Perchè ti mancano le competenze sociali per metterlo in atto (o almeno lo presumo, visto che sei qui), il che ti fa sentire escluso. Ma alla fine si ritorna sempre al tuo concetto di giustizia e al valore assoluto che le dai.
No, non mi piace l'idea che, nell'attesa che acquisisca queste capacità comunicative formali, venga escluso.
Io non sono convinto che tu consideri poi così sbagliato il valore assoluto della giustizia. Qualcosa mi dice che non vuoi ammettere questo valore per paura di diventarne dipendente psicologicamente, non perchè ti sembra assurdo.
Non mi sembra assurdo, semplicemente per me la giustizia è funzionale e dipendente dall'amore, senza di esso non esisterebbe, tu invece mi sembra che voglia separare le due cose e renderle indipendenti. Nella mia mente la giustizia non è altro che amore applicato all'umanità intera (forse anche alla realtà intera) e tesa per questo alla minima sofferenza possibile (forse il fine è anche ulteriore: la minima sofferenza porta ad una propagazione maggiore della vita, ad un livello che non sempre intuisco). L'equilibrio assoluto di cui parli tu non riesco a giustificarlo in nessun modo se non assumendolo per fede. Il fatto che esista un simbolo del sé non riesco ad assumerlo come prova, perchè tale simbolo potrebbe essere semplicemente funzionale al livello superiore, necessario alla propagazione della vita e quindi giustificato da essa. Il fatto di essere coscienti della propria sofferenza, di riuscire a riferirla a sé stessi, potrebbe benissimo essere semplicemente il meccanismo attraverso il quale rafforziamo la ricerca dell'amore in chiave personale (sofferenza personale -> amore personale), come un adattamento evoluzionistico. Ad un certo punto dell'evoluzione l'uomo (o una specie precedente della catena evolutiva) potrebbe aver sviluppato la capacità di autoreferenza perchè essa permetteva maggiori probabilità di perpetuazione della specie, senza significati metafisici.
HurryUp2 ha scritto:
bardamu ha scritto:
HurryUp ha scritto:
Non è vero che non esiste uno stato mentale che non proverebbe gratificazione con un modello di corteggiamento che non esalti la decodificazione non verbale standard: esiste un esempio concreto che lo testimonia: io.
Se io riesco a concepire e programmare questo stato mentale senza avere la sensazione di "togliere la magia" al corteggiamento, vuol dire che possono farlo anche gli altri sentendo gli stessi effetti.
Possono, ma non lo fanno perchè significherebbe rinunciare ai piaceri che il corteggiamento (implicito, non rivelato)
Appunto, per il proprio comodo, ma se io avessi una coscienza sociale non troverei gratificazione a diffondere un modello ingiusto di corteggiamento, anche se soddisfacesse i miei gusti individuali.
E' un comodo spesso reciproco, perchè a molte persone piace corteggiare ricoprendo ognuno il proprio ruolo codificato, uomini e donne. Ma è un discorso troppo generale, in molti esempi in cui una delle due parti usa inconsapevolmente l'altro sono d'accordo con te, non sono d'accordo se mi dici che il modello di corteggiamento è ingiusto in sé perchè non prevede una verità esplicita. Ad altri livelli esprime verità implicite: la fragilità di ognuno, la primitività dell'istinto sessuale, il desiderio di dimostrare a sé stessi il proprio valore tramite il valore di qualcun'altro (che facendoci cedere diventa nostro metro personale, in senso positivo).
_________________ Il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male.
Anch'io penso lo stesso, ma a parti invertite perchè sono una ragazza. Quando va bene, al massimo attiro i pervertiti, i vecchi, o qualcuno ancora più pazzo di me.
Magari i vecchi hanno un altro gusto. Sai al tempo loro non c'era la televisione con la connessa cultura dell'apparenza, quindi i canoni estetici erano diversi. Ora invece bisogna essere o Brad Pitt, o Angelina Jolie, altrimenti sei out. Ho notato che ai miei coetanei non piaccio (poi non so magari non è così) invece attiro chi ha o il doppio o il triplo dei miei anni. Diverse generazioni, altri canoni e comportamenti.
L'ultima modifica di depressa il Tue May 06, 2008 17:54 pm, modificato 1 volta
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Inviato: Tue May 06, 2008 17:30 pm Oggetto:
anche a me i complimenti li fanno le vecchie
sono soddisfazioni
forse perchè hanno gia la mente un po offuscata e non sanno quello che dicono....si si è sicuramente così
_________________ Non rifiutare i tuoi sogni, senza le illusioni il mondo che cosa sarebbe?.. Ramon de Campoamor
L'equilibrio assoluto di cui parli tu non riesco a giustificarlo in nessun modo se non assumendolo per fede. Il fatto che esista un simbolo del sé non riesco ad assumerlo come prova, perchè tale simbolo potrebbe essere semplicemente funzionale al livello superiore, necessario alla propagazione della vita e quindi giustificato da essa.
Dare plausibilità all'ipotesi che un io che subisce un'ingiustizia, o qualche altro genere di esperienza, possa non avere la possibilità di comprenderne la ragione, trovarne la giustificazione (informazione compensatrice dell'incompletezza attuale) in qualche futuro o in qualche altra dimensione o vita, attraverso un processo che coinvolga anche il destino degli altri, significherebbe automaticamente attribuire un'imperfezione alla realtà, essendo l'io un centro di coscienza, cioè un sistema di decodificazione dell'informazione cosmica. Se fosse possibile questa ipotesi è come se si dicesse che l'essere assoluto, la realtà assoluta, che contiene in se' tutta l'informazione possibile di qualunque realtà possibile, può limitarsi in una realtà talmente potente (più potente di Lei) da essere da questa superata (infatti quell'io che non riesce a decodificare tutta l'informazione relativa alla sua esperienza di ingiustizia rappresenterebbe un limite all'onniscenza tautologica della coscienza assoluta): non può esistere una limitazione dell'informazione assoluta talmente potente da poter distruggere l'informazione che l'ha generata: Dio non può costruirsi una prigione più potente di lui, può provarci, ma fallisce sempre.
Anche ammesso che l'io sia un processo che limita l'informazione, per non cadere nell'assurdo bisogna credere alla necessità di un processo di integrazione (e non di negazione) che porti quel processo limitativo (l'io) alla massima informazione (o meglio, all'informazione sufficiente prima di potersi trascendere in una coscienza più evoluta).
Se fosse così allora, in teoria, non ci sarebbe neanche bisogno che argomentassi questa idea: l'informazione, la verità, non ha bisogno di essere difesa, si impone da sola.
Anzi, probabilmente questa mia tendenza a volerla difendere mi fa allontanare da essa.
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