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Inviato: Mon Jun 23, 2008 08:25 am Oggetto:
ALLEGRO NON TROPPO
Fantasia musicale d'animazione. Come "Fantasia" di Disney, ma fatto a Milano. Le musiche tradotte in disegni sono di Debussy, Dvorak, Ravel (Bolero), Sibelius, Vivaldi, Stravinski (L'uccello di fuoco). Tre anni di lavoro. Terzo lungometraggio di Bozzetto. È la sua opera più matura, in cui vanno a nozze l'invenzione grafica e la riflessione morale, congiunte nel sacro vincolo dell'ironia. Gustosi gli intermezzi dal vivo di Maurizio Nichetti con un'orchestra di vecchiette.
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Inviato: Mon Jun 23, 2008 08:29 am Oggetto:
ASCENSORE PER L'INFERNO
Il misterioso Louis Cyphre incarica il detective Harry Angel di ritrovare Johnny Favorite, un cronista scomparso legato a lui per contratto. Angel giunge a New Orleans, sulle tracce di un uomo sfigurato durante la guerra e rapito da una giovane donna; qui scopre che lui e Johnny sono la stessa persona e che Cyphre è Lucifero, a cui Johnny aveva venduto l'anima; scopre anche che la ragazza, di cui è diventato amante, è sua figlia...
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Inviato: Mon Jun 23, 2008 08:33 am Oggetto:
STATI DI ALLUCINAZIONE
Lo scienziato ricercatore Eddie Jessup (William Hurt) è convinto che gli altri stati di coscienza siano reali quanto la realtà di tutti i giorni. Utilizzando la deprivazione sensoriale e aggiungendo potenti sostanze allucinogene, Jessup esplora questi stati di alterazione...e sopporta prove che fanno sembrare la pazzia una benedizione. Il vincitore dell’Oscar® William Hurt (al suo film d’esordio) guida nei panni di Jessup un solido cast di cui fanno parte Blair Brown, Bob Balaban e Charles Haid. Lavorando sul romanzo di Paddy Chayefsky, il regista Ken Russell ci conduce con l’abilità di uno stregone attraverso il viaggio magico e orrendo di Eddie, regalandoci STATI DI ALLUCINAZIONE con abbaglianti effetti visivi e un efficace impatto emozionale.
Intorno a uno scambio di identità fra un’attrice perseguitata da accessi di follia e l'infermiera che la cura, Bergman ha costruito una delle sue opere più inquietanti, tutta ordine e bellezza, che si spalanca a tratti sulle profondità di un inconscio appena intravisto. Il titolo fa riferimento alla maschera che portavano gli attori del teatro romano. «Non è propriamente una sceneggiatura quella che ho scritto» disse Bergman mentre stava girando il film «ma è piuttosto una partitura che spero con l'aiuto dei miei collaboratori di orchestrare al momento delle riprese». Questo film coincise anche con l'ultima recensione della lunga carriera di Georges Sadoul, che annotava: «L'incomunicabilità lascia il posto alla, per così dire, "permeabilità", all'identificazione fra due esseri, fra due donne, fra la piaga e il coltello, fra la malata mentale e la sua infermiera, fra la maschera e il volto».
"Persona" dice che l'uomo del nostro tempo, angosciato dal dualismo tra le esigenze dell'essere e del sembrare (forse anche dell'avere?) è sull'orlo della disperazione esistenziale. Rifiuta la strada dell'autodistruzione nel suicidio, ma rischia di chiudersi in una cupa incomunicabilità, di non riconoscere nel prossimo barlumi d'amore, anzi di prevaricare il prossimo costringendolo a somigliare a se stesso. Ma l'uomo così angosciato riassume in sé l'angoscia globale di un mondo inquieto, senza pace.
_________________ Essere o non essere ! Questo è il dilemma.
TRAMA E RECENSIONE:
Un giovane parroco frequenta un castello il cui padrone, un conte, inganna la moglie con grande pena del figlio. Il prete si attira l'ostilità di entrambi. Malato di cancro, va a morire in casa di un prete spretato. Splendida, austera trasposizione del romanzo (1936) di Georges Bernanos. “Un'opera tutta fatta di verità interiore ha potuto per la prima volta passare sullo schermo senza la più piccola concessione” (Julien Green). Indimenticabile. (MORANDINI 2007)
Tutto è sempre visto attraverso gli occhi del protagonista, così come, attraverso quegli stessi occhi, sono visti i drammi singoli degli altri personaggi. Il merito poetico di questo audacissimo linguaggio che ha portato sul piano universale un problema unicamente confinato negli abissi dell’individuale, è nell’equilibrio perfetto di ogni suo termine e nella tesa, dolente atmosfera drammatica che sa suscitare senza sforzo attorno ai personaggi con una semplicità così alta e solenne da conferire alla nuova fatica di Bresson un’ assoluta nobiltà di espressione, di stile e di tecnica, un vigore emotivo che pienamente convince e conquista quanti credono nel cinema come arte e in Bresson e in pochissimi altri i profeti di un nuovo, più puro linguaggio cinematografico. (Gian Luigi Rondi)
_________________ Essere o non essere ! Questo è il dilemma.
Di Sidney Lumet,1957,titolo originale "12 angry man",interpreti: Henry Fonda,Martin Balsam,Lee J. Cobb,Ed Begley,E.G. Marshall,Jack Klugman,Jack Warden,Robert Webber,Joseph Sweeney,John Fiedler,George Voskovec,Edward Binns-
Trama:12 uomini vengono chiamati a fare i giurati per un processo che vede coinvolto un ragazzo imputato di patricidio.ll film si svolge quasi interamente dentro una stanza dove i giurati devono decidere la sorte del ragazzo:l'assoluzione o la condanna a morte.Poco a poco vengono fuori da un lato i dubbi e i tentativi di chiarimento su una soluzione che da principio sembrava così palese,dall'altro il carattere,i problemi e la fragilità di ognuno,con scontri e confronti reciproci.Così un giudizio processuale si trasforma in un giudizio spietato ma anche amorevole sull'essere umano,con tutte le sue luci e ombre.
La bravura degli interpreti,le musiche,le inquadrature che seguono i "12 uomini arrabbiati" come un implacabile osservatore invisibile e i tempi,serrati e incalzanti,impeccabilmente dosati:un film veramente spettacolare,per chi ama i gialli ma anche semplicemente i buoni film.
Il 25enne Wesley Gibson fa un lavoro opprimente e noioso con un capo che non perde occasione per vessarlo, la fidanzata lo tradisce con il suo migliore amico ed è lo zimbello del quartiere dove abita. Improvvisamente, la sua vita prende una piega completamente diversa. Alla morte del padre, che lui non ha mai conosciuto perché lo ha abbandonato alla nascita, Wes non solo riceve un'eredità miliardaria ma anche un lascito molto speciale: un superpotere che lo trasforma nel killer più letale e infallibile della Terra. Wes viene così arruolato da una società segreta di vendicatori guidata dal potente ed enigmatico Sloan e al suo fianco viene messa la bella e potente Fox, incaricata del suo addestramento...
_________________ ...Ma in fondo io sto bene qua..tra le reti del mio circo che non va
...Ma in fondo io sto bene qua...trovando in quel che sono un pò di libertà.
Un fim sulla pedofilia, con una protagonista fantastica..con un capovolgimento di ruoli come non avevo mai visto in una pellicola che trattasse questo tema...chi la vittima? chi il carnefice?
Un film x certi versi estremo..intelligente..ottimi dialoghi...adreanalina a fiumi..
Che dirvi..a me è piaciuto assai.
Sinceramente ho apprezzato anche il finale..(molto "forte")
I bambini sono sempre i + indifesi, e anche quando si atteggiano ad adulti, bisogna tenere conto dell'età che hanno..altro che storie.
E' tutto quello che hai da dire su questo film?
Visto che ormai conosco a memoria tutti i dialoghi, mi sa che mi tocca scrivere una recensione...
Opera prima del regista Alessandro Piva, La Capa Gira è un film interamente ambientato a Bari. I dialoghi sono in dialetto barese, ragion per cui si è resa necessaria la sottotitolazione in italiano. In questo modo il film è diventato visibile...nel resto d'Italia!!! Anche gli attori sono tutti "glorie locali", quello più conosciuto è sicuramente Paolo Sassanelli (il medico gay della fiction Un medico in famiglia ).
Sullo sfondo della Bari di periferia, degradata e degradante, il film segue le vicende di un sottobosco malavitoso e delinquenziale, avente come primo obiettivo il recupero di una partita di droga, ma ben sistemato anche nell'ambito del gioco d'azzardo e delle sigarette di contrabbando.
Vite dal destino segnato si trovano a combattere una guerra quotidiana con le forze dell'ordine, nonchè con i clan rivali.
Il film ha partecipato ad un'edizione del Festival di Berlino.
Avviso per tutti coloro che guardano questo film e vivono da Roma in su: Non vi fate strane idee su Bari o sulle altre città meridionali, non viviamo in mezzo al far west...Bari negli anni Cinquanta era la città più sicura d'Italia, si viveva con le porte aperte e i suoi giovani erano lo zoccolo duro dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza...
La delinquenza (vale lo stesso per Napoli) è sopraggiunta con il boom economico, con la fine di secolari mestieri e con il consumismo di massa, specie quello tecnologico. Delle sacche di sottoproletariato urbano non hanno saputo resistere alla tentazione del benessere e dei soldi facili: l'unico modo per conseguire questo obiettivo era il malaffare. Per il resto...Buona visione!!
_________________ Anche una nuvola di pioggia ha i suoi contorni d'argento...
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