Inviato: Wed Mar 19, 2008 14:15 pm Oggetto: Info sulla cognitivo-comportamentale
Mentre la mia proposta di trovare un collaboratore per una terapia cognitivo-comportamentale autogestita attravarso il metodo analitico rimane ancora in sospeso, volevo cercare qualcuno che
1) ha fatto una terapia cognitivo-comportamentale in passato (cioè, l'ha terminata).
2) è disposto a dirmi come si svolgevano le sedute in ogni dettaglio, anche rispondendo a mie domande particolari.
Non importa se la persona che soddisfa le condizioni 1 e 2 si ritenga soddisfatto dalla terapia, mi interessa solo sapere come si è svolta.
Il test non si protrarrà a lungo, magari si esaurirà in 3-4 messaggi privati.
Registrato: Nov 08, 2007 Messaggi: 744 Residenza: Viareggio
Inviato: Wed Mar 19, 2008 14:59 pm Oggetto: Re: Info sulla cognitivo-comportamentale
HurryUp ha scritto:
Mentre la mia proposta di trovare un collaboratore per una terapia cognitivo-comportamentale autogestita attravarso il metodo analitico rimane ancora in sospeso, volevo cercare qualcuno che
1) ha fatto una terapia cognitivo-comportamentale in passato (cioè, l'ha terminata).
2) è disposto a dirmi come si svolgevano le sedute in ogni dettaglio, anche rispondendo a mie domande particolari.
Non importa se la persona che soddisfa le condizioni 1 e 2 si ritenga soddisfatto dalla terapia, mi interessa solo sapere come si è svolta.
Il test non si protrarrà a lungo, magari si esaurirà in 3-4 messaggi privati.
Chi è disponibile?
Caro HarryUp
ma invece di impiegare così il tuo tempo (tra l'altro trovo i tuoi post pesantissimi; l' Oscar quest'anno non glielo toglie nessuno) perchè non ti cerchi un lavoro cercando di essere attivamente d'aiuto a te stesso e agli altri.
Thanks.
Byeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
_________________ Primum vivere deinde philosophare (Aristotele)
Ho perso le parole, può darsi che abbia perso solo le mie bugie.
Sei Bella che fai male, sei Bella che si balla solo come vuoi tu (Ligabue)
Terapia cognitivo-comportamentale in chiave analitica??...La psicoanalisi ( che guarda al conflitto interiore) e la terapia cognitivo comportamentale ( che interviene sul sintomo) sono due approcci differenti fino ad oggi. Se qualcuno ha ideato la cognitivo-comportamentale in chiave analitica (junghiana) me lo dica...sono interessato.
Inviato: Wed Mar 19, 2008 15:07 pm Oggetto: Re: Info sulla cognitivo-comportamentale
Fear ha scritto:
HurryUp ha scritto:
Mentre la mia proposta di trovare un collaboratore per una terapia cognitivo-comportamentale autogestita attravarso il metodo analitico rimane ancora in sospeso, volevo cercare qualcuno che
1) ha fatto una terapia cognitivo-comportamentale in passato (cioè, l'ha terminata).
2) è disposto a dirmi come si svolgevano le sedute in ogni dettaglio, anche rispondendo a mie domande particolari.
Non importa se la persona che soddisfa le condizioni 1 e 2 si ritenga soddisfatto dalla terapia, mi interessa solo sapere come si è svolta.
Il test non si protrarrà a lungo, magari si esaurirà in 3-4 messaggi privati.
Chi è disponibile?
Caro HarryUp
ma invece di impiegare così il tuo tempo (tra l'altro trovo i tuoi post pesantissimi; l' Oscar quest'anno non glielo toglie nessuno) perchè non ti cerchi un lavoro cercando di essere attivamente d'aiuto a te stesso e agli altri.
Thanks.
Byeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
Bastava che rispondessi "io no"
Scherzi a parte, intanto quello che hai detto già lo faccio, ma nel frattempo dedicare il proprio tempo a cercare la soluzione nel modo più logico possibile mi sembra un uso intelligente del tempo.
Rinnovo la mia domanda
Terapia cognitivo-comportamentale in chiave analitica??...La psicoanalisi ( che guarda al conflitto interiore) e la terapia cognitivo comportamentale ( che interviene sul sintomo) sono due approcci differenti fino ad oggi. Se qualcuno ha ideato la cognitivo-comportamentale in chiave analitica (junghiana) me lo dica...sono interessato.
La cognitivo-comportamentale E' analitica, solo che analizza i processi osservabili del comportamento.
Ma dato che anche i pensieri sono comportamenti, osservare i processi del pensiero è coerente con il modello del cognitivismo.
A proposito, se sei interessato, perchè non hai ancora risposto al topic "proposta per persone intelligenti"?
Inviato: Thu Mar 20, 2008 02:54 am Oggetto: Re: Info sulla cognitivo-comportamentale
HurryUp ha scritto:
Mentre la mia proposta di trovare un collaboratore per una terapia cognitivo-comportamentale autogestita attravarso il metodo analitico rimane ancora in sospeso, volevo cercare qualcuno che
1) ha fatto una terapia cognitivo-comportamentale in passato (cioè, l'ha terminata).
2) è disposto a dirmi come si svolgevano le sedute in ogni dettaglio, anche rispondendo a mie domande particolari.
Non importa se la persona che soddisfa le condizioni 1 e 2 si ritenga soddisfatto dalla terapia, mi interessa solo sapere come si è svolta.
Il test non si protrarrà a lungo, magari si esaurirà in 3-4 messaggi privati.
Chi è disponibile?
io non l'ho mai fatta pagando uno psicologo...posso solo dire che la sto praticando da me, sono un autodidatta in materia, ho prima fatto un lavoro sulla mia mentalità cercando di allontanare i sentimenti negativi dal mio pensiero, trasformando l' odio in amore, sia verso di me che verso tutto ciò che mi circonda, l'ostilità in misericordia, l'invidia cancellata dal mio vocabolario....questo processo cognitivo di metamorfosi non è stato facile all'inizio, mi ha provocato una forte ansia che mi ha causato mancanza di appettito e altri disturbi durati per almeno un mese, un periodo pieno di angoscia in cui mi ero convinto di cambiare ma sapevo che dovevo affrontare mille paure e provavo una forte angoscia...poi è cominciata la fase dell'azione, che io ho interpretato come una sorta di guerra, una sfida personale e di rivincita nei confronti di tutte quelle fottute paure che non mi hanno permesso di vivere in tutti questi anni, sfide quotidiane fatte di rossori, mani tremolanti e sudate, vertigini, palpitazioni e iperattivazione del sistema nervoso.......ma io ho combattuto tanto e in tre mesi ho fatto passi da gigante....prima avevo paura anche a rispondere al citofono o al telefono, adesso affronto qualsiasi cosa consapevole che prima o poi tutta questa sofferenza cesserà, l'ansia andrà diminuendo sempre di più e comincerò a gustare i sapori che la vita ci offre senza quel velo di stress che offusca le emozioni non permettendoci di viverle a pieno e allora potrò dire di aver vinto la guerra, intanto continuo a impadronirmi di territori sempre più vasti conquistati con la forza e sottratti al nemico.....il succo di questo mio sermone è riassumibile in una sola frase PENSIERO ED AZIONE
_________________ la vita è come la savana: corri o sei fottuto!!!!!!
Terapia cognitivo-comportamentale in chiave analitica??...La psicoanalisi ( che guarda al conflitto interiore) e la terapia cognitivo comportamentale ( che interviene sul sintomo) sono due approcci differenti fino ad oggi. Se qualcuno ha ideato la cognitivo-comportamentale in chiave analitica (junghiana) me lo dica...sono interessato.
La cognitivo-comportamentale E' analitica, solo che analizza i processi osservabili del comportamento.
Ma dato che anche i pensieri sono comportamenti, osservare i processi del pensiero è coerente con il modello del cognitivismo.
A proposito, se sei interessato, perchè non hai ancora risposto al topic "proposta per persone intelligenti"?
Identificare una persona come intelligente o meno, timida o estroversa, etc. sono solo modi per "etichettare", definire, non valutare la poliedricità che sta all'interno di ciascuno..
I "tratti" comportamentali sulla base dei quali si è studiato ( fino agli anni 70) e si studiano ( con la comportamentale) ,ahimè, ancora le persone perdono ogni spessore e validità nell'ottica di un approccio terapeutico.
Il comportamento è mero riflesso di una condizione interna di conflitto. Al conflitto non occorre dare sempre un'accezione negativa. E' la condizione umana, è consustanziale all'uomo il conflitto individuo-realtà oggettiva ( società). Tale conflitto deve essere incanalato verso atteggiamenti positivi, costruttivi, che consentano il pieno sviluppo della personalità.
Quest'ultima è un continuo divenire che non si arresta mai fino alla fine dei giorni. Pertanto dire "questo è il mio carattere, che ci posso fare?" è una enorme bestialità.
Occorre indagare il conflitto, individuare le Ombre cercare di vederle. Fa male, è dolorosissimo ( molti pazienti in questa fase manifestano un peggioramento in termini di nevrosi). Ma si arriva ad un punto in cui le Ombre diventano non più i mostri che ritenevamo, ma qualcosa di più misero che ci ha condizionato inutilmente l'esistenza.
Il comportamento in sè non dice niente...il paziente davanti all'analista e in ragione delle sue domande, assume determinati atteggiamenti utili, certo, per scrutare quali possano essere gli elementi conflittuali. Altra utilità di un asettico comportamento io non la vedo...in quanto quest'ultimo può essere espressione di centinaia e centinaia di fattori, che non si manifestano, ma che sono dentro molto dentro.
Identificare una persona come intelligente o meno, timida o estroversa, etc. sono solo modi per "etichettare", definire, non valutare la poliedricità che sta all'interno di ciascuno..
I "tratti" comportamentali sulla base dei quali si è studiato ( fino agli anni 70) e si studiano ( con la comportamentale) ,ahimè, ancora le persone perdono ogni spessore e validità nell'ottica di un approccio terapeutico.
Il comportamento è mero riflesso di una condizione interna di conflitto. Al conflitto non occorre dare sempre un'accezione negativa. E' la condizione umana, è consustanziale all'uomo il conflitto individuo-realtà oggettiva ( società). Tale conflitto deve essere incanalato verso atteggiamenti positivi, costruttivi, che consentano il pieno sviluppo della personalità.
Quest'ultima è un continuo divenire che non si arresta mai fino alla fine dei giorni. Pertanto dire "questo è il mio carattere, che ci posso fare?" è una enorme bestialità.
Occorre indagare il conflitto, individuare le Ombre cercare di vederle. Fa male, è dolorosissimo ( molti pazienti in questa fase manifestano un peggioramento in termini di nevrosi). Ma si arriva ad un punto in cui le Ombre diventano non più i mostri che ritenevamo, ma qualcosa di più misero che ci ha condizionato inutilmente l'esistenza.
Il comportamento in sè non dice niente...il paziente davanti all'analista e in ragione delle sue domande, assume determinati atteggiamenti utili, certo, per scrutare quali possano essere gli elementi conflittuali. Altra utilità di un asettico comportamento io non la vedo...in quanto quest'ultimo può essere espressione di centinaia e centinaia di fattori, che non si manifestano, ma che sono dentro molto dentro.
Bellissimo post. Anch'io non penso che la chiave stia nella riduzione e nella semplificazione di ciò che è l'essere umano.
_________________ Il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male.
Fobiasociale.com 2.0: La nostra debolezza è la nostra forza. Il dolore è l'inchiostro più brillante che ci è concesso.
Identificare una persona come intelligente o meno, timida o estroversa, etc. sono solo modi per "etichettare", definire, non valutare la poliedricità che sta all'interno di ciascuno..
Senza le "etichette" e gli insiemi fuzzy il tuo cervello non avrebbe categorie mentali sulla base delle quali poter ragionare.
Io ho richiesto il requisito dell'intelligenza per richiedere persone che abbiano capacità analitica, e soprattutto passione per l'analisi.
Dammi una persona così e io ti dimostro cosa ti faccio con queste famigerate "etichette".
demos79 ha scritto:
Il comportamento è mero riflesso di una condizione interna di conflitto.
Lo so, hai detto niente, quindi il comportamento codifica la condizione dell'individuo.
Anche il linguaggio è un mero riflesso dei pensieri, e mi sembra che sia grazie a quel "mero" riflesso che il miracolo della comunicazione sia possibile.
demos79 ha scritto:
Il comportamento in sè non dice niente...il paziente davanti all'analista e in ragione delle sue domande, assume determinati atteggiamenti utili, certo, per scrutare quali possano essere gli elementi conflittuali. Altra utilità di un asettico comportamento io non la vedo...in quanto quest'ultimo può essere espressione di centinaia e centinaia di fattori, che non si manifestano, ma che sono dentro molto dentro.
Come scusa? Prima dici che il comportamento è un riflesso (quindi codifica) dello stato dell'individuo, poi dici che non dice niente?
Il comportamento è la manifestazione fisica delle emozioni dell'individuo: l'idea è sempre incorporata in un corpo logico (nella matematica sono i simboli, nella fisica sono gli enti fisici, nella psicologia sono i comportamenti).
Osservare i comportamenti è inutile quando sono casuali e non c'è un patto tra analista e paziente: ma io ho richiesto proprio questo patto, cioè essere analitici.
In questo modo non puoi introdurre nella mia analisi il numero di Godel (quello che dice che non posso dimostrare la semantica di certi comportamenti), anche perchè l'osservazione è reciproca, e quello che non posso osservare io in me lo può osservare l'altro.
Riprenditi pure il numero G, a me non mi serve
Identificare una persona come intelligente o meno, timida o estroversa, etc. sono solo modi per "etichettare", definire, non valutare la poliedricità che sta all'interno di ciascuno..
Senza le "etichette" e gli insiemi fuzzy il tuo cervello non avrebbe categorie mentali sulla base delle quali poter ragionare.
Io ho richiesto il requisito dell'intelligenza per richiedere persone che abbiano capacità analitica, e soprattutto passione per l'analisi.
Dammi una persona così e io ti dimostro cosa ti faccio con queste famigerate "etichette".
demos79 ha scritto:
Il comportamento è mero riflesso di una condizione interna di conflitto.
Lo so, hai detto niente, quindi il comportamento codifica la condizione dell'individuo.
Anche il linguaggio è un mero riflesso dei pensieri, e mi sembra che sia grazie a quel "mero" riflesso che il miracolo della comunicazione sia possibile.
demos79 ha scritto:
Il comportamento in sè non dice niente...il paziente davanti all'analista e in ragione delle sue domande, assume determinati atteggiamenti utili, certo, per scrutare quali possano essere gli elementi conflittuali. Altra utilità di un asettico comportamento io non la vedo...in quanto quest'ultimo può essere espressione di centinaia e centinaia di fattori, che non si manifestano, ma che sono dentro molto dentro.
Come scusa? Prima dici che il comportamento è un riflesso (quindi codifica) dello stato dell'individuo, poi dici che non dice niente?
Il comportamento è la manifestazione fisica delle emozioni dell'individuo: l'idea è sempre incorporata in un corpo logico (nella matematica sono i simboli, nella fisica sono gli enti fisici, nella psicologia sono i comportamenti).
Osservare i comportamenti è inutile quando sono casuali e non c'è un patto tra analista e paziente: ma io ho richiesto proprio questo patto, cioè essere analitici.
In questo modo non puoi introdurre nella mia analisi il numero di Godel (quello che dice che non posso dimostrare la semantica di certi comportamenti), anche perchè l'osservazione è reciproca, e quello che non posso osservare io in me lo può osservare l'altro.
Riprenditi pure il numero G, a me non mi serve
Ho detto che il comportamento non dice niente se non adeguatamente analizzato....rectius.
La cognitiva comportamentale che pretende di insegnare quali atteggiamenti mentali rimuovere e come rimuoverli è una grande americanata pari all'invenzione della acqua calda; ma più inutile di quest'ultima.
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