendimento e di attenzione...e finchè non supererà questa barriera dubito che possa lucidamente partorire un pensiero e abbracciarlo a quello di un altro se non che con uno sforzo immenso d'energie....

Certo, ma ripeto che sarà interessato a partecipare solo chi è intenzionato proprio a cambiare se' stesso, un depresso che vuole rimanere depresso non sarà proprio interessato a questo lavoro, e quindi il problema non si pone.
_Sveva_ ha scritto:

Poi l altra questione che sarebbe da prendere in considerazione a mio avviso è proprio il fattore caratteriale...Che col tempo muta ma non cambia....,e chi si fa carico delle problematiche che potrebbero sorgere se il pensiero della persona x (in questo caso con una tendenza all irascibilità) si scontrasse con y (munita di una maggiore emotività e fragilità) ?
Per creare un gruppo....si ha bisogno a mio parere anche di un certo equilibrio...così che i pensieri possano fluire liberamente senza che essi possano esser di ulteriore malessere per gli altri...

Lo so che la psiche umana è complessa, e che è molto più difficile smuoverla dal suo indirizzo che indirizzarla, e ti do' ragione sul fatto che debba esserci equilibrio nel gruppo (in altri termini, io dicevo che ci deve essere un'unica volontà di base, scaturente da un'unica intuizione comune).
Ma il problema è apparente, perchè le persone che non hanno questo genere di intuizione, e la stessa passione e volontà di provare questa esperienza, non saranno interessate neanche a provarci, se vedono che non gli piace, se sono scettici, sentiranno che non è la loro strada, e non parteciparanno.

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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 03:14 am    Oggetto: Rispondi citando

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I cuori che si uniscono per mezzo del dolore non saranno separati dalla gloria della gioia.e L'amore lavato dalle lacrime rimane eternamente puro e bello.


L'ultima modifica di animaSola il Tue Oct 07, 2008 19:28 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 03:29 am    Oggetto: Rispondi citando

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L'ultima modifica di animaSola il Tue Oct 07, 2008 19:28 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 03:35 am    Oggetto: Rispondi citando

animaSola ha scritto:

Non è così che funziona a mio parere...qui ci sono molte persone con l'autostima sotto i piedi...,che pur cercando di dare sempre il massimo di se stesse..si ritrovano comunque a non avere la forza necessaria per sconfiggere l'apatia che le attanaglia...Per il semplice fatto che..per raggiungere un buon equilibrio con se stessi ..tutti i fattori(lavoro,amicizie,salute,amore) dovrebbero essere presenti...E lavorare su tutti i fronti ,non è di certo facile...anche attraverso l'analisi di se stessi....

Ma io non ho detto che ci sia solo l'analisi, ho parlato dell'importanza del fatto che ci sia un clima di ironia, solidarietà, fratellanza, abnegazione, disponibilità ad ascoltare sempre ognuno (ad ascoltarlo veramente, non per educazione o ipocritamente), e quindi a mettersi sempre nei panni dell'altro, e quindi a soffrire quando soffre l'altro, gioire quando gioisce l'altro, insomma... dare tutto se' stesso per l'altro.
E' ragionevole sentirsi soli in questo clima?
HurryUp ha scritto:

Certo, ma ripeto che sarà interessato a partecipare solo chi è intenzionato proprio a cambiare se' stesso, un depresso che vuole rimanere depresso non sarà proprio interessato a questo lavoro, e quindi il problema non si pone..


Si vede che non hai mai sofferto di una forma depressiva se no non parleresti così.....Sn offesa.[/quote]
Scusami se ti ho offeso, io non volevo comunicare nessuna forma di esclusione, parlavo solo di una forma di auto-esclusione, che vorrei che non ci fosse.
La cosa più importante che volevo trasfondere con questa idea era la speranza, per tutti, soprattutto per i depressi, di poter superare se' stessi, se le mie idee non ti hanno trasmesso questa speranza, ma addirittura ti hanno offeso, io di certo non ci godo, anzi mi rattristo.
E depresso lo sono stato anch'io (anche se non mi piace chiamarla depressione)

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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 12:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

animaSola ha scritto:
Sveva sono io Razz

Shocked Eri tu! E io che credevo di aver risposto a qualcun'altra e invece rispondevo a te... non finirai mai di sorprendermi Laughing

Vabbè, ora proseguo con l'intento del mio topic, ero rimasto che dovevo pubblicare le idee che mi venivano in mente sulla terapia ideale.

Questa idea trae spunto da un meccanismo dell'ipnosi, secondo cui le parole evocano emozioni, e quindi attraverso le parole è possibile plasmare il nostro stato mentale.
Parole negative evocano sensazioni negative, parole positive invece evocheranno emozioni positive.
Una tecnica importante che mi viene in mente è quindi fare una raccolta di messaggi positivi che ci colpiscono particolarmente, e ci trasmettono speranza.

Ne ho trovato uno su questo sito scritto da serotonino, che ora cito:

santolamazza ha scritto:
Riponete speranze nel futuro?
Qualcosa ancora può cambiare?


Sad


seroadrenalino ha scritto:
dobbiamo crederci, credere in noi stessi porca miseria, non vi buttate giù, lottiamo per forgiare il nostro carattere in base al nostro ideale di persona che abbiamo dentro...vi siete mai chiesti "chi sono io? Come vorrei essere? come mi sento dentro? ebbene sono questi gli interrogativi a cui dobbiamo dare delle risposte lavorando tanto per noi stessi, perchè la vita è una sola, e può essere bella anche per noi, siamo tutti gente sensibile, in gamba, che ha tanto da offrire, dobbiamo avere fiducia in noi stessi, crearci delle mete da raggiungere, ma che siano a vista d'occhio, delle tappe vicine per scalare la vetta tappa dopo tappa per la conquista della serenità e della pace con se stessi, per fare ciò dobbiamo scalarla la montagna, e non solo col pensiero ma con le mani e sudare tanto col rischio di farci male ma e questa la vita, la vita è lotta, gioie e dolori, non abbiamo paura dei dolori perchè dopo la pioggia poi spunta il sole, non può piovere per sempre, allora bagniamoci, esponiamoci alle intemperie per poi giovarci del calore del sole


Ora spiego perchè, oltre al messaggio di serotonino, ho citato anche la domanda di santolamazza.
Se leggiamo il post di serotonino, da solo, ci trasmette sì speranza, positività, ma se leggiamo, prima, la domanda di santolamazza, seguìta poi dalla lettura di serotonino, noi immettiamo una suggestione mentale in noi ancora più utile.
Infatti, leggendo la domanda di santolamazza, quello che proviamo è disperazione, perchè è una domanda che nasce da un dubbio di non potercela fare.
In questo modo, leggendo il messaggio di serotonino, la nostra mente non solo raccoglie la sensazione di speranza positiva del messaggio, ma sperimenta anche quel passaggio da uno stato mentale negativo (quello di santolamazza) a uno stato mentale positivo (quello di serotonino).
In questo modo l'informazione che giunge alla mente è più completa e utile, perchè non ci da' l'informazione solo di come pensare positivo, ma anche, soprattutto, di come passare da uno stato mentale negativo, dubbioso, a uno stato mentale positivo, di speranza.

Ecco, una tecnica utile potrebbe essere questa: far vivere al cervello questo meccanismo di salto di qualità, attraverso la lettura di dialoghi di questo tipo, caratterizzati dal fatto di dare una tensione iniziale (stato di dubbio) e una stasi finale (stato di speranza).

E' un po' come ascoltare un brano musicale con una certa dinamica.
Raccogliere quindi, per esempio, in una cartella, tutti i messaggi di questo tipo, per innescare suggestioni positive.

Ma la condizione necessaria è che il messaggio che esprime positività sia un messaggio che ci colpisca veramente, e questo lo valuta solo il soggetto in base alla propria soggettività.
Se il messaggio positivo non colpisce il soggetto, non gli trasmette speranza, ma anzi addirittura lo fa deprimere, non è un messaggio adatto.

La prossima intuizione alla prossima puntata...

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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 13:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp ha scritto:
Ma io non ho detto che ci sia solo l'analisi, ho parlato dell'importanza del fatto che ci sia un clima di ironia, solidarietà, fratellanza, abnegazione, disponibilità ad ascoltare sempre ognuno (ad ascoltarlo veramente, non per educazione o ipocritamente), e quindi a mettersi sempre nei panni dell'altro, e quindi a soffrire quando soffre l'altro, gioire quando gioisce l'altro, insomma... dare tutto se' stesso per l'altro.
E' ragionevole sentirsi soli in questo clima?)


Per far tutto ciò ,di base oltre che un immensa fiducia reciproca..a mio parere ,si dovrebbe instaurare anche un clima d'affetto....Mi riesce difficile pensare che una persona si metta a soffrire o a gioire per un estraneo...,a meno che non abbia un immensa dote di altruismo e di sensibilità...Perciò se mai riuscissi a realizzare questo progetto,allo stesso tempo ti sarai creato delle solide amicizie.... Wink

HurryUp ha scritto:

Scusami se ti ho offeso, io non volevo comunicare nessuna forma di esclusione, parlavo solo di una forma di auto-esclusione, che vorrei che non ci fosse.
La cosa più importante che volevo trasfondere con questa idea era la speranza, per tutti, soprattutto per i depressi, di poter superare se' stessi, se le mie idee non ti hanno trasmesso questa speranza, ma addirittura ti hanno offeso, io di certo non ci godo, anzi mi rattristo.
E depresso lo sono stato anch'io (anche se non mi piace chiamarla depressione)


Purtroppo è risaputo che una persona depressa si autoesclude...e una parte di se stessa di certo non vorrebbe tutto ciò....Ma esistono depressioni maggiori e minori...ed è qui che il punto vorrei che fosse chiaro....Chi soffre di distimia raramente ha anche delle limitazioni fisiche...ed è sicuramente di gran lunga piu facile spronarlo a partecipare ad un progetto che potrebbe donargli delle gratificazioni....
A differenza di una persona che soffre di depressione maggiore,il cui unico obbiettivo purtroppo, in alcuni casi è il suicidio....(lo so bene perchè una mia cugina anni fà si è tolta la vita...e non cè nulla che i suoi familiari,i suoi amici e il suo ragazzo abbiano potuto fare)....Ecco perchè mi sono offesa...di questa patologia si muore...e non vorrei che ogni volta si dica che un depresso NON vuole intraprendere qualcosa solo per una mancanza di volontà....


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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 13:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

animaSola2 ha scritto:

Per far tutto ciò ,di base oltre che un immensa fiducia reciproca..a mio parere ,si dovrebbe instaurare anche un clima d'affetto....Mi riesce difficile pensare che una persona si metta a soffrire o a gioire per un estraneo...,a meno che non abbia un immensa dote di altruismo e di sensibilità...Perciò se mai riuscissi a realizzare questo progetto,allo stesso tempo ti sarai creato delle solide amicizie.... Wink

Ma chi è attratto dall'idea di questo genere di percorso, lo sarà perchè in partenza sentirà questo genere di altruismo, o comunque sentirà la necessità di tenderci, essendone intimamente convinto, anche se non riesce ancora a metterlo in pratica.
Se arrivi a non sentire nessuno come estraneo, chiunque ti ispirerà la stessa disponibilità, senza preoccuparti se la ricambierà o no, ma comunque in questa sorta di gruppo ideale la probabilità che la ricambierà è alta, perchè tutti sarebbero ispirati in partenza da questo sentimento di fratellanza e disponibilità incondizionata.

animaSola2 ha scritto:

Purtroppo è risaputo che una persona depressa si autoesclude...e una parte di se stessa di certo non vorrebbe tutto ciò....Ma esistono depressioni maggiori e minori...ed è qui che il punto vorrei che fosse chiaro....Chi soffre di distimia raramente ha anche delle limitazioni fisiche...ed è sicuramente di gran lunga piu facile spronarlo a partecipare ad un progetto che potrebbe donargli delle gratificazioni....
A differenza di una persona che soffre di depressione maggiore,il cui unico obbiettivo purtroppo, in alcuni casi è il suicidio....(lo so bene perchè una mia cugina anni fà si è tolta la vita...e non cè nulla che i suoi familiari,i suoi amici e il suo ragazzo abbiano potuto fare)....Ecco perchè mi sono offesa...di questa patologia si muore...e non vorrei che ogni volta si dica che un depresso NON vuole intraprendere qualcosa solo per una mancanza di volontà....

Io mi offendo molto di più quando gli psicologi creano queste definizioni senza chiarirne i limiti e il significato convenzionale, come ad esempio il termine "distonia".
Per quanto possa sembrare assurdo, le paure sono suggestioni che si nutrono della convinzione del soggetto che siano reali, è il soggetto che, credendo di avere una forma di depressione grave, alimenta quella depressione, non il contrario, se pensa il contrario è tratto in inganno dalle sue paure, per questo per me è importante rafforzare lo strumento della ragione.
La complicazione nasce dall'orgoglio della persona che non vuole ammettere la possibilità che quella depressione sia una suggestione da lui stesso alimentata inconsapevolmente.
Ma ormai lo sappiamo bene quanto potere abbia la parte inconscia sulla nostra psiche, sappiamo bene che la parte conscia è solo un isolotto in mezzo all'oceano dell'inconscio: io voglio trasformare quell'isolotto in un continente, per accrescere il potere della parte conscia sui fantasmi creati dall'inconscio.
E come si fa a ingrandire l'isola della parte conscia, dove risiede la volontà? Solo con la costante auto-consapevolezza dei propri processi mentali, la padronanza della volontà e della ragione, e, insieme a questo, l'ironia e le sensazioni positive necessarie a non rendere pesante il lavoro.
Non c'è veramente altro mezzo

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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 14:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp2 ha scritto:

Shocked Eri tu! E io che credevo di aver risposto a qualcun'altra e invece rispondevo a te... non finirai mai di sorprendermi Laughing...


Ovvio che sono io..chi potrebbe mai essere la tua spina nel fianco Very Happy

HurryUp2 ha scritto:
Per quanto possa sembrare assurdo, le paure sono suggestioni che si nutrono della convinzione del soggetto che siano reali, è il soggetto che, credendo di avere una forma di depressione grave, alimenta quella depressione, non il contrario, se pensa il contrario è tratto in inganno dalle sue paure, per questo per me è importante rafforzare lo strumento della ragione.


Non sono d'accordo...non penso che il soggetto si svegli una mattina con il desiderio di volersi sentire affetto da una depressione maggiore...Non diciamo eresie...Le componenti che scaturiscono questi effetti sono varie...(un lutto,una perdita importante,una malattia ecc ecc)...Ci sono anche persone predisposte geneticamente ad esser piu sensibili e fragili di altre...Che la mente crei delle suggestioni,ne sono consapevole...ma il circolo vizioso, che col tempo s'instaura nella vita di una persona,di certo non si debella solamente programmando il cervello a non sentirsi affetto da una qualsiasi patologia...Cè una netta distinzione fra depressi e ansiosi(nulla togliere a quest ultimi)...Ingannare la mente di un ansioso per "riprogrammarla" a vivere uno stato di benessere psicofico, a mio parere è molto piu facile...Che ricreare un equilibrio in una mente depressa...( parlo per esprienza vissuta ed è una forte consapevolezza che ho acquisito con gli anni)

HurryUp2 ha scritto:

Ma ormai lo sappiamo bene quanto potere abbia la parte inconscia sulla nostra psiche, sappiamo bene che la parte conscia è solo un isolotto in mezzo all'oceano dell'inconscio: io voglio trasformare quell'isolotto in un continente, per accrescere il potere della parte conscia sui fantasmi creati dall'inconscio.
E come si fa a ingrandire l'isola della parte conscia, dove risiede la volontà? Solo con la costante auto-consapevolezza dei propri processi mentali, la padronanza della volontà e della ragione, e, insieme a questo, l'ironia e le sensazioni positive necessarie a non rendere pesante il lavoro.
Non c'è veramente altro mezzo


Se mi parli di ristabilire una sorta di benessere in una persona ansiosa,fobica o con una bassa autostima di se stessa..posso esser d'accordo cn te....Ma per il resto no....Ribadisco che una persona fortemente depressa di queste teorie ne fa stracci per pulire i vetri...(senza offesa ma sn certa di ciò che espongo)


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MessaggioInviato: Sat Jun 14, 2008 14:30 pm    Oggetto: Re: Terapia ideale Rispondi citando

HurryUp ha scritto:
Parto da una domanda particolare: è possibile creare un'ideale terapia autogestita, con la sola guida dell'intelligenza e dell'intuito? L'intuito mi dice di sì, e ho scelto di raccogliere in questo topic tutte le intuizioni che mi portano a questa conclusione, e anche le intuizioni su come dovrebbe essere impostata una ipotetica terapia ideale.

Parto da un'intuizione della mentalità comune, sempre intuita dall'uomo comune, tale da spingerlo a codificarla in un proverbio: l'unione fa la forza.

L'intuizione fa sentire che unendosi si possono realizzare cose che da soli non si potrebbero realizzare.
Ma che cosa succede poi? Che le persone con cui interagiamo ci deludono, i contatti sociali deludono, e questo fa dubitare del proverbio "l'unione fa la forza".

In effetti il proverbio è incompleto: l'unione, la collaborazione, non è l'unica condizione necessaria per far nascere quella forza capace di realizzare gli obiettivi irraggiungibili. Occorre anche essere uniti da una comune volontà di base.
Avere una volontà unica in comune permette di far fruttare quell'unione.
Ma darsi una volontà unica può portare a limitare la spontaneità dell'unione, renderla un'unione formale, artefatta.

Ma se si riuscisse a trovare una volontà comune che non nasca da un artificio, da un calcolo opportunista, ma che nasca invece da un'intuizione, o una serie di intuizioni, che portano spontaneamente ad avere una volontà comune di base, il problema sarebbe risolto, e l'unione sarebbe realizzabile in modo spontaneo e sentito.

Una simile intuizione sembra impossibile, perchè la varietà di personalità porta a pensare che non possa esserci un'intuizione che porti a riconoscerci in una stessa volontà.

Questo problema è però superabile pensando al fatto che, al della diversità degli stati mentali individuali, tutti quanti intuiamo la stessa logica.
Infatti la logica è una sola, e se porta a conclusioni diverse è perchè O si parte da presupposti contrastanti, O perchè non ci si preoccupa di essere coerenti.
Ma se tutti provassimo ad essere coerenti, ci accorgeremmo che la logica ci porterebbe alle stesse conclusioni, e le diverse inclinazioni individuali, le diverse credenze individuali, non disturberebbero l'unità del gruppo che avesse preso consapevolezza dello strumento della logica.

Non ci sarebbe mai incomprensione e incomunicabilità, se ci fosse questa consapevolezza, perchè per ogni incomprensione ci sarebbe sempre la reale possibilità di risalire, attraverso l'analisi logica, alle cause dell'incomprensione, e anche se questa analisi non porterebbe a conciliare i due punti di vista contrastanti, almeno però porterebbe i due soggetti a capire, con chiarezza, quali sono i motivi che li spingono ad avere due punti di vista diversi, cosicchè alla fine del discorso non concludano dicendo "noi non ci capiamo, non c'è niente da fare", ma concluderebbero dicendo "noi arriviamo a conclusione diverse, ma non siamo in realtà in disaccordo, perchè, se adottassimo i presupposti e le credenze dell'altro, capiremmo senza sforzo che giungeremmo alle sue stesse conclusioni".

Quindi, una cosa importante è la consapevolezza dell'utilità della padronanza della logica.

Cos'è che può ostacolare la volontà di usare questo strumento?

Intanto, un motivo può essere avere un'idea sbagliata della logica.
Se infatti si pensa la logica come qualcosa che vada in conflitto con il sentimento, non si ha in mente quella logica di cui sto parlando: si sta pensando a un'idea di logica in se' negativa, e quindi farebbe bene a rifiutarla come strumento di comunicazione.
La logica di cui parlo è una logica in cui trova spazio il sentimento, cioè una logica passiva, che ha solo il compito di descrivere passivamente ciò che il soggetto prova, come una mappa descrive passivamente un territorio, ma non per ridurre il territorio a un pezzo di carta, ma solo per descriverlo e illustrarlo agli altri.

Un'altro motivo per cui si può rifiutare lo strumento della logica è pensare che questa debba far abbandonare l'ironia, dato che la logica somiglia più a una cosa seria, che non da' spazio all'ironia.
In realtà l'ironia è indispensabile alla logica, senza questa con la logica non si va da nessuna parte.
Dal punto di vista del soggetto, l'ironia è indispensabile per mantenerlo in uno stato di serenità attraverso l'uscita da stati mentali perennemente seri.
Dal punto di vista della logica, l'ironia è quello strumento che serve a non far abbattere il soggetto che non abbia ancora un'idea chiara di cosa sia la logica.

Mettiamo che il soggetto si faccia un'idea sbagliata della logica, cioè una logica fredda e in conflitto con il sentimento. A questo punto, qual è l'unica via d'uscita da questo errore? E' l'ironia, che lo fa uscire da una concezione così deleteria della logica.
Così, fino a quando il soggetto non ha la padronanza della logica, l'ironia gli verrà in soccorso per non farlo sentire immerso in un clima freddo, di vuota serietà.
Ma anche quando avesse appreso la vera concezione della logica, l'ironia non sarà abbandonata, perchè servirà a tenere sempre sveglia la consapevolezza della parte istintiva ed emotiva del soggetto, cosa che è facile perdere restando sempre in uno stato mentale rigorosamente analitico, anche quando si è acquisita la giusta interpretazione della logica.

Una volta raggiunta questa consapevolezza, e la volontà di usare la logica come mezzo di comunicazione, può partire la vera e profonda maturazione del gruppo.
Infatti, a questo punto base di partenza, si lavora per sviluppare il proprio intuito, sempre di più, arrivando progressivamente ad accumulare intuizioni sempre più profonde e numerose.

Come mai avviene questo?
Semplice: basta pensare a come avviene la crescita progressiva dell'intuizione.
L'intuito cresce progressivamente attraverso la continua associazione di idee.
Prendiamo una similitudine che mostra quello che dico:
tenete aperto solo l'occhio destro, poi tenete aperto solo l'occhio sinistro.
Le due immagini che il cervello elabora sono diverse tra di loro, tant'è vero che, se si potessero fotografare, non sarebbero sovrapponibili: sono due immagini diverse.
Se poi si aprono entrambi gli occhi e si osserva lo stesso oggetto, l'immagine che ne risulta è, a sua volta un'immagine diversa.
Ma la cosa interessante è che l'immagine nuova non è equivalente alla somma delle due immagini monoculari: è un'immagine che proviene dalle informazioni portate da entrambi gli occhi, ma trascende la somma di quelle informazioni: è un'immagine più completa, dalla prospettiva più chiara.

La stessa cosa avviene attraverso l'associazione di idee: mettiamo che le due immagini monoculari siano due idee, due affermazioni su uno stesso oggetto: associando queste due idee simultaneamente (guardando con entrambi gli occhi aperti) si ottiene un'idea nuova che, prima, non c'era: prima c'erano solo quelle due idee incomplete (le immagini monoculari).

Analogamente, per far crescere la propria coscienza intuitiva, bisogna accumulare più idee possibili sul problema che si vuole risolvere, e poi fare, tra queste idee, tutte le associazioni possibili, in tutte le possibili disposizioni: in questo modo, come accade per il processo analogo della vista, si intuiranno nuove idee più illuminanti di quelle raccolte, che prima ancora non erano state intuite.

Una volta raccolte queste idee (ma la raccolta di idee è un processo che non ha limiti, che non cessa), queste si mettono in comune nel gruppo.
Così, quel processo individuale di associazione di idee, può essere fatto collettivamente, incrementando ulteriormente il bagaglio intuitivo dei soggetti.

Il risultato? Le intuizioni crescono progressivamente a dismisura, il livello di maturazione intellettuale del gruppo diventa sempre più alto, la meta-comunicazione diventa sempre più facile.

Anche l'effetto placebo che ne risulta non è da sottovalutare.

Ecco quindi dove possono arrivare gli individui attraverso i loro mezzi e la loro intelligenza. Ma pochi se ne rendono conto, e quei pochi che lo sanno non lo divulgano, così la soluzione più ragionevole sembra sempre rivolgersi a uno psicologo.
Ma se da soli, con la propria intelligenza, le persone possono unirsi sotto un'unica volontà e superare loro stessi in modo gratuito, lo psicologo non è forse la soluzione più ragionevole ed economica.
L'investimento migliore, a mio avviso, sarebbe creare le condizioni per questo ideale gruppo autogestito.
Ma anche questo si può solo intuire, se non l'avete intuito provate a fare un po' di associazioni di idee, e nel vostro intimo capirete se l'intuizione di cui parlo è giusta Smile

Ora non mi resta che comunicare le eventuali altre intuizioni che mi vengono in mente su come potrebbe essere impostata questa terapia ideale gratuita



Quando ti ritrovi uno squilibrio biochimico nel cervello o una carenza o un difetto di un neurotrasmettitori tutti questi discorsi li porta via il vento.

" the answer of my friends is bloowing in the wind,
the answer is bloowing in the wind" Bob Dylan Wink


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"Vorrei imparare dal vento a respirare,
dalla pioggia a cadere
Dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde di andare e venire;
Ricominciare a fluire "Tiromancino
E' tutto un equilibrio sopra la Follia- Vas
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