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fobiasociale.com :: Leggi argomento - Apologia al Suicidio
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Apologia al Suicidio
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Autore Messaggio
Chitto
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Registrato: Jan 16, 2008
Messaggi: 70

MessaggioInviato: Mon Feb 11, 2008 23:36 pm    Oggetto: Apologia al Suicidio Rispondi citando

Riporto qui un testo che trovai tempo fa in tema di suicidio. Penso sia interessante da leggere, specie per chi ci ha pensato su o l'ha messo in pratica.

-----------------------------
Apologia del suicidio
di Maria Vittoria Morokovski

Ho appena letto un brano di una brava scrittrice a proposito del desiderio di suicidio insito in ognuno di noi.

Mi è sembrato riduttivo.

Ho pensato molte volte ad uccidermi, la prima volta fu quando avevo soltanto otto anni, sembrava che mia madre non mi capisse, e, di fatto, non mi capiva, decisi di farla riflettere e di punirla, mi misi sul cornicione del balcone, eravamo all’ottavo piano di un alto palazzo di via S. Costanza 13, a Roma.

Serena, senza paura stavo per librarmi nel vuoto. Invece fui catapultata a terra da un mio coetaneo, che aveva prontamente scavalcato atterrando sul nostro terrazzo e m’aveva tirata giù, inconsapevole del mio proposito, disse: «Scusa se ti ho fatto male, mi sembrava che stessi per cadere!».

Aveva pensato che giocassi, non aveva capito nulla neanche lui…

Ma la rabbia e la delusione erano svanite, mi faceva male un gomito battuto cadendo.

Non pensai più al suicidio fino al diciottesimo anno.

A 18 anni lo contemplai soltanto, non agii, ma a 21 lo avrei messo in atto, forse…

Il mio fidanzamento era miseramente naufragato per sterili questioni di dote e prestigio sociale, avevo reagito riprendendo gli studi; poi per amore di mia madre, avevo dovuto far sopprimere il cane che adoravo, l’aveva presa alla gola e, benché avesse le sue buone ragioni, era colpa di mia madre che aveva riempito casa d’altri cani scatenando la sua gelosia, decidemmo fosse troppo pericoloso.

Mia madre era fuggita da un’amica per non partecipare all’omicidio del cane, al ritorno, volle tacitarsi la coscienza dandomi dell’assassina.

Anche quella volta l’incomprensione fu così macroscopica che uscii senza cappotto, era il due novembre e faceva freddo a Milano.

Non sapevo bene cosa avrei fatto, certo non sarei tornata a casa, forse mi sarei buttata sotto ad un treno, come Anna Karenina.

Incontrai una conoscente, vedendomi senza cappotto con gli occhi spiritati, capì che qualcosa non andava, non fece domande, mi trascinò a casa sua dove restai quasi segregata e guardata a vista a turno dalla signora, dal marito e dalla suocera.

Venne a trovarmi anche il veterinario che aveva praticato l’iniezione letale al cane, nessuno di loro disse dov’ero a mia madre per una settimana, poi, mi riportarono a casa.

La ribellione era sbollita, non pensai più a morire.

La terza volta fu ancora per una profonda incomprensione con mia madre, fuggii da casa, avevo 24 anni allora, mia madre fece togliere il motore dalla mia auto, chiuse il mio conto in banca rendendo impossibile la vita agli amici, che avrebbero potuto darmi asilo ed aiutarmi.

Mi ritrovai nella pensione Magic, i soldi che mi erano rimasti sarebbero bastati per due o tre giorni, decisi di tagliarmi le vene, badando a non sporcare la bella camicetta di Guarnera, avevo già estratto le lamette dal beauty-case e pensavo se scrivere la lettera d’addio oppure no.

In quel momento bussò alla porta un altro ospite della pensione, un certo Francesco, brindisino, alto, moro, lo sguardo sfrontato ed il sorriso accattivante, era a Milano in cerca di lavoro, me lo aveva raccontato quando c’eravamo incontrati al bar, dove pasteggiavo a cappuccini e brioches.

Mi chiese se avevo della carta da lettere da prestargli, ma qualcosa gli fece capire le mie intenzioni, si precipitò sulle lamette, sequestrò le mie forbicine e decise di salvarmi la vita.

Ci riuscì. Il giorno dopo ero a casa, con l’orgoglio ferito e la dignità sotto ai piedi, ma viva.

Il quarto tentativo riuscì quasi, tre giorni di coma e la prima pagina dei quotidiani stigmatizzarono la realtà del mio proposito.

Avevo 38 anni, la decisione di ingurgitare quelle pillole fu immediata e senza ripensamenti, tutto ciò in cui avevo creduto era crollato, il mio sogno di maternità, l’uomo che amavo, il lavoro ed ancora una volta mia madre, questa volta volevo proprio chiuderla quella lotta impari contro un destino troppo difficile da affrontare.

In un attimo valutai passato presente e futuro, quest’ultimo mi sembrò un muro nero, alto ed invalicabile.

Non volevo più soffrire né lottare, volevo solo non esistere.

Ricordo vagamente l’autoambulanza, la lavanda gastrica e poi più nulla, per tre lunghi e meravigliosi giorni il nulla del coma.

Al primo risveglio non capii dov’ero né perché fossi lì, in vero non sapevo neppure chi fossi.

Vidi un braccio enorme, bluastro, gonfio di flebo mal fatte, non poteva essere il mio, io avevo un bel Rolex al polso, dov’era il mio Rolex?

Strano che, stupidi oggetti, ti vengano in mente quando vuoi morire, se davvero volevi morire che t’ importa del Rolex?

Morire sì, ma non farmi fregare, mi risposi con una logica propria del momento.

Poi ricaddi nel nulla.

Udii una voce femminile dire: «Questa non ce la fa!».

Era forse riferito a me quel commento?

Meno male, non ce la volevo fare.

Ancora un po’ di pace, poi mi ripresi, mia madre era venuta benedicendo il fatto che avessi perduto il “bastardo” che avevo concepito ed il fatto che mi fossi lasciata con quel poco di buono, i colleghi mi chiedevano di firmare dei documenti, le uniche parole sensate vennero da una tossica che sarebbe morta pochi mesi dopo.

Purtroppo mi rimisero in piedi, potei notare che il padre del “bastardo” perduto non si era fatto vivo, che anche sua madre, pur essendo venuta a curiosare, non aveva trovato opportuno farsi vedere, che gli amici avevano bollato come depressione la mia volontà di non vivere, altri amici pensarono che lo avessi fatto solo per far impietosire il mio amante e farmi sposare.

Era un festival di cattiverie e d’incomprensioni, che dovetti affrontare subito.

Neanche lo psichiatra dell’ospedale, fece nulla per aiutarmi, esaurite le domande di routine, si era alzato e se n’era andato senza proferire verbo.

Ma perché li pagano quelli?

Odiai tutti coloro che pontificarono sul suicidio definendo, psichicamente labili, coloro che lo mettevano in atto e tutti coloro che parlarono di depressione.

Colui che vuole suicidarsi ama la vita molto più di loro, non sopporta una mezza vita, calpestata, sminuita, violentata.

Vuole o tutto o niente, certo che il niente sia liberatorio e senz’altro preferibile al presente e, soprattutto al futuro che lo attende.

Il voler morire è un’affermazione estrema del desiderio di vivere una vita soddisfacente e gratificante.

Latente è il desiderio di far riflettere tutti coloro che non hanno risposto ai suoi appelli e segnali.

Vorrebbe essere amato da coloro che ama, compreso da coloro che ha cercato di comprendere, si arrende all’evidenza e capisce che bolleranno la sua morte come un atto inconsulto dovuto ad un attimo di debolezza.

La più grande assurdità che affermano a tutte le latitudini, suicidarsi non è facile e non potrebbe mai metterlo in atto un debole; è un po’ come uccidere, si deve oltrepassare una barriera, chi ha ucciso può suicidarsi con facilità, ma chi ha rispettato la vita, persino quella degli insetti, per lui suicidarsi è difficilissimo, non sa come si fa ed ha paura del dolore fisico.

L’aspirante suicida vuole liberarsi dal dolore di vivere e cerca un modo indolore per morire, ecco perché tanti non ci riescono o ci rinunciano, non apprezzano il loro modo di stare al mondo, solo non sanno come uscirne.

Parlando con un dotto amico dei miei tentativi falliti lo sentii dire cose che allora mi parvero estremamente giuste e che oggi potrei confutare senza difficoltà.

In sostanza lui sosteneva che i miei primi due desideri di morte esprimessero il desiderio d’annientamento fisico, infatti, il corpo sarebbe stato irriconoscibile dopo una caduta dall’ottavo piano o dopo essere stato maciullato da un treno.

Il terzo modo, tagliarsi le vene, rappresentava un desiderio più profondo, desideravo svuotare il corpo dalla linfa vitale e farne uscire la sofferenza.

Il quarto, messo in atto in modo imperfetto, rappresentava il culmine di quell’escalation e voleva annientare il pensiero.

Secondo lui non avrei più desiderato né osato tentare altri modi di farla finita in futuro.

Per molti anni ho creduto avesse ragione, oggi non ne sono più altrettanto sicura, dal momento che ho ripreso a pensarci spesso e, per motivi pratici, opterei di nuovo per il taglio de vene, sia per motivi pratici, è il meno costoso e difficile.

L’assurdo è che alterno giorni d’euforia e di voglia di lottare e vincere a giorni in cui vorrei sdraiarmi e non alzarmi più, anche questa con me stessa è una lotta durissima e faticosissima.

E non parlatemi di depressione o d’instabilità psichica!

Fatemi essere un po’ felice e vi farò vedere io quanto sono depressa!

Datemi ancora un po’ di dolore e vedrete se non farò il salto.

Il pensiero del suicidio è una vocazione, è un via d’uscita sempre possibile, una porta aperta che ti permette di lottare per la vita, se poi andasse male hai sempre il suicidio come soluzione alternativa.

È un modo di vivere con la morte a fianco, un’amica discreta che potrebbe toglierti dai guai, un modo di esistere sul filo del rasoio in cui apprezzi molto di più le piccole vittorie e gioie della vita, di quanto non facciano coloro che affermano di voler vivere a tutti i costi, che invece hanno solo una fottutissima paura di morire.

Colui che è pronto a morire in qualsiasi momento è uno che ha la coscienza tranquilla e non teme il giudizio di Dio, non sa se Dio esiste, qualora esistesse, non gli farebbe paura, anzi, vorrebbe fare con Lui una bella chiacchierata.

Non so come concluderò la mia avventura terrena, ma vi prego, non dite più che la gente che si toglie la vita lo fa perché depressa, in un momento di debolezza o altre scemenze del genere.

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pain
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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 00:19 am    Oggetto: Rispondi citando

classica tipa succube della mamma... a 24 si fa chiudere il conto e si fa mettere sotto cosi?? Shocked

mia madre ha smesso di rompermi il cazzo quando a 14 anni diventai alto quanto lei, e negli anni successivi la superai senza problemi

da allora mi ricorda sl ke razza d parassita sono, xk vivo sulle spalle dei miei
(avessi indipendenza economica me ne andrei anke subito) Evil or Very Mad


Citazione:
il corpo sarebbe stato irriconoscibile dopo una caduta dall’ottavo piano



questo non è vero, ho assistito mio malgrado a un episodio d "morte bianca" sul lavoro, dove un operaio è caduto dal 4 piano dopo la rottura d un tubo innocenti dell'impalcatura.
io l'ho intravisto mentre lo caricavano in ambulanza,
era perfettamente normale tranne il rivolo d sangue ke gli usciva dalla bocca e x il dettaglio ke era senza vita

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Chitto
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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 00:41 am    Oggetto: Rispondi citando

pain ha scritto:

Citazione:
il corpo sarebbe stato irriconoscibile dopo una caduta dall’ottavo piano


questo non è vero, ho assistito mio malgrado a un episodio d "morte bianca" sul lavoro, dove un operaio è caduto dal 4 piano dopo la rottura d un tubo innocenti dell'impalcatura.
io l'ho intravisto mentre lo caricavano in ambulanza,
era perfettamente normale tranne il rivolo d sangue ke gli usciva dalla bocca e x il dettaglio ke era senza vita


Non tutti hanno questa fortuna... fatti un giro su Rotten... :s

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Serotonino2
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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 00:43 am    Oggetto: Rispondi citando

scusa se te lo dico chitto, mi sembri una persona molto sensibile però potevi evitare di aprire questo post riportando questo testo che inneggia al suicidio, qui in questo forum dove c'è gente magari in un momento di depressione che ha bisogno di leggere argomenti che esaltano l'importanza della vita anche nei momenti più difficili, e non di immedesimarsi nell'autrice di questo racconto, c'è gente che ha tentato il suicidio, e non gli farebbe bene leggerre queste cose. C'è sempre spazio per assaporare un po della bellezza che la vita ci offre, anche quando ci si sente ormai finiti, finchè c'è vita c'è speranza di poter gioire, e vale la pena continuare a combattere con l'idea che prima o poi arrivi il momento tanto atteso, in questo testo si vede il suicidio come una sorta di gesto eroico, la vita è sacra



Citazione:
Il pensiero del suicidio è una vocazione, è un via d’uscita sempre possibile, una porta aperta che ti permette di lottare per la vita, se poi andasse male hai sempre il suicidio come soluzione alternativa.


il suicidio è sconfitta, è la via del nulla




Citazione:
È un modo di vivere con la morte a fianco, un’amica discreta che potrebbe toglierti dai guai, un modo di esistere sul filo del rasoio in cui apprezzi molto di più le piccole vittorie e gioie della vita, di quanto non facciano coloro che affermano di voler vivere a tutti i costi, che invece hanno solo una fottutissima paura di morire.


io la vedo cosi: chi vuole morire ha una paura fottuta di morire e tanta voglia di vivere chi vuole vivere a tutti i costi ha le stesse paure e voglie con in più la convinzione di potercela fare...

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Chitto2
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Registrato: Jan 20, 2008
Messaggi: 19

MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 02:02 am    Oggetto: Rispondi citando

Serotonino2 ha scritto:
scusa se te lo dico chitto, mi sembri una persona molto sensibile però potevi evitare di aprire questo post riportando questo testo che inneggia al suicidio,


Non "inneggia" al suicidio. Ne spiega le ragioni viste da chi questa situazione l'ha vissuta sulla propria pelle. Cosa ben diversa. È una testimonianza importante, sia per chi prova certi sentimenti che per chi cerca di aiutarli. Non puoi aiutare una persona se prima non capisci ciò di cui ha bisogno. Ritengo che questo testo contribuisca a questo.

Serotonino2 ha scritto:

qui in questo forum dove c'è gente magari in un momento di depressione che ha bisogno di leggere argomenti che esaltano l'importanza della vita anche nei momenti più difficili, e non di immedesimarsi nell'autrice di questo racconto, c'è gente che ha tentato il suicidio, e non gli farebbe bene leggerre queste cose.


Io invece sono dell'opinione diametralmente opposta. Se c'è una cosa che da davvero fastidio ad uno che sta valutando l'opzione del suicidio è proprio la continua ipocrisia sull'argomento, il continuo volerlo nascondere, il continuo voler parlare d'altro o addirittura la sua totale distorsione, così comune in psicologia. Non c'è niente di peggio che sentirsi dire che i propri sentimenti sono "sbagliati"... il sentirselo dire può, in realtà, far sentire ancora più solo, abbandonato ed incompreso chi li prova. Esattamente come racconta la tipa del racconto. Né più né meno. Leggi le sue parole, noterai che quello che voleva lei era solo essere capita. Voleva solo poter vivere in pace senza essere giudicata. Come dice lei, chi si suicida NON vuole morire, vuole vivere una vita piena... ma non potendolo fare, si uccide.

Senza contare che non parlare di un argomento non lo fa scomparire.

Serotonino2 ha scritto:

C'è sempre spazio per assaporare un po della bellezza che la vita ci offre, anche quando ci si sente ormai finiti, finchè c'è vita c'è speranza di poter gioire, e vale la pena continuare a combattere con l'idea che prima o poi arrivi il momento tanto atteso, in questo testo si vede il suicidio come una sorta di gesto eroico, la vita è sacra


Il suicidio, al contrario delle sciocchezze che si legge in giro, è un gesto coraggioso. C'è bisogno di una quantità immensa di coraggio per farlo, nessuno vuole morire, nemmeno uno che valuta il suicidio. L'istinto alla sopravvivenza è sempre lì... che ti tira indietro. Chi tenta il suicidio lo fa perché è messo con le spalle al muro, in genere è la società a farlo, ma può essere un famigliare (come nel caso citato), può essere un profondo amore non corrisposto, può essere una condizione di grande sofferenza (fisica o psicologica). Arriva un punto in cui vivere non è più qualcosa di felice, qualcosa di bello... ma è solo una violenza.

Con "gesto coraggioso" non intendo "giusto" né "sbagliato", né tantomeno intendo esaltarlo visto che credo ci siano altri mezzi per affrontare la disperazione, metodi migliori del suicidio, intendo solo che ci vuole una gran dose di coraggio per uccidersi.

La vita è sacra, ma solo quando può essere vissuta. In tutti gli altri casi è solo una cosa: tortura.
Se la società fosse giusta, allora il suicidio assistito (da dottori, eseguito in modo umano ed indolore) non sarebbe un tabù. Certo, prima di fare un passo simile bisognerebbe valutare molto bene se non esistono alternative valide. Un'ipotesi potrebbe essere quella di lasciare alla persona un anno di tempo per ripensarci. Se durante questo anno non ha mai cambiato idea, allora non c'è una sola ragione al mondo per continuare a farla soffrire.

Il mio post intende solo mettere davanti alla realtà anche quelli che la realtà non la vogliono sentire, o fingono che la realtà sia diversa. Come dicevo, non puoi aiutare una persona che sta male, se prima non ne capisci le ragioni.

Serotonino2 ha scritto:

il suicidio è sconfitta, è la via del nulla


Si può essere sconfitti solo quando si è in guerra. Ma essere in guerra significa aver in qualche modo accettato di farne parte.
La vita non è, o meglio, non dovrebbe essere una guerra. Alcuni semplicemente si rifiutano di farne parte, del resto... nessuno decide di essere messo al mondo, non credi?



È difficile mettere in parole ciò che si prova quando si desidera davvero uccidersi. Sono sensazioni talmente dolorose che vanno al di là del punto a cui normalmente arrivano le parole.
Senti una vera e propria lotta dentro il tuo cervello fra la parte che vuole vivere e la parte che NON vuole morire, ma vuole invece smettere di soffrire. Per capire ciò che si prova... non penso ci sia altro modo che provarlo sulla propria pelle. È una sensazione troppo forte, di cui o hai esperienza oppure semplicemente non puoi fare altro che vedere da molto, molto lontano... e in genere mal-interpretare.

Potrei provare a descriverlo, dicono che sono piuttosto bravo ad esprimermi, ma ci sono porte che ho chiuso e dalle quali preferisco tenermi alla larga. Anni fa, gran parte di ciò che ero è stata annientata. Solo per un soffio sono riuscito ad uscirne vivo. Ho cercato di seppellire quelle sensazioni, quei sentimenti, nel lato più oscuro di ciò che rimane del mio cuore. Ciò che è successo lo potrei paragonare ad una bomba nucleare esplosa nel bel mezzo di un bosco con animali, alberi, ruscelli... e di cui ora non resta altro che silicio rappreso. Quasi nulla si è salvato. Ma la parte di me che voleva vivere, per qualche strana ragione è riuscita a spuntarla lostesso. So però che quelle porte devono rimanere chiuse. Non voglio neanche cercare di ricordare. Per questo non intendo neanche cercare di descrivere ciò che si prova.

Quando ho letto il racconto di questa ragazza però ho capito una cosa... che non mente. Che ciò che dice lo dice perché quelle cose le ha davvero vissute. E penso che possa essere utile sia a chi ha qualche persona cara che desidera togliersi la vita per capirla meglio, sia a chi sente la necessità di uccidersi per sapere che c'è qualcuno, lì fuori, che capisce perfettamente ciò che prova... e questo è importante. Essere soli, in un momento così difficile della propria vita, è la cosa peggiore che ci possa essere.

Non voleva affatto essere un modo per esaltare il suicidio come "soluzione definitiva", e non credo nemmeno che fossero queste le intenzioni di chi l'ha scritto. Ha solo scritto ciò che provava, in modo onesto.

Come ho sempre detto, il suicidio è una soluzione troppo definitiva per essere davvero presa in considerazione. Spesso la vita ci offre sorprese che non ci aspettiamo e che possono cambiare completamente la nostra vita.
Anche quando ci sembra che non ci sia più via d'uscita, anche quando il futuro ci sembra completamente nero, anche quando guardando davanti a noi non vediamo altro che il nulla... anche allora qualcosa che ci fa cambiare completamente stato d'animo può avvenire.

In genere non si sta male per sempre. Si può stare male per mesi, per anni persino... ma prima o poi smette. E se ci si uccide, si perde anche quest'ultima possibilità.

È importante cercare di capire ciò che ci fa soffrire e cercare di eliminare la causa, non il sintomo. Il sintomo è solo un campanello d'allarme. Così come lo è la paura.
A volte, tutto quello che serve, è un amico che sappia ascoltare senza giudicare e soprattutto, senza considerarti un "fallito" se dimostri di essere "solo" un essere umano. Qualcuno da amare, da stringere a sé, qualcuno con cui piangere.

Uccidersi, non solo non ripara le cose, ma rende anche impossibile, per chiunque, farlo. Oltre che, naturalmente, causare il male delle persone che ci vogliono bene, e che meno se lo meritano.

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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 12:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

tu si che hai il dono della sintesi! Twisted Evil


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paese piccolo, le gente mormora... CAZZATE!
la gente piccola mormora e quella grande tace
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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 14:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

te devi essere pazzooooooooo!!!!!...nn mi pare ke sfiggire ai problemi sia un gesto coraggioso...è da codardi !!!!!!!!!!!!!!

bella la mia foto ehhhhhhhhhh

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Messaggi: 209

MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 17:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Chitto ha scritto:
pain ha scritto:

Citazione:
il corpo sarebbe stato irriconoscibile dopo una caduta dall’ottavo piano


questo non è vero, ho assistito mio malgrado a un episodio d "morte bianca" sul lavoro, dove un operaio è caduto dal 4 piano dopo la rottura d un tubo innocenti dell'impalcatura.
io l'ho intravisto mentre lo caricavano in ambulanza,
era perfettamente normale tranne il rivolo d sangue ke gli usciva dalla bocca e x il dettaglio ke era senza vita


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già fatto parecchie volte, anke su ogrish Laughing Cool

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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 20:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

oggi uno/a si è buttato sotto la metrò, ha bloccato circa 4 fermate
un sacco di gente a piedi che doveva andare a lavorare, tram in superficie strapieni, odio e disprezzo da parte di tutti verso questa persona sconosciuta
questo è il modo peggiore x andarsene, lo avevo già scritto

cmq non lo so chit
e tra l'altro volevo fare anche io un post sulla morte, quindi non anticipo la discussione, però bò, dipende dalla situazione, non si può dire a priori che è più coraggioso vivere o morire


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contattami se hai il coraggio, ti farò a pezzi (cit.
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MessaggioInviato: Tue Feb 12, 2008 20:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Molto interessante e pieno di spunti di riflessione sul tema del suicidio questo testo di Maria Vittoria Morokovski . Wink

Chitto ha scritto:

Odiai tutti coloro che pontificarono sul suicidio definendo, psichicamente labili, coloro che lo mettevano in atto e tutti coloro che parlarono di depressione.

Colui che vuole suicidarsi ama la vita molto più di loro, non sopporta una mezza vita, calpestata, sminuita, violentata.


Premessa: sospetto che in alcuni casi sia vero che il gesto del suicidio non è eseguito dopo una attenta valutazione e premeditazione, ma in un momento di impulsività.

Ma nel caso di questa donna penso si possa dire che è una decisione ponderata che deriva da insoddisfazione per una mezza vita piena solamente di sofferenza, che non è riuscita nè riesce a migliorare, che ormai si è trascinata anche molto a lungo e che probabilmente continuerà ad essere così negli anni a venire.

Si chiede giustamente se vale veramente la pena soprav-vivere, specialmente se non ci sono nuove prospettive all'orizzonte nè si riesce a crearle, vedendo anche l'età che avanza, vivere per soffrire ha davvero qualche senso?

Forse no, per questo le riflessioni di questa donna le trovo molto serie.


Chtto ha scritto:

Vuole o tutto o niente, certo che il niente sia liberatorio e senz’altro preferibile al presente e, soprattutto al futuro che lo attende.


Su questo non concordo, non credo che chi medita o esegue seriamente un suicidio voglia tutto o niente, magari si accontenterebbe di qualcosa, un pò di amore, persone che lo capiscano, un pò di luce anche per lui/lei.

Che il niente possa essere liberatorio rispetto al presente e al futuro che ci attende - anche se non possiamo saperlo di preciso, ma dopo anni e anni della stessa routine, vedi questa donna, si può prevedere un pò - mi sembra chiaro, almeno per noi illuministi.

Chitto ha scritto:

Il voler morire è un’affermazione estrema del desiderio di vivere una vita soddisfacente e gratificante.


Più che gratificante, ripeto, io direi che sia "anche un pò felice", non solo sofferenza.

Chitto ha scritto:

Vorrebbe essere amato da coloro che ama, compreso da coloro che ha cercato di comprendere, si arrende all’evidenza e capisce che bolleranno la sua morte come un atto inconsulto dovuto ad un attimo di debolezza.

La più grande assurdità che affermano a tutte le latitudini, suicidarsi non è facile e non potrebbe mai metterlo in atto un debole; è un po’ come uccidere, si deve oltrepassare una barriera, chi ha ucciso può suicidarsi con facilità, ma chi ha rispettato la vita, persino quella degli insetti, per lui suicidarsi è difficilissimo, non sa come si fa ed ha paura del dolore fisico.


Vero, suicidarsi per me è tutto meno che facile, un gesto coraggioso, annullare la propria vita combattendo contro l'istinto primordiale di conservazione, affrontare il salto nel nulla, prendere una decisione che più permanente non si può. Trovo che sia giusto che chi lo premedita per tanto tempo e vive una vita per lui/lei così triste da voler staccare la spina voglia che gli altri riconoscano la fondatezza e il peso della sua decisione.

Chitto ha scritto:

Colui che è pronto a morire in qualsiasi momento è uno che ha la coscienza tranquilla e non teme il giudizio di Dio, non sa se Dio esiste, qualora esistesse, non gli farebbe paura, anzi, vorrebbe fare con Lui una bella chiacchierata.


Si, concordo.

Chitto ha scritto:

Non so come concluderò la mia avventura terrena, ma vi prego, non dite più che la gente che si toglie la vita lo fa perché depressa, in un momento di debolezza o altre scemenze del genere.


Difatti rispetto pienamente le ragioni di chi, a fronte di una vita di sofferenza mentale o fisica o molto triste decide coscientemente di farla finita.

Certo, agli aspiranti suicidi giovani consiglio a priori di mettere da parte l'idea, dato che bene o male c'è ancora tanto tempo davanti, si possono provare molte cose; certo, se tra vent'anni non vedrò cambiamenti affronterò la questione con occhi diversi, ma non è ancora tempo.

Inoltre, come te Chitto, sono favorevole all'eutanasia, prima di tutto per i malati terminali, ma anche per i casi di malattie mentali che non si riescono a curare e che comunque non permettono di vivere una vita anche lontanamente decente.

Dopotutto la vita è propria ed è giusto che ognuno, nel rispetto degli altri, ne faccia ciò che vuole, e in caso sia libero di decidere di non viverla più, senza essere giudicato/a.

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