Inviato: Wed Mar 26, 2008 16:52 pm Oggetto: mi sono troppo incazzata leggendo che...
la fobia sociale dipende da disturbi chimici del cervello,che puo' essere ereditata (genetica), e non si combatte quindi "reagendo". L'ho letto sul sito "Depressioneansia.it". Mi piacerebbe sbatterlo in faccia a tutte le persone che nella vita mi avevano quasi convinta che la mia malattia dipendesse solo da me stessa, che dovevo farmi forza e reagire, e che ero la causa stessa dei miei casini. Comunque cosi' chiaramente non l'avevo mai letto che la Fs fosse scritta nei nostri geni, a ben pensarci ho una cugina che ce l'ha, e sta messa pure peggio di me, e anche in famiglia timidezza, depressione e problei psicologici non mancano. Che tristezza mica l'ho scelto io di essere me stessa), a volte mi chiedo chi mi ha messo qui al mio posto, se c'e' qualcuno che ha deciso del mio destino ancor prima che io nascessi, perche' mi piacerebbe prenderlo e strozzarlo...
E' vero che dipende anche dalla chimica e dalla genetica, ma questo non vuol dire che non è modificabile. Tu dici che ti sei incazzata, solo questo fatto ha cambiato la chimica del tuo cervello.
La malattia non dipende solo da te stessa, ma da quello che hai vissuto, in particolare da piccola, quel che hai letto sul sito è una teoria estremista, non condivisa neanche dagli psicologi stessi.
Io ero preso male, molto male, ora ne sto venendo fuori,ho fatto passi da gigante, ma ancora mi rimane un pò da fare e posso dirti che è possibile uscirne o quantomeno limitarne gli effetti, dipende dalla tua volontà, quella vera.
ma questo sicuramente, il fatto che da piccola nn mi abbiano mi fatto uscire, ero sempre tappata in casa, mia madre voleva che uscissi solo per andare a scuola e in chiesa, la mia famiglia nn ha mai fatto nulla per farmi migliorare pur vedendo ero soffocata dai problemi e dalla solitudine, chissa' mi chiedo come sarebbe stata se fossi stata cresciuta da gente normale...
ma questo sicuramente, il fatto che da piccola nn mi abbiano mi fatto uscire, ero sempre tappata in casa, mia madre voleva che uscissi solo per andare a scuola e in chiesa, la mia famiglia nn ha mai fatto nulla per farmi migliorare pur vedendo ero soffocata dai problemi e dalla solitudine, chissa' mi chiedo come sarebbe stata se fossi stata cresciuta da gente normale...
Forse ti hanno trasmesso insicurezza nei confronti del mondo esterno per cui hai vissuto la casa e la famiglia come un rifugio.
Non sei riuscita a ribellarti perche' forse ti eri convinta che questa fosse la realta' piu' sicura.
Registrato: Jan 22, 2008 Messaggi: 125 Residenza: prov. di Pisa
Inviato: Wed Mar 26, 2008 17:18 pm Oggetto:
sul sito citato da biancaneve parlano di farmaci antifobia sociale, ma di che farmaci si tratta? Davvero esistono dei farmaci del genere? Lì dicono che si può anche guarire...
Eh si, purtroppo è molto in voga ancora oggi attribuire a chi ne soffre, la responsabilità del proprio malessere.
La FS come malattia è sicuramente multifattoriale, è influenzata dai geni, dall'ambiente (il vissuto, soprattutto quello in età vulnerabile) e da una miriade di fattori culturali.
Che vi siano alterazione del metabolismo cerebrale è noto da tempo, e non solo, a questo poi, seguono alterazioni più o meno marcate del metabolismo endocrino.
Il sito che hai visitato semplifica molto, ma perlomeno chiarisce sin da subito che la responsabilità di star male... non è di chi sta male.
Non abbatterti, in ogni caso qualcuno sembra esserne uscito, e sicuramente un atteggiamento positivo è decisamente costruttivo....
lupo80 ha scritto:
La malattia non dipende solo da te stessa, ma da quello che hai vissuto, in particolare da piccola, quel che hai letto sul sito è una teoria estremista, non condivisa neanche dagli psicologi stessi
Non sono teorie, ne tantomeno estremiste, poiché non vi è un solo studio a sostegno di questa ipotesi, ma qualche migliaio di studi. Quali neurostrasmettitori e neuropeptidi siano coinvolti e in che modi "modifichino e plasmano" i pensieri....beh, in tal senso hai ragione, si teorizza molto.
E inoltre gli psicologi in materia di solito non si esprimono, non sanno una cippa di biochimica, non è il loro campo e il loro lavoro è decisamente diverso.
Io sono d'accordo con il fatto che l'ansia non dipenda dalla volontà, e che è necessario che la gente venga informata di questo.
Ma non sono d'accordo con il divulgare la fobia sociale come una malattia, perchè questa definizione è relativa alla percezione comune di espressività, che determina un insieme arbitrario di comportamenti che è necessario seguire per apparire normale.
Il socialfobico manifesta stati di disagio che, di solito, per tradizione non andrebbero mostrati, tutto qui.
E' come se uno si mette a piangere in pubblico: non è un comportamento normale, ma il fatto che il pianto esprima uno stato di disagio non implica che sia una malattia.
Allo stesso modo, il fatto che un socialfobico manifesti ansia fuori luogo, non implica che sia malato.
Io sono d'accordo con il fatto che l'ansia non dipenda dalla volontà, e che è necessario che la gente venga informata di questo.
Ma non sono d'accordo con il divulgare la fobia sociale come una malattia, perchè questa definizione è relativa alla percezione comune di espressività, che determina un insieme arbitrario di comportamenti che è necessario seguire per apparire normale.
Il socialfobico manifesta stati di disagio che, di solito, per tradizione non andrebbero mostrati, tutto qui.
E' come se uno si mette a piangere in pubblico: non è un comportamento normale, ma il fatto che il pianto esprima uno stato di disagio non implica che sia una malattia.
Allo stesso modo, il fatto che un socialfobico manifesti ansia fuori luogo, non implica che sia malato.
Aver riconosciuto nei primi anni 80 la FS come una malattia è stato un traguardo...e la FS purtroppo non è "solo manifestare uno stato di disagio", non si è malati perchè non ci si adegua, a causa dell'ansia o quel che sia, ai comportamenti stereotipati che la società impone. Leggendoti Hurry, credo di aver capito questo.
Un SF non è malato perchè manifesta ansia fuori luogo, ma perchè la sua vita è limitata. E il concetto di malattia va di pari passo con il concetto di limite, con tutte le conseguenze che le limitazioni al vivere comportano.
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