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Terapia ideale
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Autore Messaggio
Innergal
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Registrato: Apr 17, 2007
Messaggi: 196

MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 00:04 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:
Sarà interessato al progetto chi, per intuito e induzione logica, lo sente efficace.


Il fatto è che, pur trovando spunti validi nella tua proposta, non riesco ad esserne persuasa fino in fondo. E’ possibile che il mio istintivo (appunto) tirarmi indietro sia imputabile alla mia mente inconscia, con tutto il suo corollario di timori ed automatismi radicati. Avevo già espresso nel topic le mie titubanze.
Che posso farci se irrazionalmente continuo a crederlo artificioso? D’altra parte non posso escludere che mi stia illudendo che personalmente sarebbe deleterio, grazie ai contorti meccanismi dell’ego.

HurryUp3 ha scritto:
non è richiesto confidare tutto.


Per me, anche il semplice confidare il mio stato attuale richiede un atto di grande coraggio. Perfino su internet sono più pronta ad ascoltare (leggere) le riflessioni/ esperienze altrui, per es. mediante messenger, che a rendere partecipi gli altri di ciò che riguarda me, in senso lato. Salvo estemporanee dichiarazioni di cosa apprezzo, ma per queste, attendo che siano altre persone a riferirmi i loro gusti.
Mi sono condizionata a non fare mai il primo passo e a tenere celata la mia natura; ed invece, in un ipotetico gruppo, secondo la linea da te ideata, occorre farsi conoscere dagli altri a lungo termine. Esattamente quello che tenderei a sfuggire per via delle mie paure, ossia il confronto.

HurryUp3 ha scritto:
L’adattamento deve essere naturale, non bisogna fare in modo che l’intuizione brillante di partenza rovini tutto andando a manipolare la fase delicata dell’adattamento, nessuno deve fare i test, verificare se l’altro è disposto a confidare tutto di se’, e nessuno deve sentirsi in dovere di confidare tutto di se’ per mettersi alla prova.


Bisogna lavorare sull’impostazione allora. Il punto è che per risolvere i miei problemi (e penso sia valido per chiunque) mi devo per forza esporre. E raccontare del mio passato – in cui sono racchiuse le cause dei problemi – mi indispone alquanto…

HurryUp3 ha scritto:
questa descrizione non va fatta “col cuore in mano”, ma se mai… con il cuore da un’altra parte e la ragione dall’altra (almeno nel momento in cui si deve essere seri).


… Ce la farei se mi obbligassi a trascriverne un resoconto anonimo, magari in forma di messaggi privati. Ma a tu per tu con uno che non sia un terapeuta, non riesco ad immaginarmelo. Non dubito di poter cambiare idea però.

HurryUp3 ha scritto:
La fiducia deve essere alimentata da due fattori (entrambi necessari): un sentimento innato di fiducia incondizionata nei confronti degli altri, che si contrapponga all’impulso della diffidenza. Cioè la capacità di essere gratificati dal fatto di dare senza necessariamente avere (e questa è la condizione più difficile da trovare, ma facile da stimolare).


Questo 1° fattore fa a pugni con la mia pressochè incrollabile diffidenza, cioè la vera ragione dell’esistenza solitaria e quasi priva di stimoli che mi ostino a condurre. Non concedere fiducia a priori , nel mio caso, è correlato alla reticenza ad espormi, in sintesi, a sviscerare le relazioni cause-effetti che mi hanno portata ad essere quello che sono.

HurryUp3 ha scritto:
La seconda condizione è la risposta positiva degli altri, in pratica ciò che “dimostra” la loro correttezza, e che gli fa “guadagnare” la nostra fiducia (e questa e più legata all’impulso di sentirsi protetti, quindi alla debolezza individuale che si vuole superare).


Ok, se si dovesse intraprendere la terapia, spero di non lasciarmi scoraggiare da eventuali riscontri negativi – precisiamo: negativi solo per me, come il dubbio di aver interpretato sgradevolmente gli apporti altrui nei miei riguardi. Il timore di disapprovazione è sempre incombente, altro che "dissociare parte della comunicazione", come affermi tu.
E se si verifica ciò, non soltanto l’entusiasmo ne verrebbe smorzato, ma si insinuerebbe in me la tentazione di sospendere la terapia.

Io la vedrei tutt’al più come un esperimento, qualcosa da condurre senza eccessiva serietà almeno le prime 2 volte. Wink

HurryUp3 ha scritto:
Perché tra le cose necessarie tu metti “riuscire a sorridere spontaneamente”? Questo deve essere un fine, non la condizione.Uno dei problemi da risolvere potrebbe essere proprio riuscire a sorridere spontaneamente.

Hai ragione, errore mio. Smile

HurryUp3 ha scritto:
Più è debole e condizionato l’impulso di aprirsi agli altri, più è faticoso levarsi la maschera, se invece è difficile abbandonarla può venire in aiuto la dissociazione della personalità, che ci permette di descrivere noi stessi con distacco emotivo, cosa che, se applicata bene, dovrebbe evitare la reazione di vergogna (perché la vergogna fa parte di quella parte emotiva da cui ci si dissocia).
Il sentimento di cui parlo è, per sua qualità, incondizionato, quindi non può essere raggiunto attraverso delle aspettative, piuò essere solo spontaneo.
Io non ho raggiunto questo stato mentale, ma a intuito posso dire che è così: viene spontaneamente.
E’ necessario quindi che nel gruppo ci sia almeno una persona (possibilmente la maggioranza di persone) che abbia raggiunto questo stato mentale, cioè, per dirla in modo un po’ evocativo, che all’interno del gruppo ci sia almeno un “saggio”, che possa fare da esempio a chi non ha raggiunto quello stato mentale (ovviamente non in modo formale come l’ho descritto, si capisce, anche il “saggio” deve imparare).


Se ben afferrato il concetto, il “saggio” del gruppo è in grado di dissociarsi, attuando un autocondizionamento per dominarsi emotivamente.
E dove lo si trova questo saggio? Nemmeno io ho mai raggiunto questo stato mentale. Confused


_________________
I tried living in the real world
Instead of a shell
But before I began
I was bored before I even began.

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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 01:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Innergal ha scritto:
HurryUp3 ha scritto:
Sarà interessato al progetto chi, per intuito e induzione logica, lo sente efficace.


Il fatto è che, pur trovando spunti validi nella tua proposta, non riesco ad esserne persuasa fino in fondo. E’ possibile che il mio istintivo (appunto) tirarmi indietro sia imputabile alla mia mente inconscia, con tutto il suo corollario di timori ed automatismi radicati. Avevo già espresso nel topic le mie titubanze.
Che posso farci se irrazionalmente continuo a crederlo artificioso? D’altra parte non posso escludere che mi stia illudendo che personalmente sarebbe deleterio, grazie ai contorti meccanismi dell’ego.

Non deve essere artificioso non tanto perché è male ciò che è artificioso, ma perché questo può implicare una forma di violenza verso se’ stessi.
Una parte tua irrazionale lo trova artificioso, quindi non dovresti fare nessuno sforzo di aprirti finchè ti identificherai in quella parte irrazionale.
Secondo me la costante consapevolezza dei propri meccanismi inconsci, attraverso tutte le potenzialità intellettive di cui siamo capaci, provoca a lungo andare una disidentificazione della nostra coscienza dalle nostre pulsioni irrazionali, per un processo spontaneo, a meno che non si scopra, nell’introspezione profonda e intelligente, un profondo impulso a fare una resistenza a questo processo, causato a sua volta, per esempio, dal bisogno di conservare una credenza, di soddisfare una necessità psicologica: ma una volta che si scopre questo eventuale impulso, non abbiamo più la possibilità di illuderci, non potremmo far altro che riconoscere che siamo noi a nutrire quella credenza, irrazionale, che ci fa convivere con il problema (senza per questo perdere l’autostima).

Innergal ha scritto:

HurryUp3 ha scritto:
non è richiesto confidare tutto.


Per me, anche il semplice confidare il mio stato attuale richiede un atto di grande coraggio. Perfino su internet sono più pronta ad ascoltare (leggere) le riflessioni/ esperienze altrui, per es. mediante messenger, che a rendere partecipi gli altri di ciò che riguarda me, in senso lato. Salvo estemporanee dichiarazioni di cosa apprezzo, ma per queste, attendo che siano altre persone a riferirmi i loro gusti.
Mi sono condizionata a non fare mai il primo passo e a tenere celata la mia natura; ed invece, in un ipotetico gruppo, secondo la linea da te ideata, occorre farsi conoscere dagli altri a lungo termine. Esattamente quello che tenderei a sfuggire per via delle mie paure, ossia il confronto.

No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).
Ma comunque non è necessario fare pubblicamente introspezione, quella va fatta individualmente, l’incontro serve solo a scambiarsi idee e intuizioni da elaborare, insieme, per gli argomenti condivisibili, e poi individualmente per eventuali argomenti privati non condivisibili.

Innergal ha scritto:


HurryUp3 ha scritto:
questa descrizione non va fatta “col cuore in mano”, ma se mai… con il cuore da un’altra parte e la ragione dall’altra (almeno nel momento in cui si deve essere seri).


… Ce la farei se mi obbligassi a trascriverne un resoconto anonimo, magari in forma di messaggi privati. Ma a tu per tu con uno che non sia un terapeuta, non riesco ad immaginarmelo. Non dubito di poter cambiare idea però.

Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.

Innergal ha scritto:


Ok, se si dovesse intraprendere la terapia, spero di non lasciarmi scoraggiare da eventuali riscontri negativi – precisiamo: negativi solo per me, come il dubbio di aver interpretato sgradevolmente gli apporti altrui nei miei riguardi. Il timore di disapprovazione è sempre incombente, altro che "dissociare parte della comunicazione", come affermi tu.
E se si verifica ciò, non soltanto l’entusiasmo ne verrebbe smorzato, ma si insinuerebbe in me la tentazione di sospendere la terapia.

Capisco, però la meta-comunicazione dovrebbe evitare gli equivoci delle interpretazioni soggettive, c’è comunque un patto sociale fatto a priori: quello di usare la meta-comunicazione, se non c’è questo patto sociale, l’esperimento si identifica con le classiche terapie di gruppo, e non avrebbe niente di originale Smile
Innergal ha scritto:


Io la vedrei tutt’al più come un esperimento, qualcosa da condurre senza eccessiva serietà almeno le prime 2 volte. Wink

Come vuoi, questo non smorzerà la mia ambizione Cool

Innergal ha scritto:


Se ben afferrato il concetto, il “saggio” del gruppo è in grado di dissociarsi, attuando un autocondizionamento per dominarsi emotivamente.
E dove lo si trova questo saggio? Nemmeno io ho mai raggiunto questo stato mentale. Confused

No, la dissociazione la so fare pure io (e pure tu), non è a quello che mi riferivo, mi riferivo al carisma di dare fiducia agli altri incondizionatamente Smile

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Tristan
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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 10:32 am    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:


No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).



Buffo. Per cose fin qui dette, riepilogando, la meta-comunicazione è parte di una comunicazione più "matura" (cit.) che è allo stesso tempo pre-requisito per entrare nel gruppo ma anche, contemporaneamnente, obiettivo della "terapia".

Devo ancora capire l'aspetto rivoluzionario (e originale - vedi più sotto) di questa benedetta meta-comunicazione, in ambito terapeutico*: fammi capire, chiarire i motivi per cui non si vuole parlare delle proprie cose private, come in questa situazione, è qualcosa che non rientrerebbe nella normale routine? Ne sei proprio sicuro?
E comunque, nell'ambito della tua "'terapia", nella quale diremo che è bello ciò che è spontaneo ed è brutto ciò che è artificioso, non sarebbe artificioso, appunto, se non addirittura un atto di violenza far chiarire i motivi nella situazione sopra esposta? Tanto più che non vedo come non potrebbero non appartenere alla sfera privata.

HurryUp3 ha scritto:


Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.



Anche questa faccenda del transfert a comando è piuttosto buffa. Come se non fosse un processo largamente inconscio.
Metti che "si faccia" transfert prima di acquisire tutti gli strumenti logici e la padronanza degli stessi - prima della seconda fase, insomma - che la frequentazione del gruppo dovrebbe far sviluppare? Anche la sola intuizione dovrebbe suggerirti questa possibilità.
Ecco, questo genere di ipotesi fin troppo semplificatrici che prevedono uno sviluppo perfettamente lineare danno la misura dell'improvvisazione, lasciatelo dire. Wink

HurryUp3 ha scritto:


Capisco, però la meta-comunicazione dovrebbe evitare gli equivoci delle interpretazioni soggettive, c’è comunque un patto sociale fatto a priori: quello di usare la meta-comunicazione, se non c’è questo patto sociale, l’esperimento si identifica con le classiche terapie di gruppo, e non avrebbe niente di originale Smile



*a proposito, sto ancora aspettando l'esempio di là, in ambito di corteggiamento. Wink

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Registrato: Jan 07, 2008
Messaggi: 86

MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 11:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Tristan ha scritto:
HurryUp3 ha scritto:


No, occorre solo che ci sia una meta-comunicazione sempre più perfetta. Per esempio, nel tuo caso, non sarebbe necessario che tu parli delle tue cose private, ma che chiarissi i motivi per cui non vuoi farlo (sempre che gli stessi motivi per cui non vuoi farlo non facciano anch’essi parte di quella sfera privata che non vuoi rivelare, è logico).



Buffo. Per cose fin qui dette, riepilogando, la meta-comunicazione è parte di una comunicazione più "matura" (cit.) che è allo stesso tempo pre-requisito per entrare nel gruppo ma anche, contemporaneamnente, obiettivo della "terapia".

Che c’è di buffo? All’inizio della terapia ci sarà un livello di meta-comunicazione, mettiamo, del 60%. Con il graduale sviluppo dell’intelligenza il livello di meta-comunicazione crescerà al 90%.
Non c’è proprio nessuna incoerenza nell’obiettivo di perfezionare sempre di più la meta-comunicazione, te la stai inventando per soddisfare la tua necessità psicologica di conservare il tuo scetticismo per la mia idea, ma puoi convincere solo te stesso, non me Cool
Tristan ha scritto:

Devo ancora capire l'aspetto rivoluzionario (e originale - vedi più sotto) di questa benedetta meta-comunicazione, in ambito terapeutico*: fammi capire, chiarire i motivi per cui non si vuole parlare delle proprie cose private, come in questa situazione, è qualcosa che non rientrerebbe nella normale routine? Ne sei proprio sicuro?

La meta-comunicazione non è una cosa naturale, nella comunicazione normale di routine non si usa la meta-comunicazione.
Tristan ha scritto:


E comunque, nell'ambito della tua "'terapia", nella quale diremo che è bello ciò che è spontaneo ed è brutto ciò che è artificioso, non sarebbe artificioso, appunto, se non addirittura un atto di violenza far chiarire i motivi nella situazione sopra esposta? Tanto più che non vedo come non potrebbero non appartenere alla sfera privata.

Nessuno chiederebbe i motivi per cui uno vuole essere riservato. Può capitare l’occasione che chi è riservato, spontaneamente, voglia chiarirne i motivi per non essere considerato chiuso, per esempio innergal mi ha spiegato i motivi per cui non riuscirebbe ad aprirsi senza che io glie li abbia chiesti.

Tristan ha scritto:


HurryUp3 ha scritto:


Finchè i membri del gruppo non hanno raggiunto la padronanza della logica e non hanno potenziato la loro intelligenza e intuito in ogni campo, non penso che sia prudente fare transfert su di loro come se fossero terapeuti, ma nella mia idea c’era anche questo: lo studio della logica e la sua applicazione sempre più consapevole, cosicchè, in una seconda fase, potrebbe essere valutata anche la possibilità di fare transfert su di loro.



Anche questa faccenda del transfert a comando è piuttosto buffa. Come se non fosse un processo largamente inconscio.
Metti che "si faccia" transfert prima di acquisire tutti gli strumenti logici e la padronanza degli stessi - prima della seconda fase, insomma - che la frequentazione del gruppo dovrebbe far sviluppare? Anche la sola intuizione dovrebbe suggerirti questa possibilità.

Il transfert di cui parlava innergal non era inconscio, era il transfert consapevole che lei farebbe con un terapeuta. Quel transfert si fa con un atto di volontà consapevole, e il transfert che tu ritieni artificioso nel gruppo non sarebbe più artificioso del transfert che fai con un terapeuta.
Inoltre, non possono accadere dinamiche inconsce che possano sfuggire al soggetto, perché il gruppo prevede lo studio della logica e la sua applicazione all’autoanalisi, in modo da essere consapevoli dei propri meccanismi inconsci, almeno quelli più riconoscibili, e un eventuale transfert inconscio sarebbe tra i meccanismi inconsci facilmente riconoscibili.
Tristan ha scritto:


Ecco, questo genere di ipotesi fin troppo semplificatrici che prevedono uno sviluppo perfettamente lineare danno la misura dell'improvvisazione, lasciatelo dire. Wink

Fammi capire: secondo te l’unica soluzione seria e migliore possibile è necessariamente lo psichiatra? Non esiste per te nell’intelletto dell’uomo la possibilità di risolvere autonomamente il problema?
Se è così, nessuna mia argomentazione sarà per te convincente, troverai sempre un buco dove insinuare un dubbio (spesso anche ingenuamente, come l’argomentazione fallace che sviluppare la meta-comunicazione sia in contraddizione col fatto che c’è già inizialmente una forma larvata di meta-comunicazione).
Tristan ha scritto:


*a proposito, sto ancora aspettando l'esempio di là, in ambito di corteggiamento. Wink

Non mi sono dimenticato

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Tristan
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Registrato: May 30, 2008
Messaggi: 290
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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 13:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:


Che c’è di buffo? All’inizio della terapia ci sarà un livello di meta-comunicazione, mettiamo, del 60%. Con il graduale sviluppo dell’intelligenza il livello di meta-comunicazione crescerà al 90%.
Non c’è proprio nessuna incoerenza nell’obiettivo di perfezionare sempre di più la meta-comunicazione, te la stai inventando per soddisfare la tua necessità psicologica di conservare il tuo scetticismo per la mia idea, ma puoi convincere solo te stesso, non me Cool

La meta-comunicazione non è una cosa naturale, nella comunicazione normale di routine non si usa la meta-comunicazione.



Lo scetticismo è d'uopo in certe circostanze Wink. Almeno fino a che le cose non risultino chiare, e cristalline (se lo fossero lo scetticismo non avrebbe ragione d'esistere, e di sicuro non basta dire che c'è una mia qualche necessità "psicologica" per farlo scomparire).
Resta da chiarire come questa non meglio chiarita meta-comunicazione, che non è cosa naturale, uno se la ritrovi già al 60% per dire.
Ma faccio spallucce, e attendo ulteriori lumi (se arriveranno) e aspetto di vederla finalmente all'opera questa più volte invocata meta-comunicazione.

HurryUp3 ha scritto:


Il transfert di cui parlava innergal non era inconscio, era il transfert consapevole che lei farebbe con un terapeuta. Quel transfert si fa con un atto di volontà consapevole, e non è meno artificioso del transfert che fai con un terapeuta.

Inoltre, non possono accadere dinamiche inconsce che possano sfuggire al soggetto, perché il gruppo prevede lo studio della logica e la sua applicazione all’autoanalisi, in modo da essere consapevoli dei propri meccanismi inconsci, almeno quelli più riconoscibili, e un eventuale transfert inconscio sarebbe tra i meccanismi inconsci facilmente riconoscibili.


Quindi tu, da paziente, decidi di tua sponte, meno che mai incosciamente, quand'è ora che avvenga il transfert. Anzi, quando e se, addirittura. Buono a sapersi.

Ma come quelli "almeno più riconoscibili", Hurry? O le dinamiche inconsce non possono sfuggire al soggetto oppure gli sfuggono. Delle due l'una.


HurryUp3 ha scritto:


Fammi capire: secondo te l’unica soluzione seria e migliore possibile è necessariamente lo psichiatra? Non esiste per te nell’intelletto dell’uomo la possibilità di risolvere autonomamente il problema?
Se è così, nessuna mia argomentazione sarà per te convincente, troverai sempre un buco dove insinuare un dubbio (spesso anche ingenuamente, come l’argomentazione fallace che sviluppare la meta-comunicazione sia in contraddizione col fatto che c’è già inizialmente una forma larvata di meta-comunicazione).



E' significativo, secondo me, che tu subito abbia pensato allo psichiatra quando non l'ho mai nominato come "unica soluzione seria e migliore possibilie", nonché necessaria.
Di fatto escludi ogni forma di psicoterapia che non sia la tua (dovrei abbondare con le virgolette, ma se non taglio corto facciamo notte), l'unica che può condurre autonomamente* a risolvere i propri problemi.
Però l'autonomia è un concetto flessibile quel tanto che basta per accogliere la tua terapia di gruppo.

Se volessi spingermi un po' oltre - con l'ausilio del mio solo intuito, certo -, potrei dire che colgo tra le righe nell'accenno allo psichiatra, e non per dire ad uno psicoterapeuta (non medico, uno quindi che non ti prescrive farmaci, per farla breve), una qualche considerazione, un riconoscimento implicito all'utilizzo di farmaci. Se così fosse però sono sicuro che l'eventuale uso rientrerebbe in un quadro coerente, che l'abbia già previsto (e fatta anche salva l'autonomia di cui sopra).
Però significherebbe dare troppo peso ad una semplice intuizione priva di fondamento, me ne rendo conto...

HurryUp3 ha scritto:

Non mi sono dimenticato


E io aspetto. Smile

*insisto sul concetto di autonomia, l'avevo già affrontato, e ancora una volta mi viene spontaneo chiederti (mi verrebbe) delle tue esperienze di psicoterapia, da paziente. Devi avere sperimentato come minimo una forte dipendenza.

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MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 14:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tristan ha scritto:

Lo scetticismo è d'uopo in certe circostanze Wink. Almeno fino a che le cose non risultino chiare, e cristalline (se lo fossero lo scetticismo non avrebbe ragione d'esistere, e di sicuro non basta dire che c'è una mia qualche necessità "psicologica" per farlo scomparire).

Bisogna distinguere tra due forme di scetticismo.
Una è quella che, in assenza di spiegazioni complete, sospende il giudizio (nell’ipotesi che nuove informazioni possano rendere convincente qualcosa che, nel presente, non ci convince).
L’altra è uno scetticismo che pone un presupposto a priori, questo è un vizio logico, perché non nasce tanto dalla mancanza di informazioni, ma dalla necessità psicologica di escludere una conclusione.
Io ho pensato che il tuo scetticismo fosse del secondo tipo, per alcune forme verbali ricorrenti nelle tue critiche, come ad esempio
“buffo che…”
Ora, questo genere di dialettica che usi, potrebbe essere semplicemente un tuo gusto estetico-dialettico personale, che non presuppone una chiusura o un tono di sfida, in questo caso farò lo sforzo di interpretarlo in questo modo.
A questo punto, con la meta-comunicazione, si può chiarire, cioè tu mi puoi dire che tipo di scetticismo è il tuo.

Tristan ha scritto:


Resta da chiarire come questa non meglio chiarita meta-comunicazione, che non è cosa naturale, uno se la ritrovi già al 60% per dire.
Ma faccio spallucce, e attendo ulteriori lumi (se arriveranno) e aspetto di vederla finalmente all'opera questa più volte invocata meta-comunicazione.

Ho fatto un’ipotesi a caso, potrebbe essere 60 o 20, quello che volevo dire è che ci sarà comunque una capacità di meta-comunicazione, ma non completamente matura.
Tristan ha scritto:

Quindi tu, da paziente, decidi di tua sponte, meno che mai incosciamente, quand'è ora che avvenga il transfert. Anzi, quando e se, addirittura. Buono a sapersi.

La consapevolezza del transfert può avvenire anche a posteriori.
Ma comunque, anche quando il transfert avviene, come tu dici, inconsciamente, c’è sempre la predisposizione volontaria del soggetto, quindi non è mai completamente inconscia.
Tristan ha scritto:


Ma come quelli "almeno più riconoscibili", Hurry? O le dinamiche inconsce non possono sfuggire al soggetto oppure gli sfuggono. Delle due l'una.

No, non c’è un confine netto tra conscio e inconscio. Il confine è sfumato. E con l’introspezione intelligente si prende consapevolezza di dinamiche inconsce di cui prima non si era consapevoli.

Tristan ha scritto:


E' significativo, secondo me, che tu subito abbia pensato allo psichiatra quando non l'ho mai nominato come "unica soluzione seria e migliore possibilie", nonché necessaria.
Di fatto escludi ogni forma di psicoterapia che non sia la tua (dovrei abbondare con le virgolette, ma se non taglio corto facciamo notte), l'unica che può condurre autonomamente* a risolvere i propri problemi.

Eccolo il presupposto induttivo (sbagliato) che mi fa capire di che natura sia il tuo scetticismo.
Non escludo qualunque forma di psicoterapia che non sia la “mia”. Parto solo dal presupposto che l’individuo, con il suo intelletto, ha le risorse per risolvere autonomamente i suoi problemi.



Tristan ha scritto:


Se volessi spingermi un po' oltre - con l'ausilio del mio solo intuito, certo -, potrei dire che colgo tra le righe nell'accenno allo psichiatra, e non per dire ad uno psicoterapeuta (non medico, uno quindi che non ti prescrive farmaci, per farla breve), una qualche considerazione, un riconoscimento implicito all'utilizzo di farmaci. Se così fosse però sono sicuro che l'eventuale uso rientrerebbe in un quadro coerente, che l'abbia già previsto (e fatta anche salva l'autonomia di cui sopra).
Però significherebbe dare troppo peso ad una semplice intuizione priva di fondamento, me ne rendo conto...

Io cerco di non lasciare niente tra le righe perché tendo a una meta-comunicazione completa.
Se avessi avuto questa idea l’avrei detta, ma non è questo che pensavo.
Invece di cercare di interpretare il mio cercare un’alternativa alla psicoterapia come un mio problema, perché non la interpreti come la volontà di servirmi solo delle mie risorse intellettuali come guida all’auto-miglioramento?
Questo impulso, se proprio vuoi sviscerarlo tutto, è legato molto alla mia morale che aspira a un modello di società in cui tutti gli individui sappiano usare autonomamente le risorse del loro intelletto e aspirino il più possibile ad essere autonomi, e dipendano dagli altri solo in senso di collaborazione, non di affidamento.

HurryUp3 ha scritto:

*insisto sul concetto di autonomia, l'avevo già affrontato, e ancora una volta mi viene spontaneo chiederti (mi verrebbe) delle tue esperienze di psicoterapia, da paziente. Devi avere sperimentato come minimo una forte dipendenza.

Nessuna dipendenza, solo… volevo andare più lontano, come ti ho già spiegato.

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Tristan
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Messaggi: 290
Residenza: Ortaggiolandia

MessaggioInviato: Fri Jun 20, 2008 19:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

HurryUp3 ha scritto:


A questo punto, con la meta-comunicazione, si può chiarire, cioè tu mi puoi dire che tipo di scetticismo è il tuo.



Finalmente un esempio di meta-comunicazione, cioè di quella che "non è una cosa naturale" e che nella "comunicazione normale di routine non si usa"*: prendo nota che in questo caso specifico si tratta di una richiesta di chiarimento da parte tua; cioè, vuoi sapere da me di che tipo di scetticismo si tratta.
Sto leggendo bene, giusto?
Potrei azzardare e dire che l'unica cosa di innaturale, che rende la richiesta macchinosa, è specificare che si tratta di meta-comunicazione.
Tuttavia ci rifletto, sospendo il mio giudizio. E poi non sono sicuro che potrei essere in grado di fare una cosa così innaturale. Dico sul serio.

Per di più, sempre nella fattispecie, poco più sotto ti dai da solo una risposta. Caspita, si è rivelata addirittura inutile la meta-comunicazione, stavolta.

(Spero mi perdonerai l'ironia, ma se non la butto sullo scherzo... cioè, davvero, non se ne esce più Wink)

Forse ci sarebbe da fare qualche precisazione sul resto, ma è poca roba, dettagli accessori, una volta individuata la sostanza.
Quindi per il momento sospendo il giudizio, e casomai aspetto l'altro esempio. Wink

*e - dimenticavo - senza la quale, la tua terapia di gruppo "non avrebbe niente di originale".


EDIT:
Ho deciso che riporterò qui qualche altro gioiellino preso dal solito campionario di assurdità alla meta-H (alcune dette in questa occasione) a suggello di quanto già detto, così magari messe tutte assieme risultano lampanti anche nella testa, eventualmente, di qualche altro:

"Non potrebbe invece essere che la tua mente non coglie certe strutture e connessioni logiche altamente astratte per cui non vedi la corrispondenza tra le mie idee e la realtà dei fatti?"

Ché per caso voialtri ce la vedete questa corrispondenza? Se sì fatemi un fischio. E spiegatemi pure la perfetta coerenza così tanto sbandierata delle sue argomentazioni (alla luce per esempio di quanto riporto all'inizio, nel messaggio originario).

"Ma adesso siamo nella società delle specializzazioni, dei professionisti, del sapere condizionato ai titoli, ma certo, chi diffonde un altro genere di cultura è un essere disprezzabile vero?"

Siamo anche nella società dei santoni, degli imbonitori, di chi facendo un copia-incolla selvaggio con google si può spacciare per chiunque. Un esempio del tuo genere di cultura è quella accozzaglia incongrua di cialtronerie che ho riportato in alto, tanto per capirci.
La professionalità è quella cosa che ti auguravo di acquisire, in un altro messaggio sempre in questo topic. Irresponsabilmente, pensa un po'. Per plagio, certo, e non perché la professionalità in questo campo (ma non solo) è la soglia minima di garanzia da pretendere (a difesa di chi non può essere onnisciente come il nostro meta-H).
Ipotesi che neanche a dirlo rigetti.
Perché i professionisti favoriscono la dipendenza in senso "di affidamento" e non certo "di collaborazione" (mentre di certo lo sarebbe la sua meta-terapia, con presenza di "saggio", l'unica via per l'autonomia: da soli sì, ma con la sua terapia (!))
Così mi viene da chiedere, perché cacchio da come scrive si capisce che sa quello che dice e che questo qui "nell'antica Grecia" sarebbe stato un pezzo da novanta, piuttosto e anzichenò, così gli chiedo - dicevo - nell'ingenuità di chi non coglie certe strutture logiche altamente astratte (ma cacchio 'sta terapia dovrà pur scendere prima o poi quaggiù in mezzo a noi, mi dico sempre io ingenuamente) se magari ha provato quella forte dipendenza (vedi messaggi precendenti in questo topic). Come minimo, no? Altrimenti di che parla? E lui candidamente mi risponde: "Nessuna dipendenza" (idem). Come nessuna dipendenza? Nemmeno in senso di affidamento mi dici?
Corbezzoli, qua finisce che crolla l'altro pilastro della sua terapia (per la meta-fuffa si legga all'inizio, ma a lui, all'intellettualmente onesto, figurati se apparirà lampante quanto è traballante la sua fuffa): 'sta autonomia che nemmeno lui, con la sua lunga esperienza di psicoterapia e conoscenza approfondita, s'è visto mettere a repentaglio. Ma pensa un po'.

Ma devo essere io che non capisco, a dispetto dei "continui chiarimenti che mi" ha "concesso". Data la forte astrazione delle strutture logiche e connessioni, certo, come potrebbe essere altrimenti. Meno male che meta-H si cala al nostro livello e quando richiesti ci concede benevolmente esempi concreti, sebbene tutt'altro che difficili da immaginare, a noialtri quando abbiamo, per dire, un'idea del corteggiamento, come dire, così ingenuamente terrena.

E ora riflettiamo tutti assieme e sospendiamo nuovamente il giudizio, se no rischiamo il passaggio allo scetticismo di secondo tipo e meta-H mi si innervosisce.

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MessaggioInviato: Fri Jun 27, 2008 14:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

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Tristan
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MessaggioInviato: Fri Jun 27, 2008 14:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

animaSola3 ha scritto:
Tristan essendo che sei arrivato da poco...certamente ti sarai perso il meglio del nostro hurryno..perciò,con l aiuto di barda,..ho pensato che dovessi anche tu deliziarti del suo miglior intervento... Very Happy


HurryUp ha scritto:

Fanculoa chi dice che è inutile informare gli altri di cos'è la fobia sociale.
Certo, non bisogna solo informarli su cosa sia, ma anche dimostrare che non è sintomo di asocialità.
Che cosa dite? Ah, le persone non hanno tempo di informarsi di problemi che non sono i loro.
Cosa dite? Ah, le persone non sono tenute a venire incontro agli altri... come? Le persone non sono abbastanza intelligenti per poterlo capire.
Sarebbe un investimento inutile.
Ma ce l'avete nel DNA il non voler risolvere i problemi in modo razionale, teniamoci l'emarginazione sociale.PS: non mi sono rivolto a nessuno in particolare ma a un simbolico rappresentante del pensiero comune, quindi non rompetemi le palledicendomi che ho fatto polemica e che sono stato maleducato con qualcuno ok?


Piu lo leggo e più rido...è uno spasso..ma come si può non volergli bene.. Embarassed


Mah, sarà questa la meta-comunicazione? Magari è l'uso del rosso. Wink

Animasola, è ufficiale: sei anche un'anima gentile, sempre pronta a calmare gli animi. Smile [oddio, Hurry mi ha messo il tarlo: sto dicendo sul serio, non sto facendo dell'ironia né sarcasmo in questo momento, eh!]

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MessaggioInviato: Fri Jun 27, 2008 15:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

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