Io riesco a legare solo con le persone “estroverse”,al massimo con quelle che hanno un livello “accettabile” di timidezza (cioè quelle per cui la timidezza è solo una delle tante sfumature caratteriali, e non l’elemento predominante, e come tale viene vissuta), ma la dinamica è diversa se parliamo di rapporti d’amore o di amicizia.
Nel primo caso risulta tutto più semplice, riesco quasi istantaneamente a mostrami per quella che sono, e il fatto di avere davanti una persona con un carattere diverso e meno problematico del mio non mi frena, né mi frena la paura di non sentirmi alla sua altezza. Sicuramente la voglia e il desiderio di condividere se stessi con l’altro aiuta a superare il timore di scoprirsi e una marea di altri limiti, ma nel mio caso non è questo il motore. Mi sento protetta all’interno del rapporto di coppia, ci sono delle “regole”, c’è l’esclusività , si è in diritto di pretendere da parte dell’altro l’impegno e la volontà di comprendere. Poi se non ce la fa, pace , ma nascondersi in questo tipo di rapporto non avrebbe alcun senso. Per tutti questi motivi mi sento in certo senso obbligata a mostrarmi per quella che sono, per la serie “mi hai voluta e adesso guarda a cosa vai incontro. Se non ti sta bene sei sempre in tempo”. Almeno per me funziona così.
Nelle amicizie invece ci si deve muovere su un territorio diverso,che per me vuol dire più ampio e indefinito, con pochi e sfumati confini.
Quindi, soprattutto all’inizio, ho paura di essere inopportuna, di dare fastidio, non mi mostro facilmente perché sento che non posso imporre a nessuno i miei disagi, oltre al fatto che me ne vergono terribilmente. A volte è un disastro, davvero. Mi faccio avvicinare solo dalle persone estroverse, proprio perché io mai e poi mai prenderei l’iniziativa di mostrare interesse verso qualcuno. I timidi mi mettono a disagio, è come trovarmi davanti a me stessa, e io certo così come sono non mi piaccio affatto (la mia autostima è il mio tallone d’achillle), per non parlare del fatto che non prendendo praticamente mai l’iniziativa di parlare con persone che non conosco, la possibilità di iniziare un dialogo è praticamente nulla. Così mi faccio letteralmente trascinare nei rapporti, e anche io in genere opto per la seconda delle possibilità elencate da Muriel: mi dimostro una persona “normale” e cerco di mantenere il rapporto ad un livello molto superficiale. Non fingo, semplicemente ho molta cura nell’omettere le parti più oscure di me. Ora, le possibili evoluzioni sono 2:
-non mettendomi mai praticamente davvero in gioco, non esponendomi, aspettando che sia sempre l’altro a fare qualsiasi passo verso di me, dopo un po’ il rapporto finisce per non avere senso, per entrambi. Lui si allontana, stanco e demotivato dal mio apparente disinteresse, io non faccio nulla per “riprenderlo”, anzi, dentro di me tiro addirittura un sospiro di sollievo, a volte.
-il mio essere distaccata e sulle mie alimenta sempre di più la cusiosità dell’altra persona nei miei confronti, il suo interesse diventa invadenza e mi allontano io. Solo alcune persone, all’interno di questa tipologia, mi hanno ispirato al punto da lasciarmi “invadere”, e sono amicizie che riesco a mantenere con successo da anni, proprio perché,essendomi alla fine “rivelata”, è arrivato il momento in cui mi sono rilassata e ho cominciato a dare, e non solo a ricevere.
La cosa che più mi fa riflettere è che non sono mai io a scegliere o decidere di iniziare un rapporto con qualcuno, mi limito a scegliere fra i vari “candidati” che si propongono, e i candidati nel 99% dei casi sono estroversi per forza di cose. Questo direi che è un problema bello grosso che la dice lunga sulla mia capacità di essere padrona della mia vita.
Muriel ha scritto:
Infatti il problema non riguarda la sensibilità dell'altro, che non viene messa in discussione perchè "normale". Se ci rapportiamo a una persona sociofobica siamo più tranquilli noi, a un cosidetto "normale" entriamo facilmente in agitazione perchè perciamo un distacco. Ma lo percepiamo noi.
Esatto. Il problema siamo noi, e affermare il contrario è solo l’ennesimo modo di giustificare in maniera sbagliata le nostre difficoltà. Io ho trovato nelle mie amicizie “normali” comprensione e sensibilità nei confronti dei miei blocchi, ma soprattutto mi dimostrano una capacità di essermi vicine che io stessa gli invidio, e che difficilmente un timido riuscirebbe a realizzare, proprio perché la timidezza e la paura degli altri vanno di pari passo con la capacità di esternare in maniera spontanea calore, emozioni e sentimenti. E non lo dico solo per la mia esperienza di persone timide (limitatissima), ma soprattutto perché lo sono io stessa, e mi rendo conto spesso, davanti ai problemi degli altri, di non riuscire quasi mai a far sentire ed arrivare come vorrei la mia partecipazione, e questo mi fa sentire frustrata.
veramente quel tipo di bellezza non mi attrae quasi per niente, preferisco ragazzi che siano un pò meno "classici" per quanto riguarda questo tipo di canoni, un pò "nature",gli "scaciati"insomma, e il mio interesse (fisico e non) nei confronti di un ragazzo è inversamente proporzionale alla cura e preoccupazione che ha del suo aspetto estetico...però se proprio insisti!
Basta che il fotomodello non si depili petto e sopracciglia, non faccia lampade e non abbia troppi muscoli, che sappia parlare un italiano corretto,e che non insista per portarmi tutte le sere in discoteca...poi, insomma, lo stipendio in qualche modo bisogna sempre guadagnarselo...
guarda quando ero estroverso riuscivo a far parlare pure un timidone...
ora che mi piace stare più sulle mie e osservare prima che tipo di persona ho di fronte e sto bene nel silenzio tanto,, se non meglio, quanto nella compagnia pure io come caffeine riesco a socializzare quasi meglio con gli estroversoni/normaloni che i timidoni/introversoni (cioè riesco senza problemi ad introdurmi nella vita degli altri anche nel secondo caso però...).
Diciamo che non sono il tipo che sente il bisogno di parlare (davvero...posso stare ore appiccicato ad una persona, abbracciarla, coccolarla senza sentire quasi il bisogno di dire "a") ergo con certi tipi di timidezza l'approccio diventa + difficile.
Perchè? perchè devo forzarmi a fare quello che solitamente faccio solo quando mi viene spontaneo (parlare).
Un estroversone è spesso così "attaccabrighe" che prima o poi tocca un tasto che desta la tua curiosità e ti fa iniziare un bel discorso.
Un timidone invece proprio perchè rimane molto sulle sue e si sente in imbarazzo fa aumentar elo stato di silenzio
Salve compagni di sventura!
sono nuovo del forum e volevo porvi solo un paio di domande.
Parto da una mia premessa: il sociofobico si sente sostanzialmente differente rispetto agli altri che considera invece persone "normali". Avverte di avere una diversa
sensibilità e di reagire in modo anomalo agli eventi. E questo lo porta ad isolarsi, a non condividere ad esempio le emozioni, anche perchè le considera incondivisibili.
Per cui vi chiedo:
-quali dovrebbero essere, secondo voi, le caratteristiche "ideali" che una persona dovrebbe avere perchè possa essere avvicinata da un sociofobico al fine di instaurare un buon rapporto?
-in base alle vostre esperienze o semplicemente in base al vostro modo di pensare, sono possibili forti sentimenti quali Amicizia o Amore tra sociofobico e persona "normale"?
o chi ha queste fobie, sentendosi fondamentalmente incompreso, è destinato a vivere il rapporto amicizia/amore sempre con distacco?... (mi piacerebbe raccogliere qualche testimonianza
al riguardo).
Io personalmente ho amicizie con persone "normali" (neanche se parlassi di marziani), e credo che loro mi considerino semplicemente timido (anche perchè
in condizioni ottimali riesco, trovandomi a mio agio, a comportarmi "normalmente"). Io invece, da sociofobico, ho
serie difficoltà a relazionarmi. Di questo mio stato ne soffro, come di sicuro tutti voi, ma evito però di darlo a vedere (si soffre in silenzio).
Volendo/dovendo ora cercare una persona "ideale" (anche solo per amicizia) sono arrivato alla conclusione che probabilmente è piu' facile che si crei un'amicizia o un amore tra persone che
si trovano costrette ad affrontare le medesime debolezze. Per questo vi ho posto questi due quesiti, per cercare dalle vostre risposte o dalle vostre
esperienze un eventuale riscontro.
P.S. Scusate se sono stato lungo e contorto nel formulare le domande, ma ...la tarda ora fa brutti scherzi .
Rispondendo alla prima domanda: dovrebbe essere una persona con una sensibilità sopra la media, ovviamente, ma soprattutto molto cerebrale, intuitiva, avendo solitamente a che fare con persone silenziose o che comunque non si sbottonano mai troppo. In più dovrebbe avere una buona capacità "didattica" nell'insegnare come si mantiene, dopo averlo istaurato, un rapporto di amicizia o amore.
Quanto alla possibilità di rapporti profondi tra sociofobici e normali, credo siano più difficili, ma assolutamente non impossibili, Come sempre dipende dall'intelligenza delle persone e dalla disponibilità al dialogo.
Mi sono ritrovato in molti dei vostri comportamenti descritti, in molte delle vostre inconsce reazioni, in molti dei vostri "schemi mentali" (ad esempio il sintetico schema riportato da Muriel).
Vi ringrazio quindi per i vostri interventi perchè sono stati motivo di riflessione per me, ad esempio la distinzione fatta da caffeineaddicted sul suo diverso approccio con le amicizie e con i rapporti d'amore.
E' probabilmente un'amara consolazione, ma a volte è sufficiente poco per sentire che non si è soli nel mondo.
Tornando ora all'argomento del topic, che ha generato il sintetico sondaggio, posso dunque trarre le mie (seppur ovvie) conclusioni: la ricerca della persona "ideale", va estesa anche al vasto, vario e spaventoso mondo delle persone "normali" ...(questi imprevedibili alieni).
Credo che per me un'amicizia ideale sia una persona non troppo gaggia-estroversa, ma cmq un pelo più di me. Ci ho pensato l'altra sera: sono uscito con gli amici e c'è un ragazzo abb.introverso, che soffre per il non riuscire a combinare con l'altro sesso e parla poco. A volte vorrei dirgli qualcosa, ma mi sento frenato.
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