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Traumatizzati dalla scuola superiore
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Ansia Sociale Forum Generale
Autore Messaggio
caffeineaddicted
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Registrato: Jan 27, 2008
Messaggi: 122

MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 12:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

fuxxia82 ha scritto:

io ero ad esempio esclusa dalla classe perchè
1- non ero carina
2- non ero troia (perchè anche se sei un cesso ma la davi a tutti, eri una persona stupenda...)
3- mi vestivo con personalità senza guardare alla moda
4- mi interessavo di politica
5- non avevo paura a controbattere idee sorpassate di alcuni prof
6- mi interessavano libri, film, gruppi musicali lontani millemiglia dai gusti adolescenziali del momento


Al posto tuo ne andrei fiera, anche se capisco che questo non può cancellare anni di sofferenza che acquisisce un valore particolare, nel momento in cui è legata proprio al periodo dell’adolescenza.


Io non ho un brutto ricordo delle scuole superiori, ma solo perché sono stata un’adolescente molto “omologata”, ed ero dall’altra parte della barricata. Ci ho riflettuto molto negli anni successivi, e adesso vorrei tanto che così non fosse stato.
Ho scelto la via più semplice, la mia timidezza era protetta all’interno di quel gruppetto esclusivo di persone che camminava a 3 metri da terra e non mostrava alcun tipo di interesse per le persone che non ne facevano parte. Ho sempre pensato a me come ad una persona buona e sensibile, per il solo fatto che magari all’interno del gruppo ero quella che dopo le risate, i commentini e le prese in giro dei cosiddetti sfigati, buttava lì qualche frase del tipo “ma poveriiino, ma dai, lasciatelo in pace”. Bastava questo a sentirmi a posto con la coscienza.
Il mio rammarico più grande è legato ad una persona in particolare. Lei era la mia migliore amica d’infanzia, e dopo le scuole medie siamo andate allo stesso liceo, nella stessa classe. Ci siamo allontanate nel giro di qualche mese, io ero troppo presa dal nuovo mondo che mi si apriva davanti e dalle persone nuove e tanto “fighe” ai miei occhi che si interessavano a me. Ho iniziato a diradare i contatti con lei, all’epoca dicevo che la vedevo immobile, noiosa, ma adesso so che la evitavo perché avevo paura di essere giudicata frivola e non sapevo reggere il confronto con le sue critiche e la sua fermezza e intransigenza in relazione ad alcuni comportamenti che io assumevo ( tutti i cosiddetti riti di passaggio dell’adolescenza). I nostri rapporti per 5 anni si sono limitati a comunicazioni di tipo scolastico. Lei era la “secchiona”della classe, veniva presa di mira dai miei amici come da copione classico, e io non l’ho mai difesa, e a volte mi è capitato spesso di dover giustificare agli occhi degli altri il fatto che comunque c’era qualcosa che mi legava a lei. Adesso mi vergogno per tutto questo.
Il caso ha voluto che ci siamo ritrovate (non è stata una decisione presa insieme) all’università (stessa facoltà) nella stessa città, e da quel momento in poi ci siamo riscoperte e avvicinate. Io, ovviamente, anche all’università mi ero trovata il mio gruppo “settario” di amiche (il lupo perde il pelo, etc. il mio bisogno di piacere a tutti è stato deleterio per la mia vita, ma sotto questo punto di vista sono migliorata), ma nel momento in cui lei stava passando un pessimo periodo , ho fatto degli sforzi enormi per includerla e farla accettare da tutte le altre, come se dovessi farmi perdonare di tutti quegli anni di cui non abbiamo mai parlato. E’ capitato spesso di trovarci insieme in situazioni in cui si parlava “allegramente” del periodo del liceo, e ognuno raccontava ricordi e episodi ; ho sempre avvertito chiaramente il suo disagio in relazione all’argormento, limitandomi a restare zitta per non alimentare il suo imbarazzo. Avremmo dovuto parlarne prima o poi, ma non lo abbiamo mai fatto, anche perché siamo molto simili caratterialmente e la nostra timidezza e introversione resta comunque un limite per il rapporto che abbiamo. Soltanto una volta mi ha detto che non riusciva a fare pace con l’idea di non aver fatto tutte quelle esperienze che accumunano l’adolescenza di molte persone, dicendo che mi invidiava (era ubriaca). Non sono riuscita a dire niente, ma avrei voluto dirle che ero io ad invidiarla, perché lei aveva cominciato a costruirsi una personalità e un carattere che io ancora non possiedo. In questi anni mi ha dato una forza enorme per affrontare tante cose che iniziavano a sembrarmi difficili, e il nostro rapporto ha raggiunto un equilibrio e una stabilità che difficilmente troverò con qualcun altro. Il giorno della sua laurea ho pianto tutto il tempo di gioia, ma anche per il pensiero che stava per partire, e in seguito ho sofferto la sua mancanza come non mi era mai capito per un’amica. Adesso non ci sentiamo spesso, ed è soltanto colpa mia, perché la mia situazione attuale mi fa evitare i contatti con le persone a cui voglio più bene, però ogni volta che parliamo sento che non è cambiato nulla , e che ci vuole ben altro che la mia latitanza saltuaria a spezzare il nostro legame. E so che lei sa tutto, anche se non le parlo chiaramente di quello che ho vissuto nell’ultimo periodo. Lo stesso bene profondo che nutro nei suoi confronti lo provo anche per altre persone, ma lei è l’unica che stimo (e stima è la parola in assoluto che pronuncio con più difficoltà)….e prima o poi credo che tutto questo mi toccherà dirglielo.



Sono andata un TANTINO off topic, ma ieri abbiamo passato ore al telefono, e quando mi ha detto che non si sente realizzata e che non vede l’ora di finire una determinata cosa per poter tornare , mi sono sentita terribilmente in colpa, per averle negato la possibilità di parlarne, negli ultimi mesi, dando per scontato che stesse bene e che non ne avesse bisogno. Ovviamente mi vergognavo, perché parlare di lei avrebbe voluto dire parlare anche di me, e purtroppo la mia sofferenza mi fa diventare “muta” ed egoista.
Non vedo l’ora che torni.

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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 13:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

xanaxworship ha scritto:
quante esagerazioni, ma ste cose fanno BENE .e giustissimo essere bullati alle medie se si e dei poveri deficienti che pensano che il mondo si basa sul rispetto reciproco e che tutti si vogliono bene, e un passaggio obbligatorio per molti .prima impari meglio è.poi non mi sembra che vi abbiano ammazzato di botte o sodomizzato in gruppo nei cessi dai, cercate di non pensar piu a ste cose.che poteva andar molto peggio.l'importante e aver imparato la lezione.poi le cicatrici se ne vanno col tempo. Wink

L'intervento più idiota della storia del forum

anche commentarlo sarebbe uno spreco di tempo; dovresti solo vergognarti di quello che hai scritto


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clizia
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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 17:28 pm    Oggetto: Rispondi citando




Ricordo questo film indipendente (per Fuxia!!) che vinse il Sundance festival di una decina di anni fa e che si intitolava “fuga dalla scuola media” (anche se il titolo originale era Welcome to the dollhouse). Il film affronta il tema del bullismo con un humor nero e con uno stile narrativo un po’ grottesco, anche se alla fine, vittime e carnefici sembrano entrambi presi dagli stessi istinti di prevaricazione e rivalsa verso il prossimo, oltre che esprimere (seppur in maniera differente) un disagio esistenziale molto forte, in una società dove anaffettività e spirito competitivo la fanno da padrone…insomma, la visione dell’adolescenza che ne viene data è piuttosto nera, perché non ci sono vincitori morali, nemmeno la ragazzina che subisce le prevaricazioni da parte dei compagni può dirsi realmente pura.

Anche io, come tutti voi, ho un ricordo non proprio felicissimo dei tempi della scuola, anche se certe cattiverie le ricordo già presenti dalle elementari, anche a causa di una compagna terribile che monopolizzava le scelte dei compagni e attuava meccanismi discriminatori talvolta avallati dal maestro stesso. Se alle elementari non le ero affatto simpatica, dalle medie in poi mi ha anche tolto il saluto, straconvinta di valere di più di me; l’andare in uno dei licei più prestigiosi di Roma è stata per lei l’ennesima conferma di appartenere ad un elitè alla quale non tutti i comuni mortali potevano far parte (è il liceo in cui è ambientato il film “Caterina va in città”).

A parte ciò, forse il periodo peggiore, in generale, è quello delle medie e lo constato anche ora che sono esterna a certe dinamiche, essendo ora io insegnante e osservando il modo che hanno i ragazzi di relazionarsi. Non so se reggerò a lungo nei panni di prof., perchè non avrei mai creduto, a distanza di anni, che potesse farmi tanto male assistere all’aggressività più o meno latente e semi-consapevole presente nelle dinamiche crudeli che regolano i rapporti tra pari durante l’adolescenza, inimmaginabili per gli adulti.

Quello che mi fa rabbia spesso è anche il comportamento degli adulti, che sembrano sminuire le sofferenze delle vittime e le dinamiche crudeli interne ai gruppi-classe, riducendo il tutto a semplici liti tra ragazzini. Eppure io la vedo la sofferenza taciuta delle persone più fragili, scorgo il silenzio omertoso presente in classe quando c’è il coattello ripetente che tiene sotto scacco un’intera classe e la soggioga psicologicamente. A volte per i grandi, il fatto di essere ragazzi, discolpa automaticamente gli adolescenti dalle loro azioni, come se non avessero ancora salda in sé la capacità di scegliere, di pensare, di prendere parte, di sentire e percepire un’ingiustizia.
Sarà che io ancora non mi sono scrollata ancora di dosso la mia adolescenza, sarà che ho sempre sentito in maniera totale il richiamo alla giustizia (anche quando un fatto non riguardava direttamente me), ma non sono mai riuscita a rimanere indifferente a certe cose o a non prendere parte o quanto meno a soffrire di una data situazione, nemmeno a 6-7 anni.
Noto che ora c’è più sensibilità e attenzione anche tra gli adulti, dato che si parla così spesso del fenomeno del bullismo, anche se talvolta le prepotenze di tipo più psicologico non vengono ancora percepite come particolarmente dannose.

L’aver vissuto sulla mia pelle certe cose – che mi hanno comunque resa indipendente e autonoma da tante dinamiche di gruppo – mi hanno reso molto rigida e severa verso gli altri e certi loro atteggiamenti, tanto che sono stata spesso rimproverata di essere troppo intransigente, anche se spesso, le persone che affermano questo, non sanno che tanta intransigenza è il frutto di anni di sofferenza, solitudine, esclusione; in realtà, da un periodo della mia vita in poi, affrancarmi da certi meccanismi di gruppo, è stata una mia scelta consapevole, perché prima di tutto veniva per me la dignità, la coscienza e il rispetto di me stessa.
Ho odiato i cosiddetti ignavi quanto gli stronzetti bulli. Ho sempre etichettato come ignave tutte quelle persone che come tanti fantasmi flosci e privi di personalità si andavano a nascondere nel gruppo forte, senza essere né dei leader, né contestatori di una maggioranza sciocca e conformista.

Sarà che ho sempre vissuto sulla mia pelle la diversità, ma anche quando ho maturato quell’autonomia e personalità che mi avrebbe permesso di far parte di qualsivoglia gruppo, ho sempre rifiutato, e come un richiamo magnetico mi sono sempre sentita di schierarmi nei gruppi minoritari, deboli, anche quando certi conflitti non mi riguardavano direttamente. Ad esempio alle elementari non sopportavo lo strapotere di questa compagna stronzissima (Allegra), così quando la classe si divideva in due io ero attratta – quasi fosse un destino – a stare con il gruppo debole, minoritario. Il bello è che nel scegliere consapevolmente con chi stare, mi sentivo (pur nella mia timidezza quasi patologica a quell’età) attraversata quasi da un senso di esaltazione mista ad ebbrezza. Timida si, ma schifosamente vigliacca no, anche se ero e sono tuttora priva del temperamento della leader.

Sui rapporti crudeli tra i ragazzini c’è un libro bello quanto inquietante che tutti dovreste leggere: Il signore delle mosche di Golding, che tra l’altro vinse a suo tempo anche il Nobel.

Per Fuxia: non tutti hanno gli strumenti o la personalità per apprezzare l’arte o la musica alternativa, ma questo non significa che si debba per questo accettare che si dia dello sfigato a chi non ha il carattere di reagire creandosi una sua personalità indipendente, fatta di gusti ben precisi come hai fatto tu. Non per questo meritano di essere bistrattati o definiti “sfigati qualsiasi” come hai detto tu.

Per Caffeine: se fossi la tua amica nutrirei rancore nei tuoi confronti e per la mia severità (di cui ho parlato prima) quantomeno cercherei un confronto duro e quasi spietato con quel passato che mi fece soffrire, senza dare nulla per scontato. Non riuscirei a riprendere serenamente un rapporto con troppi scheletri ancora sepolti nell’armadio.


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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 19:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

clizia ha scritto:



Per Caffeine: se fossi la tua amica nutrirei rancore nei tuoi confronti e per la mia severità (di cui ho parlato prima) quantomeno cercherei un confronto duro e quasi spietato con quel passato che mi fece soffrire, senza dare nulla per scontato. Non riuscirei a riprendere serenamente un rapporto con troppi scheletri ancora sepolti nell’armadio.



In effetti c’è stata diffidenza da parte sua all’inizio nei miei confronti, più che altro era una persona a cui io ho voluto riavvicinarmi a tutti i costi facendo sentire la mia presenza anche quando non era espressamente richiesta (perché sapevo che il suo era orgoglio)…e comunque non ci siamo ritrovate amiche dalla sera alla mattina, e adesso parlare di scheletri nell’armadio non ha alcun senso, perché è vero che 5 anni di liceo sono tanti, ma ne sono passati altrettanti (anche di più) il cui valore raddoppia alla luce delle esperienze vissute e condivise in un periodo quantomeno più vicino all’età adulta(?).
Adesso che ci penso ad un certo punto lei ha anche avuto la sua rivincita, nel momento in cui io mi sono allontanata in maniera drastica e definitiva da quella “casta” di amiche che mi ero creata all’università, proprio perché non riuscivo più a nascondere il fastidio e l’odio che certi meccanismi mi provocavano. Lei in quel caso non prese le mie parti, anzi, diciamo che non prese proprio nessuna posizione, e sebbene la rabbia e il risentimento che nutrivo per queste persone fosse arrivato a livelli per me ossessivi che mi impedivano una qualsiasi forma di convivenza di facciata pacifica con loro e con tutto quello che le riguardava, non ce l’ho mai avuta con lei, né mi sono mai negata quando ha avuto bisogno di me in quel periodo…la ritenevo una persona intelligente, e sapevo che certe cose doveva capirle da sola così come le avevo capite io, era inutile mettermi a fare la maestrina con lei perché, proprio io, sarei stata ridicola. Quando ha capito il marcio che si nascondeva dietro quella gente, si è allontanata pure lei, ma senza che io le avessi mai fatto nessun tipo di pressione.
Dopo quest’ultima esperienza, ho cominciato a rifuggire l’idea del gruppo, riuscendo a portare avanti solo rapporti inviduali, per paura di incappare in tutta quelle serie di dinamiche a cui ho tacitamente assistito per anni, e sono una testimonianza di come l’odio per questo tipo di meccanismi può nascere per il fatto di averlo subito, ma anche per il senso di colpa di vederlo mettere in atto e rimanere passivi.



clizia ha scritto:

Per Fuxia: non tutti hanno gli strumenti o la personalità per apprezzare l’arte o la musica alternativa, ma questo non significa che si debba per questo accettare che si dia dello sfigato a chi non ha il carattere di reagire creandosi una sua personalità indipendente, fatta di gusti ben precisi come hai fatto tu. Non per questo meritano di essere bistrattati o definiti “sfigati qualsiasi” come hai detto tu..


E dimenticavo, i gruppetti di cui ho fatto parte io, non erano espressione della cosiddetta “massa”, erano proprio il genere di persone che si definiscono “alternative”(libri, musica, politica e cultura in generale)…gli sfigati erano tutti gli altri. Ci vorrà pure una certa sensibilità per apprezzare certe cose, ma evidentemente non abbastanza affinché questa gente riesca a guardare oltre un palmo dal proprio naso.

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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 19:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

nofuture ha scritto:
Io alle medie ero uno dei bulletti che sfotteva/picchiava/torturava i due o tre meno inseriti della classe. Mi sentivo dio.


Come ci si fa a sentire dio facendo del male agli altri, tormentando la vita di altri perchè si ha rabbia repressa da sfogare, oppure perchè era l'unica cosa "figa" che avevate per attirare l'attenzione degli altri.
Nella società ci sono regole per difendere i singoli dalla criminalità organizzata, mentre spesso nelle scuole le regole non esistono e l'inciviltà dilaga, solo adesso la società si sta rendendo conto di queste cose, visto come sono aumentate queste notizie su tg e giornali, che però annotano quasi sempre come gli insegnanti dicono che "noi non ci eravamo accorti di niente", oppure "è un tipo chiuso e sensibile, non è colpa degli altri, è propio lui così", o ancora "erano scherzi tra ragazzi".
Sono d'accordo con Gio: se vogliono imitare le torture dei grandi, criminali di guerra o malavita tra l'altro, devono prendersi anche le stesse conseguenze.

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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 19:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tristan ha scritto:
nofuture ha scritto:

Se siete stati presi di mira è un po' per sfortuna, un po' perchè ve la siete cercata (non facendovi le giuste amicizie, accettando tutto).


Non capisco l'ultima frase, che intendi per "giuste amicizie"?


Dicesi "giuste amicizie" quando non ci sono regole, non c'è merito, non c'è civiltà e per piazzarti in alto o per piazzare qualcuno in una posizione favorevole devi rivolgerti alle "giuste amicizie" tra politici o peggio nelle organizzazioni criminali, e questo a spese di chi queste amicizie non ce le ha, non conta niente perchè è isolato.

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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 19:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

caffeineaddicted ha scritto:
E’ capitato spesso di trovarci insieme in situazioni in cui si parlava “allegramente” del periodo del liceo, e ognuno raccontava ricordi e episodi ; ho sempre avvertito chiaramente il suo disagio in relazione all’argormento, limitandomi a restare zitta per non alimentare il suo imbarazzo.


Idem come la tua amica, e addirittura quello che più di tutti mi ha emarginato per umiliarmi ancora di più raccontava con compiacimento e soddisfazione gli episodi in cui io ero stato la vittima. E questo dopo il 18esimo anni di età. E' veramente assurda tanta cattiveria.

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MessaggioInviato: Tue Jul 01, 2008 20:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

attenzione a non cadere nel vortice del passato...
traumi e ingiustizie costellano la vita di chiunque sia vissuto...
certo che una psiche fragile non aiuta e ti congela l'esistenza...
ovviamente rivivere certe situazioni è sia bello sia doloroso...
ma a volte risulta troppo comodo credere e vivere solo nel passato disconfermando il presente...
...la campanella sta suonando...tutti in classe!
e mi raccomando primo banco!

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MessaggioInviato: Wed Jul 02, 2008 10:05 am    Oggetto: Rispondi citando

caffeineaddicted ha scritto:


clizia ha scritto:

Per Fuxia: non tutti hanno gli strumenti o la personalità per apprezzare l’arte o la musica alternativa, ma questo non significa che si debba per questo accettare che si dia dello sfigato a chi non ha il carattere di reagire creandosi una sua personalità indipendente, fatta di gusti ben precisi come hai fatto tu. Non per questo meritano di essere bistrattati o definiti “sfigati qualsiasi” come hai detto tu..


E dimenticavo, i gruppetti di cui ho fatto parte io, non erano espressione della cosiddetta “massa”, erano proprio il genere di persone che si definiscono “alternative”(libri, musica, politica e cultura in generale)…gli sfigati erano tutti gli altri. Ci vorrà pure una certa sensibilità per apprezzare certe cose, ma evidentemente non abbastanza affinché questa gente riesca a guardare oltre un palmo dal proprio naso.


Certo, anche quella ragazza che mi ha sempre considerato poco sin dalle elementari si sentiva appartenente alla casta delle persone "mejo" (come si dice a Roma), andando al liceo classico tra i più prestigiosi di Roma e utilizzando la cultura esclusivamente come status symbol.....ecco cosa penso di persone così e cioè che amano tanto l'arte ma sono nel contempo snobb e prevaricatrici: usano la cultura come forma di riconoscimento sociale tra simili. Non sono attratte dall'arte e della letteratura per un bisogno INTERIORE e personale. E' questa la differenza e quindi - a loro modo - sono persone che, pur credendosi anticonformiste, ricadono al loro volta nel conformismo più bieco, perchè personalmente non scelgono nulla, non si forgiano un gusto proprio e unico, ma semplicemente aderiscono a ciò che viene riconosciuto da alcune cerchie elitarie come artistico, senza magari capirci niente.
Sono d'accordo con Pasolini quando diceva: "muovetevi sempre, altrimenti il potere vi scova e afferra".
Con questo si intende dire che la coscienza critica dell'intellettuale vero è sempre mobile e non si fossilizza sulle conquiste rivoluzionarie delle generazioni precedenti.


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MessaggioInviato: Wed Jul 02, 2008 17:52 pm    Oggetto: Rispondi citando

mezzoelfo ha scritto:
Tristan ha scritto:
nofuture ha scritto:

Se siete stati presi di mira è un po' per sfortuna, un po' perchè ve la siete cercata (non facendovi le giuste amicizie, accettando tutto).


Non capisco l'ultima frase, che intendi per "giuste amicizie"?


Dicesi "giuste amicizie" quando non ci sono regole, non c'è merito, non c'è civiltà e per piazzarti in alto o per piazzare qualcuno in una posizione favorevole devi rivolgerti alle "giuste amicizie" tra politici o peggio nelle organizzazioni criminali, e questo a spese di chi queste amicizie non ce le ha, non conta niente perchè è isolato.


Sì e dopo? Con giuste amicizie intendevo semplicemente alcune "amicizie", possibilmente più di una (o zero) e con categorie DIVERSE di persone.

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