capisco che le donne vogliano stare con i duri,gli uomini forti,i vincenti,gli estroversi,i carismatici,i simpatici maio non sono fatto cosi,(…)le donne hanno bisogno di protezione,di conforto come possono stare con un ansioso,voglio dire a tutte voi che vi capisco e se non avro mai una ragazza non vi biasimero.
Evitando di fare un discorso generico, dico che nei parametri dell’immaginario comune, il “vincente”, il “carismatico” sono titoli affibbiati probabilmente anche a individui su cui sprecherò un paio di note qui di seguito.
Il mio interesse primario non è un partner che mi protegga (da quali cattivoni? ) o che faccia il macho e comandi tutti a bacchetta, bensì un complice di divertimenti (che non si svolgano in prevalenza in luoghi affollati da socialoni!), di piccoli e genuini piaceri (dalle chattate su internet ai giochi e agli scherzetti improvvisati, dalla semplice cenetta in casa propria alle escursioni in montagna o in una città d’arte- volendo fare le cose in grande )
Perciò mi terrei bene alla larga dai balordi, quelli che, sovente, tendono agli scatti d’ira e alla prevaricazione sui più deboli.
E poi, guardo con sincero raccapriccio agli estroversi imprevedibili e caciaroni, i quali, pur di accentrare attorno a sé i plausi di un pubblico (le cosiddette comitive),
o ostentano volgarità nei gesti e nelle battute,
o premono perché tu li segua dappertutto, senza darti un minimo preavviso (approfittando del fatto che sei senza macchina! )
Ad una grande tavolata, tra l’altro, non c’è modo di fare conoscenza autentica, come ben sapete, e i commensali ti giudicano dall’impatto superficiale delle due, tre frasette che a stento pronunci per fingere di essere coinvolto/a nel cazzeggio generale.
Ah, tollero a fatica quegli estroversi che ti fanno una domanda (soliti convenevoli: come stai, che fine avevi fatto, ecc..) e, se anche attendono la tua risposta, la interrompono e partono a ruota libera nel descriverti tutti i più minuti dettagli delle loro giornate e dei loro rapporti sociali.
Quelli dalla parlantina vivace, poi da lì ampliano la “conversazione”, associando a ventaglio i più svariati argomenti, senza prendersi la briga di fermarsi a chiedere cosa ne pensi, che programmi hai, qualcosa che uscendo dalla tua bocca non sia “Aha!” “Mmm…” “Certo..” “Eh…”
Le pause che di rado fanno servono a far loro riprendere fiato!
Così diventa estremamente difficile decodificare un loro monologo senza capo né coda (tranne l’aver afferrato pochi, estemporanei concetti) e non osi nemmeno interromperli per:
chiedere delucidazioni in merito ad un argomento
o per dire la tua, parere, riflessione, associazione mentale che sia.
Il risvolto positivo è che non sono obbligata a rispondere sulla mia vita privata (un arido deserto… ).
Li percepisco già più “umani” quando riferiscono problemi (seri) che affliggono una o più persone a cui tengono.
Questa citazione sintetizza il mio pensiero…
Questa donna meriterebbe di essere condotta all'altare, che ne pensate? _________________ Remember, George: no man is a failure who has friends.
assolutamente questa e una donna speciale.comunqu secondo me non ce niente di male ad essere timidi,visto che anche i timidi hanno una vita sociale e hanno ragazze.il mio problema e che questa forma di timidezza e introversione e vissuta male perche associata ad insicurezza e scarsa autostima e da tutto cio scaturisce la fobia sociale.
mi sfugge chi sia l'ultimo personaggio pero'
sartre?
Sartre e Simone de Beauvoir
Si, sono proprio loro!!!
Risposta un po' OT:
C'è stato un periodo della mia vita, in cui mi sentivo profondamente sola, in cui mi dava conforto il solo leggere la biografia, le memorie degli scrittori. La vita dei grandi scrittori/pensatori mi colpiva perchè spesso costellata da solitudine, segnata da condizioni e vissuti così umanamente complessi e fuori dall'ordinario, da riuscire a sentire più vicinanza nella storia di uomini e donne lontane nel tempo e nello spazio che nelle persone reali, che ogni giorno mi giravano attorno nella più completa indifferenza.
Tra la 4^ e la 5^ superiore scoprii le "memorie di una ragazza per bene" della De beauvoir; questo è un libro dove la scrittrice tratta dei suoi primi 20 anni di vita, in cui viene messa in luce, della sua adolescenza, soprattutto la solitudine, la totale incomprensione che la scrittrice, giovane ragazza, aveva con la famiglia, e quella estraneità che avvertiva rispetto al mondo circostante, così pago di sé, privo di quel dubbio quotidiano che attanagliava al contrario Simone.
Ricordo che la sua solitudine riusciva a farmi compagnia: la trovavo assoluta, universale, così come allora io vivevo la mia, anche se col tempo ho capito che quella di Simone era una solitudine non tanto dettata da un disagio esistenziale “assoluto”, quanto da una sua impossibilità ad integrarsi nel conformismo della società borghese nella quale era cresciuta e di cui rifiutava tutti i codici e le regole comportamentali, perché ormai troppo oltre.
Sartre le spalancherà tutto un nuovo mondo e lei riuscirà a trovare finalmente una sua identità forte all'interno della cerchia dei filosofi francesi, ma più in genere in quella degli intellettuali tout court.
Nella mia solitudine adolescenziale sognavo di trovare nel prossimo “quella cosa” che Simone è riuscita a trovare in Sartre: qualcuno che con il suo sguardo, non mi facesse sentire estranea da me stessa, ma che anzi fosse in grado di restituirmi, coln uno sguardo fatto di comprensione e complicità, la percezione che io stessa aveva di me, e del mio io più nascosto....
ho sempre invidiato questa complicità tra Sartre e Simone, questa unione d'intenti e di visione esistenziale e di sentire emotivo, che ha tenuto unite due persone sino alla morte, nonostante poi i due non si fossero mai pieagati al matrimonio e avessero sperimentato anche un tipo di legame di coppia non proprio così convenzionale ...
Inoltre, le invidio l’essere riuscita a trovare un’identità piena, cosa non da poco per vivere la vita con maggiore equilibrio e stabilità, seppur in costante divenire… _________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
clizia Principiante
Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 79 Residenza: nel cuore della capitale
l'ho provata l'anno scorso ma non ero per niente motivato, per di più era una psicologa molto brava che mi aveva preso a cuore e ci teneva ad aiutarmi, ora sto in tutti i modi cercando di ricontattarla perchè mi sento pronto, mi sono buttato nella mischia come una sorta di guerriero in epoca medievale armato di sola spada in una lotta al massacro contro i nemici, cioè le fobie, ecco perchè sento il bisogno più che mai adesso di farla, a volte quando sono particolarmente stressato comincio a catastrofizzare gli eventi anche se gli altri mi rassicurano che mi vedono in maniera positiva...io sono sicuro che hai bisogno di un o di tempo per ambientarti a una realtà nuova, e comunque non è dettop che i tuoi alunni ti vedano in maniera negativa, può darsi che la tua figura ai loro occhi sia quella di un'insegnante buona, ed essendo in una fase di vita in cui sono molto impulsivi, quasi selvaggi, istintivamente pensano" ma si, con questa insegnante possiamo fare baldoria, non è una rompic...." col tempo acquisirai maggiore esperienza e saprai come gestire la situazione, comunque questa terapia i cui ti parlo io è di nuova concezione, mirata a risolvere in poco tempo il problema, mentre quella analitica è più dispersiva, meno concreta, analizza le cause per rimuoverle, ma spesso ci vogliono anni e anni e non si arriva mai a una soluzione concreta, la terapia cognitiva prima ti "insegna" a rimuovere i pensieri distorti, poi ti istruisce su come comportarti anche attraverso la modifica del linguaggio del corpo
Non vorrei scadere in un altro OT (visto che già sono andata fuori tema nella risposta precedente!!)
Il discorso sull'insegnamento e sulle dinamiche psicologiche che si instaurano con i ragazzi è una cosa molto complessa da spiegare...è vero, forse gli allievi mi vedono da una parte come quella "buona", però il discorso, se approfondito, si fa molto complicato e pieno di "risvolti oscuri".....ed è lungo!
Riguardo alla terapia cognitivo-comportamentale me ne ha parlato una mia collega spledida con cui ho molto legato e che mi ha aiutato in questo terribile anno di lavoro: Lei fa couselling, e mi ha spesso incoraggiato a intraprendere il tipo di terapia di cui tu parli, perchè reputa l'analisi ormai superata, lunga, faticosa e - a suo parere- poco adatta a me; mi trova già troppo pensierosa ed estremamente riflessiva, quindi andare in analisi, dal suo punto di vista, accentuerebbe questa mia attitudine allo "svisceramento dei problemi" che invece andrebbe smussata e ridimensionata.
Vorrei anche io provare con questa terapia breve; addirittura questa collega vorrebbe spingermi a prendere il diploma che ha preso lei, cioè quello per diventar conseillor, anche se non so se sia una buona idea, dato che per prima cosa dovrei imparare a gestire i miei problemi... _________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
clizia Principiante
Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 79 Residenza: nel cuore della capitale
la terapia cognitivo comportamentale e lunica che potrebbe aiutarci,perche sono i pensieri distorti che vanno modificati e nel mio caso sono tantissimi.poi io cerco di affrontare una situazione ansiogena per volta ma e durissima.ad esempio per ora mi sto concentrando sul camminare per strada quando ce confusione o nelle ore di punta con quella sensazione di stare al centro del mondo o che tutti ti stiano guardando ma lansia non diminuisce.
forse mi rivolgero anch io di nuovo ad uno specialista perche cosi la vita e veramente dura
penso che il fatto di vivere in italia non ci aiuta molto.perche in generale le donne italiane e occidentali sono piu esigenti delle donne orientali.cioe io penso che se per esempio vivessi in giappone non avrei tutti questi problemi con le donne anche perche gli uomini giapponesi fanno cacare e le donne giapponesi che sono bruttine si accontenterebbero.
il maschio italiano mi sembra di aver sentito e passato alla storia come il latin lover per eccelenza e questo non ci agevola.
stasera da sfigato quale sono mi sto guardando il film su canale 5 con will smith,magari riesco ad imparare qualcosa sulle donne.in alcune scene rivedo la mia immagine in quella di alcuni di questi uomini e capisco che sono veramente un gran coglione
stasera da sfigato quale sono mi sto guardando il film su canale 5 con will smith,magari riesco ad imparare qualcosa sulle donne.in alcune scene rivedo la mia immagine in quella di alcuni di questi uomini e capisco che sono veramente un gran coglione
Beh "Hitch" io evito di vederlo anche per questo motivo
ho preso una decisione da oggi in poi mi comportero da bastardo con le donne,per la verita l ho gio sta facendo cosi si imparano.mi sono rotto le scatole e l unico modo per avere qualche possibilita con loro.non posso stare sempre fermo a guardare devo fare qualcosa.in amore non ce spazio per i timidi lho capito tardi ma ora lho capito.
ho preso una decisione da oggi in poi mi comportero da bastardo con le donne,per la verita l ho gio sta facendo cosi si imparano.mi sono rotto le scatole e l unico modo per avere qualche possibilita con loro.non posso stare sempre fermo a guardare devo fare qualcosa.in amore non ce spazio per i timidi lho capito tardi ma ora lho capito.
Ma che discorsi sono, scusa!!
Tu insisti nel dire che ci sono delle regole comportamentali per piacere all'altro, ma è un'idea tua alquanto distorta e convenzionale. Non credo proprio che alle donne piaccia essere maltrattate e poi, questi discorsi mi sembrano alquanto riduttivi e ridicoli.
Non è una questione di uomoni e donne, ripeto.
Per i timidi ogni tipo di interazione risulterà più difficile, ma le persone sono così diverse le une dalle altre che stilare a tavolino le regole e le tattiche per conquistare LE donne (come se fossero una categoria unica e monolitica!!) non mi sembra molto proficuo.
Parti da te stesso e da ciò che sei e metti in evidenza le tue qualità, anzichè assumere atteggiamenti appiccicati e mutuati da uno stupido film americano, che propina solo i soliti stereotipi sul macho figo.
Mi sembri troppo sottomesso alle aspettative della società di massa _________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
clizia Principiante
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