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Terapia ideale
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Trattamenti e Terapie
Autore Messaggio
HurryUp3
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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 20:32 pm    Oggetto: Re: Terapia ideale Rispondi citando

Innergal ha scritto:
Il presupposto è che all’interno di questo gruppo si debba attivare – gradualmente, ma cmq in modo artificioso – la condizione di confessare il proprio vissuto, le faccende più intime, le storture nell’atteggiamento, le limitazioni caratteriali. A mio avviso, tale presupposto è ciò che rende viziato in partenza questo ambizioso progetto di terapia ideale.

Rianalizzando la mia idea alla luce di questa tua osservazione, credo di poter sostenere che non sia questo il presupposto che avevo in mente.
In pratica è quel “in modo artificioso” che negherei. Sarebbe così se il progetto implicasse, da parte del partecipante, lo sforzo di persuadersi che questa sia la strada migliore.
Sarà interessato al progetto chi, per intuito e induzione logica, lo sente efficace.

Innergal ha scritto:

In sostanza, si dà per scontato che chiunque (sociofobico o timido che sia) con i suoi tempi ( con la dovuta “applicazione”) riesca a sentirsi a proprio agio al punto da raccontarsi e da riferire le sue opinioni, in mezzo a persone ad egli/ella sconosciute (o conosciute superficialmente).

Non davo per scontato questo, indubbiamente deve esserci un’intuizione comune in partenza.
L’adattamento poi segue le sue tappe graduali, non è richiesto confidare tutto. L’adattamento deve essere naturale, non bisogna fare in modo che l’intuizione brillante di partenza rovini tutto andando a manipolare la fase delicata dell’adattamento, nessuno deve fare i test, verificare se l’altro è disposto a confidare tutto di se’, e nessuno deve sentirsi in dovere di confidare tutto di se’ per mettersi alla prova.

Innergal ha scritto:

E se questo non accade?
Personalmente, so che potrei impiegare anche anni prima di decidere a fidarmi di una persona, di considerarla amica e quindi di confidarmi senza riserve.
E dubito che sia un problema soltanto mio!
Il motivo? Quali garanzie ho, se decidessi di “parlare con il cuore in mano”, di rendere noti ai colleghi i miei punti deboli, le paure che mi attanagliano, le vulnerabilità in cui temo di incorrere nell’approfondire la conoscenza??

Il rapporto umano segue i suoi tempi, non deve essere forzato, ma a parte questo l’impostazione prevede la capacità di dissociare la propria personalità, in modo da saper descrivere i propri meccanismi interiore (quando necessario) con un certo distacco (non dico che bisogna sempre usare questo genere di comunicazione fredda, ma almeno una parte della comunicazione deve prevedere questa “dissociazione”), quindi questa descrizione non va fatta “col cuore in mano”, ma se mai… con il cuore da un’altra parte e la ragione dall’altra (almeno nel momento in cui si deve essere seri).
Però alla base di tutto questo c’è comunque la condizione che ci sia fiducia tra i partecipanti.
La fiducia deve essere alimentata da due fattori (entrambi necessari): un sentimento innato di fiducia incondizionata nei confronti degli altri, che si contrapponga all’impulso della diffidenza. Cioè la capacità di essere gratificati dal fatto di dare senza necessariamente avere (e questa è la condizione più difficile da trovare, ma facile da stimolare).
La seconda condizione è la risposta positiva degli altri, in pratica ciò che “dimostra” la loro correttezza, e che gli fa “guadagnare” la nostra fiducia (e questa e più legata all’impulso di sentirsi protetti, quindi alla debolezza individuale che si vuole superare).
Innergal ha scritto:

Queste perplessità passano in secondo piano se invece ci si affida ad una persona competente: un terapeuta che ascolta, non giudica, fornisce aiuto, sentendo sì empatia per la sofferenza del suo paziente (o almeno facendogliela credere), ma anche avendo il distacco necessario a non inficiare il metodo da lui applicato. Il terapeuta viene pagato per tutto ciò ed è il compenso la garanzia.
Tra l’altro, Hurry, ti era già stata mossa questa obiezione, se rammento bene, da AnimaSola.

Quando ci si vede per la prima volta, bisogna pure mettere in conto il fattore extraverbale:
non sottovaluterei ciò che scrisse dottorzivago.
“Poi ci sono i "possibili amici" quelli che "a pelle" ti sembrano adatti.... Secondo me non ci sono passaggi, è una cosa "a pelle".”

Penso intenda dire che una persona mai vista prima magari ti ispira fiducia (ma anche no) senza osservarla in modo consapevole, cioè in base a tue sensazioni (passando al vaglio della nostra emozionalità intuitiva tutta una serie di gestualità, di mimiche facciali, modulazioni di voce, la postura del corpo, eccetera)

Ritengo che per superare l’intoppo dovuto al presupposto di cui sopra, si debba grossomodo seguire le dritte suggerite in questo topic:

http://www.fobiasociale.com/postx6053-0-0.html
Diventare amici:il grande enigma

Mi riconosco in parte nelle parole di Assorto (la ritrosia a parlare di me), in quelle di Harvest (scarsa tolleranza per le domande invadenti e per i contatti frequenti) ed infine nel pensiero di Bardamu che cito:
“mi vergogno a mostrare il vero me stesso. Preferisco quindi tagliare i ponti ed evitare. Ho perso anche alcune persone bellissime in questo modo.”

L’adattamento non viene forzato, penso che se ci stanno i presupposti di cui ho parlato, non possano avvenire imprudenze di questo tipo.
Innergal ha scritto:

Il succo degli altri post su questa discussione è più o meno questo: perché nascano e si cementino le unioni, si devono perseguire obiettivi comuni, condividere gusti ed interessi partecipando agli stessi passatempi (le cosiddette occasioni sociali) e scoprendo convergenze tra le opinioni espresse su argomenti che esulino da faccende personali.
Anche argomenti frivoli, se per questo, implicando con ciò l’atto di fare battute, scherzare, ridere insieme. Per dirla alla Hurry, l'uscita da stati mentali perennemente seri.

Mi sembra ovvio, tranne il fatto di partecipare agli stessi passatempi. Sul fatto di avere opinioni comuni, questo forse è vero solo per le credenze più profonde a cui ci si sente attaccati.
E’ possibile che gli stessi presupposti dell’idea della terapia individuale ledano certe credenze individuali a cui non si è disposti a rinunciare, in questo caso ovviamente non si sarà interessati a partecipare.
Ho commentato la prima parte della tua risposta, ovviamente secondo una iniziale riflessione.
Il resto l'ho letto, lo commenterò più tardi Smile

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HurryUp3
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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 21:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Innergal ha scritto:

bardamu ha scritto:
Ridere non significa basare un rapporto sul più e sul meno, anzi talvolta è un'arma potentissima che permette di sdrammatizzare i dolori della vita. E' anche un ottimo metodo per gettare le basi di un'amicizia... la maggior parte delle persone fuggirebbero a gambe levate se cominciassi subito a parlare seriamente dei miei problemi o dei loro, non per questo sarebbero da considerare tutte persone superficiali.


Nella prima pagina, Bardamu assume che, dopo aver scherzato, fatto delle cose assieme divertendosi, “arriva il momento di portare l'amicizia ad un livello superiore, di aprirsi e confidarsi con l'altro”.

Sono questi 2 passaggi ed in quest’ordine che fanno funzionare un rapporto di amicizia, volendo generalizzare.

Un momento, non sono d’accordo con questa generalizzazione.
Sicuramente questi 2 elementi (ridere e approfondire) sono indispensabili, ma non ritengo indispensabile il fatto che debbano seguire questo ordine.
Io non devo necessariamente ridere e scherzare con una persona per avere interesse a farci amicizia.
Potrebbe accadere che si intuisca una certa affinità per cui si cominci subito a fare amicizia, prima ancora di aver rotto il ghiaccio, e poi, una volta sciolti, si ride e si scherza.
Se molte persone fossero disposte a violare l’ordine che prevede la fase delle risate come fase iniziale necessaria, probabilmente avrei più amici.

Innergal ha scritto:


HurryUp ha scritto ha scritto:
Non è un tipo di gruppo in cui tu vai con l'idea di portare, nel gruppo, una specie di maschera, o comunque un'immagine artefatta di come sei, mentre fuori, da uno psichiatra, parleresti delle tue cose intime: nel gruppo (ovviamente non da subito, perchè niente si raggiunge senza applicazione), ci si va con la sensazione di poter comunicare tutto, e l'unica regola che ci si impone è quella di usare un linguaggio comune, basato sulla logica e sulla coerenza nel comunicare le tue idee.


Mi domando quanto tempo impiegherei ad acclimatarmi in un gruppo siffatto: ossia far in modo che la maschera (o facciata o strato superficiale che espongo quando sto a contatto con estranei) venga meno.
E quanto tempo occorrerà a tutti i membri di un ipotetico gruppo per raggiungere (cito le tue parole) “un clima di ironia, solidarietà, fratellanza, abnegazione, disponibilità ad ascoltare sempre ognuno (ad ascoltarlo veramente, non per educazione o ipocritamente), e quindi a mettersi sempre nei panni dell'altro, e quindi a soffrire quando soffre l'altro, gioire quando gioisce l'altro, insomma... dare tutto se' stesso per l'altro.”

Più è debole e condizionato l’impulso di aprirsi agli altri, più è faticoso levarsi la maschera, se invece è difficile abbandonarla può venire in aiuto la dissociazione della personalità, che ci permette di descrivere noi stessi con distacco emotivo, cosa che, se applicata bene, dovrebbe evitare la reazione di vergogna (perché la vergogna fa parte di quella parte emotiva da cui ci si dissocia).
Il sentimento di cui parlo è, per sua qualità, incondizionato, quindi non può essere raggiunto attraverso delle aspettative, piuò essere solo spontaneo.
Io non ho raggiunto questo stato mentale, ma a intuito posso dire che è così: viene spontaneamente.
E’ necessario quindi che nel gruppo ci sia almeno una persona (possibilmente la maggioranza di persone) che abbia raggiunto questo stato mentale, cioè, per dirla in modo un po’ evocativo, che all’interno del gruppo ci sia almeno un “saggio”, che possa fare da esempio a chi non ha raggiunto quello stato mentale (ovviamente non in modo formale come l’ho descritto, si capisce, anche il “saggio” deve imparare).

Innergal ha scritto:


COSA NON DEVE MANCARE:
COERENZA LOGICA
USO DI ANALOGIE IN CASO DI DIFFICOLTA’ DI COMPRENSIONE
IRONIA
AUTOIRONIA
RIUSCIRE A SORRIDERE SPONTANEAMENTE

COSA E’ VIETATO FARE:
DARE CONSIGLI / SUGGERIMENTI A POSTERIORI IN CUI SI ANNIDINO GIUDIZI IMPLICITI -del genere: avresti dovuto- avresti potuto - non era meglio…?
MINIMIZZARE
FARE BATTUTE SARCASTICHE
NON PORRE DOMANDE ACRITICHE. FARNE DI MALIZIOSE O TALI DA INDURRE UNO STATO DI IMBARAZZO.

Perché tra le cose necessarie tu metti “riuscire a sorridere spontaneamente”? Questo deve essere un fine, non la condizione.
Uno dei problemi da risolvere potrebbe essere proprio riuscire a sorridere spontaneamente.
Sulle altre regole, sono d’accordo, ma con una certa elasticità.
Non dimentichiamo che il gruppo prevede una fase in cui si abbandona l’ironia e si attua una comunicazione iper-seria e razionale.
In questa fase è possibile comunicarsi tutti i meccanismi che, durante la fase ricreativa, possono essere considerati scomodi, quindi vengono comunicati anche quei meccanismi che, in un determinato contesto del gruppo, avrebbero potuto stimolare la necessità di giudicare un altro membro: nella fase di comunicazione iper-seria ci si dissocia completamente dalla propria parte emotiva, e in questa fase quindi, tutte le regole che servono a tutelare la comunicazione, svaniscono, e si segue solo la regola della coerenza e completezza logica.

Il giochino che hai descritto non mi sembra male Very Happy

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Tristan
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MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 22:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Be', Hurry, mi pare che l'obiettivo si possa dire raggiunto: almeno una persona disposta a seguirti c'è, e pure qualche probabile candidato.
Che c'aspetti? Spero di non essermi stancato troppo del forum per esserci ancora quando tornerai ad esporci i risultati. Wink

p.s.: l'allusione garbata, quasi casuale, alla presenza di un "saggio", oltre a completare il quadro, è un tocco di classe, devo riconoscertelo. Ma mica sei il mio mito per niente! Wink

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Messaggi: 2325

MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 22:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tristan ha scritto:

p.s.: l'allusione garbata, quasi casuale, alla presenza di un "saggio", oltre a completare il quadro, è un tocco di classe, devo riconoscertelo. Ma mica sei il mio mito per niente! Wink



Ti chiedi:
Come mai,
Come dove nel mondo,
Dove chi,
Perché quando?

Ma la risposta, non la devi cercare fuori,
la risposta é dentro di te,
e peró é sbagliata!
Cool


_________________
...Ma in fondo io sto bene qua..tra le reti del mio circo che non va
...Ma in fondo io sto bene qua...trovando in quel che sono un pò di libertà.
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MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 22:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Redman ha scritto:



Ti chiedi:
Come mai,
Come dove nel mondo,
Dove chi,
Perché quando?

Ma la risposta, non la devi cercare fuori,
la risposta é dentro di te,
e peró é sbagliata!
Cool


Very Happy Very Happy
Se c'è anche QUELO allora ritratto tutto (e partecipo, ovvio!)

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MessaggioInviato: Thu Jun 19, 2008 23:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

ma dove lo trovate il tempo per scrivere tanto? Laughing

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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 00:04 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:
Sarà interessato al progetto chi, per intuito e induzione logica, lo sente efficace.


Il fatto è che, pur trovando spunti validi nella tua proposta, non riesco ad esserne persuasa fino in fondo. E’ possibile che il mio istintivo (appunto) tirarmi indietro sia imputabile alla mia mente inconscia, con tutto il suo corollario di timori ed automatismi radicati. Avevo già espresso nel topic le mie titubanze.
Che posso farci se irrazionalmente continuo a crederlo artificioso? D’altra parte non posso escludere che mi stia illudendo che personalmente sarebbe deleterio, grazie ai contorti meccanismi dell’ego.

HurryUp3 ha scritto:
non è richiesto confidare tutto.


Per me, anche il semplice confidare il mio stato attuale richiede un atto di grande coraggio. Perfino su internet sono più pronta ad ascoltare (leggere) le riflessioni/ esperienze altrui, per es. mediante messenger, che a rendere partecipi gli altri di ciò che riguarda me, in senso lato. Salvo estemporanee dichiarazioni di cosa apprezzo, ma per queste, attendo che siano altre persone a riferirmi i loro gusti.
Mi sono condizionata a non fare mai il primo passo e a tenere celata la mia natura; ed invece, in un ipotetico gruppo, secondo la linea da te ideata, occorre farsi conoscere dagli altri a lungo termine. Esattamente quello che tenderei a sfuggire per via delle mie paure, ossia il confronto.

HurryUp3 ha scritto:
L’adattamento deve essere naturale, non bisogna fare in modo che l’intuizione brillante di partenza rovini tutto andando a manipolare la fase delicata dell’adattamento, nessuno deve fare i test, verificare se l’altro è disposto a confidare tutto di se’, e nessuno deve sentirsi in dovere di confidare tutto di se’ per mettersi alla prova.


Bisogna lavorare sull’impostazione allora. Il punto è che per risolvere i miei problemi (e penso sia valido per chiunque) mi devo per forza esporre. E raccontare del mio passato – in cui sono racchiuse le cause dei problemi – mi indispone alquanto…

HurryUp3 ha scritto:
questa descrizione non va fatta “col cuore in mano”, ma se mai… con il cuore da un’altra parte e la ragione dall’altra (almeno nel momento in cui si deve essere seri).


… Ce la farei se mi obbligassi a trascriverne un resoconto anonimo, magari in forma di messaggi privati. Ma a tu per tu con uno che non sia un terapeuta, non riesco ad immaginarmelo. Non dubito di poter cambiare idea però.

HurryUp3 ha scritto:
La fiducia deve essere alimentata da due fattori (entrambi necessari): un sentimento innato di fiducia incondizionata nei confronti degli altri, che si contrapponga all’impulso della diffidenza. Cioè la capacità di essere gratificati dal fatto di dare senza necessariamente avere (e questa è la condizione più difficile da trovare, ma facile da stimolare).


Questo 1° fattore fa a pugni con la mia pressochè incrollabile diffidenza, cioè la vera ragione dell’esistenza solitaria e quasi priva di stimoli che mi ostino a condurre. Non concedere fiducia a priori , nel mio caso, è correlato alla reticenza ad espormi, in sintesi, a sviscerare le relazioni cause-effetti che mi hanno portata ad essere quello che sono.

HurryUp3 ha scritto:
La seconda condizione è la risposta positiva degli altri, in pratica ciò che “dimostra” la loro correttezza, e che gli fa “guadagnare” la nostra fiducia (e questa e più legata all’impulso di sentirsi protetti, quindi alla debolezza individuale che si vuole superare).


Ok, se si dovesse intraprendere la terapia, spero di non lasciarmi scoraggiare da eventuali riscontri negativi – precisiamo: negativi solo per me, come il dubbio di aver interpretato sgradevolmente gli apporti altrui nei miei riguardi. Il timore di disapprovazione è sempre incombente, altro che "dissociare parte della comunicazione", come affermi tu.
E se si verifica ciò, non soltanto l’entusiasmo ne verrebbe smorzato, ma si insinuerebbe in me la tentazione di sospendere la terapia.

Io la vedrei tutt’al più come un esperimento, qualcosa da condurre senza eccessiva serietà almeno le prime 2 volte. Wink

HurryUp3 ha scritto:
Perché tra le cose necessarie tu metti “riuscire a sorridere spontaneamente”? Questo deve essere un fine, non la condizione.Uno dei problemi da risolvere potrebbe essere proprio riuscire a sorridere spontaneamente.

Hai ragione, errore mio. Smile

HurryUp3 ha scritto:
Più è debole e condizionato l’impulso di aprirsi agli altri, più è faticoso levarsi la maschera, se invece è difficile abbandonarla può venire in aiuto la dissociazione della personalità, che ci permette di descrivere noi stessi con distacco emotivo, cosa che, se applicata bene, dovrebbe evitare la reazione di vergogna (perché la vergogna fa parte di quella parte emotiva da cui ci si dissocia).
Il sentimento di cui parlo è, per sua qualità, incondizionato, quindi non può essere raggiunto attraverso delle aspettative, piuò essere solo spontaneo.
Io non ho raggiunto questo stato mentale, ma a intuito posso dire che è così: viene spontaneamente.
E’ necessario quindi che nel gruppo ci sia almeno una persona (possibilmente la maggioranza di persone) che abbia raggiunto questo stato mentale, cioè, per dirla in modo un po’ evocativo, che all’interno del gruppo ci sia almeno un “saggio”, che possa fare da esempio a chi non ha raggiunto quello stato mentale (ovviamente non in modo formale come l’ho descritto, si capisce, anche il “saggio” deve imparare).


Se ben afferrato il concetto, il “saggio” del gruppo è in grado di dissociarsi, attuando un autocondizionamento per dominarsi emotivamente.
E dove lo si trova questo saggio? Nemmeno io ho mai raggiunto questo stato mentale. Confused


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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 01:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Innergal ha scritto:
HurryUp3 ha scritto:
Sarà interessato al progetto chi, per intuito e induzione logica, lo sente efficace.


Il fatto è che, pur trovando spunti validi nella tua proposta, non riesco ad esserne persuasa fino in fondo. E’ possibile che il mio istintivo (appunto) tirarmi indietro sia imputabile alla mia mente inconscia, con tutto il suo corollario di timori ed automatismi radicati. Avevo già espresso nel topic le mie titubanze.
Che posso farci se irrazionalmente continuo a crederlo artificioso? D’altra parte non posso escludere che mi stia illudendo che personalmente sarebbe deleterio, grazie ai contorti meccanismi dell’ego.

Non deve essere artificioso non tanto perché è male ciò che è artificioso, ma perché questo può implicare una forma di violenza verso se’ stessi.
Una parte tua irrazionale lo trova artificioso, quindi non dovresti fare nessuno sforzo di aprirti finchè ti identificherai in quella parte irrazionale.
Secondo me la costante consapevolezza dei propri meccanismi inconsci, attraverso tutte le potenzialità intellettive di cui siamo capaci, provoca a lungo andare una disidentificazione della nostra coscienza dalle nostre pulsioni irrazionali, per un processo spontaneo, a meno che non si scopra, nell’introspezione profonda e intelligente, un profondo impulso a fare una resistenza a questo processo, causato a sua volta, per esempio, dal bisogno di conservare una credenza, di soddisfare una necessità psicologica: ma una volta che si scopre questo eventuale impulso, non abbiamo più la possibilità di illuderci, non potremmo far altro che riconoscere che siamo noi a nutrire quella credenza, irrazionale, che ci fa convivere con il problema (senza per questo perdere l’autostima).

Innergal ha scritto:

HurryUp3 ha scritto:
non è richiesto confidare tutto.


Per me, anche il semplice confidare il mio stato attuale richiede un atto di grande coraggio. Perfino su internet sono più pronta ad ascoltare (leggere) le riflessioni/ esperienze altrui, per es. mediante messenger, che a rendere partecipi gli altri di ciò che riguarda me, in senso lato. Salvo estemporanee dichiarazioni di cosa apprezzo, ma per queste, attendo che siano altre persone a riferirmi i loro gusti.
Mi sono condizionata a non fare mai il primo passo e a tenere celata la mia natura; ed invece, in un ipotetico gruppo, secondo la linea da te ideata, occorre farsi conoscere dagli altri a lungo termine. Esattamente quello che tenderei a sfuggire per via delle mie paure, ossia il confronto.

No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).
Ma comunque non è necessario fare pubblicamente introspezione, quella va fatta individualmente, l’incontro serve solo a scambiarsi idee e intuizioni da elaborare, insieme, per gli argomenti condivisibili, e poi individualmente per eventuali argomenti privati non condivisibili.

Innergal ha scritto:


HurryUp3 ha scritto:
questa descrizione non va fatta “col cuore in mano”, ma se mai… con il cuore da un’altra parte e la ragione dall’altra (almeno nel momento in cui si deve essere seri).


… Ce la farei se mi obbligassi a trascriverne un resoconto anonimo, magari in forma di messaggi privati. Ma a tu per tu con uno che non sia un terapeuta, non riesco ad immaginarmelo. Non dubito di poter cambiare idea però.

Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.

Innergal ha scritto:


Ok, se si dovesse intraprendere la terapia, spero di non lasciarmi scoraggiare da eventuali riscontri negativi – precisiamo: negativi solo per me, come il dubbio di aver interpretato sgradevolmente gli apporti altrui nei miei riguardi. Il timore di disapprovazione è sempre incombente, altro che "dissociare parte della comunicazione", come affermi tu.
E se si verifica ciò, non soltanto l’entusiasmo ne verrebbe smorzato, ma si insinuerebbe in me la tentazione di sospendere la terapia.

Capisco, però la meta-comunicazione dovrebbe evitare gli equivoci delle interpretazioni soggettive, c’è comunque un patto sociale fatto a priori: quello di usare la meta-comunicazione, se non c’è questo patto sociale, l’esperimento si identifica con le classiche terapie di gruppo, e non avrebbe niente di originale Smile
Innergal ha scritto:


Io la vedrei tutt’al più come un esperimento, qualcosa da condurre senza eccessiva serietà almeno le prime 2 volte. Wink

Come vuoi, questo non smorzerà la mia ambizione Cool

Innergal ha scritto:


Se ben afferrato il concetto, il “saggio” del gruppo è in grado di dissociarsi, attuando un autocondizionamento per dominarsi emotivamente.
E dove lo si trova questo saggio? Nemmeno io ho mai raggiunto questo stato mentale. Confused

No, la dissociazione la so fare pure io (e pure tu), non è a quello che mi riferivo, mi riferivo al carisma di dare fiducia agli altri incondizionatamente Smile

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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 10:32 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:


No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).



Buffo. Per cose fin qui dette, riepilogando, la meta-comunicazione è parte di una comunicazione più "matura" (cit.) che è allo stesso tempo pre-requisito per entrare nel gruppo ma anche, contemporaneamnente, obiettivo della "terapia".

Devo ancora capire l'aspetto rivoluzionario (e originale - vedi più sotto) di questa benedetta meta-comunicazione, in ambito terapeutico*: fammi capire, chiarire i motivi per cui non si vuole parlare delle proprie cose private, come in questa situazione, è qualcosa che non rientrerebbe nella normale routine? Ne sei proprio sicuro?
E comunque, nell'ambito della tua "'terapia", nella quale diremo che è bello ciò che è spontaneo ed è brutto ciò che è artificioso, non sarebbe artificioso, appunto, se non addirittura un atto di violenza far chiarire i motivi nella situazione sopra esposta? Tanto più che non vedo come non potrebbero non appartenere alla sfera privata.

HurryUp3 ha scritto:


Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.



Anche questa faccenda del transfert a comando è piuttosto buffa. Come se non fosse un processo largamente inconscio.
Metti che "si faccia" transfert prima di acquisire tutti gli strumenti logici e la padronanza degli stessi - prima della seconda fase, insomma - che la frequentazione del gruppo dovrebbe far sviluppare? Anche la sola intuizione dovrebbe suggerirti questa possibilità.
Ecco, questo genere di ipotesi fin troppo semplificatrici che prevedono uno sviluppo perfettamente lineare danno la misura dell'improvvisazione, lasciatelo dire. Wink

HurryUp3 ha scritto:


Capisco, però la meta-comunicazione dovrebbe evitare gli equivoci delle interpretazioni soggettive, c’è comunque un patto sociale fatto a priori: quello di usare la meta-comunicazione, se non c’è questo patto sociale, l’esperimento si identifica con le classiche terapie di gruppo, e non avrebbe niente di originale Smile



*a proposito, sto ancora aspettando l'esempio di là, in ambito di corteggiamento. Wink

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HurryUp3
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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 11:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Tristan ha scritto:
HurryUp3 ha scritto:


No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).



Buffo. Per cose fin qui dette, riepilogando, la meta-comunicazione è parte di una comunicazione più "matura" (cit.) che è allo stesso tempo pre-requisito per entrare nel gruppo ma anche, contemporaneamnente, obiettivo della "terapia".

Che c’è di buffo? All’inizio della terapia ci sarà un livello di meta-comunicazione, mettiamo, del 60%. Con il graduale sviluppo dell’intelligenza il livello di meta-comunicazione crescerà al 90%.
Non c’è proprio nessuna incoerenza nell’obiettivo di perfezionare sempre di più la meta-comunicazione, te la stai inventando per soddisfare la tua necessità psicologica di conservare il tuo scetticismo per la mia idea, ma puoi convincere solo te stesso, non me Cool
Tristan ha scritto:

Devo ancora capire l'aspetto rivoluzionario (e originale - vedi più sotto) di questa benedetta meta-comunicazione, in ambito terapeutico*: fammi capire, chiarire i motivi per cui non si vuole parlare delle proprie cose private, come in questa situazione, è qualcosa che non rientrerebbe nella normale routine? Ne sei proprio sicuro?

La meta-comunicazione non è una cosa naturale, nella comunicazione normale di routine non si usa la meta-comunicazione.
Tristan ha scritto:


E comunque, nell'ambito della tua "'terapia", nella quale diremo che è bello ciò che è spontaneo ed è brutto ciò che è artificioso, non sarebbe artificioso, appunto, se non addirittura un atto di violenza far chiarire i motivi nella situazione sopra esposta? Tanto più che non vedo come non potrebbero non appartenere alla sfera privata.

Nessuno chiederebbe i motivi per cui uno vuole essere riservato. Può capitare l’occasione che chi è riservato, spontaneamente, voglia chiarirne i motivi per non essere considerato chiuso, per esempio innergal mi ha spiegato i motivi per cui non riuscirebbe ad aprirsi senza che io glie li abbia chiesti.

Tristan ha scritto:


HurryUp3 ha scritto:


Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.



Anche questa faccenda del transfert a comando è piuttosto buffa. Come se non fosse un processo largamente inconscio.
Metti che "si faccia" transfert prima di acquisire tutti gli strumenti logici e la padronanza degli stessi - prima della seconda fase, insomma - che la frequentazione del gruppo dovrebbe far sviluppare? Anche la sola intuizione dovrebbe suggerirti questa possibilità.

Il transfert di cui parlava innergal non era inconscio, era il transfert consapevole che lei farebbe con un terapeuta. Quel transfert si fa con un atto di volontà consapevole, e il transfert che tu ritieni artificioso nel gruppo non sarebbe più artificioso del transfert che fai con un terapeuta.
Inoltre, non possono accadere dinamiche inconsce che possano sfuggire al soggetto, perché il gruppo prevede lo studio della logica e la sua applicazione all’autoanalisi, in modo da essere consapevoli dei propri meccanismi inconsci, almeno quelli più riconoscibili, e un eventuale transfert inconscio sarebbe tra i meccanismi inconsci facilmente riconoscibili.
Tristan ha scritto:


Ecco, questo genere di ipotesi fin troppo semplificatrici che prevedono uno sviluppo perfettamente lineare danno la misura dell'improvvisazione, lasciatelo dire. Wink

Fammi capire: secondo te l’unica soluzione seria e migliore possibile è necessariamente lo psichiatra? Non esiste per te nell’intelletto dell’uomo la possibilità di risolvere autonomamente il problema?
Se è così, nessuna mia argomentazione sarà per te convincente, troverai sempre un buco dove insinuare un dubbio (spesso anche ingenuamente, come l’argomentazione fallace che sviluppare la meta-comunicazione sia in contraddizione col fatto che c’è già inizialmente una forma larvata di meta-comunicazione).
Tristan ha scritto:


*a proposito, sto ancora aspettando l'esempio di là, in ambito di corteggiamento. Wink

Non mi sono dimenticato

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