Il vero problema è che la mia estrema suscettibilità ai giudizi negativi da parte di persone al di sopra di me per mansioni e ruoli, finisce per paralizzarmi. In sostanza la paura di sbagliare mi porta a non fare nulla: meglio non fare che fare male, reazione erronea lo so, ma difficile da superare.
Tu fai sempre del tuo meglio, fai le cose come sai. Questo non significa che ti devi mettere la bandana come un giapponese e lavorare 14 ore....solo il necessario per essere a posto con la tua coscienza e portare a termine il tuo compito, anche se poi vieni ripreso. Occhio, che il "tuo meglio" di oggi puo' essere diverso da quello di domani o dopodomani..non tutti i giorni sono uguali, perche' uno puo' sentirsi stanco, non avere dormito, o semplicemente avere le balle girate. Quindi se il lavoro non ti rende, come spesso succede anche a me, tira innanzi e vedi cosa riesci a fare, e soprattutto non pensare di non essere buono/capace/ecc... Ci sono stati giorni migliori, no? E comunque, difficilmente in ambiente di lavoro un superiore riconosce i tuoi meriti....almeno, a me non e' mai capitato e neanche ai miei colleghi. E' piu' probabile che veniamo ripresi per gli errori, o incolpati di errori che invece ha commesso il titolare..e in questo caso e' sempre una goduria quando gli sbattiamo in faccia le prove..!
Citazione:
Il riposo, il tempo libero, il weekend sono mere distrazioni, tanto alla fine si ritorna sempre e comunque lì, a sgobbare e a subire. Questo per me è stato, finora, il mondo del lavoro.
Qui non so che dirti, anch'io i primi tempi la prendevo male. Poi pero', non so come, ho cominciato a sbattermene un po' di piu'. E sto meglio (per quanto riguarda il lavoro)
Il lavoro e' solo un mezzo. Ci serve per vivere, tutto qui.
Ricky..speriamo bene!!
Ti ribadisco che conoscere la tua esperienza mi ha fatto stare un pò meglio..
..spero di arrivare, col tempo, ad essere come te..
X ora sono messa e sono sempre stata malissimo a livello di ansia sul lavoro..incapità di accettare le critiche dei superiori..di gestire il rapporto coi colleghi che mi stavano antipatici..
..poi anche io come Muttley cominciavo a non dormire la notte..quindi di giorno ero cotta già prima di partire..
_________________ "Sopportare qllo ke siamo è la prima carità"
Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 303 Residenza: In the clouds...
Inviato: Sun May 04, 2008 14:48 pm Oggetto:
Ciao a tutti,
con il lavoro tocchiamo un tasto dolente.
Purtroppo per me quest’anno è stato segnato dal brusco risveglio dal mondo dei sogni; Il 2007-08 ha significato l’addio agli anni più belli e spensierati dello studio, quando mi alzavo contenta perché poi sarei andata a sentire il prof. di teatrale disquisire di Pirandello e Pasolini, oppure il prof. di antropologia, sempre così estroso, inventivo, pronto a spalancarci verso mondi e modi di essere/pensare/stare al mondo lontanissimi dal nostro….decentrarmi per poi tornare al centro di me stessa più consapevole e certa della mia identità.
Ed ecco che dall’empireo degli studi umanistici mi sono dovuta quest’anno scontrare col mondo caotico del lavoro!!
Ad attendermi al varco, però, non c’erano capi o capetti, bensì un branco famelico di ragazzini (con genitori rompi***** al seguito) ancora in preda ai loro istinti ferini, pronti ad azzannare la preda lì dove avrebbero fiutato la paura.
Come timida, entrare in una classe (di scuola media, tra l’altro!!), è stata per me una grossa prova che mi ha messo di fronte a tutte le mie paure: paura del giudizio, paura di essere al centro dell’attenzione, sotto lo sguardo vigile e severo di 40 occhi; paura di essere inadeguata al ruolo di “capo-ciurma”, perché in classe tu devi avere l‘abilità di gestire il lavoro degli altri (in questo caso si parla di apprendimento e disciplina), che dipende esclusivamente da te e dalla tua capacità di gestire in maniera autonoma un gruppo numeroso.
La cosa tremenda è che coi ragazzi vigono gli stessi meccanismi degli adulti, solo che tutto è meno ipocrita; si gioca a carte scoperte, tutto è meno mediato da quel gioco di ruoli che si inscena nella vita di tutti i giorni tra i grandi: coi ragazzi se hai paura o covi dentro di te delle insicurezze, non serve maschera o finzione di sorta: lo capiranno al volo e sfrutteranno questa tua fragilità per un tornaconto personale, urlandoti a volte in faccia la più cruda delle verità!
Insomma, entrare per la prima volta come insegnante in una classe è destabilizzante, perché vieni messa a nudo subito nelle tue fragilità interiori, dato che il rapporto coi ragazzi è un gioco psicologico al massacro, giocato fino all’ultimo secondo.
Con i grandi la puoi più “buttare in caciara”, spendendoti altre qualità come l’affidabilità, la solerzia, la precisione, che un timido può sempre sfoderare per essere ben voluto, pur risultando carente sul piano delle capacità relazionali.
Invece ai ragazzi non frega nulla se sei precisa, attenta al dovere, responsabile ecc. Ti acceteranno come capo-branco, e quindi come persona degna di essere la loro guida, solo se scorgeranno in te quell’abilità di dominio, unita alla capacità di dimostrarti forte, sicura e provvista di pugno di ferro.
In pochi mesi sono andate a farsi friggere tutte quelle che ho sempre pensato fossero le mie qualità: sensibilità, riflessione, solerzia, impegno, affidabilità, precisione, ma soprattutto l’amore per le mie materie e per lo studio.
Puff, in un momento tutto quello che ho maturato in questi anni sembra quasi venga disconosciuto da contesto dove valgono più qualità CARATTERIALI che non so se mi appartengono veramente; per questo sono in crisi, e come una bambina capricciosa, rimpiango gli anni in cui vivevo nel mio mondo ovattato fatto di bellezza e verità.
Adesso, rispetto ai primi mesi, le cose sono migliorate, non vivo più la disperazione dei primi tempi, dove tutto mi sembrava simile ad un incubo; sto superando l’ottica della nostalgia verso i bei tempi passati, però vedo il mio futuro ancora incerto e nuboloso.
Non capisco quale sia la mia strada, non so quanto io sia tagliata per la durezza del mondo del lavoro e pur desiderosa di continuare a studiare ancora per aprirmi più strade possibili, non so nemmeno se possiedo ancora le forze per continuare a stare ore sui libri, quando l’età di lavorare è ormai sopraggiunta e le energie mentali non sono più quelle dei miei 19 anni.
A volte – in preda a fantasie di fuga – penso che la laurea in lettere forse mi è servita più a formarmi come persona, e che quindi dovrei limitarmi a viverla come conquista intima e basta, non come strumento di cui servirmi per entrare nel mondo del lavoro. Per il resto, sarei tentata di fare un lavoro anche più “umile”, che non richieda laurea (tipo la libraia) oppure – attanagliata da idilli di matrice arcadica – vorrei essere semplice guardiana di boschi, taglialegna (!!), liutaia (!!!), lontana dallo stress cittadino e dal mondo crudele e ossessivo della produttività e del consumo. Poi, una volta casa, dopo una giornata di fatica nei boschi, riprenderei le mie attività di studio, i miei libri, ma solo per me, e non per scopi estrinseci...
_________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
sarei tentata di fare un lavoro anche più “umile”, che non richieda laurea (tipo la libraia) oppure – attanagliata da idilli di matrice arcadica – vorrei essere semplice guardiana di boschi, taglialegna (!!), liutaia (!!!), lontana dallo stress cittadino e dal mondo crudele e ossessivo della produttività e del consumo. Poi, una volta casa, dopo una giornata di fatica nei boschi, riprenderei le mie attività di studio, i miei libri, ma solo per me, e non per scopi estrinseci...
Clizia sei un mito!!
..sono contenta che rispetto agli inizi la situazione si sia "alleggerita"..io ti vedrei bene a lavorare in qualche ateneo..sia x tutte le tue qualità, che emergono chiaramente dai post che scrivi..sia xchè in università non avresti da relazionarti coi genitori e i rapporti con gli studenti sono molto diversi..
_________________ "E a che cosa serve un libro", pensava Alice, "senza figure e dialoghi?"
Alice in Wonderland
Registrato: Feb 10, 2007 Messaggi: 1075 Residenza: Roma
Inviato: Sun May 04, 2008 17:28 pm Oggetto:
La mia attuale esperienza lavorativa devo dire che è soddisfacente...ed anzi a sorpresa ho trovato una "capa" che svolge il suo ruolo in maniera diversa, migliore, rispetto a come mi aspettavo.
Se è il caso non esita a complimentarsi, a darmi fiducia nell'affidarmi nuovi compiti anche se, per il momento, razionalmente so di non "meritare" di farli.....quindi tutto rose e fiori al lavoro ?
Nì....se da un lato il rapporto con la capa mi soddisfa pienamente, di contro c'è il rapporto con i colleghi che è disastroso....
Loro sono un gruppetto affiatato, compatto, ridono e scherzano ogni qual volta è possibile....e di loro spontanea volontà oltre al saluto (neanche sempre cmq...), non mi dicono altro....naturalmente se sono io a dire qualcosa rispondono tutti in maniera più o meno gentile....però alla lunga sto notando che cmq non mi sto integrando granchè e che sono abbastanza trasparente la dentro. Forse rappresento un caso su mille visto che in genere i problemi si hanno con il capo...
Ad ogni modo questa situazione paradossale mi motiva a dare il meglio nello svolgere le mie mansioni, ricevendo attestati di stima dalla "capa"....quindi credo sia questo l'importante....dare il meglio di sé anche se a volte viene voglia di scappare via....
_________________ Parlo il minimo indispensabile. Tutto quello che dico potrebbe essere usato contro di me.
"Tutte le volte che altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto"
Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 303 Residenza: In the clouds...
Inviato: Sun May 04, 2008 17:33 pm Oggetto:
bardamu2 ha scritto:
clizia ha scritto:
taglialegna (!!)
Pride, chiama l'Osvaldo...
E cioè?????E chi sarebbe Osvaldo????? Non ho capito molto, scusate, ma sono un po' tarda!!
Io avevo un immaginario un po' più poetico, anzi "cartoanimesco": qualcuno della mia generazione si vedeva "Là, sui monti con Annette"? ecco, io invidiavo la vita del vecchio Peguene (non so come si scrive, ma si pronunciava Peghen), che si era ritirato nei boschi - perchè "disgustato dalla vita "cittadina" di Losanna - in una casetta ad intagliare il legno, insegnando questa arte sopraffina al piccolo Lucienne... Ecco, 'na vita così mi garberebbe assai...sennò anche una alla Mauro Corona o alla nonno di Heidi!!
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Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 303 Residenza: In the clouds...
Inviato: Sun May 04, 2008 17:50 pm Oggetto:
Lilly_2 ha scritto:
clizia ha scritto:
sarei tentata di fare un lavoro anche più “umile”, che non richieda laurea (tipo la libraia) oppure – attanagliata da idilli di matrice arcadica – vorrei essere semplice guardiana di boschi, taglialegna (!!), liutaia (!!!), lontana dallo stress cittadino e dal mondo crudele e ossessivo della produttività e del consumo. Poi, una volta casa, dopo una giornata di fatica nei boschi, riprenderei le mie attività di studio, i miei libri, ma solo per me, e non per scopi estrinseci...
Clizia sei un mito!!
..sono contenta che rispetto agli inizi la situazione si sia "alleggerita"..io ti vedrei bene a lavorare in qualche ateneo..sia x tutte le tue qualità, che emergono chiaramente dai post che scrivi..sia xchè in università non avresti da relazionarti coi genitori e i rapporti con gli studenti sono molto diversi..
Non so se avrei la perseveranza, l'autostima e l'ambizione per farmi strada nel mondo accademico, nè la forza di carattere e l'abnegazione per intraprendere un percorso di studi serio, lungo e faticoso. Poi, a volte penso di non farcela più con lo studio!!! Basta!!
Ora come ora, sto cercando di vivere quest'esperienza da un punto di vista diverso; penso che, nonostante la sofferenza che essa comporta, mi serva comunque per crescere e per fronteggiare fino in fondo le mie paure e i miei limiti. Forse, sarà proprio un'esperienza di questo tipo a farmi aprire gli occhi e a farmi maturare in queste mie fragilità che non sono altro che retaggi adolescenziali, del mio "io-bambino" che ancora mi domina....
_________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
Registrato: Jan 24, 2008 Messaggi: 309 Residenza: Romagna
Inviato: Sun May 04, 2008 17:58 pm Oggetto:
clizia ha scritto:
E cioè?????E chi sarebbe Osvaldo????? Non ho capito molto, scusate, ma sono un po' tarda!!
Non che io ne sappia qualcosa...
clizia ha scritto:
Io avevo un immaginario un po' più poetico, anzi "cartoanimesco": qualcuno della mia generazione si vedeva "Là, sui monti con Annette"? ecco, io invidiavo la vita del vecchio Peguene (non so come si scrive, ma si pronunciava Peghen), che si era ritirato nei boschi - perchè "disgustato dalla vita "cittadina" di Losanna - in una casetta ad intagliare il legno, insegnando questa arte sopraffina al piccolo Lucienne... Ecco, 'na vita così mi garberebbe assai...sennò anche una alla Mauro Corona o alla nonno di Heidi!!
Volevo appunto dirti di leggere Mauro Corona.
Per ritirarmi dalla società vorrei prima esserci almeno entrato per davvero ...altrimenti mi sembrerebbe sempre di essermi perso qualcosa. Quando vedevo Heidi pensavo sempre che se ne sarebbe dovuta andare a vivere in città. Per non parlare di "Là sui monti con Annette", con quel fottuto cavallo di legno e il fratellino che cade nel burrone. Io voglio vivere a Calcutta, prima di eventualmente eremitizzarmi
_________________ Tutto ciò che si può dire lo si può dire chiaramente. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
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