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Messaggio Autore
Messaggiono_fun: Sat Apr 26, 2008 20:51 pm    Oggetto: compiangeteci tutti! Rispondi citando

Volevo proporre un paio di riflessioni che rumino da un po' di tempo, frequentando, più che altro da lettore, questo forum, e comunque ribadendo, se non l'ho già fatto, che credo di essere affetto da f.s.

Ecco, la prima cosa è questa: siamo proprio sicuri che l'aver scoperto che esiste una cosa chiamata fobia sociale, e che questa è ufficialmente considerata una malattia, sia (sia stato) un bene per noi? Io lo scoprii qualche anno fa, leggendo un libro che avevo arraffato al volo in libreria, attratto dal titolo che pareva scritto apposta per me: La paura degli altri. Ed anche il testo mi entusiasmò, mi sentii alleggerito del peso che mi portavo dentro man mano che leggevo, quel libro parlava di me, semplicemente. Accidenti, non ero più solo, eravamo diventati milioni, e se ero come ero (e sono come sono) non era più colpa mia, non ero un codardo pusillanime timido coglione: ero solo malato. Ero sgravato improvvisamente dalla responsabilità di migliorare la mia vita, di fare qualcosa per me stesso: uno che ha un cancro che può fare, se non maledire il fato e sperare che i medici azzecchino la cura giusta?
Ora, a distanza di una decina d'anni, mi chiedo se sia stato un bene per me (e implicitamente me lo chiedo per tutti quelli che hanno questo problema) scoprire questa cosa meravigliosa, cioè che la mia (la nostra) è una malattia, e che sono in tanti a soffrirne. Non avete anche Voi la sensazione che questo ci abbia in qualche modo fatto abbassare la guardia, ridurre le difese contro questa "malattia" quando abbiamo scoperto che tale era considerato ciò che ci affliggeva? Io ho l'impressione, passato l'iniziale entusiasmo (chiamiamolo il mal comune mezzo gaudio), di aver lentamente assorbito un atteggiamento fatalista, rassegnato, del tipo "sono malato, che posso farci? Se non lo fossi potrei spaccare il mondo perchè sono più intelligente, più sensibile, più sveglio di tutti quegli imbeccilli là fuori, ma loro (che culo!) non sono malati e possono fare tutto, persino avere successo, piacere alle persone, io invece ho questo male, il mio male, e non posso farci niente.
Mi sento come deresponsabilizzato verso me stesso, sto lì ad analizzare ogni mio atteggiamento e, quando emetto su di esso un giudizio negativo (o peggio quando sono gli altri a farlo) mi dico: eh, che vuoi farci, è la f.s. che mi fa essere così, mica sono io, che sfiga, perchè proprio a me, etc. etc.

Scusate la lunghezza, avevo parlato di un paio di riflessioni, vorrà dire che l'altra la terrò buona per un' latra volta. Ciao.
no_fun
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Messaggiohurinthalion: Sat Apr 26, 2008 21:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

E' una cosa su cui ho ragionato molto anch'io: secondo me malattia mentale o normalità sono parole che vogliono comprendere troppe cose per voler dire veramente qualcosa di sensato... e farci scudo con queste definizioni non serve a niente.
Però nemmeno relativizzo tutto perchè se appena so che incontrerò uno sconosciuto inizio a sudare freddo, mi viene la nausea e ci sto male qualcosa che non va c'è Rolling Eyes ma non mi sento meno normale di altri, a volte piùsensibile, a volte con più seghe mentali e basta ma finisce lì.
Abbandonarsi a -che cosa posso farci sono fatto così sono malato può solo dare una illusoria consolazione, ma poi fa male
Ciao!
hurinthalion
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Messaggiobambinoindaco: Sat Apr 26, 2008 21:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

in effetti

hai ragione

è come avere una scusa

cmq sarebbe stato meglio per voi aver avuto dei genitori con i contro co...i

vi avrebbe aiutato molto

cmq parlo di voi e nn di me perch ecmq nn mi sento fobico sociale

io ho un altro tipo di problematiche
bambinoindaco
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Messaggiocalinero: Sat Apr 26, 2008 22:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

bambinoindaco ha scritto:

io ho un altro tipo di problematiche


quali quali?
_________________
calinero
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Messaggiobambinoindaco: Sat Apr 26, 2008 22:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

mi sembra tutto senza senso
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Messaggiocalipero: Sat Apr 26, 2008 22:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

bambinoindaco ha scritto:
mi sembra tutto senza senso


in che senso?
_________________

contattami se hai il coraggio, ti farò a pezzi (cit.
calipero
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Messaggiopiocca: Sat Apr 26, 2008 22:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

bhe...hai ragione...in alcune situazioni di imbarazzo per me, mi dico: dai Silvia....fai la tua solita figura...tanto lo sanno tutti come sei....non smentirti....e ci ricasco sempre, anche in situazioni in cui potrei essere più contenuta, forse perchè anche sento il bisogno di essere capita e che la gente possa dire ai miei genitori che sto male e ho biogno di aiuto, perchè non ce la faccio più da sola... Crying or Very sad
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Messaggioelaphe: Sun Apr 27, 2008 12:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

La breve riflessione di no_fun credo affondi le radici su un problema più vasto, ovvero l'effettiva capacità di modificare il proprio essere, vuoi con la farmacoterapia, vuoi con le psicoterapie, vuoi con la semplice e banale forza di volontà (il cui corretto indirizzamento altro non è che la psicoterapia comportamentale). Si può davvero cambiare il nostro modo di essere, e l'immagine di noi che ne deriva? Possiamo, e se sì in che misura, forzare quello che è il nostro carattere, o al più il nostro temperamento, e servirebbe davvero a qualcosa? Non sarebbe invece uno sforzo continuo, e magari per alcuni infruttifero?
Il fatto di sapere che esiste un'entità vorrei dire nosologica - e non la chiamerei "malattia" tout court, giacché su questo termine in ambito medico, e psichiatrico in particolare, ancora ci si interroga profondamente - può servire innanzitutto a capire, come notava no_fun, che apparteniamo ad un insieme che non si esaurisce con noi soltanto. La consapevolezza di poter rientrare, ognuno con le proprie caratteristiche, in una confortante etichetta denominata più semplicemente "sociofobico", può aiutare ad evitare il senso di colpa, e a restringere la strada alla depressione che ne deriverebbe. E' come se scoprissimo un nostro limite, e facessimo nostra questa acquisizione. Ma sarebbe giusto accomodarci in questa consapevolezza, senza cercare di superare, progressivamente, i paletti mentali che ci autocostruiamo? Non sarebbe, e chiedo scusa per l'accostamento azzardato, come per un monco adagiarsi nel letto e dire "tanto non posso camminare", sapendo tuttavia che là fuori ci sono altri monchi che arrivano alle olimpiadi?
Chiedo scusa per il linguaggio e per i contenuti poco professionali, non sono uno psichiatra né ho mai affrontato la psicoterapia, e quel poco che so è per averlo letto e per averlo in parte vissuto.
Credo comunque che alle domande di no_fun non ci sia una risposta valida per tutti, e che se ci sono delle verità in questo campo esse debbano essere declinate alle singole persone. L'importante, a mio modo di vedere, è non cessare mai di domandarsi e di ricercare.
Ciao a tutti,
Elaphe
elaphe
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Messaggiono_fun: Sun Apr 27, 2008 17:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Elaphe. Direi che hai colpito nel segno rispetto a quanto intendevo.
E ti dirò di più. Mi capita alcune volte, forse inconsciamente, di provare un patetico senso di superiorità rispetto a quelli che definiamo "i normali", una cosa del tipo: io so qualcosa che voi non saprete mai, io ho una sensibilità superiore che voi, buffoni superificiali con le vostre matte risate e le vostre uscite in compagnia, neanche vi sognate. Io ho il privilegio, grazie alla mia malattia, di di vivere una doppia vita e quella vera, quella che conta davvero per me, è quella che non vedete e sta tutta nella mia testa. Voi, idioti normali, non nascondete niente, tutto quel che c'è dasapere di voi è quel che di voi si vede guardandovi e si sente ascoltandovi...siete così poco interessanti ai miei occhi.
Insomma, un malsano atteggiamento di superiorità derivante dalla consapevolezza della mia diversità. Nulla di cui andare fieri, sia chiaro...altri in questo forum provano le stesse sensazioni a volte, ne sono certo, anche se, come me, si venderebbero un braccio per appartenere all'altro "gruppo".
Per non parlare della nostalgia dei periodi neri che si prova quando si sta un po' meglio...ma di questo magari un'altra volta. Salùd.
no_fun
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Messaggio1giova88: Sun Apr 27, 2008 18:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

ma io rimango della mia idea...le etichette servono a poco.
L'alhezeimer...il cancro...quelle sono malattie...ce le hai...te le tieni.
La timidezza...la fobia sociale...quelle le puoi chiamare malattie, ma non servono medicine.
Vuoi combattere la timidezza? qualche bicchier ed'alcool ed è come aver preso uno psicofarmaco (anzi molto ma molto meglio).
Vuoi combattere la fobia sociale? bevi...drogati...la paura improvvisamente è svanita.
Perchè? Perchè non è l'organismo ad essere malato: è il cervello.
E' il cervello che ha paura, il cervello che è sensibile e non sa dosare questa sua sensibilità.
no_fun hai presente il tuo senso di superiorità? Io ce l'ho il 50% del mio tempo...ed è quel 50% di superiorità che sento che mi fa aprire e sentire meglio degli altri (così tanto da potermi permettere qualsiasi sorta di castroneria a cui il momento dopo posso rimediare vuoi con un'altra castroneria, vuoi un borbottio bisbigliato, vuoi un'uscita brillante).
Ribadisco. Io cosa sono? Sono normale? sono timido? sono molto timido? sono un po' sociofobico?
Forse sono tutte queste cose e forse nessuna...non è un'etichetta che può delinerare questo stato d'essere. Perchè la sociofobia e la timidezza sono stati d'essere, sono domande senza risposta, sono rossori.
Non è un medico che ti può dire: "tu sei timido", "tu invece sei sociofobico"...credete realmente sia così?
Cosa credi differenzia un semplice timido da un sociofobico? Una cosa sola. Il grado di paura e la forza di volontà per reagire ad essa.
Io ero estroverso e mi sono ritrovato con una personalità molto più composita...e non sai quanto ringrazio il giorno in cui mi sono accorto di tutto questo.
Sai quante volte mi sono detto nella mia mente: "discoteche?battute idiote e risatine?il conformarsi agli altri? il voler dimostrare di essere sempre il migliore per qualche strano istinto animale? Il primeggiare sugli altri?"
No...io nella mia testa sono anni luce lontano da tutto questo...lo sai cosa cambia tra me e un sociofobico qualunque (o un timido....fate voi)? che io oltre che pensare che le mie "debolezze" non sono tali (ma sono punti di forza) non ho problemi a dirlo chiaramente ad alta voce.
Sai la sensazione ogni volta che ti si avvicina una compagna di classe e tu non sai eprchè, ma anche se praticamente avete un rapporto fraterno ogni volta che ti si avvicina il cuore accellera?e questo con ogni ragazza? E magari il momento prima sei sicuro di te stesso, inizi uno scambio di battute veloci, fai lo sciocco, provochi e poi l'attimo dopo invece ti incastri tra le tue stesse parole? E allora rifletti: "io sono quello che fa battute a raffica o quello che si incastra non sapendo più cosa dire?"
E poi senti il cuore accellerare talmente forte che senti la nausea...senti che solo uno sguardo ti può mandare allo stesso modo in paradiso o scaraventarti 3 metri sotto terra e ti viene l'istinto di strapparti il cuore per lanciarlo anni luce distante da te e vorresti scaraventarti contro perchè sei stanco di provare quella nausea pazzesca che provi ogni qual volta un'emozione si moltiplica nel tuo cuore?
Lo sai qual è la differenza tra l'essere sociofobici/timidi e vivere la vita?
E' il non temere di dire alla stessa persona l'attimo prima la frase che ho appena scritto 2 righe più sopra e l'attimo dopo dirle "si ma questo te lo dico semplicemente perchè altrimenti finiamo a letto tra 10 anni" e magari dargli 2 pizzicotti sulle guance.
Sai una cosa? io a 14-15 anni ero davvero un buffone (in senso buono): mai un istante di silenzio, sempre battute per far ridere...lo sai cosa credo mi abbia cambiato nel giro di pochissimo tempo? il passaggio tra il pensare "dico idiozie perchè gli altri vedo che ridono e mi esaltano mettendomi sul piedistallo per questo" (anzi il non pensare...direi che fino a 15 anni io pensavo più che altro al mio cuore e alla mia testa, ma rare erano le volte in cui mi passava dalla testa il fatto che l'amico/a davanti a me era una persona con una testa ed un cuore proprio come me) e il pensare "oltre che sentire la nause salire, rido, scherzo e provoco perchè devo far sentire meglio le persone intorno a me, le devo far sentire a loro agio con me perchè anche loro hanno una testa ed un cuore - anche se magari quel loro cuore e quella loro testa può essere completamente opposta alla mia).
Credo che alcune esperienze di vita mi abbiano cambiato...in meglio...perchè credo che la sensibilità sia, come hai detto tu, un livello migliore.
La differenza tra me e te sta nel fatto che tutta questa fierezza che tu trattieni dentro trasformandola quasi in rancore, io un bel giorno mi sono detto "ma che cavolo me la tengo a fare per me?". Sono convinto di essere migliore per via della mia sensibilità, la mia timidezza, quella mia nausea che creo quando guardo negli occhi quella determinata persona? Ottimo. Come ne vado fiero con me stesso non vedo eprchè ne devo aver paura nell'esternarlo agli altri.
E allora si la gente che conosce giova sa che è allo stesso tempo il timidone che magari 23 ore su 24 non sa nemmeno cosa dire, che scrive poesie perchè la nausea che prova quando inizia a sentire un'emozione forte è davvero terrificante e fa rabbrividire, ma allo stesso tempo è quello che in quelle 23 ore su 24, proprio perchè non ha nulla da dire, ti si avvicina almeno 5 volte su 10 mentre nasconde la sua timidezza e forse anche un po' d'ansia interna per discostarti i capelli dall'orecchio, abbracciarti e dire le prime castronerie che passano per l'anticamera del cervello (e che diventano come per magia alle orecchie di chi ascolta qualcosa per cui sorridere per ore) e farti smuovere qualcosa.
E davvero non capisco, nonostante le tante letture, cosa possa cambiare tra una timidezza forte ed essere sociofobico e mi spiace che qualcuno si senta rassegnato davanti alla sua timidezza/sociofobia quando dovrebbe farne punti di forza (quando appunto come hai detto tu no_fun dovrebbe esserne fiero) e dovrebbe farsi stimare ancora di più per questo suo aspetto.
Perchè la sensibilità non toglie ad una persona,ma aggiunge qualità.
Il tempo e il coraggio per parlare/scherzare/provocare con l'impegno,la voglia, la forza d'animo lo si trova; come si trova la forza per perdere 10-15-30-50kg anche se all'inizio sembra impossibile.
Finchè pensi che perdere 30kg sia impossibile non ce la farai mai. Sei malato anche lì...la tua fame è una malattia...
quando inizi a pensare il contrario...che sei tu a dare gli ordini, sei tu a decidere cosa far entrare nel tuo organismo anche a costo di sentire i crampi allo stomaco ecco allora ti risvegli dopo 2-3-4 mesi e quei chili sullo stomaco sono svaniti.
La timidezza/la fobiasociale per me sono lo stesso.
Ho uno? ho l'altra? Non mi interessa....non mi tange...perchè? Perchè io un giorno mi sono alzato stanco e ho detto "io sono il migliore così come sono che a voi piaccia o no".
E quindi perchè se sono il migliore devo aver paura d'abbracciare una persona? accarezzarle i capelli?perchè devo aver paura di dire una castroneria quando la gente ne dice 999 al giorno?
Ed oggi sì a vedermi dall' esterno posso sembrar eil ragazzo misterioso, ma pronto a scherzare e a fare la battuta, quello silenzioso, ma pronto a provocare,parlare,abbracciarti,capirti...ma per ritornare ad essere quel che sono oggi mi sono dovuto svegliare un giorno e dire "da oggi timidezza,blocco bocca-cercello,emozioni che siano comando io".

La timidezza/la sociofobia può essere combattuta con farmaci certo...ma se è per quello come detto basta anche dell'alcool o della droga se il vostro obiettivo è non voler sentire il vostro cervello.
La soluzione (o cura se la vogliamo pensare come ad una malattia - io li vedo entrambi "debolezze psicologiche" più o meno estreme) è nel nostro stesso cervello.
1giova88
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