Premessa: Questo resoconto è riservato a quei pochi che possiedono una gran dose di pazienza e coraggio, poiché non so quanto coinvolgente sarà. Mi auguro di tutto cuore che ci sarà qualcuno di disponibile a leggermi dal principio sino alla fine. Sarebbe molto per me.
Come il solito, non so mai come iniziare né tanto meno come concludere un discorso. Ho le idee disordinate, evidentemente.
Dunque… Cinque anni fa alla 1° superiore resistetti per ca. sette mesi e, malgrado non frequentai gli ultimi due mesi, fui promossa ugualmente a ragioneria, con la media del 7.
Un anno dopo decisi di cambiare indirizzo, dunque m’iscrissi al liceo scientifico, sempre al primo anno, poiché ebbi già scordato non gran parte delle cose, ma in sostanza tutto, in giro di poco tempo: frequentai per i primi due mesi, e dopo un inizio promettente (avevo 8 di media), crollai ed ecco che fui ricoverata in psichiatria. In seguito venni ricoverata in vari ospedali psichiatrici sempre con maggiore frequenza.
L’anno successivo espressi di nuovo il desiderio di riscrivermi a scuola, benché la propria condizione non promettesse molto. Ebbene volli iscrivermi ad un altro liceo, o meglio in un’altra zona, cambiai solo sede. Resistetti per 1 mese circa ed in seguito ebbi una violenta ricaduta. Ancora ricoveri, sempre più pillole (per la cronaca –a tal proposito– non c’è psicofarmaco che io non abbia assunto, posseggo un’esperienza e forse anche una cultura in questo campo –quasi quasi, dopo quanto mi sono informata al proposito…– più elevata dei medici che me li hanno somministrati, mio malgrado…).
L’anno seguente nuovamente ebbi la volontà di riprendere a frequentare, ebbene m’iscrissi un’altra volta in un altro liceo scientifico e ce la feci a resistere per 3 settimane, questa volta.
[…]
Trascorso un altro anno…
Ed ecco che arriviamo all’anno precedente:
avevo deciso di cambiare indirizzo, sebbene non si differisse più di tanto in fin dei conti dal precedente, in quanto liceo: allora incuriosita e affascinata dal nuovo –per le mie orecchie (fino a pochi anni fa inesistente)– liceo a indirizzo umanistico, il solo in tutta la zona veneta, per le materie che approfondiva: psicologia, filosofia, sociologia, ecco che mi ero iscritta a questa scuola. Avevo cambiato nuovamente non solo l’ambiente ma anche l’indirizzo, ancora una volta. Avevo preso a frequentare, quando, nel giro di 2 settimane (siamo andati sempre più regredendo se viene siete accorti), avevo tentato il suicidio proprio all’interno della scuola: a ricreazione ero andata nel bagno e mi ero imbottita di quattro bottigliette di sedativi. Ero stata soccorsa, mio malgrado. Per il periodo successivo (diciamo 2 o 3 buone volte), il preside mi aveva contattata, offrendomi tutta la sua disponibilità ad aiutarmi.
[…]
Adesso ci risiamo, ieri ho ripreso a frequentare questa stessa scuola; non ho voluto questa volta trasferirmi per l’ennesima volta forse perché sono rimasta un po’ stupita e lusingata dall’interessamento di questo preside nei miei confronti. Ora ne è venuto un altro al posto suo, guarda caso l’attuale si è rivelato ancora migliore. Non c’è che dire: ogni cosa perfetta, tutti impeccabilmente perfetti, tutti, eccetto me (Escludo del tutto la <<compagnia di classe>>, che naturalmente considero una quantità di ragazzini, bambini direi. Oh: questa è la mia ottica, o meglio dire percezione, chiaro che non mi esprimo oggettivamente. Per essere in sintonia con me, la persona in questione dovrebbe avere un’età minima di trent’anni. Naturalmente questo discorso è relativo).
Oggi a scuola sono stata colta per tutto il tempo da continui attacchi di panico. Più che panico, lo definirei un malessere angoscioso. Ho avvertito nausea, sensazioni di soffocamento e oppressione, un male lancinante, atroce che mi ha massacrato per tutto il tempo, un’angoscia che mi ha avvolto in un vortice di dolore. Paragonabile a quella sensazione di strazio e apnea che si prova nel momento in cui ci si trova in fondo ad un oceano e si tenta in ogni maniera di riemergere a galla, ma non si riesce, così si va a finire sempre più a fondo, si affonda e si soffoca e si affonda, fino a che le forze e il respiro non si esauriscono. Ecco, però nel mio caso non giunge mai il momento liberatorio, quello che porrebbe fine a questa agonia. La vivo di continuo e in maniera atroce. E l’ho vissuta certo molto più marcatamente questo oggi. Ieri meno, mi sentivo più che altro frastornata.
[…]
Sempre oggi, alle 16 ho avuto un colloquio con la mia analista; oltre a parlarle di ciò, ho aggiunto che oramai voglio lasciarmi andare al dolore, lasciarmi avvolgere da esso totalmente; sono talmente esausta che nulla ha più senso. Ogni più piccolo gesto quotidiano da parte mia di sopravvivenza non ha più alcun minimo senso… etc…etc… E lei… All’esito, mi ha detto: “la settimana prossima ho uno spazio libero. Lo vuoi? Dimmi se fissarti o no il prossimo appuntamento.” Io sono rimasta in silenzio, leggermente sbalordita. Ho preso il biglietto e sono uscita.
In seguito a ciò mi sono distesa a letto, ho bevuto 30 gocce di xanax al fine di addormentarmi, o quantomeno rilassarmi. Mi sono alzata dopo non molto, ho cenato, nuovamente riposato, e poi... eccomi qui a scrivere.
Avrei bisogno di un vs. parere. Un puro e veritiero, semplice e franco parere da parte vostra: Cosa fare adesso? Domani riprendo la scuola? Suppongo che fino a domani nessuno mi risponderà, e probabilmente nemmeno nei giorni seguenti. Domani non ci vado comunque, mi prendo un giorno di pausa… Magari il discorso vale per dopodomani. Abbandono per l’ennesima volta? O continuo a farmi torturare, straziare dal panico. La folla sì che è un problema… inoltre resisto a fatica per 5 ore, è alquanto dura in queste condizioni.
Ve ne rendete conto: dovrei già iscrivermi all’università e non ho ancora portato a termine la prima superiore! Che diamine! Certo, non è questo il punto fondamentale; anzi, direi che si tratta solo di un minuscolo (in)significante dettaglio.
Il preside si è dato molto da fare per me, mi ha pure lasciato la sua e-mail.
La mia famiglia mi lascia scelta libera: preferisce che sospenda il tutto piuttosto che io cada ancora più in disperazione e panico. Però in questa voce percepisco una malinconica delusione… l’ennesima, e per ciò non so per quanto ancora mi sorreggerà.
Altra questione: ogni volta che mi si accenna della possibile eventualità futura della scuola serale, vado in fibrillazione completa. Per quanto riguarda me, le cose stanno così: o faccio ciò a cui sono sempre stata interessata ed intenzionata: liceo, ne esco con una media valida per poi accedere alla facoltà di medicina (e in seguito psichiatria), oppure niente; allora ogni cosa si conclude qui ed ora, viene preclusa ogni possibile speranza di vita futura per me… Dunque tanto vale la pena di porre fine alla propria esistenza.
Nell’amore non voglio sperare, nessuno sarà mai in grado di amarmi veramente.
Già, se non diverrò un medico e non eserciterò la professione di psichiatra, a cui è da una vita che aspiro, per me finisce qui. In molti hanno cercato di illustrarmi diverse strade possibili percorribili (tra cui appunto la scuola serale che tra l’altro per me risulterebbe ancora più difficoltosa di quella diurna, constatando che la sera sono letteralmente Knock Out, perciò non c’è verso. Quella privata niente da fare, prima di tutto per il costo, inoltre mi piace la competizione).
[…]
Grazie a chi sarà tanto……tanto da rispondermi.
p.s.: ho scritto male e in manira disordinata, perchè colta dalla fretta
_________________ Essere o non essere ! Questo è il dilemma.
ciao amylee,
mi spiace sentire che stai davvero così male.. L'unico punto su cui posso darti un siggerimento e l'avere una maggior fiducia in un possibile cambiamento scolastico o lavorativo.. Se la scuola ti fa stare male nonostante i farmaci e inutile andarci di giorno e , per di +, dover affrontare mille ragazzini che consideri idioti (a maggior ragione essendo tu un bel po' + grande). Perchè non vuoi tentare la scuola serale? Inoltre se devi ancora fare tutto il liceo è una scelta fattibile quella di intraprendere 6+4 anni di medicina? Ho molti amici che la svolgono ed è davvero pesantissima.. Perchè non iniziare a provare (se riesci) qualche lavoretto estemporaneo come hostess o promoter? Io ne ho fatti un bel po' e pur essendo poco retribuiti e, ovviamente, non di altà professionalità, danno le loro soddisfazioni e ti mettono a contatto con tanta gente simpatica. Chiaramente non intendo dire che sono soluzioni per un futuro a lungo termine, ma solo piccoli atti per aiutarti magari ad essere meno drastics riguardo il tuo futuro..
Spero di non essere stata insensibile, ho capito che la tua situazione è davvero dolorosa ma spesso bisogna tentare di adattarsi alla realtà, te lo dico davvero con il cuore.
ciao ciao
io fossi te , manderei a puttane la scuola , e mi troverei un lavoro qualsiasi.fossi nella tua situazione con la mia testa.ma non sono in te, e non ho intenzione di fare quello che vuoi fare tu.
.comunque se lasci la scuola, non prenderla come una sconfitta personale,nella vita van fatti piccoli sacrifici e compromessi con se stessi , chiamiamoli cosi, per cercar di vivere in modo decente.poi da quanto ho capito sei molto giovane, e a quell'età e tutto molto movimentato e potresti trovare nuove strade o inclinazioni col tempo, che potrebbero colmare il tuo vuoto.almeno ci spero.questa e la mia opinione .buona fortuna.
Dipende da quanto ci tieni al traguardo finale... ma io fossi in te terrei duro, e mi focalizzerei sullo studio in sé.
Sei una tosta e sei intelligente, tieni duro.
Ti piace quello fai? Ti piace imparare quello che ti insegnano? Se sì qual'è il problema?
Eppoi adotterei quella che io chiamo la filosofia del mezzo-punto che adottai al liceo: studio ancora un po' per un mezzo punto in più, quello che in Giappone chiamano keisen. Considerala una sfida con te stessa: resisto un giorno in più, abbandono domani, non oggi. E fa così anche domani e dopo-domani, tieni duro, sii stoica. E' anche naturale che consideri i tuoi compagni un po' come bambini, sono più giovani di te. Io non eviterei più di tanto la loro compagnia, però, specie se con loro non ti senti in soggezione, con loro comunque condividi le difficoltà legate alla scuola e nella vita sono le amicizie che si fanno a questa età che restano, ed un po' di leggerezza ed immaturità nella vita non guastano, specie se si è maturi .
Potresti persino non accontentarti di tener duro, potresti persino puntare ad essere la migliore della tua classe e metter su un sito con i tuoi appunti per i tuoi compagni, ma non trascurare la vita sociale con i tuoi compagni.
L'amore poi, è come il natale, quando arriva arriva, di solito quando si pensa a tutt'altro.
Invidio la tua giovinezza ma non il mio senno di poi.
Oppure se lo studio ti pesa, se non ti frega adesso delle cose che insegnano lì, pianta e cercati dei lavori alternativi, magari girando il mondo.
Oppure hai mai considerato l'idea di studiare per diventare cuoca? I cuochi bravi sono pagati bene ed è un lavoro che ti consente anche di girare il mondo.
Io ho notato che si studia si studia per poi fare dei lavori abbastanza monotoni in un ufficio.
Il mio consiglio è quello di non accantonare i tuoi sogni...se hai un obbiettivo non lasciarti influenzare da altro...trova in esso la forza per stringere i denti ed andare avanti....Ho letto tutto dall'inizio alla fine però non mi è stato possibile capire una cosa questi cambi di scuola sono stati messi in atto a causa di ?..non è facile elargire un consiglio quando una persona vive in una situazione cosi delicata...quindi penso che maggiori elementi abbiamo e più saremo in grado di darti un piccolo aiuto...Non hai qualche amicizia che possa starti accanto e che possa aiutarti negli studi?
_________________ La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall'inquietudine,tende alla serenità
Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere
_________________ "Bisogna avere la forza per aprirsi e allo stesso tempo la cautela di trovare una persona giusta
poi le amicizie vanno coltivate..da entrambe le parti.." A.
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