Lo dico io che è sempre colpa delle scuole medie. :O
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_________________ Cionondimeno, se non mi curo è giustappunto per cattiveria. Il mio fegatuccio soffre? Bene, che soffra pure, e ancora di più! - F.Dostoevskij
Registrato: Mar 30, 2008 Messaggi: 325 Residenza: Sprofondato nella solitudine
Inviato: Sun Jun 08, 2008 12:57 pm Oggetto: Re: Presentazione ufficiale
Lyra ha scritto:
Gli anni del liceo indipendentemente da cosa realizzi di concreto sono comunque sempre intensamente vissuti, è il periodo in cui si cristallizza la tua personalità e in cui grazie agli stimoli provenienti dalla scuola (non sempre purtroppo) maturi idee e riflessioni che ti introducono nella vita adulta.
Allora se la mia personalità si è concretizzata resterò un inetto a vita. Si può sempre cambiare e recuperare direte voi, ed è vero, ma non è così facile come sembra, soprattutto quando ti volti indietro e quello che vedi è un gran buco nero. E soprattutto non è facile quando si è soli.
@Clizia: Io invece aspiro a Macario. E' brillante e sicuro di sè, non come Alfonso, che alla fine, sentendosi incapace alla vita, decide di cercare nella morte una via di scampo. Io finirò come lui.
Comunque complimenti per il nick, anche a me piace Montale!
_________________ "La morte è quello
Che di cotanta speme oggi m’avanza.”
"Virtú non luce in disadorno ammanto"
"La speranza è l'ultima a morire, ma non è immortale"
Registrato: Mar 27, 2008 Messaggi: 344 Residenza: In the clouds...
Inviato: Mon Jun 09, 2008 09:41 am Oggetto: Re: Presentazione ufficiale
AlfonsoNitti ha scritto:
Lyra ha scritto:
Gli anni del liceo indipendentemente da cosa realizzi di concreto sono comunque sempre intensamente vissuti, è il periodo in cui si cristallizza la tua personalità e in cui grazie agli stimoli provenienti dalla scuola (non sempre purtroppo) maturi idee e riflessioni che ti introducono nella vita adulta.
Allora se la mia personalità si è concretizzata resterò un inetto a vita. Si può sempre cambiare e recuperare direte voi, ed è vero, ma non è così facile come sembra, soprattutto quando ti volti indietro e quello che vedi è un gran buco nero. E soprattutto non è facile quando si è soli.
@Clizia: Io invece aspiro a Macario. E' brillante e sicuro di sè, non come Alfonso, che alla fine, sentendosi incapace alla vita, decide di cercare nella morte una via di scampo. Io finirò come lui.
Comunque complimenti per il nick, anche a me piace Montale!
Non ti preoccupare, a 18-19 anni la personalità incomincia a cristalizzarsi, ma il cammino verso la conquista cosciente di sè è ben più lungo! Non darti per vinto a soli 19 anni!
Quello che posso dirti, caro Alfonso Nitti, è che essere consapevoli di sè è un già un bel passo avanti, perchè comprendere le proprie fragilità è sicuramente un punto di partenza importante che ti mette in grado di lavorare su te stesso e le tue paure, che ti offre quegli strumenti per comprenderti al meglio nella dialettica incessante col mondo.
Stai tranquillo, perchè ne hai di strada da fare, ma per prima cosa, quello che devi fare, è accettare il tuo modo d'essere senza rincorrere modelli diametralmente opposti alla tua personalità, perchè questo sì che vorrebbe dire annientarsi e vivere in subordine a qualcosa che non ti appartiene e che ci viene imposto dall'alto. Vuoi essere colonizzato nell'anima? Spero di no.
Preferisco gli inetti di Svevo ai suoi super-uomini cinici e strafottenti (come lo è Macario, appunto!), perchè nonostante tutto, questi fatidici "lottatori" non solo vivono alla mercè di pseudo-valori, ma, soprattutto, non sono veramente in grado di afferrare il senso delle cose e il nocciolo più profondo di se stessi, perchè vivono in balia di atteggiamenti fatti di sterile e vuota forza, che non corrisponde nè ad un reale dominio di sè nè del mondo.
Almeno gli inetti sveviani hanno talvolta barlumi di chiaroveggenza, sanno vedere oltre, lì dove i "normali" non sanno vedere. Ti piace Augusta, la moglie di Zeno?
Per me lei è la classica rappresentante di tutte quelle persone che vivono senza porsi mai una domanda, senza mettersi mai in discussione, incapaci di cogliere la complessità e la contradditorietà del reale, e questo perchè totalmente calate nella concretezza delle cose e soprattutto così schiave di regole precostituite, da rendere il loro sguardo opaco e privo di lungimiranza.
Vuoi vivere felice ma in un'opacità di percezione?
Felice ma senza porti mai una domanda?
Le persone sensibili - proprio perchè tali - non avranno mai quella pienezza di serenità come può avercela un'Augusta, proprio perchè sono continuamente minati dal demone del dubbio, attraversate da così tante domande che non possono non farsi turbare, almeno per un attimo, dalla complessità e dalla drammaticità dell'esistenza, che in quanto tale li rende per forza inquieti.
Il segreto, forse sta non nell'inseguire la tanto sospirata normalità, nel desiderare di essere un Macario o un'Augusta, quanto nel canalizzare la nostra sensibilità esasperata verso un modo d'essere costruttivo (e non distruttivo), per acquisire consapevolezza di sè e del mondo.
Infatti Clizia mi piace tanto, proprio perchè non è solo espressione dell'adesione di Montale a quei valori umanistici e poetici, bensì rappresenta anche il tentativo del poeta stesso di resistere ad una barbarie e ad un'irrazionalità che avanza sempre di più, giorno dopo giorno. Clizia è un monito a preservare la propria identità, contro la massificazione e la stupidità che avanza.
Insomma, il messaggio che voglio darti è di utilizzare la tua sensibilità per difenderti dalla stupidità e dall'omologazione imperante (così forte alla tua età).
Vedi il lato di forza propositiva insita nella sensibilità, e non viverla come una condanna o come segno di debolezza, nonostante gli effetti collaterali siano, per forza di cosa, così tanti.
Se tu ti avverti diverso dai tuoi coetanei, non vivere la tua diversità solo come inadeguatezza rispetto ad un modus vivendi, bensì cerca di vedere questa tua diversità con occhi nuovi. Forse sei più sensibile dei tuoi coetanei, e perchè, dunque, non difendere questa tua sensibilità e valorizzarla, anzichè vergognartene e sentirtene sconfitto? Solo perchè questa ti fa avvertire con più dolore i contraccolpi del mondo?
_________________ Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi,/ fino a che il cieco sole che in te porti/ si abbàcini nell'Altro e si distrugga in Lui, per tutti. (Montale)
Registrato: Mar 30, 2008 Messaggi: 325 Residenza: Sprofondato nella solitudine
Inviato: Mon Jun 09, 2008 15:34 pm Oggetto:
A CLIZIA:
Cara Clizia, in diversi punti non sono d’accordo con te. Innanzitutto io non accetto il mio modo di essere, e non perché voglia omologarmi agli altri, ma perché lo voglio io. Non riesco più ad accettarmi per quello che sono perché vorrei essere qualcun altro: sono maturato più tardi rispetto agli altri e sono nella fase adolescenziale che solitamente si è soliti attraversare verso i 14-16 anni in cui abbiamo una sorta di crisi delle certezze, in cui non sappiamo più chi siamo o che cosa vogliamo. Una cosa però è certa: sento che non voglio più essere quello che sono stato fin ad oggi, perché non rispecchia più il mio modus cogitandi et vivendi. Quello che vorrei io è avere un minimo di vita sociale, poter uscire qualche volta con un amico, poter condividere con qualcuno parte della mia vita. Io vivo in una piccola città dove per me è stato praticamente impossibile trovare qualcuno con cui socializzare nell’unico luogo in cui vi poteva essere questa possibilità, ovvero a scuola. Gli studenti che la frequentano sono in gran parte figli di professionisti locali, spesso "importanti'' e quindi intoccabili. La mentalità che domina in quel contesto è quella dei piccoli borghesi arricchiti e del loro turgido compiacimento per il ruolo che ricoprono nel loro irrilevante, insulso microcosmo. E` incoraggiata una mentalità ipocrita, di deferenza mafiosa verso il potere. Certamente la maggior parte della colpa della mia asocialità è mia (causa carattere di merXa e ipertimidezza), ma gli altri non hanno fatto altro che respingermi per tutti questi anni, col risultato di essere solo e senza amici (giuro, non ho neanche un amico!).
Anche Alfonso, come me, è incapace di stabilire relazioni con gli altri e si costruisce una maschera fittizia (e parlando di maschere potrei anche ricollegarmi a Pirandello) e come me l’eroe sveviano combatte una battaglia che oppone il personaggio ai meccanismi della società capitalistica, dominata da una spietata lotta per la vita che schiaccia i più deboli. In questa società, in cui gli unici valori sono il profitto, il successo e la realizzazione personale, il diverso (che può essere rappresentato in questo caso da una persona con un grado di sensibilità maggiore rispetto agli altri, ma che può benissimo essere raffigurato dall’anticonformista, dall’intellettuale ribelle etc…) è destinato a soccombere. Probabilmente Macario sarà anche un cinico, uno strafottente alla mercé di pseudo-valori, vivrà forse solo in superficie una vita che è essenzialmente falsa e vuota senza porsi mai domande, senza scavare e arrivare mai al senso profondo del reale, ma se analizziamo pragmaticamente la questione giungiamo a questa conclusione: è Macario che alla fine della vicenda sottrarrà all’eroe la donna, è lui il vero vincitore. Inoltre lo stesso Svevo opera un atteggiamento critico e di correzione nei confronti del suo personaggio, tanto che il romanzo sembra assumere le vesti di un vero e proprio processo alle menzogne, alle doppiezze, alle velleità e alle evasioni nei sogni da megalomane di Alfonso (e ricordiamoci che queste specie di evasioni sono un altro aspetto caratteristico dell’inetto, del vinto, dell’incapace alla vita, del perdente). Ti rammento inoltre che l’autore assumerà anche il punto di vista dall’antagonista Macario per esprimere la propria posizione critica verso il personaggio dell’inetto (qui trattasi dell’intellettuale ozioso), incapace di agire nella realtà. Preferisco quindi vivere in un’opacità di percezione, felice, senza pormi mai una domanda, ma almeno conscio di aver lottato e di non essere scappato di fronte alle occasioni (come Alfonso, Zeno ed Emilio), cosa che fino ad ora ho fatto.
Augusta, la moglie che Zeno sposa per ripiego dopo il duplice rifiuto di Alberta ed Ada viene ritratta come “sana” e nel descriverla rappresenta se stesso in antitesi, contrapponendo la presunta salute della moglie alla propria malattia e mostrando come il confine tra sano e malato sia molto labile. successivamente però, quando si ritrova a guardarsi indietro , Zeno si accorge di quanto malate siano in realtà le convinzioni che sostengono un comportamento sano e di come sia atroce quella salute che non analizza se stessa e neppure si guarda allo specchio. La moglie è quindi proprio come la descrivi tu: fa parte della schiera di quelle persone che vivono senza mettersi mai in discussione, incapaci di cogliere la complessità e la contraddittorietà del reale, totalmente calata nella concretezza delle cose e schiave di regole precostituite. Ma alla luce di ciò l’eroe soccombe, l’inetto è destinato alla sconfitta, mentre gli antagonisti nella loro negatività trionferanno. Lo stesso motivo è destinato a ripetersi, vedi il caso di Michele Ardengo; certo i risultati sono quelli che sono, ma sempre meglio che rinunciare alla lotta ed uscire da perdenti. Svevo aveva inoltre intenzione di scrivere un altro romanzo, sempre con protagonista Zeno, ma è significativo il fatto che non sia mai stato completato (a parte ovviamente a causa della morte dello scrittore).
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. Gli studenti che la frequentano sono in gran parte figli di professionisti locali, spesso "importanti'' e quindi intoccabili. La mentalità che domina in quel contesto è quella dei piccoli borghesi arricchiti e del loro turgido compiacimento per il ruolo che ricoprono nel loro irrilevante, insulso microcosmo.
E' una questione di classe?Sei vittima di questo divario?Alle superiori in classe mia c'erano persone cosi' ma conoscendoli meglio mi sono ricreduto.
Sei un po' prevenuto?
Secondo me è solo un discorso di autostima.Li disegni cosi' ma li conosci veramente?Molto spesso ragioniamo per stereotipi.
Registrato: Mar 30, 2008 Messaggi: 325 Residenza: Sprofondato nella solitudine
Inviato: Mon Jun 09, 2008 19:19 pm Oggetto:
vetro ha scritto:
Citazione:
. Gli studenti che la frequentano sono in gran parte figli di professionisti locali, spesso "importanti'' e quindi intoccabili. La mentalità che domina in quel contesto è quella dei piccoli borghesi arricchiti e del loro turgido compiacimento per il ruolo che ricoprono nel loro irrilevante, insulso microcosmo.
E' una questione di classe?Sei vittima di questo divario?Alle superiori in classe mia c'erano persone cosi' ma conoscendoli meglio mi sono ricreduto.
Sei un po' prevenuto?
Secondo me è solo un discorso di autostima.Li disegni cosi' ma li conosci veramente?Molto spesso ragioniamo per stereotipi.
No caro, non sono prevenuto e se c'è una cosa che odio sono i pregiudizi e gli stereotipi. L'ambiente della città in cui vivo è conosciuto per questo tipo di persone, le quali hanno il monopolio assoluto. Se andassi in qualche altra scuola (non basta andare lontano) troverei sicuramente anche tantissime persone normali oltreché alternativi et similia. Certo, anche lì ci sarebbero tipi come quelli che ho descritto io, ma sarebbero solo una delle tante tipologie di studenti presenti in una scuola... nella mia invece hanno il predominio ed è impossibile entrare a far parte dei loro giri, quindi se sei più debole, ti escludono. Premetto che vivo in una piccola città dove la varietà e la diversità sono pressoché inesistenti.
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Inviato: Mon Jun 09, 2008 19:37 pm Oggetto:
vetro ha scritto:
Ma tu ci vuoi entrare in quei giri?e per entrarci ci vogliono dei requisiti?
Citazione:
le quali hanno il monopolio assoluto
Che vuoi dire?Non è che li sta ingigantendo troppo?
Dicendo che hanno il monopolio assoluto intendevo dire che ci sono solo persone di quel tipo. Ergo, se sei come loro sei accettato come amico e ti fanno entrare nei loro gruppi, altrimenti ti mandano a cagXre e sei costretto a rimanere solo. A dire tutto ciò sembra strano e che la mia visione sia un po' ai limiti dell'ineluttabile, ma credimi, da me è così.
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Inviato: Mon Jun 09, 2008 20:05 pm Oggetto:
vetro ha scritto:
è un aut aut?Siamo sicuri?Hai provato a stare con loro cosi' come sei?
Sono 5 anni che faccio tentativi, ho pure ceracto di cambiare RADICALMENTE il mio modo di essere per carcare di integrarmi, ma con scarsi esiti. Se hai letto "la mia storia" che ho postato nel link a inizio discussione capirai di cosa sto parlando...
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